Gli attacchi informatici? Partono dagli Usa

Gli Stati Uniti generano, più di ogni altro paese del mondo, attività informatica considerata “maligna”. Lo rivela la consueta ricerca semestrale “Security Threat Report” pubblicata da Symantec.

Secondo i ricercatori, infatti, circa un terzo di tutti gli attacchi informatici della seconda metà del 2006 provenivano da macchine situate negli Stati Uniti, facendo così degli Usa un terreno fertile soprattutto per la crescita e lo sviluppo di spam, phishing e codici maligni. Proprio su questo terreno, l’America ha sorpassato velocemente Cina e Germania, dai quali partono rispettivamente il 10 e il 7 per cento degli attacchi.

Ma non è tutto, perché cresce anche l’attenzione (e la paura) nei confronti degli hacker. Tra i dati più allarmanti, infatti, figura il fatto che, sempre negli Stati Uniti, è possibile acquistare numeri “verificati” di carte di credito per un solo dollaro, mentre per 14 biglietti verdi è possibile comprare un’identità completa: nome, cognome, data di nascita, conto bancario e codice fiscale.

Il motivo? Semplice: gli Usa vincono anche la classifica dei “bot network activity”, cioè quell’attività maligna che parte da computer compromessi controllati remotamente, i cui padroni molto spesso non sanno niente.

Usa, tutti i lunedì mattina test anti-alcol nelle scuole

L’iniziativa del distretto scolastico del New Jersey: stanziati 120mila dollari
“Ogni anno muoiono più ragazzi per problemi legati all’alcol che soldati in Iraq”

Test delle urine il lunedì mattina
Scuole Usa contro l’alcolismo

Ma le associazioni per i diritti civili protestano: “Così si vìola la privacy”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Il lunedì mattina, per tutti gli studenti del mondo, è il giorno più odiato della settimana. I ragazzi del distretto scolastico del New Jersey, negli Stati Uniti, però, potrebbero temere il lunedì mattina anche per un altro motivo. Nelle scuole di tutto lo stato, Stato infatti, il lunedì verranno effettuati esami delle urine a campione per verificare se i ragazzi hanno fatto uso esagerato di bevande alcoliche (oltre i due bicchieri) durante il week-end.

La prima scuola che inizierà, già da lunedì prossimo, ad effettuare i test sarà la Pequannock Township High, 800 studenti. Poi seguiranno la Middletown High e tutte le altre. “Quello dell’alcolismo in età giovanile è un grosso problema negli Stati Uniti”, spiega il sovrintendente scolastico Larrie Reynolds, uno degli artefici della singolare iniziativa. “Basti pensare – continua – che ogni anno muoiono più ragazzi per problemi legati all’alcol che soldati in Iraq”. La stima, più che sconvolgente, basta a far capire la gravità della situazione.

Il test andrà a caccia dell’etil-glucuronide (EtG), che compare nel sangue e si ritrova nelle urine man mano che l’alcol bevuto scompare. Il costo di ogni controllo è di 20 dollari (l’equivalente di circa 15 euro), e per i prossimi tre anni le autorità locali hanno stanziato 120mila dollari, pari a seimila test. Niente paura, però: se le analisi dimostrassero la positività dell’allievo, questi non sarà sospeso o cacciato dalla scuola, anzi. “L’unica cosa che accadrà – spiega il sovrintendente – è che i genitori saranno informati e il ragazzo riceverà sostegno da parte di psicologi e medici”.

L’iniziativa potrebbe essere un importante deterrente per le migliaia ragazzi che spesso durante i party del sabato sera si ubriacano con birra e superalcolici. Non tutti, però, sono d’accordo con il test delle urine a scuola. In primis le associazioni che difendono i diritti civili, che parlano di palese violazione della privacy: “Quando si entra nella sfera della salute e delle cure mediche – spiega Deborah Jacobs, direttore esecutivo dell’American Civil Liberties Union – le autorità scolastiche non devono intervenire: la cosa deve rimanere tra genitori e figli”.

Non è la prima volta che il distretto scolastico del New Jersey adotta leggi così singolari. Già dal 2005, infatti, i ragazzi che hanno la patente e vanno a scuola in auto e coloro che partecipano agli sport o ad altre attività extracurriculari si sottopongono costantemente a test antidroga. La decisione venne presa, due anni fa, dopo la morte di un ragazzo per overdose.

(1 febbraio 2007)

Jfk rivivrà sul web con un maxi-archivio da un milione di dollari

Saranno necessari dieci anni di lavoro e 11 terabytes di spazio
Nel sito milioni di pagine di fotografie, documenti e appunti

John Kennedy rivivrà su internet
un archivio da un milione di dollari

di DANIELE SEMERARO

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NEW YORK – Il progetto è ambizioso e allo stesso tempo futuristico: conservare in modo permanente tutto il materiale presente negli archivi di John Fitzgerald Kennedy. Grazie a internet. Lo ha annunciato il senatore Edward M. Kennedy, che in collaborazione con la Kennedy Presidential Library e il National Archives and Records Administration sovraintenderà alla costruzione di un’intera biblioteca digitale. Un contenitore che raccoglierà l’intera collezione di carte, documenti, fotografie e registrazioni audio del presidente Kennedy, rendendoli così accessibili a i navigatori internet di tutto il mondo.

