L'Australia vieterà l'uso di YouTube nelle scuole

Il bullismo potrebbe essere causato dall’effetto-imitazione dei video presenti su YouTube. O almeno è quello che pensano al ministero dell’Istruzione di Victoria, il secondo stato popoloso dell’Australia, che corre ai ripari e blocca l’accesso al più famoso sito di video-sharing nelle sue 1.600 scuole pubbliche. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata un’aggressione – filmata – ai danni di una ragazzina di 17 anni.

Non è la prima volta che lo stato australiano si trova a dover bloccare alcuni siti: il ministro dell’istruzione Jacinta Allan ha infatti spiegato che c’è già una lista lunga di siti non accessibili dai computer scolastici. “Il nostro stato non ha mai tollerato i bulli – ha dichiarato – e quindi la tolleranza zero si applicherà anche online. Tutti gli studenti – continua – hanno il diritto di navigare su internet, ma noi siamo anche obbligati a farli crescere e studiare in un ambiente sano e produttivo”.

Servirà bloccare YouTube nelle scuole per combattere il bullismo tra i più giovani? Non sarebbe stata meglio una campagna che coinvolgesse studenti, insegnanti e genitori? Capita spesso, infatti, che quando viene vietato l’accesso a qualcosa si ottenga l’effetto contrario.

Scuola, un calcio alla violenza. Ecco il decalogo dei campioni

Il programma di educazione contro la violenza presentato dai ministri Fioroni e Melandri. Tra gli ospiti il capitano della Roma, il ct Donadoni e i tecnici Spalletti e Rossi. “Riportiamo la gente allo stadio”

Totti & C. danno un calcio al bullismo
“Lo sport a scuola per far vincere la vita”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Gli stadi a porte chiuse? Una sconfitta per tutti, sia per i giocatori che per il pubblico. Ora vogliamo riportare solamente le famiglie sugli spalti e vedere bambini e ragazzi felici che si divertono guardandoci”. Nelle parole di Francesco Totti, capitano della Roma, il pensiero dei giocatori e di tutto il mondo del calcio, che questa mattina, in un affollatissimo ministero della Pubblica Istruzione, ha incontrato il mondo della scuola per riflettere sulle importanti opportunità che può offrire il potenziamento dell’educazione fisica.

Una giornata, dal titolo “Più sport a scuola e vince la vita”, che ha visto protagonisti principali i bambini e i ragazzi che hanno potuto dialogare con i propri beniamini dello sport, ponendogli domande e interrogativi sul perché di tanta violenza negli stadi.

I giocatori. “È giusto ricominciare a giocare subito – ha spiegato Totti, letteralmente sommerso da decine di telecamere e numerosi giornalisti, alcuni anche stranieri – perché non possiamo darla vinta ai violenti: il calcio è divertimento e purtroppo loro pensano ad altro. Quando mio figlio sarà più grande spero di non dovergli raccontare di questi episodi, ma di un calcio più bello. Da parte nostra – continua – cercheremo di portare questo spirito allo stadio. Lasciamo fuori la violenza e la politica, che non c’entrano nulla e cerchiamo di rigenerare l’ambiente”. “Il calcio ha un forte impatto a livello mediatico – ha detto poi il ct della Nazionale, Roberto Donadoni – e dobbiamo sfruttare quest’impatto per promuovere le immagini della vera sportività: speriamo, anche con il nostro lavoro, di portare avanti qualcosa di costruttivo”.

Le parole forse più toccanti all’indirizzo di bambini e ragazzi sono quelle di Luciano Spalletti, allenatore della Roma: “È un momento di svolta e di grande responsabilità, per questo dobbiamo cominciare a comportarci in maniera più corretta. Vedo questi ragazzi e penso ai miei figli: loro hanno voglia di diventare subito grandi, ma se posso darvi un consiglio – continua, davanti a un’attenta platea – vi dico di continuare ad essere bambini, orgogliosi di giocare e divertirvi. Diventare grandi significa anche dire no a chi vuole inquinare i vostri sogni con la violenza o col fumo, così come rispettare i diversi”.

