Il Bangladesh punta su internet: installerà computer a banda larga in tutte le scuole da far usare gratuitamente alla popolazione

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Oggi vi raccontiamo di cosa sta accadendo in Bangladesh, che come sapete è uno dei paesi più poveri del mondo. Il Bangladesh Telecommunications Regulatory Commission, l’ente nazionale che si occupa di telecomunicazioni, ha annunciato che installerà computer con connessione internet a banda larga da usare gratuitamente presso tutte le circa 40mila scuole elementari disseminate in tutto il paese. Un’iniziativa presa soprattutto per far conoscere le potenzialità di internet nelle zone rurali.

La mossa, dunque, porterà internet in decine di migliaia di villaggi, dove vive oltre il 70 per cento della popolazione del paese (144 milioni di persone). Tra l’altro, la decisione andrà anche ad alleviare i conti delle scuole e università, non più soggette al pagamento della bolletta di internet. Una mossa dunque a prima vista davvero intelligente: basti pensare che con soli tre milioni di utenti il Bangladesh è uno dei paesi al mondo in cui la penetrazione di internet nella popolazione è minima.

Samiul Wadud, amministratore delegato del più grande provider del Paese, spiega che la decisione andrà a raddoppiare o triplicare il numero di utenti internet in meno di un anno: “È un grosso incentivo anche per le industrie e il mondo degli affari: il governo non solo darà la possibilità a scuole e università di connettersi gratuitamente, ma molto presto taglierà anche i costi di internet del 60 per cento per tutti i tipi di utenti”. Per questo, aggiungono altri, internet diventerà finalmente qualcosa di molto meno elitario e inizierà ad arrivare anche in campagna e nelle zone più lontane dai centri abitati. Il Paese, che pure è uno dei più poveri del mondo, negli scorsi anni ha visto un incremento enorme delle telecomunicazioni, e soprattutto quelle dei cellulari (cresciuti dall’1,5 milioni di apparecchi del 2004 agli oltre 42 milioni odierni); e la politica dei cellulari è stata la stessa di quella attuata ora per internet.

Dunque una decisione molto intelligente da parte delle autorità del Bangladesh, considerato anche che i vicini indiani sono diventati in pochi anni dei “maghi” di internet e della programmazione, proprio grazie a una loro propensione per i numeri e la tecnologia. Unica domanda che vorrei girarvi: secondo voi è giusto agevolare la diffusione di internet in campagna, o magari con quei soldi si potevano costruire infrastrutture e combattere la povertà, considerato che il 40 per cento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno?

Newsletter dell’Associazione Musicanova – estate 2008

I cori dell’Associazione Musicanova diretti da Fabrizio Barchi (Coro Musicanova, Coro femminile Eos e Coro Iride) sono lieti di invitarti, giovedì 26 giugno alle ore 19, presso l’Auditorium del Seraphicum (via del Serafico, 1 – zona Laurentina) ad un concerto in favore dell’associazione Komen Italia Onlus, per la lotta ai tumori del seno. La serata sarà accompagnata al pianoforte dal maestro Mario Madonna. Si tratta, tra l’altro, di uno degli ultimissimi appuntamenti romani della stagione dei cori dell’Associazione, e sul palco si alterneranno oltre settanta cantori dai 15 ai 35 anni.

Il Coro Musicanova ti aspetta anche sabato 21 giugno ad Atri, in provincia di Teramo, per la quindicesima Rassegna polifonica internazionale promossa e organizzata dalla Schola Cantorum di Atri. Appuntamento alle ore 21 presso l’Auditorium di Sant’Agostino: l’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.

Dicevamo prima che si tratta degli ultimissimi concerti della stagione; ma in realtà la stagione per il Coro Musicanova non finisce, anzi s’intensifica! Dal 10 al 14 luglio, infatti, saremo a Miltenberg, in Germania, per partecipare al Concorso corale internazionale. Dal 26 luglio al 2 agosto, inoltre, il Coro è stato invitato in Provenza (ad Avignone e dintorni) per un prestigioso Festival di musica sacra cui sono invitati i cori che hanno vinto premi in importanti concorsi internazionali.