“Così – spiegano gli organizzatori – provvederemo a preservare nel tempo un’enorme quantità di documenti che riguardano Kennedy e daremo la possibilità a tutto il mondo di accedervi, anche grazie a una potente tecnologia di ricerca, e proteggeremo i dati in server che si trovano in diverse località geografiche (in modo da non perdere i dati in caso di disastro)”.

Ad aiutare il senatore Kennedy nell’impresa – tutt’altro che semplice – l’archivista Allen Weinstein e Joe Tucci, presidente dell’Emc Corporation, un’azienda che si occupa di trovare soluzioni informatiche per archiviare grandi quantità di dati. La Emc ha calcolato che per l’intero progetto saranno necessari oltre un milione di dollari tra infrastrutture hardware, software e supporto tecnico. I server ospiteranno oltre 11 terabytes di materiale (pari a oltre 11mila gigabytes).

Il progetto prevede di digitalizzare, indicizzare e archiviare milioni di documenti presidenziali, fotografie, registrazioni audio e video in un’enorme biblioteca virtuale. I numeri parlano chiaro: più di 8,4 milioni di pagine tra documenti e appunti, oltre 40 milioni di pagine tra lettere e documenti redatti da addetti stampa e portavoce, 400mila fotografie, 9mila ore di registrazioni audio, 2,2 chilometri di pellicola cinematografica per un totale di 1.200 ore di registrazioni video. Si tratta della prima iniziativa del genere: per metter su l’intero archivio serviranno più di dieci anni di lavoro.

Tra i tanti documenti figurano moltissime carte che hanno fatto la storia degli Stati Uniti, dalla lotta per i diritti civili al conflitto con l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda, dagli sforzi per portare l’uomo sulla Luna e per riportarlo sulla terra sano e salvo alla prevenzione dell’olocausto nucleare durante la crisi missilistica con Cuba e l’importante apporto che la first lady Jaqueline Kennedy ha dato all’arte e alla cultura americana.

(14 giugno 2006)

(Nella foto: John Fitzgerald Kennedy)

È allarme negli Stati Uniti: arriva Alberto

A Cuba, dove piove a dirotto da giorni, evacuate 25mila persone
Venti a 85 km/h. Si abbatterà sulla cosa ovest della Florida

Usa in allerta per l’arrivo di Alberto
il primo uragano della stagione

di DANIELE SEMERARO

WASHINGTON – Buona parte della Costa ovest della Florida in preallerta, venticinquemila persone evacuate a Cuba. Sono le prime conseguenze dell’arrivo nella regione di Alberto, la prima tempesta tropicale della stagione degli uragani 2006.

Alberto, che ha già rovesciato su Cuba piogge torrenziali, si trova a circa 500 chilometri a ovest delle Key West, all’estermità sud della Florida. La tempesta viaggia con venti che soffiano a circa 85 chilometri all’ora.

A Cuba venticinquemila persone sono state evacuate nella zona di Pinar del Rio, e sono stati interrotti tutti i collegamenti aerei e navali. La tempesta è stata preceduta da quindici giorni quasi ininterrotti di piogge, a causa delle quali almeno due persone hanno perso la vita. Nell’isola sono stati registrati anche numerosi allagamenti e smottamenti del terreno.

“Per adesso – spiega Ron Goodman, un meteorologo del Centro nazionale Usa per gli uragani – Alberto non dovrebbe acquisire una forza maggiore, perché è poco organizzato. Tende, anzi, a disgregarsi”.

La stagione atlantica degli uragani va dal primo giugno al 30 novembre. L’anno scorso è stata la più intensa di tutti i tempi, con 28 tempeste tropicali, di cui 15 divenute uragani. Katrina, il più distruttivo, fece quasi duemila morti tra Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida, devastando, tra l’altro, la città di New Orleans.

(12 giugno 2006)

(Nella foto: Numerose le città allagate sull’isola di Cuba)

Usa, centinaia di scarpe per ricordare le vittime della guerra in Iraq


Centinaia di paia di scarpe sono allineate sul National Mall (il grande prato situato al centro di Washington) per simboleggiare le vittime civili e militari che hanno perso la vita in Iraq dall’inizio della guerra nel 2003

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Duke University, arrestati due atleti per stupro di una giovane nera

I due ventenni colpevoli di violenze su una spogliarellista di colore
Da sempre gli studenti bianchi sono malvisti dalla popolazione nera

Duke University, arrestati 2 atleti
hanno stuprato una ragazza nera

di DANIELE SEMERARO

WASHINGTON – Due atleti bianchi della Duke University, i ventenni Reade Seligmann e Collin Finnerty, sono stati arrestati oggi, incriminati da un gran giurì, con l’accusa di aver “rapito e stuprato” una spogliarellista nera nel corso di una festa organizzata per un team sportivo della prestigiosa università. La ragazza ha denunciato di essere stata violentata in un bagno dell’abitazione da almeno tre studenti bianchi che, durante lo stupro, avrebbero anche sibilato insulti razziali.