Sulla stessa linea anche il difensore della Lazio, Guglielmo Stendardo: “Ai ragazzi dico che è stato giusto fermarsi, e che spero finiscano al più presto le rivalità tra tifoserie. Che il tifo torni quello di una volta, più famiglie e più bambini allo stadio”. Delio Rossi, allenatore dei biancocelesti, aggiunge poi che “più che parlare bisognerebbe agire, ognuno nell’ambito del proprio ruolo. La scuola è fondamentale, deve influenzare positivamente e educare i bambini e soprattutto i genitori. Giocare a porte chiuse sarà aberrante, ma era una passo che si doveva fare. Lo stato d’animo di tutti noi è d’amarezza per quello che è successo, speriamo si possa ripartire da zero per riprendere credibilità”. Alla giornata ha partecipato anche il campione di ginnastica Jury Chechi, che ha letto un appello “a giocare pulito e in modo corretto”, nella speranza che l’educazione allo sport trovi uno spazio e una diffusione sempre più vasta. L’appello è stato firmato, tra gli altri, da numerosi campioni come Debora Compagnoni, Stefania Belmondo, Giuseppe e Carmine Abbagnale, Andrea Lucchetta, ma anche calciatori come Cannavaro, Gattuso, Materazzi, Perrotta.

Sport a scuola. Al loro arrivo in sala, Giuseppe Fioroni, ministro dell’Istruzione, e Giovanna Melandri, ministro delle Politiche giovanili e attività sportive, sono stati accolti da decine di bambini che indossavano magliette bianche con la scritta “Raciti sei sempre con noi”. Prima di iniziare la conferenza stampa i bambini hanno cantato l’inno nazionale gridando in coro “Abbandoniamo la violenza”.

“La scuola – spiega il ministro Fioroni – è l’unica centrale educativa che può risolvere i problemi. Per questo abbiamo emanato una serie di normative per incentivare la pratica dello sport nella scuola, una grande opportunità per i giovani”. In Italia, ha sottolineato il ministro, ci sono 27mila insegnanti di educazione fisica, e siamo uno dei pochi paesi dell’Unione Europea dove l’educazione fisica è una materia curriculare: per questo “dobbiamo rilanciarla, affinché i ragazzi abbiano consapevolezza della solidarietà e del fare gruppo”.

Il programma presentato (vedi scheda) prevede dieci punti che andranno ad rivoluzionare lo sport a scuola, in modo che l’educazione fisica diventi anche educazione civica. Tra i provvedimenti, un tirocinio per i docenti, finanziamenti per attività motoria nella scuola primaria, supporto agli insegnanti, sport contro il bullismo e la violenza nelle aree a rischio . Per Giovanna Melandri “si tratta di una vera svolta nel rapporto tra scuola e sport nel nostro paese. Abbiamo investito risorse aggiuntive della Finanziaria proprio per questo. L’Italia deve colmare un ritardo culturale che ci vede indietro rispetto ad altri paesi: vogliamo stadi per famiglie, è un cammino delicato ma non impossibile”.

(Nella foto: Totti, Spalletti, Melandri, Fioroni, Rossi)

Usa, tutti i lunedì mattina test anti-alcol nelle scuole

L’iniziativa del distretto scolastico del New Jersey: stanziati 120mila dollari
“Ogni anno muoiono più ragazzi per problemi legati all’alcol che soldati in Iraq”

Test delle urine il lunedì mattina
Scuole Usa contro l’alcolismo

Ma le associazioni per i diritti civili protestano: “Così si vìola la privacy”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Il lunedì mattina, per tutti gli studenti del mondo, è il giorno più odiato della settimana. I ragazzi del distretto scolastico del New Jersey, negli Stati Uniti, però, potrebbero temere il lunedì mattina anche per un altro motivo. Nelle scuole di tutto lo stato, Stato infatti, il lunedì verranno effettuati esami delle urine a campione per verificare se i ragazzi hanno fatto uso esagerato di bevande alcoliche (oltre i due bicchieri) durante il week-end.

