Paura per il pattinatore Plushenko


Il fuoriclasse russo stava viaggiando da Torino a Milano

Nebbia, paura per Plushenko
coinvolto in maxi-tamponamento

Nessuna conseguenza, ma seri danni alla macchina

di DANIELE SEMERARO

TORINO – Momenti di paura per l’angelo russo Evgeni Plushenko, il danzatore dei pattini che ieri ha conquistato l’oro a Torino. Erano da poco passate le 8 e si trovava sull’autostrada Torino-Milano, direzione aeroporto, dove lo aspettava il volo per tornare a casa. All’improvviso è scesa fitta la nebbia ed è cominciato l’inferno: tamponamenti a catena, vetri e fari in frantumi, feriti, ambulanze.

Alla guida c’era Lorenzo Boglione, il figlio diciannovenne di Marco, patron del Basic Village-Robe di Kappa, dove la Russia ha insediato il suo quartier generale. Dietro l’allenatore, Alexej Mishin. Eugeni dormiva, felice, medaglia sul cuore e nelle orecchie ancora la standing ovation del Palavela e il ricordo della grande festa a Casa Russia, durata fino alle 4 di notte tra champagne e balli. Un party grandioso, al quale hanno partecipato tutti i vip russi presenti alle Olimpiadi di Torino: vecchie medaglie d’oro, giocatori della squadra di hockey, pattinatori, politici, cantanti e attori.

Solo poche ore di sonno, poi la partenza. Quindi la paura: “È stato un momento terribile, non si vedeva nulla”, racconta Lorenzo Boglione, autista dell’Audi Q7 (in Italia non è ancora in vendita) messa a disposizione da Casa Russia. “Solo un attimo, poi sono riuscito a frenare – continua Lorenzo – ma purtroppo è cominciato un tamponamento a catena, il colpo è stato violento. La vettura che ci seguiva si è schiantata contro la nostra procurandosi gravi danni. Eugeni si è svegliato di soprassalto, io continuavo a scusarmi e lui mi diceva che non dovevo preoccuparmi, che ero stato bravissimo. Mi ha ringraziato un milione di volte”.

L’auto è poi ripartita alla volta di Malpensa, da dove Eugeni è partito alla volta di Mosca, per festeggiare ancora tra la sua gente, sul cuore sempre la medaglia olimpica.

(17 febbraio 2006)

(Nella foto: Evgeni Plushenko)

Wwf, ai Giochi la sufficienza

A due giorni dall’inizio delle Olimpiadi invernali l’associazione ambientalista
ha dato le prime valutazioni sull’impatto delle nuove strutture costruite

Wwf, sufficienza ai Giochi di Torino
“Ma i punti negativi sono ancora pesanti”

Tra le opere criticate, la pista per il Bob e quelle per il salto del trampolino (“due cazzottoni”)
Giudizio sospeso per le strutture temporanee. Rassicurazioni dagli organizzatori

di DANIELE SEMERARO

TORINO – Il voto del Wwf sulle Olimpiadi di Torino è “sufficiente”. A due giorni dall’inizio dei Giochi invernali l’associazione ambientalista ha espresso le prime valutazioni sull’aspetto organizzativo e regolamentare e sull’impatto ambientale “anche se – spiegano – una vera e propria analisi potrà essere fatta solo alla fine dell’evento”. Nel rapporto “Ghiaccio, neve, città”, dunque, il Wwf dà un giudizio tutto sommato positivo anche se a sospendere ogni verdetto “c’è la necessità di comprendere cosa avverrà delle strutture temporanee realizzate nei siti di montagna” (come tribune, bagni, area media e sponsor).

Gli elementi positivi riguardano innanzitutto la destinazione post-olimpica di alcuni impianti, la coerenza col piano regolatore ed i principi di bioarchitettura con cui è stato costruito il Villaggio Olimpico torinese. A questo si può anche aggiungere lo sforzo fatto un po’ ovunque per utilizzare impianti e strutture esistenti, per la localizzazione in aree urbane di gran parte di quelle nuove, la riduzione dei bacini di innevamento al minimo necessario, la predisposizione di una serie di piani di sostenibilità (tra cui il piano trasporti, il piano rifiuti e il piano acque).

Tra i punti negativi, invece, il Wwf “pur prendendo atto degli sforzi fatti nella ricerca di una possibile compatibilità dei Giochi, mette sul piano della bilancia gli aspetti che intaccano gravemente l’ambiente montano”. In particolare, spiegano, “si sono volute costruire in aree delicate e di pregio ambientale impianti imponenti – definiti dal segretario aggiunto del Wwf Gaetano Benedetto due “cazzottoni ambientali” – per due discipline sportive assai poco praticate nel nostro Paese, come la pista del Bob e quelle del trampolino per il salto”. Per i trampolini non sarebbe stata rispettata la cosiddetta “opzione zero” (in gergo, il non intervento) in considerazione della vicinanza con gli impianti francesi di Abertville. Inoltre, “sono stati realizzati tre trampolini per l’allenamento non previsti e non necessari, ignorando così i vincoli idrogeologici, quelli paesaggistico-ambientali e la possibile interferenza con zone tutelate d’interesse comunitario.