Gli inquirenti hanno prelevato campioni di Dna da tutti e 46 gli atleti bianchi (ignorando, così, l’unico nero) della squadra di Lacrosse, favorita alla vittoria del campionato e ora sospesa in attesa che la vicenda sia chiarita. I test, però, in un primo momento non avevano incriminato nessuno. L’accusa, in tutti i casi, è riuscita ad ottenere da un gran giurì l’incriminazione dei due atleti.

“Due innocenti sono finiti oggi in prigione per un crimine che non hanno commesso”, ha commentato il loro legale. Durante tutta la fase delle indagini, Seligmann e Finnerty si sono sempre difesi accusando la spogliarellista di avere inventato l’intera vicenda.

L’incidente, dalle forti connotazioni razziali, ha toccato un nervo scoperto nella città di Durham, nel Nord Carolina, dove gli studenti bianchi della Duke University sono malvisti dalla popolazione nera. Questo episodio ha riacceso focolai di tensioni razziali all’interno del prestigioso ateneo.

(18 aprile 2006)

Ancora immagini da Abu Ghraib: torture e un prigioniero ucciso

Le foto, terribili, sono state diffuse ieri dalla televisione pubblica di Canberra
Mostrano ulteriormente le sevizie e gli abusi dei carcerieri Usa sui detenuti iracheni

Nuove immagini-choc su Abu Ghraib
trasmesse dalla tv australiana

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Dopo averne anticipate alcune, la televisione pubblica australiana Sbs ha mandato in onda oggi una serie di fotografie inedite (la provenienza non è stata rivelata) che documentano ulteriormente le sevizie e gli abusi ai quali sono stati sottoposti, dai loro carcerieri americani, gli iracheni detenuti nel carcere di Abu Ghraib, alla periferia di Baghdad.

“Queste sono le foto che il governo degli Stati Uniti non vuole voi vediate” ha detto l’annunciatore dell’emittente durante il programma “Dateline”, all’interno del quale sono state trasmesse le immagini. Poco prima aveva avvertito gli spettatori che quanto stavano per vedere sarebbe potuto risultare ai loro occhi “repellente, sconveniente, sconvolgente”.

In rapida sequenza, infatti, sul video compaiono un uomo con la gola praticamente squarciata da un vistoso sfregio, un altro con vaste e gravi lesioni alla testa, insanguinato da capo a piedi e disteso su una barella. Un terzo ricoperto da quelli che sembrano senza dubbio escrementi. Alcuni iracheni, inoltre, come documentato anche nelle immagini del 2004, appaiono terrorizzati da cani che fanno l’atto di azzannarli. Altri sono ritratti completamente ustionati.

Le foto diffuse dalla Sbs mostrano, per di più, alcuni dei soldati-guardiani già coinvolti nella vicenda e puniti dai giudici, a cominciare dalla soldatessa Lynndie England, che all’epoca dei fatti era incinta e partecipava agli abusi insieme al suo partner. Stando all’emittente sarebbero state escluse le immagini che la ritraggono impegnata in atti sessuali.

Le immagini fanno parte di un gruppo composto da oltre cento fotografie e quattro video girati nel carcere a pochi chilometri da Bagdad e poi consegnate alla divisione per le indagini criminali dell’esercito americana. La loro pubblicazione sulla rete televisiva Sbs è stata autorizzata da un giudice di New York su richiesta del gruppo American Civil Liberties Union. “Le foto devono essere pubblicate – ha commentato Amrit Singh, uno dei legali dell’associazione – cosicché la gente possa farsi un’idea di quello che è successo ad Abu Ghraib”.

(15 febbraio 2006)

New York, fa il solitario in ufficio: licenziato dal sindaco Bloomberg


Un dipendente del Comune è stato cacciato dal sindaco Bloomberg
che lo aveva sorpreso, in un momento di pausa, a “perdere tempo”

Licenziato perché giocava a “Solitario”
New York, sindaco contro le distrazioni

Edward Greenwood IX è diventato il simbolo di un’ingiustizia arbitraria
E nella Grande Mela da giorni non si parla d’altro

di DANIELE SEMERARO

NEW YORK – Il sindaco di New York, Michael Bloomberg non ammette distrazioni sul lavoro. Tant’è vero che ha licenziato un dipendente del Comune, sorpreso a giocare a “Solitario”.

Il primo cittadino repubblicano si trovava, infatti, a fare un giro di saluto e ringraziamento ai propri dipendenti. Al suo seguito, come sempre, numerosi giornalisti e fotografi. Nello stesso momento, Edward Greenwood, dipendente dell’Ufficio Studi Legislativi, si stava prendendo una (meritata, probabilmente) pausa dal lavoro. Utilizzando il proprio computer per giocare a “Solitario”.

Proprio in quell’istante, il sindaco si è avvicinato alla sua scrivania, ed Edward si è alzato per stringergli la mano. Uno dei fotografi ha scattato la foto, ma il risultato dell’immagine non è stato quello previsto: proprio dietro i due, infatti, c’era in bella vista il computer del dipendente, con la schermata aperta sul gioco elettronico.