La prima scuola che inizierà, già da lunedì prossimo, ad effettuare i test sarà la Pequannock Township High, 800 studenti. Poi seguiranno la Middletown High e tutte le altre. “Quello dell’alcolismo in età giovanile è un grosso problema negli Stati Uniti”, spiega il sovrintendente scolastico Larrie Reynolds, uno degli artefici della singolare iniziativa. “Basti pensare – continua – che ogni anno muoiono più ragazzi per problemi legati all’alcol che soldati in Iraq”. La stima, più che sconvolgente, basta a far capire la gravità della situazione.

Il test andrà a caccia dell’etil-glucuronide (EtG), che compare nel sangue e si ritrova nelle urine man mano che l’alcol bevuto scompare. Il costo di ogni controllo è di 20 dollari (l’equivalente di circa 15 euro), e per i prossimi tre anni le autorità locali hanno stanziato 120mila dollari, pari a seimila test. Niente paura, però: se le analisi dimostrassero la positività dell’allievo, questi non sarà sospeso o cacciato dalla scuola, anzi. “L’unica cosa che accadrà – spiega il sovrintendente – è che i genitori saranno informati e il ragazzo riceverà sostegno da parte di psicologi e medici”.

L’iniziativa potrebbe essere un importante deterrente per le migliaia ragazzi che spesso durante i party del sabato sera si ubriacano con birra e superalcolici. Non tutti, però, sono d’accordo con il test delle urine a scuola. In primis le associazioni che difendono i diritti civili, che parlano di palese violazione della privacy: “Quando si entra nella sfera della salute e delle cure mediche – spiega Deborah Jacobs, direttore esecutivo dell’American Civil Liberties Union – le autorità scolastiche non devono intervenire: la cosa deve rimanere tra genitori e figli”.

Non è la prima volta che il distretto scolastico del New Jersey adotta leggi così singolari. Già dal 2005, infatti, i ragazzi che hanno la patente e vanno a scuola in auto e coloro che partecipano agli sport o ad altre attività extracurriculari si sottopongono costantemente a test antidroga. La decisione venne presa, due anni fa, dopo la morte di un ragazzo per overdose.

(1 febbraio 2007)

Cafebabel.com: studenti in redazione, il giornale è europeo

Ventidue redazioni, quattordici Paesi collegati e articoli in sette lingue
“Il nostro sogno? Un giornalismo di qualità con un sito creato dagli studenti”

Parigi, effetto Cafebabel.com
l’informazione è senza frontiere

La sfida di Adriano, il direttore 26enne partito dalla Campania
“Tutto è cominciato con Erasmus. L’Italia? Sempre in ritardo….”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Ventidue redazioni locali, quattordici Paesi europei, sette lingue, oltre trecento tra giornalisti e traduttori. E un sogno: fare un giornalismo partecipativo di qualità in una rivista scritta da europei per gli europei. È Cafebabel. com, il primo sito internet creato da un gruppo di studenti, Erasmus e francesi, all’Institut d’études politiques di Strasburgo. Dal 2001 il sito si è velocemente trasformato in un grande portale con una media di trecentomila visitatori al mese.