Altro aspetto critico sarebbe quello dell’innevamento artificiale: “Per innevare con uno spessore di neve artificiale di appena 30 centimetri un’area di 5,5 milioni di metri quadrati – spiegano dal Wwf – si calcola che si dovranno consumare almeno 825 mila metri cubi d’acqua”.

E le critiche non si fermano nemmeno davanti al già “maltrattato” fuoco olimpico: il braciere, in particolare, è accusato di consumare troppo. Per il Wwf, così, si potrebbero ridurre i consumi facendolo diventare “simbolo di sostenibilità: mentre ora farà bruciare per 15 giorni 8 mila metri cubi di metano all’ora, quanto serve in un anno a un paese di 3500 abitanti”.

“Il Wwf – conclude il comunicato – pur ritenendo l’esperienza di Torino complessivamente positiva rispetto ad esperienze analoghe anche recenti, auspica che debbano essere gli stessi Comitati olimpici internazionali e nazionali a centrare con maggiore efficacia l’obiettivo ambiente, soprattutto se eventi sportivi così complessi avvengono in luoghi sensibili come le Alpi, protette da un’apposita Convenzione internazionale”, ha detto Gaeteano Benedetto, Segretario aggiunto di Wwf Italia.

Secca invece la risposta di Mimmo Arcidiacono, presidente dell’Agenzia Torino 2006, che ha realizzato le due opere più contestate: “Direi che i cazzottoni se li sono dati loro: il trampolino è citato ad esempio nel mondo come poco impattante, tanto che non si vede dall’altra parte della valle. Per la pista temporanea di bob, mi chiedo con quale tecnologia inedita vogliano realizzarla, perché oggi non ne esistono”. Sulle strutture temporanee la competenza, invece, è del Toroc. Roberto Saini, responsabile ambiente del comitato organizzatore, tranquillizza così il Wwf: “Cominceremo a smontare le strutture temporanee dal giorno dopo la fine dei Giochi, il 27 febbraio”.

(8 febbraio 2006)

Striscioni nazisti all'Olimpico: indagati sei tifosi della Roma


Gli ultras di destra riconosciuti grazie alle telecamere dello stadio
Vari i reati ipotizzati, tra i quali l’istigazione alla discriminazione

Striscioni nazisti all’Olimpico
indagati sei tifosi della Roma

Con la vecchia legge rischiavano fino a 4 anni di reclusione

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Sei tifosi della Roma sono indagati dalla magistratura per aver esposto, durante la partita Roma-Livorno del 29 gennaio, striscioni di carattere nazista.

I reati ipotizzati dai pm Elisabetta Ceniccola e Vittoria Bonfanti, al termine di una riunione con il procuratore Giovanni Ferrara e dopo aver valutato il rapporto presentato in mattinata dalla Digos, sono quelli di violazione della legge Reale (art. 3 della Legge 654/75, che punisce chiunque diffonda in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale) recepita poi dall’articolo 2 della legge Mancino del ’93 che, tra l’altro, “vieta l’accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni agonistiche alle persone che vi si recano con emblemi o simboli che richiamino l’odio razziale”.

I magistrati, inoltre, hanno anche contestato agli indagati di aver agito a volto coperto.
L’identificazione degli ultras da parte della Digos è stata possibile grazie alle telecamere a circuito chiuso, alle riprese televisive e al lavoro degli agenti infiltrati nella curva giallorossa.

I reati prevedono la reclusione fino a quattro anni. La pena, però, sarà diminuita non appena entrerà in vigore la legge (già approvata in Parlamento e in attesa di pubblicazione) che andrà a modificare il codice penale in materia di reati di opinione, e che punisce “con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a seimila euro chi propaga idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

(6 febbraio 2006)

(Nella foto: Uno degli striscioni esposti all’Olimpico durante la partita del 29 gennaio scorso)

Doping, Bode Miller accusa Armstrong. "Prende strane pillole: è così facile barare"


Un’altra intervista choc della stella dello sci americano:
“Il medico gli porta le pillole e Lance le prende senza dire nulla”

Bode Miller accusa Armstrong
“Doping, si può sempre barare”

Poi si scaglia contro il campione di baseball Barry Bonds

di DANIELE SEMERARO

NEW YORK – “Se vuoi, oggi puoi barare: proprio come Armstrong o Bonds”. Lo sciatore Bode Miller torna a far parlare di sé, questa volta non per le imprese sulle piste innevate ma per l’ennesima intervista provocatoria. Oggetto della discussione, questa volta, il doping, in particolare nel mondo del ciclismo e del baseball. Miller, infatti, accusa pubblicamente il pluripremiato ciclista Lance Armstrong e Barry Bonds, stella del baseball dei San Francisco Giants.