“Mi ci sono messo solo durante la mia ora di pausa pranzo, avevo bisogno di staccare un attimo”, si è difeso l’impiegato, ma il sindaco non ha avuto pietà e lo ha licenziato: “I computer del Comune non possono essere utilizzati a scopo ricreativo o privato”, ha motivato Bloomberg.

Greenwood, che lavorava in quello stesso ufficio da sei anni e guadagnava 27 mila dollari l’anno, ha spiegato: “Non sono l’unico che, ogni tanto, si concede qualche distrazione. Mica ci stavo da tante ore davanti al gioco di carte… ero pieno di cose da fare e dopo una mattinata di duro lavoro, invece di andarmi a prendere un caffè, ho fatto una breve partita. Che male c’è?”.

Ma il sindaco è rimasto sulla sua posizione: “Mi aspetto che tutti i dipendenti di questa città lavorino duro – ha aggiunto – e non c’è niente di male a prendersi una pausa. Ma durante l’orario di lavoro questo non è il giusto comportamento da attuare alla propria scrivania”.

Intanto tra i numerosi dipendenti degli uffici della Grande Mela da alcuni giorni non si parla d’altro: sembra infatti che Edward IX sia diventato il simbolo di un’ingiustizia arbitraria, un uomo messo alla porta per aver fatto quello che milioni di altri impiegati fanno tutti i giorni.

Ma non è tutto, c’è un altro caso curioso attorno al malcapitato cittadino, il chiamarsi IX, “nono”, e cioè che da nove generazioni i Greenwood abbiano mostrato attaccamento al nome Edward: “Il primo della serie fu Edouard Boisvert, che emigrò dalla Francia nel Quebec canadese nel 1654 – ha spiegato l’uomo ai numerosi giornalisti che, in questi giorni, sono andati a trovarlo -. Un secolo dopo venne Edouard V che si trasferì in Massachussetts. Edward VI ebbe nove figli, Edward VII era un marinaio nella Seconda Guerra Mondiale, Edward VIII, mio padre, è andato in pensione dalle ferrovie ed è un musicista bluegrass. Poi ci sono io – aggiunge disorientato ai giornalisti, sperando che raccontando la sua storia possa almeno ricevere compassione dai propri concittadini – che oltre all’esperienza in Comune ho anche il diploma d’infermere, di meccanico di aerei e sono stato autista delle autolinee Greyhound. E poi, ovviamente, c’è mio figlio di tre anni. Indovinate come si chiama? Edward Decimo”.

(11 febbraio 2006)

(Nella foto: Il gioco per computer “Solitario”)

Boom dell'italiano a scuola. Usa, lo studiano in 60mila

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Oltre 60mila gli studenti di italiano. “America oggi” lancia il quotidiano in classe, e i ragazzi potranno costruire i loro giornali su “La Fragola”

Usa, lingua italiana superstar
“Fa concorrenza allo Spagnolo”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – La famosa frase “Italiani: mafia, pizza e mandolino” (da pronunciare rigorosamente con accento newyorkese) con la quale spesso, all’estero, siamo simpaticamente apostrofati potrebbe presto sparire. Almeno dal pensiero comune degli statunitensi. Secondo i dati forniti dal consolato italiano a New York, infatti, sembra che negli ultimi anni ci sia stato un vero e proprio boom non solo verso la nostra cultura, la nostra storia, il nostro stile di vita. Ma anche verso la nostra lingua, che ha raggiunto vette decisamente inaspettate: si calcola, infatti, che l’Italiano, come lingua straniera studiata nei college e nelle high school, stia facendo concorrenza addirittura allo Spagnolo.
E all’interno di questo trend positivo si colloca anche la decisione di distribuire “America Oggi”, il primo quotidiano in lingua italiana prodotto e stampato negli Stati Uniti, a tutti gli studenti delle classi di scuola superiore che studiano l’Italiano. In modo da creare, anche tramite internet, un ponte diretto con gli studenti del nostro Paese. Ma andiamo con ordine.

La diffusione dell’Italiano in Usa. L’interesse che ruota intorno alla nostra lingua negli Stati Uniti ha subito una crescita esponenziale, soprattutto negli ultimi cinque anni. L’Italiano, infatti, si sta espandendo non solo come lingua veicolare, ma anche in termini di qualità degli studi letterari. Secondo una recente stima, il numero dei ragazzi americani che studia la nostra lingua a scuola è cresciuto fino a superare quota sessantamila. Trentamila nei soli stati di New York e Connecticut. E in generale c’è da aggiungere che mostre, proiezioni di film e iniziative culturali, ospitati all’interno di grandi musei, biblioteche e centri studi italiani negli Stati Uniti sono sempre molto seguiti (per non dire gremiti) da parte del pubblico Usa.