“Un giorno una persona mi ha detto che siamo il più bel progetto che l’Erasmus ha fatto scaturire”, spiega il direttore Adriano Farano, 26 anni e originario di Cava dei Tirreni, in provincia di Salerno, che dal 2001 insieme ai suoi tanti collaboratori sparsi per l’Europa racconta l’attualità europea. E in effetti senza l’Erasmus, che in questi giorni ha festeggiato i vent’anni di età, l’idea non sarebbe mai partita. “Nella primavera del 2000 – racconta Farano – studiavo Scienze politiche alla Luiss di Roma e avevo fatto una domanda per poter studiare un anno a Strasburgo. All’epoca avevo già il mio piccolo giornale e una volta a Strasburgo ho iniziato, insieme a un altro ragazzo, Nicola dell’Arciprete, attuale presidente dell’associazione, a incontrare persone della mia stessa età e con i miei stessi interessi. Avevamo pensato – continua – di fare dell’Erasmus non solo un anno di feste, ma anche di costruzione di qualcosa d’importante. E così abbiamo avuto una piacevole sorpresa: il direttore dell’Institut d’études politiques ha accettato subito di riceverci e dopo aver ascoltato le nostre idee per un quarto d’ora ci ha mostrato una sala con un computer, dicendo: ‘Ecco la vostra redazione’. Da allora tutti i nostri pregiudizi sull’università sono svaniti: non si trattava più solamente di studio e esami, ma di una dimensione di approfondimento cultrale che avremmo dovuto sfruttare a fondo”.

“Tornati a Roma – continua – abbiamo molto sofferto dell’immobilismo e dell’appiattimento italiano. In sei mesi di lavoro ci è stata offerta solamente una piccola stanza, che avremmo dovuto condividere con altre associazioni. Guardando all’estero, soprattutto in Scandinavia, dove ai giovani vengono date moltissime possibilità, abbiamo capito che in Italia non c’era altro da fare e abbiamo gettato la spugna. Ci siamo trasferiti a Parigi e abbiamo deciso, con altri ragazzi, di fare del progetto studentesco la nostra vita. Anche lì all’inizio non è stato facile, basti pensare che abbiamo lavorato nove mesi gratis. Piano piano, però, siamo riusciti a trovare i finanziamenti e dal settembre del 2003 abbiamo potuto stipendiarci in dieci”.

“Il nostro giornale è andato in linea per la prima volta il primo febbraio del 2001, e da lì è iniziato a crescere sempre di più”. Attualmente il sito è pubblicato in sette lingue (catalano, francese, inglese, italiano, polacco, tedesco e spagnolo) e propone approfondimenti dell’attualità in una prospettiva transnazionale: “Nel momento in cui si assiste all’allargamento dell’Unione Europea e alla crescita dell’importanza delle sue istituzioni – si legge su Cafebabel. com – la costruzione di un’identità europea non è che agli inizi. Noi invitiamo i lettori in un sito che non è solo una realtà istituzionale, ma anche un luogo di scambio, di scoperta di culture, di scoperta dell’attualità dei differenti paesi dell’Unione, in uno spazio di analisi e riflessione senza frontiere”. La redazione centrale, cosiddetta “europea”, si trova a Parigi, ed è il fulcro del network. Lì c’è il vero e proprio desk che coordina le redazioni locali e gli articoli. Durante le riunioni i responsabili delle varie lingue mettono sul tavolo le differenti idee che arrivano dai collaboratori sparsi sul territorio, che sono il vero motore della rivista. Nella capitale francese, poi, si effettua anche il lavoro di controllo sulle traduzioni, anch’esse svolte da altri ragazzi.

Chiunque può scrivere (in modo volontario) su Cafebabel, sia giornalisti che ragazzi predisposti a parlare ad altri ragazzi europei. L’importante è che i pezzi proposti non siano completamente radicati in una realtà nazionale, ma che abbiano un ampio respiro. “Come media aperto – si legge nel sito – incoraggiamo e rispettiamo le divergenze d’opinione, anche se l’angolo europeo per affrontare i differenti temi è indispensabile”. Gli articoli di Cafebabel non sono dei semplici articoli d’informazione, ma tendono ad offrire un approccio critico e un’analisi approfondita dell’attualità. Si passa, per fare qualche esempio, dalla letteratura europea (attualmente in linea c’è un articolo sull'”Uomo europeo secondo Villepin & Semprún”) alle interviste (come “Masha, la ribelle siberiana”: colloquio con una giovane giurista che si scaglia contro lo stereotipo della donna russa sexy e materna), dai reportage (“Avere figli in India. A dodici anni”, scritto in occasione del sessantesimo anniversario dell’Unicef) alle discussioni sulle politiche europee.