In una lunga intervista col mensile “Rolling stone”, Miller si scaglia duramente contro Lance Armstrong (il texano, reduce da sette vittorie consecutive al Tour de France, si è ritirato l’anno scorso). Qualche mese fa, il quotidiano francese “L’Equipe” aveva affermato che il corridore risultò positivo all’Epo in alcuni controlli effettuati nel 1999. “Se si parla di consapevolezza del doping – accusa Miller – fai come Lance e quelli lì: ogni giorno il dottore gli dà una scatola di pillole, e loro non chiedono niente. Prendono le pillole, tutto qua”.

Lo sciatore non si ferma al ciclismo, ma spara a zero anche contro tutto il mondo del baseball americano: “In questo momento, se vuoi, puoi barare. Barry Bonds e tutti quegli altri stanno barando consapevolmente, ma hanno a disposizione tutte le scappatoie che vogliono”. L’immagine del passatempo nazionale statunitense era stata macchiata dallo scandalo legato alla Balco, la società californiana responsabile della produzione e commercializzazione del Thg, uno steroide sintetico. Le indagini federali, poi, avevano evidenziato un uso diffuso di sostanze illecite sui campi della Major League Baseball. Attualmente la Lege ha approvato un protocollo antidoping più rigoroso.

L’argomento doping era già stato affrontato da Miller a inizio stagione, quando aveva stupito tutti pronunciandosi a favore di una parziale liberalizzazione delle pratiche che, secondo il regolamento attuale, sono considerate illecite. Tra le esternazioni dello sciatore che più hanno fatto discutere figura anche una recente intervista alla trasmissione “60 minutes” della Cbs, nella quale il campione aveva ammesso di aver gareggiato ubriaco.

(27 gennaio 2006)

(Nella foto: Lo sciatore americano Bode Miller)

Le norme sulle droghe leggere inserite nel decreto Olimpiadi


Se approvata, la legge prevede pene da sei a vent’anni anche per
la detenzione di droghe leggere. Giovanardi: “Abbiamo posto la fiducia”

Legge sulla droga nel decreto Olimpiadi
L’Unione: “Faremo battaglia durissima”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Alcune norme del disegno di legge Fini sulle droghe leggere potrebbero entrare in vigore già nelle prossime settimane, inserite nel maxiemendamento del governo per assicurare la sicurezza alle Olimpiadi invernali di Torino. Come riferito dal ministro Giovanardi, il governo ha posto la fiducia.

Le novità. Se il decreto sarà approvato, potranno essere applicate pene da sei a vent’anni se si importa, esporta, riceve, acquista o detiene una sostanza stupefacente per uso non esclusivamente personale. Le quantità sono ancora da definire, ma (questo è uno dei temi più scottanti dello scontro politico) non vi sarà più alcuna distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere. Chi detiene un quantitativo inferiore, tabelle alla mano, per uso personale, potrà essere sottoposto a sanzioni amministrative, come la sospensione della patente di guida, del porto d’armi, del passaporto, del permesso di soggiorno per motivi turistici (o, nel caso di cittadino extracomunitario non lo otterrà mai). Nel maxiemendamento, inoltre, compaiono anche una serie di norme che incidono sul processo penale e di esecuzione di pena guardando alla funzione riabilitativa e al recupero di indagati, imputati o condannati come tossicodipendenti.

La protesta. “Un colpo di mano” per imporre una visione autoritaria: così ha commentato Rosi Bindi, deputata della Margherita, parlando di “norme poliziesche che affrontano il contrasto alle tossicodipendenze in modo assolutamente inadeguato e osteggiate dalla stragrande maggioranza degli operatori e delle comunità di recupero”. Dello stesso avviso il senatore Guido Calvi, capogruppo Ds in commissione Giustizia: “Questa legislatura è stata segnata soltanto da strappi istituzionali, ma pensare di concluderla con un voto di fiducia che inserisce in un decreto sulle Olimpiadi di Torino una nuova legge sulle droghe è davvero troppo”, mentre Giovanni Russo Spena, di Rifondazione, annuncia “una battaglia durissima” contro “una legge assurda”. Parole molto forti arrivano anche dal segretario di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti: “Quello che offende è che per ammiccare alla parte reazionaria dell’elettorato la Casa delle Libertà si permette di inserire in una legge che riguarda le Olimpiadi un provvedimento sulle droghe. Ci vorrebbe una ribellione etico-morale prima che politica su un episodio come questo”.