L'”Ap”. Il vero salto in avanti, spiega Alfio Russo, capo dirigente scolastico presso il Consolato italiano di New York, è avvenuto “dal settembre scorso, da quando l’Italiano è passato da semplice lingua curriculare a vera e propria lingua straniera annoverata tra quelle che negli Usa contano” (Spagnolo, Francese, Latino). Tramite un accordo, infatti, l’Italiano è entrato a far parte delle lingue dell'”Ap”, l’Advanced Placement Program. Si tratta di un programma per cui gli studenti dell’ultimo anno del liceo che frequentano le classi di italiano, se si iscrivono all’università a una facoltà in cui la nostra lingua straniera è tra gli insegnamenti curriculari, possono ottenere dei forti sconti, sia in termini di carico di lavoro (si saltano i corsi elementari e si passa direttamente a quelli avanzati) che economici (si acquisiscono in partenza già 15 crediti – ogni credito, nel sistema universitario Usa, costa circa 1500 dollari). “E così per la prima volta – continua Alfio Russo – quest’anno si svolgerà l’esame italiano dell”Ap’, e nei prossimi anni prevediamo un’ulteriore notevole crescita della diffusione e dello studio della lingua italiana tra gli americani; anzi, molto probabilmente ci sarà un afflusso talmente alto di studenti che probabilmente gli insegnanti madrelingua non basteranno”.

La testimonianza di una professoressa. “I miei studenti di terzo livello (quello intermedio, ndr) studiano molto vocabolario e molta grammatica”, racconta Maria Beatrice Morgese, insegnante della North Rockland High School Annex di Thiells, un centro in provincia di New York. “Ovviamente in classe non parliamo solo di verbi e pronomi – continua – ma i miei ragazzi sono anche molto interessati alla cultura italiana, alla letteratura, al cinema. E la cosa entusiasmante è che la maggior parte di loro ha l’intenzione di continuare gli studi di italiano anche all’università”.

“America Oggi” nelle scuole. “America Oggi”, lo dicevamo, è il primo quotidiano in lingua italiana pubblicato negli Stati Uniti. Collegato con “Repubblica” (che infatti negli Usa viene distribuita insieme ad “America Oggi”), stampa 30-35mila copie. Dall’inizio di gennaio, in collaborazione con lo Iace (Italian American Committeee on Education), il quotidiano viene distribuito in circa settanta licei dove si studia l’Italiano. “Abbiamo fatto una grande indagine sulle high school dove s’insegna la nostra lingua – spiega il giornalista di “America Oggi” Domenico Delli Carpini – e abbiamo deciso di offrire gratuitamente il quotidiano in classe sia per promuovere il nostro idioma e la nostra cultura nelle scuole americane, soprattutto dove questa si studia in modo approfondito, ma anche per offrire un materiale di lavoro pratico agli insegnanti e agli studenti, che, oltre ad informarsi su tutto ciò che accade in Italia e nella comunità italoamericana, hanno anche l’opportunità di rielaborare gli articoli e cimentarsi nel giornalismo: abbiamo infatti suggerito agli insegnanti di segnalarci i loro studenti migliori; questi ultimi, se vorranno, potranno scrivere, a cadenza fissa, sulle pagine di America Oggi”.
Ma non è tutto: su “La Fragola” (il sito di Repubblica e Kataweb dove gli studenti di cinquemila scuole italiane costruiscono il proprio quotidiano online) apriremo una sezione italoamericana, in modo che i ragazzi statunitensi potranno pubblicare i loro lavori e dialogare con i coetanei nel nostro Paese.

(1 febbraio 2006)

(Nella foto: Uno scorcio di Little Italy, il quartiere di New York con la maggiore concentrazione di italoamericani)

Fossett tenta una nuova impresa: il volo non-stop più lungo del mondo


Il miliardario americano proverà a battere il record col suo
ultraleggero: una trasvolata di oltre 44 mila chilometri in 80 ore

Fossett tenta una nuova impresa
il volo no-stop più lungo del mondo

di DANIELE SEMERARO

WASHINGTON – Il miliardario americano Steve Fossett si prepara a un’altra grande sfida. Alla fine del mese, al massimo a inizio febbraio, cercherà di effettuare il volo aereo non-stop più lungo del mondo, cercando, così, di battere il record del 1986 attribuito Dick Rutan e Jeanne Yeager.

La tabella di marcia dell’impresa, che partirà dal Kennedy Space Center, è di tutto rispetto: prevede, infatti, non solo di sorvolare il globo, ma di attraversare l’Oceano Atlantico una seconda volta e toccare terra (dopo circa 80 ore e oltre 41800 chilometri) al Kent International Airport, vicino Londra.

“È solo una sfida – ha dichiarato Fossett -, voglio fare qualcosa che non è stata ancora mai fatta, voglio andare più lontano di qualunque altro”. Il volo sarà effettuato sull’aereo denominato “GlobalFlyer”, di proprietà della Virgin Atlantic di Richard Branson, un velivolo con un’eccezionale apertura alare e un corpo leggerissimo, tanto da non poter atterrare senza dei paracadute che lo fermino. L’aereo è spinto da un singolo motore.

“Lo Smithsonian National Air and Space Museum (uno dei più importanti museo del mondo di aeronautica, che si trova in pieno centro a Washington, ndr) – ha spiegato il miliardario – ha chiesto di poter avere il mio aereo, e io non vedo l’ora che sia esposto lì. Ma prima devo farlo volare al massimo delle sue capacità”.

