Hubble, lieto fine per la terza riparazione spaziale. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Hanno installato uno spettrografo dal valore di 88 milioni di dollari. Poi hanno riparato un apparecchio fotografico che aveva smesso di funzionare due anni fa. Non c’è sosta per i sette astronauti dello Shuttle Atlantis, che stanno lavorando alla riparazione del telescopio spaziale Hubble. Ieri nel corso della terza passeggiata spaziale di sei ore e mezza, due astronauti sono riusciti a migliorare la capacità di Hubble di esplorare il cosmo e studiare le modalità con cui si sono formati pianeti, stelle e galassie.

Michael, l’astronauta italo-americano che “twitta” dallo spazio. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Si avvia verso la conclusione la missione nello spazio dello Shuttle che sta riparando il telescopio Hubble. Quella di sabato è l’ultima passeggiata spaziale. Uno degli astronauti, l’italo-americano Michael Massimino, è diventato famoso raccontando in tempo reale le proprie emozioni utilizzando internet.

Lo shuttle vola a riparare Hubble. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Lo shuttle Atlantis alzerà la sua orbita fino a raggiungere quella del telescopio spaziale “Hubble” a 500 chilometri dalla superficie della Terra. Si tratterà di salire di poco più di un centinaio di chilometri e di inseguire il telescopio fino a raggiungerlo per poter procedere ai lavori di riparazione e manutenzione. Ma non sarà una escursione del tutto tranquilla perché negli ultimi mesi è aumentato il numero dei detriti dispersi intorno al nostro pianeta e una collisione con qualche rottame, potrebbe rivelarsi fatale per lo scudo termico della navetta.

C’è acqua su Marte. Il mio primo servizio a Sky Tg24

Ecco il mio primo servizio fatto stanotte e andato in onda diverse volte durante le edizioni del telegiornale di oggi!

La Nasa conferma che c’è acqua su Marte, e la comunità scientifica internazionale è in subbuglio.

Sergey Brin (co-fondatore di Google) se ne va nello spazio

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Chi di noi non ha cinque milioni di dollari da spendere per prenotare un posto per un viaggio nello spazio? È quello che ha fatto Sergey Brin, co-fondatore di Google, che ha staccato un’assegno dell’equivalente di 3,2 milioni di euro alla Space Adventures, agenzia di viaggi specializzata in viaggi nello spazio. Ovviamente non si tratta del prezzo pieno, questo è solo un acconto. Secondo indiscrezioni, il prezzo totale per viaggio e permanenza di alcuni giorni presso la Stazione Spaziale Internazionale costerà intorno ai 35 milioni di dollari (22,6 milioni di euro).

Tra l’altro, in una conferenza stampa il Ceo di Space Adventures, Eric Anderson, ha annunciato la creazione di un circolo molto esclusivo: l’Orbital Mission Explorers Circle. Chissà se qualche altro “riccone” della Silicon Valley seguirà l’idea di Brin.

Il pagamento dei cinque milioni di dollari dà ai facoltosi viaggiatori la possibilità di prenotarsi il posto; ora Brin deve però trovare altri cinque miliardari con cui condividere il viaggio nella navicella Soyuz che permetterà di partire nella seconda metà del 2011.

Intervistato da un giornalista a San Francisco, il Ceo di Google Eric Schmidt ha semplicemente risposto: “Io non ci vado”, spiegando di non avere ambizioni “extraterrestri”.

Tra l’altro, molti analisti alla notizia della partenza nel 2011 di Brin hanno messo in luce alcune recenti ricerche secondo cui se l’azienda dovesse perdere (per un quasiasi motivo – Brin facesse tutti gli scongiuri del caso) uno dei suoi fondatori, potrebbe ritrovarsi presto “in condizioni economiche davvero disastrose”.

Nuove mappe del cielo in Google Earth (aggiornato)

→ D@di per Downloadblog.it

Google ha annunciato di aver migliorato la funzione “Sky” all’interno di Google Earth, quello che permette di esplorare pianeti e costellazioni.

La nuova versione porta con sé – a mio avviso – un’interessante novità, che è quella di poter vedere in tempo reale i fenomeni astronomici. Si chiama “Eventi Sky correnti” e non è un layer dedicato a un canale televisivo, ma permette di avere aggiornamenti sui movimenti di comete e asteroidi.

Tra le novità, anche altri due layer: “Osservatori in primo piano”, che offre immagini del cielo “a diversa lunghezza d’onda provenienti da diversi satelliti, tra cui immagini a raggi infrarossi, raggi X, ultravioletti e mappe a microonde”.

L’altro layer, invece, si chiama “Historical Sky maps” e provvede a dotare il software di mappe disegnate nell’antichità da grandi cartografi e astronomi.

Google, arrivano le mappe celesti

In questi ultimi giorni si fa un gran parlare di Google Earth e Google Maps, come vi abbiamo puntualmente informato. Oggi un’altra novità: Google ha annunciato di aver aggiunto le mappe celesti a Google Earth.