La difesa della legge. La difesa del governo è affidata ancora una volta al ministro Carlo Giovanardi, che parla di nuove norme contro la droga con l’obiettivo di salvarei tossicodipendenti e sgominare le bande di spacciatori: “Siamo partiti dal principio che un giovane tossicodipendente non può essere ammazzato – ha detto il ministro per i Rapporti col Parlamento – dandogli l’eroina fino a quando non muore. Sia ben chiaro che chi compra eroina sostenendo che sta rifornendo tutti gli amici della festa, difficilmente potrà farla franca, questo è spaccio. La nuova legge – conclude l’esponente dell’Udc – pone fine a una situazione di grande incertezza perché a oggi i tribunali hanno troppa discrezionalità nello stabilire se si tratta di spaccio oppure di consumo personale”.

Fortemente critici nei confronti del centrosinistra anche i Radicali: “Mentre nell’Unione ci dicono di non parlare di laicità – dice il segretario Daniele Capezzone – Fini e Giovanardi vogliono sbattere in galera i ragazzi per qualche spinello. È emergenza sociale: ma i vertici del centrosinistra cosa dicono?”.

(26 gennaio 2006)

Schumi: "Lasciare? Deciderò a metà della stagione. Se resto, in Ferrari"


“Voglio lottare per il titolo”. “Un mio passaggio alla Toyota?
Non mi risulta”. “Se continuo, al 99,9% resto con la Rossa”

Schumacher: “Il mio futuro?
A metà stagione deciderò”

E il ferrarista apre a Valentino Rossi: “Se vuole
può diventare un pilota di Formula Uno”

di DANIELE SEMERARO

MADONNA DI CAMPIGLIO (Trento) – A metà stagione Michael Schumacher deciderà se continuare ad essere un pilota di Formula 1. “Se sarà così di certo posso dirvi che al 99,9 per cento resterò in Ferrari”, ha detto, aggiungendo che parla di 99 per cento perché non vuole “nemmeno prendere in considerazione di ripetere una stagione come quella dello scorso anno. Non dico che voglio vincere, dico che voglio lottare per il titolo”.

Le prime indicazioni sullo sviluppo della nuova macchina, ha detto poi il pilota tedesco, “sono positive”. “Probabilmente gioca a nostro favore – ha spiegato – anche tutto il lavoro svolto lo scorso anno. Abbiamo fatto 90 mila chilometri di test senza raggiungere nulla, ma quel lavoro è servito. Quanto accaduto l’anno scorso ha dato una scossa a tutti. Abbiamo capito gli errori fatti e con Massa (suo compagno di scuderia, ndr) facciamo un bel mix di esperienza e gioventù”.

L’annuncio è arrivato alla prima conferenza stampa ufficiale della nuova stagione, a Madonna di Campiglio, dove il sette volte campione del mondo è apparso motivato e molto concentrato. Sulla possibilità di un passaggio, dalla prossima stagione, alla Toyota, il ferrarista ha smentito tutte le voci, anche quelle del suo manager Willy Weber: “Non so perché abbia detto certe cose, chiedetelo a lui. Dovessi ritirarmi non farei nulla nell’immediato ma mediterei sul mio futuro”.

Durante l’incontro, poi, Schumacher ha aggiunto che Valentino Rossi può diventare un pilota di Formula Uno: “Solo lui sa se vuole o meno accettare l’idea di fare l’esperienza necessaria. Dipende solo da lui – ha aggiunto – e credo che la Ferrari sarebbe felice di aiutarlo. Però Valentino sa che la parte più difficile di questo mestiere è il piccolo salto di qualità finale. Quell’extra in più che fa la differenza. Passare dalle due alle quattro ruote è possibile, molto difficile il contrario. Io, per esempio, ci ho provato e mi sono reso conto che non ce la farei a fare quello che fa lui. Valentino però ha talento e sensibilità, nei test ha dimostrato di sapersi migliorare costantemente”.

Chiusura calcistica. Alla domanda “Ha più chance di vincere il mondiale, la Ferrari o la nazionale tedesca?” (che egli stesso ha definito “un po’ scorretta”), Schumy ha ammesso di “avere più fiducia nella Ferrari”.

(12 gennaio 2006)

(Nella foto: Michael Schumacher)

Cassano dimagrisce, debutto vicino


La prima settimana dell’ex-romanista a Madrid è caratterizzata
da allenamenti e dieta differenziata: l’obiettivo è perdere altro peso

Cassano ha perso un chilo e mezzo
si avvicina il debutto nella Liga

di DANIELE SEMERARO

MADRID – L’inserimento di Antonio Cassano nel Real Madrid prosegue a ritmo serrato: il fantasista barese ha infatti già perso un chilo e mezzo e potrebbe debuttare con i Galacticos al Bernabeu domenica prossima (ultima giornata del girone d’andata del campionato spagnolo) nella partita contro il Siviglia.

Cassano, reduce da due settimane di inattività, sta seguendo un programma differenziato, tutto corsa, palestra e bicicletta, che dovrebbe riportarlo al peso forma entro pochi giorni. Durante il week-end il giocatore ha effettuato una doppia sessione di allenamento: 4 serie di corsa, all’85% della sua frequenza massima cardiaca, poi un’ora e mezza di pesi in palestra.