Il giorno di partenza dell’impresa dal centro spaziale Kennedy sarà determinato dalle condizioni atmosferiche. L’aereo deve però partire per forza entro la fine di febbraio, quando le temperature in Florida assicurano che l’aria è abbastanza densa affinché il GlobalFlyer e il suo pesante carico di carburante possano staccarsi da terra. “C’è solo un problema ancora da risolvere, quello della perdita eccessiva di carburante quando l’aereo supera una certa altezza”, ha spiegato Fossett, ricordando come questo problema gli abbia fatto fallire un precedente tentativo di battere il record: “L’anno scorso quando ho fatto salire il GlobalFlyer a oltre 14mila metri di altezza, ho perso più di 1360 kg di cherosene. Ma non pensiamo ad altro, stiamo cercando di risolvere una volta per tutte il problema”, ha aggiunto.

Fossett non è nuovo a questo tipo di iniziative: tra le imprese più importanti ci sono il giro nel mondo in aereo in ottanta ore, il giro del mondo in mongolfiera e la circumnavigazione del globo in catamarano.

(13 gennaio 2006)

(Nella foto: Steve Fossett e, sullo sfondo, il GlobalFlyer)

Nazismo, espulso "Ivan il terribile". "Ha mentito per ottenere il visto"


John Demjanjuk, pensionato ucraino di 85 anni, via dagli Usa
È accusato di aver ricoperto il ruolo di carceriere nei lager

Nazismo, espulso ‘Ivan il terribile’
“Ha mentito per ottenere il visto”

di DANIELE SEMERARO

WASHINGTON – John Demjanjuk, immigrato ucraino di 85 anni, meglio conosciuto per la sua presunta ferocia come “Ivan il terribile”, sarà espulso dagli Stati Uniti con l’accusa di aver ricoperto il ruolo di guardia in due campi di concentramento nazisti in Polonia durante la seconda guerra mondiale. Lo ha deciso il giudice federale dell’immigrazione Michael Creppy.

Demjanjuk, da tutti conosciuto come un tranquillo pensionato residente a Cleveland, in Ohio, è stato riconosciuto colpevole di aver dissimulato il proprio passato allo scopo di entrare negli Stati Uniti.

La vicenda va avanti ormai da oltre trent’anni: “Ivan il terribile”, infatti, è stato più volte accusato dai dipartimenti Usa della Giustizia e della Sicurezza nazionale di “aver preso parte a persecuzioni naziste nella veste di guardia delle Ss nei lager di Sobibor, Majdanek e Flossenburg” e di aver inoltre “mentito sulle sue attività in tempo di guerra e sui luoghi di residenza quando, nel 1952, chiese un visto d’ingresso negli Stati Uniti”.

Demjanjuk, così, fu espulso una prima volta e mandato in Israele, dove fu processato e condannato a morte per crimini nazisti. L’accusa, pesantissima: aver lavorato ed essersi dedicato, in modo attivo, allo sterminio dei cittadini di religione ebraica della Polonia allora occupata dai nazisti. Poi, nel 1993, grazie ad alcuni elementi provenienti dall’ex Unione Sovietica, e in particolare alle testimonianze di alcuni sopravvissuti dei campi di sterminio, la Corte Suprema israeliana decise di rilasciare l’ex guardia nazista. L’uomo, così, rientrò negli Stati Uniti, dove riacquistò la cittadinanza perduta nel 1981.

Nel 2002, infine, sono arrivate nuove prove a suo carico, tra cui una carta d’identità originale del campo di concentramento nazista di Treblinka, in Polonia. Demjanjuk ha comunque sempre negato di aver lavorato come guardia nei lager. Ora l’uomo potrà appellarsi all’ordine di espulsione entro 30 giorni.

(29 dicembre 2005)

(Nella foto: Demjanjuk in una foto del 1993)

Ecco la scuola del "no contact". Usa, linea dura contro baci e risse


Singolare decisione in una scuola media di Los Angeles: gli studenti evitino ogni contatto fisico. Sarà vietato addirittura tenersi per mano

Ecco la scuola del “no contact”
Usa, linea dura contro baci e risse

di DANIELE SEMERARO

LOS ANGELES – Darsi la mano o, nel peggiore dei casi, un bacio appassionato può costare molto caro. Almeno in una scuola media di Culver City, quartiere di Los Angeles, dove da oggi effusioni in pubblico o scazzottate sono garanzia di richiami e convocazione dei genitori nell’ufficio del preside. La regola numero uno che gli studenti dovranno imparare appena entrati nella scuola, infatti, è il “no contact”: vietati tutti i tipi di contatti tra ragazzi.

La decisione, spiega il Consiglio d’Istituto, è stata presa per cercare di tenere sotto controllo gli oltre 1700 studenti della scuola ed impedire risse o effusioni troppo spinte. In questo modo preside e docenti hanno scelto una strada per obbligare i ragazzi a vivere in una sorta di “bolla virtuale”, facendogli mantenere le distanze l’uno dall’altro. I risultati? Per adesso sono difficili da valutare.