Se vuoi avere maggiori informazioni anche su questi appuntamenti, tra qualche giorno pubblicheremo sul nostro sito www.coromusicanova.it tutto il programma aggiornato. Sicuri di aver fatto cosa gradita nell’informarti sulle nostre novità, siamo fiduciosi di poterti salutare di persona al concerto del 26 giugno (in allegato a questa lettera troverai anche un pratico promemoria).

Infine, ti ricordiamo che è possibile, per chi non l’avesse ancora fatto, devolvere il cinque per mille dell’Irpef all’Associazione Musicanova, aiutandoci così a promuovere e divulgare la cultura musicale e corale, con particolare attenzione al mondo giovanile. Basta indicare, nell’apposito spazio della dichiarazione dei redditi, il nostro codice fiscale: 05771071007. Per tutte le altre informazioni, www.coromusicanova.it.

Il Social Network che combatte la malaria

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Un giovane imprenditore inglese già famoso per aver venduto, all’età di 17 anni, un sito internet da lui creato per 40 milioni di dollari, ha deciso di mettere il suo know-how a servizio della collettività presentando un social network tutto dedicato a combattere la malaria.

L’idea è quella di creare un sito che, se avesse anche la metà del successo che ha avuto Facebook, potrebbe aiutare a combattere una malattia che uccide circa un milione di persone ogni anno, molte delle quali in Africa.

L’idea di MalariaEngage è arrivata dopo un viaggio in Zambia, spiega il creatore Tom Hadfield, che ha ammesso di essere diventato così sensibile nei confronti della malattia dopo un viaggio in Africa. Il sito – continua Hadfield – non nasce come un mezzo per raccogliere soldi, ma il potere del social networking permette anche di tenere in costante contatto chi si vuole avvicinare a uno dei progetti benefici in atto a chi il progetto lo sta realizzando.

Tra i progetti supportati dal sito, la ricerca sulle piante che evitano la diffusione della malattia, quella sulle gravidanze a rischio, su nuove terapie, sinergie tra curatori tradizionali e personale sanitario internazionale e così via.

“A parte il cancro, tutto bene”

Ieri mattina su Repubblica ho letto un pezzo che mi ha fatto molto riflettere. Corrado Sannucci, storico inviato del giornale che ha seguito soprattutto manifestazioni sportive, ha scritto un libro, intitolato “A parte il cancro tutto bene” in cui spiega il coraggio di affrontare la leucemia. Passando per l’amore della famiglia, la lotta quotidiana, la vita che cambia, l’intimo stravolto.

Riporto qui i primi due paragrafi dell’estratto che oggi ha pubblicato Repubblica. Chissà se Corrado si ricorda ancora di me: quando facevo lo stage a Repubblica.it, ormai più di due anni fa, dividevamo la stessa stanza. Coraggio!

HO svegliato mia figlia e poi siamo rimasti insieme sul letto a farci qualche coccola. “Papà, ma tu adesso non parti più!”. Ho visto nei suoi occhi verdi una consapevolezza che andava molto oltre la circostanza che io non viaggiassi più per lavoro. La sua era una constatazione che conteneva, implicita, una domanda. Ho deciso di risponderle. Le spiego che adesso ho un’infezione al sangue, una specie di raffreddore ai globuli rossi.

“Non hai mai sentito starnutire i miei globuli rossi in questi giorni?”. Le chiedo. “Non hai sentito noiosi “eccì” che non mi fanno dormire la notte?”. Mia figlia sorride, questo inizio di spiegazione l’ha già in parte rassicurata. La mia medicina scende da questo pistoncino che ormai conosce bene. Sarà una cura lunga e noiosa, che mi impedisce di prendere l’aereo, non vogliono che salga a bordo gente che potrebbe nascondere delle bombe nei pistoncini fissati al braccio. Le parti del puzzle cominciano a combaciare. Io che non parto più, il mio elastomero che fa scattare l’allarme al controllo di sicurezza dell’aeroporto, io che la notte mi alzo continuamente perché le emazie che starnutiscono mi svegliano.

Facciamo colazione mentre mia moglie si prepara ad accompagnarci, lei a scuola, me in ospedale. Con una manciata di corn-flakes mia figlia è sazia, io non sarei placato che da un paio di etti di gorgonzola. Ma le faccio compagnia con un biscotto, ha già dovuto digerire l’infezione del padre, non vorrei che le apparisse ora come un famelico Shrek. “Ma dimmi, preferisci quando papà è in viaggio o quando resta a casa e sta più tempo con te?”.