“Sin dall’antichità – si legge sul Lat Long Blog di Google – la gente ha guardato al cielo cercando un ordine al caos di stelle e pianeti. Con Google Earth vi abbiamo dato la possibilità di espolorare il pianeta Terra, ma non sarebbe bello esplorare stelle e galassie”?

La novità, dunque, si chiama Sky, e permette di esplorare galassie lontane centianaia di milioni di anni luce così come costellazioni e pianeti comodamente dalla propria scrivania. Il tutto corredato da fotografie e spiegazioni.

Per iniziare a esplorare il cielo bisogna scaricare l’ultima versione di Google Earth (disponibile sia per Windows che per Mac) e fare click sul nuovo bottone “Sky” presente sulla toolbar. Al momento ci sono 100 milioni di stelle e 200 milioni di galassie “in attesa di essere esplorate”.

Le immagini arrivano da più di un milione di fotografie prese da risorse scientifiche e accademiche, come Sloan Digital Sky Survey, il Palomar Observatory, il California Institute of Technology e il telescopio Hubble della Nasa.

Crash per i computer della stazione spaziale internazionale

Paura ieri per un crash ai computer della Iss, la Stazione Spaziale Internazionale russo-statunitense, anche se – spiegano dalla Nasa – gli astronauti non hanno mai corso seri rischi. “Un crash del genere non si era mai visto”, hanno ammesso i tecnici, aggiungendo che sono andati in tilt i sistemi che controllano l’orientamento della navicella e le scorte di ossigeno e acqua (dunque non proprio inutili!).

Se non si riuscisse a riparare il danno (che dovrebbe però essere risolto nel giro di due o tre giorni) gli astronauti avrebbero comunque un’autonomia di 56 giorni prima di dover abbandonare la stazione.

Non è la prima volta che accade una cosa del genere, ma di solito un reboot metteva tutto a posto. Non questa volta, però. Vogliamo consigliare agli amici della Iss un nuovo sistema operativo?

Gratis un terabyte di foto di Marte

Appassionati di scienza e astronomia? Il team che lavora al telescopio ad alta risoluzione che fotografa il pianeta Marte alla ricerca di acqua (Mars Reconnaissance Orbiter) ha appena rilasciato più di 1.200 immagini di Marte ad alta risoluzione, da scaricare e consultare in maniera assolutamente gratuita.

Il team ha rilasciato 1,7 terabyte di dati e li ha raccolti in un sito molto interessante per gli appassaionati. Pensate che le foto sono composte dai 20mila ai 50mila pixel.

“Queste immagini – ha spiegato il capo degli ingegneri – contengono centinaia di importanti informazioni sul Pianeta rosso. Ora il nostro lavoro è quello di analizzarle tutte per scoprire se ci sono novità”.

Wikisky, il Google Maps dell'universo

Una dettagliata mappa del cielo, in grado, una volta completata, di far appassionare anche i più scettici all’esplorazione dell’universo. Sono gli scopi di Wikisky.org, una specie di Google Maps dell’universo, che permette di andarsene in giro tranquillamente e con pochi click tra stelle, pianeti e costellazioni. Un sito molto interessante e che può essere sfruttato soprattutto in campo educativo

La copertura del cielo non è completa, anzi è ancora a un quarto, ma verrà presto completata. Il servizio si presenta molto veloce, ed è in grado di visualizzare una certa porzione di cielo a una data ora. Per ogni oggetto celeste sono disponibili anche un mucchio d’informazioni.

Ecco la galassia a forma di sigaro: è tutta ricoperta da fumo rosso


Il sistema stellare, chiamato Messier 82, è a 12 milioni di anni luce da noi
L’hanno osservato i ricercatori dell’università dell’Arizona

Spazio, la galassia “del sigaro”
è tutta ricoperta da fumo rosso

di DANIELE SEMERARO

NEW YORK – “Non abbiamo mai visto una cosa simile”. Gli scienziati strabuzzano gli occhi dinanzi a una enorme nube di fumo rosso che circonda quella che da tempo è nota come la “galassia del sigaro”, nella costellazione dell’Orsa Maggiore, e si mostra come una farfalla che batte le ali. Adesso “fuma”. Si tratta del primo fenomeno di questo tipo osservato e l’immagine, ripresa grazie allo Spitzer, il telescopio spaziale a infrarossi della Nasa, è stata studiata dai ricercatori dell’università dell’Arizona a Tucson che pubblicheranno i risultati sulla rivista Astrophysical Journal.

Ripresa grazie allo Spitzer, il telescopio spaziale a infrarossi della Nasa, la galassia, chiamata Messier 82, è distante 12 milioni di anni luce dalla Terra. “Questa insolita galassia – spiega Charles Engelbracht, uno dei ricercatori – ha espulso un’enorme quantità di polvere, tanto da ricoprire se stessa con una nube molto luminosa che non era mai stata osservata intorno ad altre galassie”.