Secondo il preparatore atletico madridista e la dietologa brasiliana, Cassano deve dimagrire di almeno cinque chili in pochi giorni. E così, oltre agli allenamenti differenziati, sta seguendo una dieta a base di pollo e riso, con divieto assoluto di mangiare formaggi e dolci e di bere bevande gassate e alcoliche.

Ma l’ex romanista ha anche altri “problemi” da affrontare: sta infatti decidendo dove prendere casa. La scelta più accreditata è la ex-dimora di Arrigo Sacchi: è in città, come preferiscono il giocatore e la fidanzata Rosaria, e non è lontana dallo stadio Bernabeu.

(10 gennaio 2006)

(Nella foto: Antonio Cassano e il preparatore atletico Antonio Mello)

Cocaina, Bachini ancora nei guai. Era recidivo, rischia la radiazione


Il giocatore, trovato positivo nel 2004, venne squalificato
per un anno. Pescante: “I provvedimenti siano esemplari”

Cocaina, Bachini di nuovo positivo
adesso rischia la radiazione

Luigi De Canio, allenatore del Siena: “Mi sembra tutto
assurdo, speriamo di trovarci di fronte a un errore”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Il calciatore Jonathan Bachini è nuovamente risultato positivo all’antidoping per cocaina. Il centrocampista del Siena, che fu trovato positivo alla stessa sostanza già quando giocava nel Brescia ed è quindi recidivo, rischia una sanzione pesantissima, se non la radiazione.

Bachini, secondo quanto rende noto un comunicato del Coni, è risultato positivo per “methylecgonine, metabolita di cocaina”, al controllo ordinario a cui è stato sottoposto il 4 dicembre scorso, in occasione della partita del campionato di serie A Lazio-Siena.

La Federazione Medico Sportiva Italiana ha ricevuto e trasmesso al Coordinamento Antidoping del Coni il caso di registrata positività di Bachini, e a sua volta il Coni ha informato la Federazione, con cui ha proceduto all’abbinamento codice-atleta.

Il giocatore adesso rischia di chiudere la carriera. Quando fu trovato positivo alla stessa sostanza, nel settembre 2003, Bachini fu squalificato per nove mesi, pena poi aumentata a un anno dalla Caf.

Luigi De Canio, allenatore del Siena, appena ricevuta la notizia si è detto “molto sorpreso”: “Mi sembra tutto assurdo. Aspettiamo che si compia tutto l’iter del caso prima di condannare il giocatore. Speriamo di trovarci di fronte a un errore – ha aggiunto -: ho sempre puntato tantissimo su di lui. Sapevo che era difficile recuperarlo ad alti livelli dopo un anno di attività, ma ho sempre pensato che le sue motivazioni el asua qualità potessero essere un’arma vincente per noi. Ora questa nuova tegola, mi dispiace soprattutto per l’uomo”.

Sulla vicenda è intervenuto anche Mario Pescante, sottosegretario ai Beni Culturali con delega allo Sport: “È un doping molto specifico perché questa sostanza non è dopante ma è droga. Il fenomeno è preoccupante e incomprensibile. È accaduto a Maradona e ad altri. Non capisco: in un mondo così brillante e ricco sembra strano che ci siano forme di droga”. Pescante ha anche aggiunto che il numero delle positività “è alto per non preoccuparsi” e che ora “i provvedimenti devono essere esemplari”.

(9 gennaio 2006)

(Nella foto: Il centrocampista del Siena Jonathan Bachini)

Un’altra vittima alla Dakar. Muore il centauro Caldecott


Tragedia in Mauritania: il campione della Ktm è deceduto
dopo la caduta al chilometro 250 della nona tappa

Dakar, tragica caduta in Mauritania
muore l’australiano Caldecott

Dal 1979 il rally ha tolto la vita a 50 persone tra partecipanti, pubblico
e membri della carovana. L’anno scorso morirono Perez e Meoni

di DANIELE SEMERARO

KIFFA (Mauritania) – Ancora un morto alla Dakar: il pilota australiano Andy Caldecott, 41 anni, è deceduto durante la nona tappa del rally. La caduta mortale al chilometro 250 della prova tra Nouakchott e Kiffa (599 Km in totale), in Mauritania.

“La morte di Caldecott è stata istantanea ed è avvenuta per trauma cervicale – ha precisato il direttore della prova Etienne Lavigne -. La notizia del decesso è arrivata alle 11.57. Una ventina di minuti dopo un elicottero di soccorso si era già posato sul luogo dell’incidente. I medici, però, non hanno potuto far altro che constatare che il pilota era già morto. Rispetto all’edizione precedente – ha dichiarato Lavigne – abbiamo adottato delle misure di sicurezza: abbiamo imposto un limite di velocità e ridotto l’autonomia delle moto più leggere. Caldecott si trovava su un tratto molto rapido, ma era entro i limiti”. Lavigne ha anche annunciato di voler comunicare personalmente la notizia della sciagura ai piloti che raggiungeranno il traguardo di Kiffa: “È con loro – ha detto – che si prenderà una decisione sul prosieguo della gara”.