A detta di molti educatori questa politica insegna agli studenti qual è – e quale non è – il comportamento adeguato da tenere a scuola, il che è molto importante proprio durante l’età dell’adolescenza. “Un comportamento accettato al cinema o al centro commerciale – spiegano gli educatori – può non essere adeguato per una scuola, luogo privilegiato di studio e educazione”.

Il preside, Jerry Kosh, si trova in prima linea nella convinzione dell’importanza di questa regola: “Il numero delle sospensioni legate a risse o a molestie sessuali è drasticamente calato nella scuola da quando esiste la regola ‘no contact'”, anche se molti genitori sostengono che i ragazzi hanno solo cambiato le proprie abitudini: invece di pestarsi a scuola, rivelano, aspettano di uscire e si prendono a botte all’esterno.

E loro, i ragazzi, si arrangiano come possono: Matthew e la fidanzatina Stephanie da oggi in poi sono molto prudenti nel girare mano nella mano nel campus. Per Rachel, un’altra studentessa, la regola c’è ma è difficilmente applicata: “Se la infrangiamo riceviamo prima alcuni avvertimenti – spiega – e solo nei casi più gravi vengono convocati i genitori”. Lo conferma anche il vicepreside Hiram Celis: “Se sono in giro e vedo un comportamento inappropriato prima lo faccio presente ai ragazzi stessi, affinché loro capiscano che un gesto intimo come darsi la mano può portare a situazioni ben più intime”. “Si fa presto – gli fa eco il preside Kosh -: prima si danno la mano e poi li vedi sul prato a sbaciucchiarsi”.

Il caso della Culver City Middle School non è l’unico negli Usa. Altre scuole in Oregon e Texas, infatti, stanno attivando regole restrittive nei confronti dei contatti umani.

Tra i più restii alla regola è Michael Carr, portavoce dell’Associazione Nazionale Usa che riunisce i presidi delle scuole superiori: “Se i ragazzi si tengono per mano e non lo possono fare all’interno degli edifici scolastici, lo faranno quando escono e quindi il problema non è assolutamente risolto. Bisogna invece insegnare ai ragazzi quali sono i comportamenti appropriati e quali no, in modo tale che quando sono davanti a una scelta riescano a prendere quella giusta”. I dubbi sulla linea dura serpeggiano anche tra i docenti che dovrebbero applicarla. Claudette DuBois, insegnante di studi sociali, confessa di essere permissiva nei confronti della mano nella mano. “Baciarsi dietro un albero è qualcosa che esisterà sempre – spiega -. L’importante è vietare ogni modalità inappropriata di toccarsi”.

(27 dicembre 2005)

"Chi insulta i prof rischia caro". Pioggia di multe in due licei Usa


Singolare decisione in Connecticut: ufficiali di polizia presenti nell’edificio
per dare sanzioni ai ragazzi più indisciplinati. La preside: “Funziona”

“Chi insulta i prof rischia caro”
Pioggia di multe in due licei Usa

di DANIELE SEMERARO

NEW YORK – Tempi duri, almeno negli Stati Uniti, per gli studenti che a scuola non rispettano le elementari regole di comportamento. Due istituti del Connecticut hanno infatti da poco approvato un nuovo regolamento che terrà i ragazzi sull’attenti, nei confronti del loro linguaggio ma soprattutto del loro portafoglio.

Per combattere volgarità e parolacce diretti al personale docente e amministrativo della scuola, infatti, da alcune settimane alla Bulkeley High School e alla Hartford Public High School gli studenti che non si comporteranno bene riceveranno delle vere e proprie multe.

“La nuova legge prevede che alcuni ufficiali di polizia stazionino all’interno dell’edificio scolastico – spiega Miriam Morales-Taylor, preside della Bulkeley High School di Hartford, Connecticut, 1600 studenti – stacchino delle vere e proprie multe ai ragazzi che non si comportano correttamente”. La sanzione arriverà sotto forma di un ticket precompilato dal valore di 103 dollari, del tutto simile a quello già usato negli Stati Uniti per l’eccesso di velocità. Chi non pagherà il dovuto entro i termini previsti dalla legge sarà citato in giudizio e dovrà apparire davanti a un tribunale.

“Abbiamo preso questa decisione – aggiunge Morales-Taylor – dopo diversi gravi episodi ai danni dei nostri professori. Ora abbiamo bisogno di raggiungere un po’ di tranquillità, e certamente lo faremo tramite il linguaggio corretto e il giusto comportamento nei confronti dei docenti. Le multe saranno applicate – tranquillizza comunque la preside – solo nei casi estremi, quando cioè i ragazzi si rivalgono con toni eccessivamente duri o volgari nei confronti del personale”.

Da quando la nuova legge è entrata in vigore, da metà novembre, sono già state applicate venti multe, e sembra che gli episodi di comportamento scorretto stiano scendendo a dismisura, “segnale che dover pagare 103 dollari è un buon deterrente. Proprio questo pomeriggio – spiega ancora la preside – un ragazzi è venuto nel mio ufficio dopo aver ricevuto un ticket, ha chiesto scusa e ha promesso che non avrebbe più detto parolacce”.