Cafebabel può contare su partner, pubblici e privati, di rilevante importanza, come il ministero degli Esteri francese, il Comune di Parigi, la Commissione europea – direzione generale educazione e cultura.

(18 dicembre 2006)

Quando l'Europa è senza frontiere. Vent'anni in giro con l'Erasmus

Il programma per gli universitari ha già portato in giro per la Ue oltre un milione e mezzo di studenti, fino a ispirare film e racconti. Oggi il via alle celebrazioni. Leggi su Repubblica.it l’inchiesta di Federico Pace. Di seguito il mio approfondimento sulle storie degli studenti.

Tra esperienze indimenticabili e problemi pratici della vita di tutti i giorni
Una delle prime borsiste: “Sono passati 19 anni, mi sembra ancora ieri”

Gli studenti Erasmus raccontano
“Un viaggio che apre la mente”

Le tante storie dall’Europa. E c’è chi, per caso, è finito a lavorare nell’ufficio di Napolitano

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Lasciare famiglie e amici, conoscere coetanei di tanti paesi, affrontare situazioni difficili in una terra straniera, vivere esperienze indimenticabili. Tutto questo è l’Erasmus e tutto questo l’hanno vissuto, dal 1987, anno di nascita del programma, circa un milione e mezzo di studenti in tutta l’Unione Europea. Un progetto che all’inizio riguardava poche persone, ma che poi negli anni Novanta, e soprattutto dopo il boom del film “L’appartamento spagnolo”, è diventato quasi un “must” tra gli studenti universitari più meritevoli.

Racconta Giovanna Graziani su un sito internet interamente dedicato al progetto Erasmus che lei è stata una delle prime studentesse italiane a partire per un’esperienza di studio in un paese straniero: “Era il 1987, studiavo Lingue all’università di Pisa e per un anno sono stata all’università di Tübingen, in Germania. L’accordo prevedeva la frequenza di un determinato numero di seminari e il superamento dei relativi esami, che poi sarebbero stati riconosciuti dal Consiglio di facoltà italiano. Quell’anno ha segnato la mia vita, e ne vivo ancora un ricordo fortissimo, continuo. Quando sono partita avevo più o meno in testa quello che tutti i ragazzi e le ragazze di vent’anni si prefiggono: imparare la lingua, conoscere nuova gente, nuovi ambienti e divertirsi il più possibile. Il tutto condito da una bella dose di paura per il mondo ‘straniero’ che ci aspetta e che ci metterà alla prova. E poi – si legge nella sua lunga lettera – la realtà, le difficoltà di ambientamento, le prime lezioni incomprensibili”.

“Io – racconta – vivevo in un villaggio studentesco, e dovevo condividere la cucina con due tedeschi (una dell’Est, che allora era ancora Ddr), due americani, una vietnamita, un peruviano e un colombiano. E ad altri piani c’erano turchi, e addirittura un israeliano e un palestinese insieme. Dopo un anno all’estero si torna con dei legami più o meno forti, ma soprattutto con la sensazione che di quel paese straniero abbiamo fatto parte anche noi. Adesso sono una ‘brava impiegata’, sposata con due bambine. Ma quell’anno in Germania resta una parte di me”.

Partire di punto in bianco, andare in una città a migliaia di chilometri di distanza lasciando genitori, amici e la vita tranquilla non è cosa semplice, racconta Giulia, studentessa romana che sta studiando all’università di Friburgo, in Germania: “Sono partita all’inizio di settembre ed ero molto contenta, desideravo questo viaggio da anni. Andare via significava mettermi alla prova e vedere come avrei reagito in una situazione totalmente diversa dal solito. Da studentessa di lingue, la prima cosa che ho pensato è stata quella di eliminare qualsiasi contatto con la lingua italiana. La Albert-Ludwigs-Universität di Friburgo è molto grande, ma purtroppo s’incontrano moltissimi ragazzi provenienti dall’Italia. Così innanzitutto mi sono cercata un appartamento con una ragazza tedesca, in modo da essere costretta a parlare tedesco in ogni situazione, e poi ho cercato di inserirmi in diversi corsi, da quello teatrale al coro dell’università a quello di balli latino-americani”.