Al termine dell’ottava tappa, Caldecott era sesto in classifica a circa nove minuti dal leader, il francese David Casteu. La partecipazione all’edizione in corso del Rally Dakar non era nei suoi programmi, ma non si era tirato indietro quando, lo scorso mese, era stato chiamato a rimpiazzare lo spagnolo Jordi Duran, costretto a dare forfait per un infortunio.

Caldecott era iscritto al raid con il team Repsol-Redbull, e lo scorso anno era giunto al traguardo di Dakar chiudendo al sesto posto in classifica generale. Originario di Keith, nel sud-est dell’Australia, sposato e con un figlio, durante la scorsa edizione subì la frattura di una caviglia a causa di una caduta; nel 2004, invece, partecipò alla gara grazie ad una raccolta di fondi organizzata dai suoi concittadini. Tra i suoi trofei anche la vittoria, per quattro volte di seguito (dal 2000 al 2003), dell’Australian Safari.

Dal 1979, l’anno della prima edizione della Dakar, il raid ha tolto la vita a cinquanta persone tra partecipanti, pubblico e membri della carovana. Il centauro australiano è la ventitreesima vittima tra coloro che prendono parte alla gara. L’anno scorso morirono due grandi campioni del motociclismo internazionale: lo spagnolo Juan Manuel Perez e l’italiano Fabrizio Meoni.

(9 gennaio 2006)

(Nella foto: L’australiano Andy Caldecott)

Cassano al Real, ultimi dettagli. Attesa per l'annuncio ufficiale


Emissari spagnoli al centro di Trigoria per chiudere l’affare
È fatta, manca soltanto la comunicazione del trasferimento

Cassano al Real, ultimi dettagli
Attesa per l’annuncio ufficiale

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Il tormentone degli ultimi mesi potrebbe concludersi entro poche ore. È tutto pronto, infatti, per la firma definitiva che darà l’ok al trasferimento di Antonio Cassano dalla Roma al Real Madrid. Le parti si stanno incontrando in queste ore a Trigoria.

Il Real Madrid, secondo quando riferisce il quotidiano spagnolo “Marca”, dovrebbe versare nelle casse giallorosse cinque milioni di euro (a fronte degli otto inizialmente chiesti dalla Roma). Il talento barese avrebbe un contratto fino al 2011.

Che l’arrivo di Cassano al Real sia ormai certo è confermato dal fatto che si sbilancia anche il tecnico delle “merengues”, Juan Ramon Lopez Caro: “Se arriva dovrà mettersi al lavoro e con il suo contributo potrebbe rendere ancora più grande questo club. Se lo conosco come giocatore? So che ha fantasia, molta qualità e fiuto del gol. È un giocatore di categoria internazionale, che riunisce grandi doti”.

Non si sbilancia invece Luciano Spalletti. “Parlando col ragazzo ho avuto l’impressione che sia suo desiderio andare a fare nuove esperienze”, dice il tecnico giallorosso che non aggiunge altro perché “ancora in attesa” di ulteriori sviluppi.

(2 gennaio 2006)

(Nella foto: Antonio Cassano)

"Sono fascista ma non un razzista". Di Canio si difende dalle accuse


L’idolo della curva Nord ricorre contro la decisione del giudice sportivo
“Il saluto romano? Soltanto un gesto di appartenenza rivolto alla mia gente”

“Sono fascista ma non un razzista”
Di Canio si difende dalle accuse

BOLOGNA – “Sono un fascista, non un razzista”. Così Paolo Di Canio ha motivato il suo ricorso contro la decisione del giudice sportivo, che per il saluto fascista durante la partita Lazio-Juventus del 17 novembre scorso lo ha squalificato e condannato a una multa di diecimila euro. “Il saluto romano – continua l’attaccante laziale – lo faccio perché è un saluto da camerata a camerati, è rivolto alla mia gente. Con quel braccio teso non voglio incitare alla violenza, né tantomeno all’odio razziale”.

In un dotto e lungo ricorso d’urgenza, la Lazio ha chiesto non solo l’annullamento della squalifica, ma di riconoscere la legittimità e l’assoluta assenza di illeciti nel saluto romano, con la volontà di fare giurisprudenza, perché se qualcosa d’illecito c’è, sostiene l’avvocato, è la vigente normativa in tema di sanzioni sportive. Sarebbe, infatti, violato l’articolo 11 della Costituzione (quello che prevede il contraddittorio) perché il giudice sportivo decide “inaudita altera parte”, cioè senza che l’imputato venga sentito e possa spiegare la sua condotta. Un ricorso che, se accolto, modificherebbe il processo sportivo.