La nube, enorme, si estende per 20mila anni luce dal piano della galassia e appare di un rosso brillante. Secondo i ricercatori, il fumo contiene composti simili a quelli generati dalle combustioni che avvengono sulla Terra: “Nelle galassie – hanno spiegato – la sostanza può essere generata dalle stelle, dai venti e dalle radiazioni stellari, che spingono le particelle di fumo nello spazio”.

“Di solito – ha aggiunto David Leisawitz, della Nasa – compare prima il fumo e poi il fuoco, ma noi già sapevamo che in questa galassia vi era stato del fuoco”. In precedenti osservazioni, infatti, erano state osservate due nubi di gas bollenti a forma di cono provenire dal cuore della galassia. “Lo Spitzer ora ci ha mostrato un alone che circonda la galassia – spiegano ancora – e ancora bisogna comprendere perché il fumo non è a forma di cono”. I coni, hanno spiegato, avrebbero indicato che il fumo proveniva da una stella massiccia all’interno della galassia. La diffusione equilibrata della nube, invece, indica, sempre secondo i ricercatori, che la maggior parte delle stelle in tutta la galassia stanno emettendo fumo.

Una spiegazione a quest’eccezionale fenomeno potrebbe essere l’eventualità che stiano rinascendo moltissime stelle: se ciò è avvenuto anche nella galassia del sigaro, significa che vi sono state violente esplosioni, durante le quali le stelle hanno raggiunto dimensioni gigantesche e hanno espulso tonnellate di materiale.

(12 aprile 2006)

(Nella foto: La galassia-sigaro Messier 82)

Da Galileo il primo segnale. "Presto le frequenze"


Parte bene il nuovo sistema europeo di navigazione satellitare
Che sta inviando dati a una potenza definita “inaspettata”

Galileo invia il primo segnale
“Entro 10 giorni le frequenze”

A fine aprile il lancio del secondo satellite pre-operativo
In tutto saranno 30. Copertura 10 volte più precisa del Gps

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Il satellite pre-operativo del sistema europeo di navigazione satellitare Galileo ha inviato il suo primo segnale alla Terra. “Il segnale è di una potenza che non ci aspettavamo, sta funzionando molto bene”, ha dichiarato soddisfatto il direttore dei programmi europei per l’Agenzia spaziale europea, Giuseppe Virgilio. E se “Giove A” (questo il nome) continuerà a funzionare correttamente, l’assegnazione delle frequenze per il sistema dovrebbe avvenire nei prossimi dieci giorni.

“Giove A” (Galileo Array Validation Element) è stato lanciato il 28 dicembre scorso dal cosmodromo russo di Baikonur. Attualmente si trova in orbita a un’altezza di di 23.260 chilometri dalla Terra. Il primo segnale è stato ricevuto in Gran Bretagna, dall’antenna della Chilbolton Observatory Facilities for Atmospheric and Radio Research e in Belgio dalla stazione dell’Esa a Redu. I segnali ricevuti verranno ora analizzati nel dettaglio per assicurarsi che soddisfino i criteri concordati con l’Unione internazionale delle telecomunicazioni.

Il lancio del secondo satellite pre-operativo, “Giove B”, è previsto per il prossimo 30 aprile. “Se qualcosa non dovesse funzionare in modo ottimale con ‘Giove A’ – ha spiegato Jean Jacques Dordain, direttore generale dell’Esa – ‘Giove B’ permetterà di ottenere comunque l’assegnazione delle frequenze entro il prossimo giugno”.

Sviluppato dall’Esa e dall’Unione Europea, Galileo è il primo sistema di navigazione satellitare al mondo realizzato e gestito in ambito civile con l’obiettivo di assicurare un controllo preciso e costante per la sicurezza del traffico ferroviario e aereo, o per il controllo ambientale, con un mercato stimato in 850 milioni di utenti e centinaia di miliardi di euro entro il 2020. Il progetto, costato 3,4 miliardi di Euro, offrirà la possibilità di ottenere un posizionamento dieci volte più accurato dell’attuale Gps (utilizzato in modo massiccio dai navigatori satellitari delle auto e delle navi).

Galileo sarà interconnesso anche con gli altri due sistemi di posizionamento, il Gps e il Glonass, e l’utente avrà la possibilità, con lo stesso ricevitore, di utilizzare a proprio piacimento i diversi sistemi. In questo modo si potrà avere una precisione stimata fino al metro.

Il sistema completo è composto da 30 satelliti (27 operativi e 3 di riserva) e, una volta messo a punto, permetterà di avere una copertura di navigazione fino a oltre 75 gradi di latitudine nord (che corrisponde, ad esempio, a Capo Nord). Il grande numero di satelliti utilizzati insieme e l’ottimizzazione informatica del loro posizionamento assicurerà all’utente un margine di errore praticamente inesistente.

(16 gennaio 2006)

(Nella foto: Il satellite pre-operativo “Giove A”)