Per il 40% degli utenti gli aggiornamenti di sicurezza dei browser non sono importanti

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Google, l’Istituto federale svizzero di Tecnologia e Ibm hanno pubblicato ieri uno studio (elaborato in circa 18 mesi con i dati estrapolati dai server Google provenienti da un miliardo e 408 milioni di utenti internet) sulla sicurezza sul Web e i comportamenti degli utenti. A sorpresa, tra i dati più significativi c’è il fatto che il 40 per cento degli intervistati non utilizzi l’ultima versione (non parliamo dell’ultimissima relase, parliamo di major relase) del proprio browser preferito. Si tratta di una notizia “abbastanza sconvolgente”, considerato che la maggior parte delle vulnerabilità di sicurezza (circa l’89,4 per cento nel 2007) va a sfruttare bachi presenti all’interno dei browser.

La preoccupazione maggiore si ha con Internet Explorer, che come sappiamo è il browser pià diffuso con il 78,3 per cento di penetrazione all’interno del mercato. La versione 7 è stata rilasciata il 18 ottobre del 2006, ma solo il 52,5 per cento degli utenti la sta utilizzando: il 47,5 per cento, infatti, usa ancora Internet Explorer versioni 6 o precedenti! La situazione migliora un pochino se si guarda ad altri browser come Firefox, Safari o Opera.

Per quanto riguarda i diversi browser, segnaliamo che gli utenti Firefox (227 milioni) sembrano essere i più virtuosi: l’83,3 per cento utilizza l’ultima e più sicura versione. Statistica che scende al 65,3 per i 48 milioni di utenti di Apple Safari e al 56,1 per cento per gli 11 milioni di utenti Opera.

Internet Explorer, con un miliardo e 103 milioni di utenti – lo dicevamo – è fanalino di coda con il 47,6 per cento di versioni aggiornate.

Navigare senza filtri per un mese? Si ricevono oltre 5mila e-mail di spam. Che per la maggior parte vengono da Usa, Brasile e Italia!

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Surfare in internet senza protezione porta l’utente medio a ricevere circa 70 messaggi di posta indesiderata al giorno. È quanto emerge da un interessante studio svolto da McAfee, una delle più famose società di antivirus, che ha creato un panel di cinquanta persone da tutto il mondo che, per un periodo di tempo di un mese, ha navigato in internet senza filtri. E i risultati non sono per niente incoraggianti: basti pensare che un partecipante ha ricevuto ben 5.414 e-mail di spam durante il mese di prova.

Il test ha anche permesso agli esperti di determinare quali sono i paesi del mondo dai quali parte più spazzatura elettronica. E a sorpresa, il nostro paese è al terzo posto nel mondo (con poco più di 15mila e-mail ricevute dai tester); al primo posto gli Stati Uniti (con oltre 23mila e-mail di spam), mentre la medaglia d’argento spetta al Brasile (di poco sopra l’Italia). Tra i grandi paesi del mondo che inviano meno spam, invece, c’è la Germania, con “soli” 2.331 messaggi. I risultati, si legge, mostrano che lo spam non sta per niente calando, anzi continua ad aumentare in maniera esponenziale.

“Molti dei nostri partecipanti – ha spiegato Guy Roberts, direttore dei laboratori McAfee in Europa, alla Bbc – hanno notato che i loro computer hanno iniziato a rallentare le prestazioni. Questo significa che mentre loro navigavano, capitava molto spesso che si installassero, a loro insaputa, malware”. Lo spam, inoltre, sta diventando sempre più una vera e propria minaccia, considerato che l’8 per cento delle mail ricevute conteneva in sé tentativi di phishing. Per quanto riguarda, ancora, il tipo di pubblicità ricevuta, si parte dai prodotti finanziari (come i prestiti), la cura del corpo e le medicine (vedi, Viagra), servizi per adulti, promesse di software gratis, e così via.

Tutti ovviamente penserete: la ricerca è stata fatta da McAfee che è, tra l’altro, un costruttore di software per la sicurezza informatica. Per questo, ovviamente, dobbiamo prendere con le molle questi dati. In ogni caso è difficile che una società così importante possa permettersi di falsificare di tanto i risultati delle proprie inchieste; per questo è importante ribadire: utilizzate sistemi operativi e browser sicuri e, se utilizzate Windows, soprattutto software (come antivirus, antispyware, antispam, firewall) che vi aiutino a difendervi da questa brutta piaga.