(16 dicembre 2005)

(Nella foto: L’esterno della Hartford Public High School)

"Colazioni gratuite o scontatissime". Scommessa contro fame e obesità


Con lo stomaco vuoto o inutilmente appesantito è difficile studiare: nelle scuole nasce un programma alimentare che aiuta gli studenti a nutrirsi bene

“Colazioni gratuite o scontatissime”
Scommessa contro fame e obesità

di DANIELE SEMERARO

WASHINGTON (Stati Uniti) – Sempre più studenti d’oltreoceano si avvalgono del “School Breakfast Program”, il programma alimentare che prevede di offrire colazioni gratuite o a prezzi scontatissimi (in media 30 centesimi di dollaro) da consumarsi all’interno delle scuole prima dell’inizio delle lezioni.

“Nessun ragazzo dovrebbe iniziare le lezioni affamato – spiega James Weill, presidente del “Food Research and Action Center” -. Con lo stomaco vuoto è molto difficile studiare ed apprendere. Stessa situazione se si mangia troppo e male. Offrire ai ragazzi una colazione nutrizionalmente corretta li aiuta a raggiungere gli obiettivi scolastici e a comportarsi meglio, migliora la loro salute e dà loro la possibilità di sottrarsi dalla sempre più dilagante obesità”.

Il programma alimentare, patrocinato dal Dipartimento statunitense per l’Agricoltura, raggiunge secondo le ultime stime due studenti su cinque tra coloro che hanno bisogno di una corretta alimentazione, ed è attuato all’interno di numerosissime scuole primarie e secondarie del Paese. Non esiste una legge nazionale che impone alle scuole di fornire la colazione ai propri studenti, ma centinaia di istituti, soprattutto quelli frequentati da ragazzi provenienti da fasce sociali medio-basse, hanno attuato questa politica.

Nel New Jersey, invece, questa iniziativa si è trasformata in una vera e propria legge, che impone alle scuole di offrire la colazione se almeno il 20% degli studenti s’iscrive al programma alimentare. E proprio il New Jersey ha avuto la crescita maggiore di adesioni: +39%, con 114mila ragazzi in più solo nell’ultimo anno.

In generale negli Stati Uniti nell’anno scolastico 2004-2005, ben sette milioni e mezzo di studenti hanno usufruito del pasto gratuito o a prezzo scontatissimo, a seconda della fascia di reddito a cui appartengono. La cifra rappresenta un incremento del 5,3% rispetto allo scorso anno, ed è la crescita maggiore degli ultimi dieci anni. “Dobbiamo lottare tutti insieme e sempre più, con gli stati e le scuole – ha dichiarato Weill – per non lasciare indietro i milioni di bambini che hanno bisogno di aiuto”.

(15 dicembre 2005)

In strada con un cartello umiliante. E negli Usa scoppia la polemica


Coretha, 14 anni, obbligata dai genitori a esporre una scritta in cui ammette di
comportarsi male e non fare i compiti. Ma i suoi voti sono subito migliorati

In strada con un cartello umiliante
e negli Usa scoppia la polemica

di DANIELE SEMERARO

EDMOND, Oklaoma (Usa) – “Non faccio i compiti, mi comporto male a scuola e così i miei genitori mi stanno preparando al futuro: sono disposta a lavorare in cambio di cibo”. È il curioso cartello che Coretha Henderson, 14 anni, ha dovuto indossare ed esibire, per oltre un’ora, su un marciapiede all’angolo di un incrocio molto trafficato di Oklaoma City. Ed esplode la polemica mentre la notizia rimbalza sul web.

I genitori infatti, non contenti dei pessimi voti scolastici e del comportamento scorretto nei confronti loro e degli insegnanti, dopo averle provate tutte, hanno così deciso di dare alla ragazza una punizione eclatante. “Potrebbe anche non funzionare, non sono un’educatrice di professione – ha detto la madre, trentaquattrenne – ma credo che per il bene dei miei figli almeno devo provare a fare qualcosa”. La notizia ha suscitato molto scalpore nell’opinione pubblica e ha fatto subito il giro degli Stati Uniti, tanto che i media locali sono stati sommersi da lettere di protesta di cittadini che non erano d’accordo con questa sorta di punizione pubblica.

“I genitori della ragazza hanno bisogno di maggiore educazione di quella che vogliono impartire, se non riescono a capire che, distruggendo psicologicamente la propria figlia, otterranno l’effetto contrario”, scrive un lettore dell'”Oklaoman”, il quotidiano locale. Un passante, invece, dopo aver visto la scena ha chiamato la polizia e ha denunciato la donna per abuso psicologico, anche se, ammettono dalla locale stazione di polizia, non ci sono gli estremi per un reato.

Ma la reazione più inaspettata è stata proprio quella della figlia, che in pochi giorni ha cambiato improvvisamente condotta, diventando una studentessa modello. “È stata una punizione umiliante – ha commentato la ragazza – ma ho capito la lezione”.

(17 novembre 2005)

(Nella foto: Coretha Anderson insieme alla madre Tasha)