Che domanda piena di trabocchetti mi sono inventato. Per quanto possa averla rassicurata, dev’essere chiaro nella sua testa che la mia presenza a casa è legata alla mia salute, alla possibilità che io non stia bene. Ma come risponderà? Se non avesse un’intuizione delle ragioni della mia insolita disponibilità non potrebbe preferire questi pomeriggi nei quali facciamo i compiti, ascolto i suoi esercizi di pianoforte, la accompagno alle lezioni di nuoto, perdiamo tempo a scegliere le figurine dal giornalaio? “Preferisco quando sei in viaggio!” dice con una smorfia, recitando una scena del tipo: così a casa posso fare quello che mi pare. Ma è solo una recita, appunto. Ci guardiamo negli occhi. “Risposta esatta!” le dico. “Ho vinto un premio?”. “Certo. Te lo sei meritato”.

Mia figlia ha capito tutto. Vuole il papà a lavorare lontano, lo vuole sano.

(leggi l’articolo completo su Repubblica.it)

Nazioni Unite e Google, insieme, per aiutare i rifugiati

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Ci piace spesso segnalare le iniziative benefiche che cercano di unire l’importanza comunicativa al bene per il prossimo. L’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati ha annunciato ieri una partnership con Google per monitorare il flusso continuo di immigrati e cercare di spostare l’opinione pubblica, sensibilizzandola sul grande problema dei rifugiati. L’accordo sfrutta il sistema “Outreach” di Google Earth, che permette alle organizzazioni di aggiungere un layer con i propri dati al popolare programma di mappe.

In particolare, il nuovo layer del Unhcr si sviluppa sui tre principali luoghi in cui si concentrano gli sforzi delle organizzazioni umanitarie (Iraq, Darfur e Colombia) e fornisce informazioni sull’attività sul campo, la gravità della problematica, lo stato di salute e così via. Facendo click sui campi profughi una finestra pop-up darà anche informazioni dettagliate sui rifugiati, la loro storia e le loro condizioni di vita.

Un’idea, quella di utilizzare Google Earth, che è venuta ai dirigenti dell’Onu per svecchiare il modo in cui lavorano e per portare all’attenzione del grande pubblico di internet un problema sempre più grave. I campi dei rifugiati, tra l’altro, hanno una visibilità molto limitata e spesso sono collocati in posti vicini a zone di guerra, deserti o a zone allagate. In questo modo invece, spiegano gli ideatori del programma, “portiamo la realtà dei campi rifugiati sui laptop e nei salotti“.

L’alleanza con le Nazioni Unite per Google è sicuramente un bel colpo. Da Mountain View questa mossa è sicuramente vista come un modo per far passare, all’esterno, l’idea di una multinazionale etica e attenta ai problemi del nostro Pianeta. Tra l’altro, da Google hanno spiegato che si tratta anche di un grosso sforzo economico, perché “non è semplicissimo tenere aggiornati con le informazioni in tempo reale questi layer”. Che ne pensate? Operazioni del genere sono solo operazioni di facciata, oppure le recepite come azioni benefiche?

Stasera parte “Rock in Rebibbia”

Stasera parte su Mtv una nuova produzione Wilder (alla cui pre-produzione ho lavorato nel giugno dello scorso anno): ROCK IN REBIBBIA. Vi consiglio di vederla, è fatta davvero molto bene.


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Di seguito, l’articolo uscito sulla Reuters.

Da domani su Mtv “Rock in Rebibbia”, ma non è il solito reality

ROMA (Reuters) – Diversi in età, provenienza e storia di vita, ma uniti nella musica e nella voglia di imparare: questi gli ingredienti del nuovo programma di Mtv “Rock in Rebibbia”, una serie in nove puntate in cui un gruppo di giovani detenuti del carcere romano di Rebibbia si cimenta nell’esecuzione di brani che hanno segnato la storia del rock.