E tu, quante volte al giorno controlli le mail? Ecco i risultati del sondaggio

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La scorsa settimana vi avevamo proposto un interessante sondaggio sul modo in cui gli utenti internet controllano la posta elettronica. Secondo una ricerca statunitense, infatti, ogni anno la perdita di attenzione nel passare dal proprio lavoro alla casella e-mail costa 650 milioni di dollari nei soli Stati Uniti.

Dalle vostre risposte (siete stati oltre mille, e per questo vi ringraziamo) emerge che il 48 per cento dei nostri lettori (compreso il sottoscritto :)) tiene la posta elettronica sempre aperta, dalla mattina alla sera. Al secondo posto coloro che hanno risposto B: il 30 per cento, infatti, cerca di concentrare il controllo della posta a qualche volta al giorno (ad esempio la mattina, il pomeriggio e la sera).

A seguire, coloro (il 12 per cento) che accedono alla propria casella e-mail solo una volta al giorno. Fanalino di coda (ma era abbastanza prevedibile) con il 9 per cento dei voti quelli che controllano la posta solo alcune volte a settimana.

Pirateria informatica in Italia. Ecco le vostre risposte

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Una settimana fa avevamo affrontato la problematica della pirateria informatica, che nel nostro Paese sarebbe in lieve calo (meno due per cento rispetto allo scorso anno) ma che pone comunque l’Italia al di sopra della media mondiale per quanto riguarda il software illegale.

A tal proposito vi avevamo proposto un sondaggio, come sempre anonimo, in cui vi chiedevamo quale fosse il vostro rapporto con il software piratato. Dal sondaggio, che ha avuto ottimi risultati (con oltre 880 voti e 24 commenti), si evince che la maggior parte dei nostri lettori (502 voti, 58 per cento del totale) utilizza prevalentemente software illegale senza farsi troppi problemi. Tra le motivazioni maggiori, il fatto che il software originale costi davvero tanto, soprattutto per un uso domestico.

Al secondo posto nella nostra speciale classifica, con il 19 per cento del totale (163 voti), ci sono coloro che scaricano software illegale cercando però di acquistare le licenze per i programmi più importanti, come il sistema operativo o le suite da ufficio.

A poca distanza (131 voti, 14 per cento del totale) si pone chi invece ha solamente “qualcosina di illegale”, mentre dichiara che la maggior parte dei programmi installati sul proprio computer è stata legalmente acquistata.

Infine ci sono i più “virtuosi”: quelli, cioè, che acquistano ogni singolo software originale; per la “disperazione” delle software-house sono solo il 9 per cento del totale, e cioè 88 lettori.

Insomma, stando a questi risultati le case produttrici di software dovrebbero iniziare a capire che, se vogliono incentivare l’acquisto di licenze originali (soprattutto nel mercato domestico), devono iniziare a venire incontro al mercato, abbassando i prezzi. Grazie a tutti, come sempre, per aver partecipato!

Il Wi-Fi è molto popolare tra i più giovani; il backup no

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Tutti ci colleghiamo alla stessa internet, ma spesso il nostro approccio è completamente differente per quanto riguarda i modi di connessione e le misure di sicurezza che tendiamo a intraprendere. È la conclusione di un rapporto commissionato da Accenture, che mette in evidenza come le differenze principali dipendano dal posto in cui si vive e dall’età della persona.

Secondo i risultati, anticipati da Ars Technica, circa il 90 per cento degli intervistati crede che prevenire i furti d’identità sia una responsabilità personale. Il problema, però, è che vengono usate le stesse password addirittura per quattro o cinque account alla volta (operazione, sappiamo, sconsigliata da tutti gli esperti in sicurezza). Se, invece, si utilizzano password diverse, è difficile poi associarle poi ai servizi Web: e così si tende – altra tendenza sbagliata – ad appuntarle su fogli di carta.

In generale, inoltre, solo il sette per cento degli intervistati cambia regolarmente le password dei servizi più importanti, così come consigliato.

La ricerca guarda anche all’uso delle connessioni Wi-Fi, considerato che queste sono più difficili da tenere in sicurezza. Poco più della metà della popolazione intervistata usa il Wi-Fi a casa, e i fan del mezzo sono sicuramente i più giovani. Il problema è che molti si fidano troppo della sicurezza delle reti senza fili, e utilizzano i servizi bancari e i pagamenti con carta di credito anche quando si trovano su reti non protette (una piccola curiosità: gli uomini “rubano” connessioni a internet Wi-Fi non protette il doppio di quanto facciano le donne).