La difesa ha ricordato, inoltre, come la nostra Costituzione proibisca esplicitamente la ricostituzione del disciolto partito fascista, ma al contrario garantisca con chiarezza la libertà di manifestare pubblicamente il proprio pensiero. Secondo il ricorso, quindi, c’è reato di apologia di fascismo solo quando negli atti ci sia il fine di ricostruire il Pnf. Non sarebbe reato, dunque, il “semplice” saluto romano, che secondo Di Canio è solamente un segno di appartenenza e di esclusione di altri.

La difesa di Di Canio, che chiede l’annullamento della squalifica e della multa e di portare la questione alla Corte Federale, è stata affidata all’avvocato Gabriele Bordoni, figlio di un noto penalista nostalgico della romanità fascista e a sua volta esponente della destra radicale e sfegatato tifoso biancazzurro.

Ieri la Fifa aveva chiesto alla Federcalcio di acquisire il fascicolo dell’ufficio indagini per “stabilire in che misura il gesto ha violato il codice etico della Fifa stessa, entrato in vigore nel 2004, ma anche importanti regole disciplinari”.

Questo pomeriggio circa 500 ultras della Lazio hanno manifestato davanti alla sede della Figc di via Allegri. Con loro non c’è il calciatore biancazzurro, che in un primo momento aveva espresso il desiderio di essere presente insieme ai suoi tifosi: il suo legale, infatti, gli ha consigliato di non partecipare al sit-in.

(23 dicembre 2005)

(Nella foto: Il saluto romano alla fine della partita Lazio-Juventus del 17 dicembre scorso)

La vela entra negli atenei. "In regata con i nostri prototipi"


L’iniziativa, della facoltà di Architettura di “Roma Tre”, permetterà agli studenti di costruire interamente una barca e di gareggiare con le altre università

La vela entra negli atenei
“In regata con i nostri prototipi”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Dal prossimo anno potrebbe nascere una nuova gara tra gli atenei italiani e del Mediterraneo. Non stiamo parlando di una competizione su una materia prettamente di studio, ma su uno sport, la vela, che non ha mai trovato grande spazio all’interno delle università. Non solo, una competizione che unisce sport, appunto, alla tecnica ingegneristica e architettonica degli studenti. Il Laboratorio Plastici della facoltà di Architettura del terzo ateneo romano ha presentato oggi “Una barca a vela per Roma Tre”, l’iniziativa che si propone di far realizzare agli studenti una barca a vela di limitate dimensioni, con tecnologie accessibili e costi contenuti, facilmente trasportabile via terra e manovrabile in acqua. Il natante, della lunghezza di 4,30 metri, dovrà essere progettato e costruito in legno (che è un prodotto ecologico, facilmente lavorabile dagli studenti), con l’obiettivo finale di far gareggiare barche di diversi atenei in una regata.

“Il progetto è nato per caso – spiega Maurizio Ranzi, architetto, responsabile del Laboratorio Plastici -. Mi piace dare delle alternative agli studenti e inserire nella loro formazione la progettazione e la manualità. Credo sia importante, considerato che al giorno d’oggi nessuno lavora più con le mani e sembra che tutto sia più facile perché si usa il computer, e noi architetti subiamo molto l’influsso della virtualità”.

All’iniziativa, che è già alla fase della progettazione, partecipano una quarantina di studenti suddivisi in otto gruppi di lavoro. Una volta ultimati i progetti, una giuria di esperti sceglierà la barca fatta meglio, ma anche più competitiva, e una squadra di venti studenti, da gennaio, inizierà la realizzazione vera e propria. Il tutto sotto la guida esperta di Massimo Paperini, velista e progettista di barche, che coordina le diverse fasi di realizzazione e che ha anche stilato un regolamento preliminare. “Quella che proponiamo è una sfida nuova – ha detto Paperini – perché vogliamo costruire una barca competitiva di alto livello, andando così a far sviluppare nei ragazzi l’aspetto tecnico e anche quello sportivo”. Dello stesso avviso anche Mauro Pelaschier, skipper noto in tutto il mondo che ha partecipato numerose volte all’America’s Cup e che ha patrocinato l’iniziativa: “Credo che per noi uomini, soprattutto per i ragazzi e le ragazze di questa età, sia molto importante l’aspetto della sfida, perché crea degli obiettivi forti e, soprattutto, fornisce un risultato del modo in cui si è lavorato”.

“Dal prossimo anno accademico vorremmo organizzare una vera e propria regata interuniversitaria – continua ancora Ranzi – e abbiamo già avuto l’adesione di tanti atenei tra cui in primis Genova, ma anche Firenze e Napoli. Noi forniremo il regolamento come base sulla quale costruire la barca in modo che tutti potranno gareggiare con le stesse potenzialità, poi passeremo all’addestramento dell’equipaggio (che sarà formato da un ragazzo e una ragazza della stessa università) e poi organizzeremo la gara vera e propria. Il mio sogno – conclude – è quello di una regata del Mediterraneo nel quale poter sfidare altri importanti atenei come Barcellona, Marsiglia, Il Cairo, Tel Aviv, Istanbul”.