“Riuscire a frequentare tutte le lezioni – continua – è molto difficile, soprattutto perché il monte ore di lezione dei corsi tedeschi è inferiore a quello dei corsi italiani, e così noi studenti stranieri siamo spesso costretti a salti mortali pur di vederci convalidati gli esami al ritorno nelle nostre città. L’esperienza però è bellissima, sto facendo tante amicizie e soprattutto credo di aver assunto una padronanza della lingua che non avrei mai potuto avere studiando solamente in Italia. Le difficoltà – aggiunge – non mancano: io, per esempio, ho avuto un problema di salute e sono dovuta ricorrere a uno specialista. Era uno dei primi giorni, e mi sono trovata a dover parlare di malattie e termini medici in una lingua straniera”.

Di storie di ragazzi Erasmus ce ne sono tantissime: da quella di Line, una ragazza olandese che ha studiato per un anno all’università di Valladolid, in Spagna, e che ha fondato, insieme a coetanei di altri paesi, un gruppo jazz che ora è diventato famoso a quella di Gianna, 24 anni e laureata in Scienze internazionali e diplomatiche che ha fatto l’Erasmus a Bruxelles e dopo pochi mesi è tornata nella capitale belga per uno stage all’Unione Europea, il sogno di tanti suoi colleghi. Ci sono poi le storie di Lucia, che dopo un periodo di studio in Svezia si è trasferita lì con un contratto a tempo indeterminato in una società informatica e quella di Michele, che dopo l’Erasmus a Berlino ha fatto una tesi di laurea proprio sulla capitale tedesca ed è rimasto a lavorare lì come guida turistica.

Federica, 21 anni di Gaeta e studentessa di Scienze Politiche a Siena, ha invece avuto un’esperienza molto particolare: “Ho fatto l’Erasmus a Strasburgo, all’Institut d’Etudes Politiques nel 2000. Era un anno molto particolare, l’anno della Conferenza intergovernativa di Nizza, che avrebbe portato al trattato di Nizza in vista dell’allargamento ad est dell’Unione del 2004. Durante la mia permanenza, un po’ come tutti, sono andata a ‘bussare’ a tante porte per cercare stage e esperienze lavorative. Alle tante mi ha risposto l’assistente di Giorgio Napolitano, allora presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo, che mi ha proposto uno stage presso la segreteria della Commissione. Chi l’avrebbe detto – continua – che avrei lavorato per il futuro presidente della Repubblica!”.

I paesi che vanno nella maggiore sono quelli più vicini a noi: Spagna, Francia, Germania, Inghilterra. Ma c’è anche chi ha scelto di andare più lontano. È il caso di Silvia, studentessa di Economia e commercio all’università di Perugia, che ha vissuto cinque mesi a Czestochowa, in Polonia: “Volevo fare un’esperienza diversa – racconta – e ho scelto di andare a studiare per alcuni mesi in un paese dell’Est europeo. Sono capitata in una città non molto grande, ed eravamo in tutto in dieci a fare un’esperienza del genere, per questo ho vissuto sempre insieme ai ragazzi polacchi. All’inizio – continua – ho avuto qualche problema, soprattutto con la lingua: l’inglese non lo sanno in molti, e per necessità ho dovuto imparare a parlare qualche parole di polacco. E poi faceva molto freddo, mi chiedevo continuamente dove fossi capitata. Dopo poco, invece, ho conosciuto tante persone simpatiche, e alla fine non volevo più andar via”.

