Chat e sms non fanno male al linguaggio dei ragazzi

→ D@di per Geekissimo.com

Chi l’ha detto che il linguaggio delle chat e degli sms è controproducente per i ragazzi? Se è vero che distolgono i giovanissimi dagli impegni di studio, comunque li costringono ad adoperare il linguaggio scritto: è questa la tesi di un’indagine di linguistica pubblicata sul magazine britannico New Scientist, che svela – appunto – che la comunicazione istantanea come le chat o i messenger non deteriora le capacità linguistiche dei giovani, anzi le rinforza, “perché i ragazzi amano sfoggiare le proprie conoscenze quando interagiscono con gli amici in chat”.

Gli esperti, guidati dalla linguista Sali Tagliamonte dell’università di Toronto, in Canada, hanno analizzato milioni di parole scritte in chat da ragazzi tra i 15 e i 20 anni ed altrettante parole scambiate oralmente dai ragazzi, e hanno osservato che nelle chat si comunica con molta più accuratezza e rispettando le regole grammaticali e sintattiche che non nel linguaggio verbale. Sarebbe, dunque, corretta la tesi secondo cui il messaggio istantaneo non deteriora la lingua.

In pratica, ogni forma di comunicazione scritta fa bene, anche quella delle chat e degli sms in cui, come sappiamo, si utilizzano forme come “xché”, “c6″, “cmq” e così via. Interpellato, il linguista Giovanni Adamo ha spiegato che “non si tratta di una minaccia alle strutture portanti della lingua, perché già quando si incidevano segni sulla pietra, o si scriveva sulle preziose pergamene di pelle, c’era l’esienza della brevità, e questa tendenza a ridurre non ha mai intralciato profondamente il linguaggio”.

Che ne pensate? Fino ad ora studiosi e professori si erano quasi tutti scagliati contro il linguaggio usato su internet, spesso considerato pieno di errori, strafalcioni e “bestemmie lessicali”. Personalmente, anche da un mio punto di vista professionale, sono contrario a questa visione del problema, che mi sembra quasi un “contentino“. Per la serie: anche se male, basta che si scriva.

Usa, Sms e Facebook per allertare gli studenti

Chi l’ha detto che sms e siti di social-networking siano “dannosi per gli studenti”? Le scuole americane si stanno ricredendo, e in molte occasioni, ultimamente, hanno usato queste due tecnologie per avvertire gli studenti in caso di pericolo.

È successo alla St. John’s University, dove un ragazzo armato ha fatto irruzione in un edificio e in 18 minuti tutti i cellulari di tutti gli studenti hanno ricevuto un sms di allerta; è successo alla University of Wisconsin, dove, per un motivo analogo, gli studenti sono stati avvertiti di rimanere chiusi nelle proprie aule grazie a sms e a messaggi su Facebook.

E intanto questi nuovi metodi di comunicazione piacciono così tanto che all’università di Stanford gli studenti potranno frequentare un corso che insegni loro come costruire applicazioni per Facebook. “Facebook – ha spiegato un docente – è un laboratorio per capire come costruire un’azienda dal nulla”.

Secondo l’azienda di rilevazione HItwise, gli utenti iscritti al servizio si aggirano intorno ai 43 milioni, con 200mila nuovi arrivi al giorno.

"Tat" "Kio :-)" Così gli sms ci hanno cambiati

A Firenze un convegno organizzato dall’Accademia della Crusca su un modo di scrivere comune ormai a tutta la popolazione. L’esperto: “La lingua italiana non è in pericolo”

Ti dico tutto con pochi caratteri
così gli sms ci hanno cambiati

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Cmq sec. me se stas. c6è meglio così parl1po; se inv. nn c6fa niente”. Quasi nessuno avrà fatto fatica, oggi, a decifrare questa frase di 64 caratteri, che in italiano “normale” suona così: “Comunque secondo me se stasera ci sei è meglio, così parliamo un po’; se invece non ci sei non fa niente”. Quaranta caratteri in meno che nell’epoca degli sms e dei messaggi istantanei sul computer significano risparmio di tempo e denaro. Prima i “messaggini” erano una novità su cui si sono interrogati linguisti e sociologi; ora sono entrati nella consuetudine di tutti i giorni, e vengono usati praticamente da quasi tutta la popolazione, non solo dai più giovani. Addirittura è di pochi giorni fa la notizia che in alcuni paesi, come la Gran Bretagna, il numero di sms scambiati ogni giorno ha superato quello delle telefonate.