(2 dicembre 2005)

(Nella foto: il prototipo della barca)

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Il wrestling è la "nuova favola". Ma i bambini temono il bullismo


Secondo il rapporto Eurispes-Telefono Azzurro su infanzia e adolescenza un quarto dei bambini italiani non ha mai ascoltato fiabe dai genitori

Il wrestling è la “nuova favola”
ma i bambini temono il bullismo

di DANIELE SEMERARO

ROMA – I genitori italiani potrebbero non sentirsi più chiedere dai propri bambini “Papà, mi racconti una favola?” prima di andare a letto. Secondo il sesto rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Eurispes e di Telefono Azzurro, per molti bambini sta svanendo l’idea romantica dei genitori che raccontano loro le fiabe. Per un quarto degli intervistati, tra i sette e gli unidici anni, addirittura si tratta di un’esperienza familiare mai fatta; solo il 40%, invece, si è sentito raccontare “Cenerentola” o “Biancaneve” qualche volta, mentre il 30,9% di loro ammette di ascoltare favole più frequentemente.

Ad accompagnare, allora, la crescita dei bambini è sempre più la tv (di gran lunga preferita ai libri, ai fumetti e alla radio) e gli strumenti informatici. Un terzo dei bambini intervistati segue programmi televisivi o cartoni animati da 1 a 3 ore al giorno, mentre ben l’8,4% di loro la guarda oltre 5 ore. Il dato forse più allarmante è che oltre la metà dei bambini afferma di vedere programmi col bollino rosso, mentre solo il 21,6% lo fa in compagnia di un adulto. Tra i programmi più seguiti c’è sicuramente il wrestling, che entra talmente nell’immaginario dei più piccoli al punto di suscitare tentativi di emulazione: al 31,6% dei bambini, infatti, è capitato di lottare contro qualcuno “come al wrestling”.

Compagno di viaggio sempre più gettonato dell’adolescenza è poi il computer, insieme a Internet. Questi mezzi vengono solitamente utilizzati per giocare o scaricare musica e film. Ma non solo: la maggior parte degli intervistati utilizza la Rete per cercare informazioni relative ai propri interessi, e quasi il 50% di essi la utilizza per fini di studio. Anche il telefonino, ormai, entra nelle tasche della metà dei bambini: il servizio preferito rimane l’invio di sms.

Un altro dato purtroppo allarmante, che si collega, però, con la moda sempre più dilagante del wrestling, è quello che arriva dal bullismo: tre bambini su quattro, infatti, temono questo fenomeno e si difendono da esso. Il 42,3% degli intervistati fra i 7 e gli 11 anni dichiara di subire spesso brutti scherzi, il 39,6% provocazioni o prese in giro ripetute. Luoghi privilegiati per queste offese immotivate, la scuola e la strada. Di solito i bambini chiedono aiuto agli adulti, c’è anche chi però si aggrega al gruppo del bullo dominante e chi, invece, fa finta di nulla. Tra i soprusi più diffusi il furto di oggetti e di cibo.

(18 novembre 2005)

(Nella foto: I bambini di una scuola elementare di Roma acclamano il loro eroe del wrestling, Bobby Lashley)

Il Real Madrid pensa già al futuro. "Ancelotti è in pole position"


Intervista del Guerin Sportivo a Ernesto Bronzetti, consulente
del club spagnolo: “Probabile”. Sacchi: “Primo della lista”

Il Real Madrid pensa già al futuro
“Ancelotti è in pole position”

ROMA – Ernesto Bronzetti, agente Fifa e consulente italiano del Real Madrid, lancia Ancelotti: secondo il dirigente, dalla prossima stagione, Carlo Ancelotti potrebbe sedere sulla panchina delle merengues al posto di Wanderley Luxemburgo. “I conti su Luxemburgo – ha detto Bronzetti – li tireremo a fine stagione, decideranno i risultati. Nel caso non venisse riconfermato, Carlo sarebbe sicuramente il tecnico preferito per la sua sostituzione”. Il contratto dell’allenatore brasiliano, infatti, è in scadenza a giugno, e difficilmente sarà rinnovato.

Al tecnico del Milan starebbe puntando l’intero staff dirigenziale del Real, a cominciare dal presidente Florentino Perez. Ancelotti, che rimarrà, secondo le parole di Silvio Berlusconi, “sulla panchina del Milan fino al termine della stagione”, sarebbe stato segnalato proprio da Arrigo Sacchi, di cui è stato un allievo prediletto.

(5 ottobre 2005)

Nella foto: Carlo Ancelotti, tecnico del Milan