“Rock In Rebibbia… è il racconto dei tre mesi nei quali il neogruppo rock di musicisti detenuti a Rebibbia con entusiasmo, paura ed emozione, ha seguito le ‘lezioni’ quotidiane dei maestri di musica, ‘allenandosi’, musicalmente e psicologicamente, anche agli incontri con gli artisti italiani”, si legge in un comunicato della popolare emittente dedicata al mondo della musica.

La band è costituita da otto ragazzi tra i 18 e i 42 anni che, dopo aver superato i provini di Mtv, ha potuto confrontarsi con il mondo del rock con l’aiuto di due musicisti che hanno fatto loro da “guida” — Antonio Gramentieri e Denis Valentini — e di nove ospiti d’eccezione, tra cui Alex Britti, Piero Pelù, Max Gazzé, Roy Paci e Negramaro.

Sembrerebbe a prima vista un reality show fra tanti, ma sia gli organizzatori, Mtv e Wilder, che gli stessi funzionari dell’amministrazione penitenziaria che hanno accolto il progetto, hanno più volte sottolineato di aver pensato l’iniziativa come a “un progetto culturale che poi ha una forma televisiva”, che attraverso il piccolo schermo vorrebbe dare una “immagine ragionevole” di ciò che è il vissuto all’interno dell’istituto di pena.

“Abbiamo cercato di raccontare le storie di ognuno senza il codice del reality”, ha precisato un responsabile di Mtv.

“Rock In Rebibbia è il racconto di un’avventura umana e artistica di gruppo, di un particolare spirito di squadra, in cui i singoli devono mettere la propria personalità, la propria storia e il proprio eventuale talento al servizio di una strategia comune”, si legge ancora nel comunicato dell’emittente.

“Io sono sempre stato contrario alla strumentalizzazione della vita delle persone in carcere”, ha detto il vicedirettore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Emilio Di Somma, aggiungendo che questa attività potrebbe invece avere un ruolo formativo spendibile in un futuro reinserimento in società dei detenuti, anche a livello professionale.

A prova del successo dell’iniziativa “Rock In Rebibbia”, ci sono poi le testimonianze di coloro che vi partecipano, primi fra tutti i componenti della band, alcuni dei quali hanno evidenziato che “un regalo così non me lo aveva mai fatto nessuno”.

“L’esperienza che ho vissuto qui dentro mi ha portato un pezzetto di libertà”, ha detto Matteo, 27 anni, batterista del gruppo, che ha aggiunto di desiderare che “le persone capiscano che noi non siamo solo i reati che abbiamo commesso, ma siamo persone che soffrono, che vivono, che stanno bene tra loro”.

Il programma andrà in onda tutti i giovedì alle 21 a partire da domani ed è stato realizzato da Mtv in collaborazione con l’agenzia Wilder.

Olanda, chiuso il sito sul quale sarebbe stato “proiettato” un film considerato anti-Islam

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Arriva dagli Stati Uniti e l’Olanda una notizia che sta facendo molto discutere e di cui mi piacerebbe conoscere il vostro parere. Il provider americano Network Solutions ha sospeso un sito, regolarmente registrato dal deputato olandese di estrema destra Geert Wilders, in cui il politico avrebbe voluto pubblicare e rendere disponibile per la visione in streaming o il download il suo film “Fitna” (”La discordia”, in arabo) giudicato anti-islamico.

Fino a ieri il sito riportava la copertina di un Corano su fondo nero con la scritta: “Tra poco: Fitna”. Il film olandese, così come – lo ricorderete sicuramente – le vignette su Maometto pubblicate su alcuni quotidiani danesi, aveva scatenato nelle ultime settimane aspre proteste in tutto il mondo da parte dei fondamentalisti islamici.

Attualmente, collegandosi al sito Fitnathemovie.com, appare un messaggio di Network Solutions che spiega che il sito è stato sospeso in attesa che il provider verifichi che il contenuto del film non violi le regole di utilizzazione del sito. Assunto che siamo tutti d’accordo che non è giusto screditare i fedeli delle altre religioni e le altre religioni stesse, qui però ci troviamo di fronte a due importanti fattori.