La ricerca scandaglia anche i sistemi anti-virus: mentre praticamente nessuno si sogna di utilizzare il computer senza una protezione, in pochi però tengono questa protezione aggiornata; inoltre, solo un terzo degli intervistati effettua un backup su base settimanale.

A prestare grande attenzione alla sicurezza e ai backup, soprattutto le fasce più anziane e più ricche della popolazione.

L’età media dei partecipanti al sondaggio, svolto prevalentemente in Inghilterra e Stati Uniti, è di 46 anni; il margine di errore è del 3,5 per cento per il totale degli intervistati.

Il blog aiuta la vita sociale. Almeno in Australia

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La pratica del blogging aiuta a sentirsi meno isolati, più collegati ad una comunità e più soddisfatti delle proprie amicizia, sia online che di faccia a faccia.

È quanto rivela una ricerca della Swinburne University of Technology di Melbourne, che ha osservato che dopo due mesi di blogging regolarmente aggiornato le persone sentono di avere un migliore supporto sociale e una migliore rete di amicizie rispetto a chi non ha un blog.

La ricerca, pubblicata dai ricercatori James Baker e Susan Moore sulla rivista CyberPsychology and Behaviour, è stata svolta attraverso l’invio di inviti di partecipazione disseminati su MySpace. E così è stato scoperto che molti ragazzi che intendevano aprire un blog avevano anche dichiarato di sentirsi soli e di aver bisogno di un posto dove esprimere le proprie emozioni. Non è tutto, dopo alcuni mesi di blogging gli stessi ragazzi hanno ammesso di sentirsi meno ansiosi, depressi e stressati.

Il 2007 degli utenti Windows. Il mercato ha bocciato Vista, e voi?

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Windows Vista è stato installato sul 39 per cento dei Pc venduti nel 2007. A riferirlo, Bill Gates in persona a margine di una conferenza stampa al Ces di Las Vegas che si è concluso ieri.

Per il presidente della Microsoft Vista ha raggiunto ottimi risultati, vendendo oltre 100 milioni di copie dal gennaio al dicembre 2007. La cifra a tutti noi sembra davvero enorme. Ma… in realtà conferma quello che molti analisti hanno detto di Vista: rispetto ai soldi spesi per progettarlo è stato un mezzo fiasco. Vediamo perché.

Nel 2002 Windows Xp (uscito sul mercato nell’ottobre 2001) aveva venduto 89 milioni di copie: questo significa che Windows Vista ha venduto il 10 per cento in più nel suo primo anno rispetto al primo anno di Xp. Se, però, mettiamo a confronto quanti Pc sono stati venduti durante il 2002 (primo anno di Xp) e il 2007 (primo anno di Vista) scopriamo nel 2002 sono stati venduti 132,4 milioni di unità, mentre nel 2007 255,7 milioni di unità.

Cosa vuol dire? Ve lo spieghiamo dopo il “salto”. Ora, invece, rispondete al nostro sondaggio, dedicato a voi che utilizzavate Windows Xp (ovviamente non potevamo includere tutte le possibilità).

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Vuol dire che nel 2002 Xp ha conquistato il 67 per cento del mercato, mentre lo scorso anno Vista solo il 39 per cento. Almeno due fattori confermano il dato.

Il primo è un’inchiesta pubblicata su InformationWeek lo scorso anno, secondo cui il 30 per cento dei responsabili di azienda aveva ammesso di non avere piani di grandi aggiornamenti da Xp a Vista per i computer dei propri dipendenti.

La seconda, ovviamente, è che dal 2002 molte cose sono cambiate, soprattutto nei sistemi operativi concorrenti, compreso un grande boom dei prodotti Apple e delle distribuzioni Linux, come Ubuntu.

Google "marca" preferita del Web. Siete d'accordo?

Google sarebbe la società “che sta più a cuore” tra gli utenti del Web. Almeno secondo un sondaggio realizzato da Jupiter Research. Il colosso della “grande G” porta a casa il 36 per cento delle preferenze, seguito a poca distanza da Yahoo! (32 per cento), Amazon (20 per cento), eBay (18 per cento) e MySpace (13 per cento).

Da notare anche un 18 per cento degli intervistati che ha dichiarato che nessuna delle società proposte dal sondaggio è la propria preferita. A questo punto vogliamo girare a voi, lettori di Downloadblog.it, lo stesso sondaggio, per vedere se effettivamente la pensate come gli utenti americani.