Questione di praticità e di velocità? Probabilmente. E così la lingua si adegua, diventa più stringata, alcune sillabe vengono sostituite tanto che c’è chi, soprattutto nel mondo dell’istruzione, lamenta il fatto che i ragazzi, distratti, scrivano la “x” al posto di “per” e la “k” al posto di “ch”.

“Il fenomeno è molto importante, così come è molto importante che venga documentato”, spiega molto affascinata Vera Gheno, collaboratrice dell’Accademia della Crusca e docente al Laboratorio di Italiano scritto dell’università di Firenze, che oggi prenderà parte al convegno “Se telefonando… ti scrivo”, organizzato dall’accademia fiorentina. “Si tratta – continua – di una ricchezza del linguaggio, non come dicono alcuni di una sua distruzione; una ricchezza che può aiutare a capire delle tendenze che, probabilmente, si generalizzeranno nella lingua in un futuro prossimo”.

Dovremo abituarci, allora, spiega Gheno, a ricevere, come risposta a una dichiarazione d’amore, “Kio :-)” (per “anch’io”) o “Grz del msg cia” (“Grazie del messaggio, ciao”). Oppure, ancora: “Mi dispiace ke nn vieni stasera xkè volevo farti i complimenti di persona! Mi raccomando x i prox 8 mesi fuma&bevi poco e nn andare in motorino ke fa male al bimbo”, con l’uso sempre maggiore, oltre che della “k” e della “x”, anche della doppia “n” al posto del “non” e della “&” al posto della “e” che si può attaccare alla parola precedente e a quella successiva, in modo da risparmiare due caratteri di spazio.

Ma gli esempi sono davvero infiniti: si va dal “Se c6 c ved il 7 8bre” (“Se ci sei ci vediamo il sette ottobre”) al “Dmn sera c prend1ape?” (“Domani sera ci prendiamo un aperitivo?”), dal “6 3mendo” (“Sei tremendo”) al “Cvd l’es.è and. male” (“Come volevasi dimostrare l’esame è andato male”) fino ad arrivare ai classici “Tvtb” per “Ti voglio tanto bene” e “Tat” per “Ti amo tanto”.

“All’università – continua il docente – cerchiamo di iniziare nei ragazzi una riflessione sulla lingua, che non viene quasi mai fatta durante gli anni di scuola superiore, dove prevalentemente si scrivono temi”, risponde Vera Gheno. “Gli errori, o meglio le caratteristiche della lingua che si riscontrano negli sms, è difficile trovarli nei testi che si scrivono all’università, perché i ragazzi hanno la coscienza di elaborare un testo diverso. Le maggiori difficoltà che invece hanno i ragazzi – continua – riguardano il muoversi fra diversi tipi di lingua: sono bravissimi a scrivere sms ma fanno molta fatica, ad esempio, a trovare il registro giusto quando parlano con un docente, oppure quando devono scrivere la tesi: è come se ci fosse una maggiore necessità di essere stringati anche nella vita reale”. Un modo di scrivere, dunque, che è perfetto in certi tipi di situazioni ma che deve poter essere facilmente accantonato in altre.

E a chi pensa che l’uso sempre più massiccio di chat e messaggini possa rappresentare una minaccia per la conservazione della lingua italiana, la Gheno risponde: “Mi sembra un po’ troppo forte. Sono quasi otto anni che collaboro con l’Accademia della Crusca, e devo dire che la coscienza linguistica in Italia è molto sveglia. Una minaccia quindi lo escluderei; certo, bisogna risolvere il problema del muoversi tra diversi tipi di lingua: lì si che ci sono delle lacune”.

Il fenomeno non è nato con la diffusione di internet e degli sms, spiegano dall’Accademia: “Dai manoscritti medievali alle lettere private di ieri e di oggi l’esigenza di risparmiare tempo e spazio ha spesso portato scriventi diversi ad adottare scritture tachigrafiche (cioè molto rapide) o brachilogiche (cioè brevi e concise)”. Il convegno, che si svolge nel Salone delle conferenze dell’Accademia, è organizzato dalla provincia di Firenze in collaborazione con l’associazione “Amici dell’Accademia della Crusca” e il Centro di Linguistica storica e teorica italiano, lingue europee, lingue orientali dell’università di Firenze e fa parte delle manifestazioni del “Genio fiorentino”.

(11 maggio 2007)