Il primo è che si tratta di cinema, quindi di una forma d’arte, e bisognerebbe allora interrogarsi sulla legittimità di censurare un film, soprattutto su internet, dove vige la massima libertà di espressione. La seconda è che il deputato ha comprato uno spazio Web e, in teoria, dovrebbe poter fare ciò che vuole. Ovviamente non stiamo difendendo il deputato, perché né il sottoscritto né la redazione di Geekissimo condividono le sue idee, né attaccando i fedeli musulmani. Ma mi piacerebbe, rimanendo neutrale, sapere cosa ne pensate.

Germania, ebrei denunciano Google e YouTube

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Il Consiglio centrale degli ebrei di Germania ha deciso di ricorrere in tribunale contro Google, “che – spiega il segretario generale dell’organizzazione, Stephan Kramer – attraverso la sua succursale YouTube è diventato complice di chi promuove odio razziale e discriminazione”.

La decisione è avvenuta dopo l’ennesima scoperta, da parte del gruppo che difende i diritti degli ebrei, di un video in cui veniva mostrata una foto data alle fiamme del defunto presidente del Consiglio centrale degli ebrei di Germania, Paul Spiegel, su uno sfondo di svastiche.

Secondo l’accusa, inoltre, gli ambienti di destra usano ampiamente YouTube, mentre non si capisce se i gestori abbiano deciso di fare qualcosa contro questo abuso. Google, da parte sua, si difende: Kay Oberbeck, portavoce di Big G ad Amburgo, ha respinto le accuse, assicurando: “Siamo consapevoli delle nostre responsabilità”.

Non è la prima volta che sentiamo notizie simili, di violazione dei diritti di gruppi politici o religiosi. I gestori di YouTube si difendono spiegando di fare il possibile per evitare che determinati video vadano online, ma in effetti un controllo massiccio su ogni video è praticamente impossibile.

Che ne pensate? Secondo voi Google dovrebbe aumentare il controllo sui videoclip mandati in rete, o poi, di conseguenza, ci troveremmo di fronte a una censura vera e propria?

Da Google una segreteria telefonica gratuita per i senzatetto di San Francisco

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No, non è uno scherzo, anche perché Carnevale è passato da un pezzo. Tramite la controllata società telefonica GrandCentral, Google ha aderito a un’iniziativa benefica del comune di San Francisco (Usa), fornendo gratuitamente ai senzatetto un numero di telefono e una segreteria telefonica gratuita a vita, consultabile da qualsiasi telefono pubblico.

Dare la possibilità anche ai senzatetto di comunicare e ricevere messaggi è uno straordinario passo in avanti, ha spiegato il sindaco, verso l’integrazione e la comprensione dei bisogni di una comunità così vulnerabile. E anche se la nostra priorità, ha continuato, è quella di dare ai senzatetto una casa, già sapere di poter migliorare la qualità della loro vita e aiutarli ad essere più autosufficienti è un bel traguardo.

Gli utenti senzatetto di Gran Central, così, avranno la possibilità di creare annunci audio personalizzati e controllare la propria casella vocale gratuitamente da ogni telefono.

Si tratta sicuramente di una bella iniziativa da parte di Google, che non è nuova a opere benefiche di questo tipo. Che ne pensate? Siete d’accordo, oppure pensate che si tratti soltanto un modo di farsi della “buona” e gratuita pubblicità?

Da Olpc, Google e Unicef tante favole per i bambini più bisognosi (e non solo)

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Google, il consorzio One Laptop per Child e l’Unicef hanno creato un nuovo sito, chiamato Our Stories, con l’obiettivo di rilanciare le favole e i racconti per bambini. Il progetto, in particolare, punta ad aiutare le persone di tutto il mondo a condividere storie e racconti delle proprie vite da qualsiasi posto della Terra.

Primi destinatari del progetto, ovviamente, i bambini dei Paesi in via di sviluppo che usano (o useranno) i laptop a basso costo della Olpc e coloro che sono protetti dall’Unicef.

Il sito, che utilizza le mappe di Google, permette di scegliere i contenuti in base alla loro collocazione geografica: una volta scelta un’area geografica e una favola, l’audio viene fornito da un player YouTube (come quello che ho inserito qui sopra) in cui la parte video è assente.

Il numero delle favole online, spiegano i creatori del sito, è in continua crescita: al momento è possibile ascoltare storie dal Museo brasiliano della Persona e da Ghana, Uganda, Tanzania e Pakistan (la maggior parte registrate con l’aiuto di volontari). Non mancano, inoltre, anche alcuni discorsi di benvenuto, tra cui quello del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.

Presto (al momento non si può ancora fare) sarà possibile anche inserire le proprie storie: tutti gli utenti, infatti, avranno la possibilità di inserire registrazioni fatte sia col cellulare che con normali computer (e tra questi sicuramente rientrano i laptop della Olpc).

Le storie saranno proposte o in lingua originale oppure in inglese, e – speriamo – diffonderanno un po’ di più nel mondo quella pratica così formativa di raccontare le favole che sta andando perduta.

Parte su YouTube un canale anti-bullismo

D@di per Geekissimo.com

http://youtube.com/Beatbullying. È il sito che dovete consigliare a tutti coloro che parlano sempre male e indistintamente di YouTube e degli altri servizi internet, che secondo quelli che si definiscono “esperti” sono “dannosi” e portano i giovani alla perdizione. Ebbene, proprio per dimostrare che YouTube non è tutto prese in giro ai professori e annunci di stragi e suicidi mi preme segnalare una bellissima iniziativa partita dall’Inghilterra per arginare il fenomeno del bullismo.

Fenomeno di cui si è parlato moltissimo qui da noi soprattutto negli ultimi due-tre anni, ma che al di là della Manica esiste, in maniera molto grave, da moltissimi anni. Ebbene, il nuovo canale, “Beatbullying”, cioè “combattiamo il bullismo”, ha come primo scopo quello di incoraggiare i più giovani a denunciare (a genitori, educatori e eventualmente anche alle forze dell’ordine) le intimidazioni, soprattutto quelle che avvengono proprio in rete, come le e-mail minatorie, le “persecuzioni” sui social networks e i messaggi/videomessaggi osceni sul telefonino. Tutto quello, insomma, che va sotto il nome di “cyberbullismo”.

Beatbullying, spiegano i promotori dell’iniziativa, mira a rivoluzionare il modo in cui i più giovani hanno accesso alle informazioni su come evitare di diventare vittime di scherzi e soprusi. Parte importantissima della campagna è proprio la possibilità, per i ragazzi, di inserire all’interno del canale i propri video con consigli, testimonianze e confidenze.

Moltissime celebrità, come vedete dal video che ho inserito all’inizio del post, hanno dato la loro adesione per sponsorizzare il progetto, a iniziare dal cantante Ronan Keating. La pagina principale del canale è arricchita, oltre che da videoclip, anche da numerosi link e rimandi a pagine che possono dare consigli sia ai ragazzi che anche ai loro genitori.

Combattere la fame nel mondo con un videoclip

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Se la vostra passione è tenere una telecamera in mano e volete metterla a disposizione del prossimo, questo concorso fa per voi. Indetto dal World Food Program delle Nazioni Unite (che ha sede a Roma), il concorso punta a portare l’attenzione dell’opinione pubblica (e soprattutto degli utenti di YouTube) nei confronti della povertà e della sofferenza.

Per partecipare bisognerà, ovviamente, girare un videoclip della durata di 30 o 60 secondi che parli del tema della fame nel mondo. Vinceranno quelli più belli ma anche quelli che riusciranno di più a far parlare di sé (e quindi della problematica) in rete e sui social networks. I cinque lavori migliori saranno pubblicati nel canale YouTube del World Food Program, mentre il vincitore si aggiudicherà un viaggio insieme agli esperti delle Nazioni Unite nei luoghi dove queste stanno operando.

Se siete interessati potete visitare il canale YouTube del Wfp; all’inizio del pezzo ho inserito uno dei video dimostrativi. Devo dire che fa molto effetto. Siete d’accordo?

Microsoft e Daisy per i non vedenti

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Microsoft e il Daisy digital talking book consortium hanno annunciato una partnership per la creazione di uno strumento che “traduce” i documenti scritti in formato Word (attualmente il più utilizzato) in standard audio digitale. Un accordo che punta, ovviamente, a semplificare almeno in questo campo la vita dei non vedenti.

La collaborazione dovrebbe produrre un plugin che tradurrà i documenti basati sullo standard Open XML (attualmente adottato da Office 2007) in Daisy XML (un tipo di file che può essere facilmente convertito in audio di alta qualità). Il plugin dovrebbe essere disponibile all’inizio del prossimo anno.

Il consorzio Daisy (Digital Accessible Information System) ha sede a Zurigo, in Svizzera, ed è stato creato dall’unione di diverse audio-biblioteche per aiutare la transizione degli audiolibri da analogici a digitali e ha il supporto di molti governi nazionali.

Mi sembra una gran bella iniziativa. Siete d’accordo? E (in questo caso mi rivolgo agli utenti non vedenti) che ne pensate? Può essere utile o già esistono altri metodi efficaci per raggiungere buoni risultati?

Hai un blog? Aiuta uno studente

Quando si parla di aiutare gli altri ognuno di noi ha un modo tutto suo. Chi fa beneficienza donando denaro, chi donando del tempo, chi facendo sacrifici. Dal blog di Google arriva una proposta molto particolare che permetterà a tutti di aiutare semplicemente con il proprio blog.

In particolare, il tipo di aiuto è quello dedicato agli studenti e ai docenti. Esiste un sito, infatti, chiamato “Donors Choose”, che permette ai docenti di inserire online il materiale di cui avrebbe bisogno la classe per lavorare meglio (e che la scuola non può permettersi). Come si può aiutare anche solo attraverso la posta elettronica o un blog? Aprendo delle “challenges” (competizioni), una specie di raccolta fondi “condivisa” tra amici, parenti, conoscenti per raggiungere un obiettivo.

E così, ad esempio, si può scegliere di donare alla JC Nalle Elementary School di Washington delle nuove apparecchiature per studiare la topografia della città, oppure dei teli per pitturare alla Bronzeville Lighhouse CS di Chicago, e così via. Ovviamente si può partecipare anche donando uno o dieci dollari. In ogni pagina del progetto si potrà leggere il costo totale e i fondi raccolti fino a quel momento.

Anche l’Italia, forse più degli Stati Uniti, avrebbe bisogno di un servizio del genere. Se è vero che le nostre scuole elementari sono tra le migliori al mondo, sappiamo anche quanto la mancanza di fondi, soprattutto nelle aree più disagiate, non permetta ai bambini di svolgere tante attività. Non sappiamo se è possibile iscrivere una scuola italiana al progetto, ma sicuramente se qualche sviluppatore volesse creare anche da noi un sito del genere credo che farebbe davvero un grande servizio per tutta la popolazione. D’altronde, i nostri figli saranno i leader di domani.

Wikipedia per l'Africa

Come molti di voi sapranno è in corso a Mantova Festivaletteratura. Tra i tanti appuntamenti di quest’anno ci piace segnalare alcuni workshop davvero interessanti che tratteranno l’argomento “Africanizzare Wikipedia”.

Il progetto prende il nome di Wikiafrica, e nasce dalla collaborazione di Wikimedia Italia con l’Associazione Lettera 27 Onlus. L’”africanizzazione” di Wikipedia, spiegano gli ideatori dell’iniziativa, nasce per due ragioni: perché su Wikipedia le informazioni sull’Africa sono poche e spesso imprecise, e perché Wikipedia oggi è uno dei sistemi di condivisione delle conoscenze più dinamico, efficace e partecipativo.

“Ci siamo accorti – spiega Iolanda Pensa, direttore scientifico del progetto WikiAfrica – che chi ha contenuti sull’Africa spesso non sa come funziona Wikipedia; e chi sa come funziona Wikipedia non sempre ha i migliori contenuti sull’Africa”.

“Siamo stati accolti con entusiasmo – continua – e allo stesso tempo ci siamo scontrati con molta diffidenza, con un’alfabetizzazione digitale che è poco diffusa tra chi si occupa del settore umanistico (ovunque nel mondo) e con un progetto che sta costruendo ora le sue modalità di coinvolgere e creare reti di collaborazione. Le nostre priorità ora sono: attivare gli studenti, coinvolgere istituzioni e persone che stanno già lavorando in Africa nella nostra stessa direzione e sperimentare WAW – WikiAfrica Workshop, un evento che può coinvolgere persone con competenze diverse, che è facilmente riproducibile e che mostra in modo semplice e dal vivo come funziona Wikipedia”.

Per maggiori informazioni è possibile visitare la pagina di Festivaletteratura dedicata all’argomento.