Soldi e sicurezza, i sogni dei giovani studenti

L’indagine Almalaurea su 159mila ragazzi traccia il profilo della popolazione studentesca
Gli interessi maggiori restano la sicurezza contrattuale, la carriera e il guadagno

Università, identikit della matricola
venti su cento lasciano al primo anno

Boom di contatti sul sito Repubblica.it per il questionario di autorientamento: sfiorata quota 200mila

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Su cento studenti che s’iscrivono al primo anno di università, la maggior parte è interessata alla sicurezza contrattuale più che all’indipendenza e alla flessibilità nel mercato del lavoro ed ha una propensione per statistica, ingegneria e economia. Peccato che poi venti, di questi cento, abbandonino i libri prima del secondo anno. Sono alcuni dei risultati che emergono da uno studio condotto dal consorzio interuniversitario AlmaLaurea su un campione di oltre 159mila studenti e che verranno discussi domani, martedì 5 dicembre, presso l’aula magna della facoltà di Economia dell’Università di Bologna in un convegno dal titolo “Costruire il futuro: l’orientamento alla scelta degli studi universitari”.

“L’ingresso in università – spiega il direttore di AlmaLaurea, Andrea Cammelli – spesso disorienta la giovane matricola. La recente riforma degli orientamenti didattici universitari ha rappresentato un ulteriore elemento di incertezza in virtù della moltiplicazione dei corsi di studio introdotti. Anche se la riforma ha contribuito a ridurre gli abbandoni, purtroppo oltre venti matricole su cento si ritirano dopo il primo anno: un costo sociale, familiare e personale davvero troppo elevato”.

Secondo le stime di AlmaLaurea, il maggior numero di abbandoni, con quasi il 27 per cento di studenti del primo anno che non s’iscrivono a quello successivo, si verifica nell’ambito geo-biologico. A seguire, quello scientifico (23,8 per cento) e giuridico (23,1 per cento). Record positivo, invece, per l’ambito psicologico: solo il 9,8 per cento non prosegue oltre il primo anno.

Grazie al boom di contatti del test di autorientamento realizzato da AlmaLaurea in collaborazione con il nostro sito (il questionario è stato compilato da quasi duecentomila studenti con una media di 1200 persone al giorno e più di un milione di pagine visitate), il consorzio, avvalendosi di alcuni psicologi, è riuscito a stilare un’indagine sui desideri e i profili dei ragazzi che si sono iscritti a settembre, o che si iscriveranno l’anno prossimo, a un corso di studi universitario.

All’interno del test erano presenti domande sul funzionamento del sistema accademico e quesiti che permettevano ai giovani di valutare le proprie attitudini e capacità di studio e di conoscere gli sbocchi occupazionali alla luce delle scelte compiute da laureati in anni precedenti.

Alla fine del test, per ogni studente è stato possibile tracciare un profilo personalizzato più o meno distante da uno dei dieci profili base, divisi per lavoro svolto e percorso formativo scelto. Per raffigurare le varie tipologie sono stati scelti degli “animaletti”, ognuno con caratteristiche diverse: dal “lupo d’appartamento” al “leone rampante”, dalla “formica ambiziosa” al “gatto sornione”.

“In linea di massima – spiegano gli psicologi – chi esprime competenze ‘elevate’ in merito a uno dei profili, tende a distinguersi positivamente anche negli altri. È particolarmente forte, ad esempio, l’associazione tra la focalizzazione degli obiettivi e l’efficacia del metodo di studio. In secondo luogo, la consapevolezza delle proprie preferenze e interessi esprime un legame debole con le altre competenze e gode di una certa autonomia rispetto ad esse”.

Entrando in particolare nel merito delle risposte relative alle aspirazioni e ai valori degli studenti spicca, ad esempio, che la maggior parte dei ragazzi (il 70 per cento) ha una forte consapevolezza delle proprie preferenze e interessi; ancora, il 66 per cento dà un valore elevato alla formazione, contro il 29 per cento che ne dà un valore medio e una piccola parte (5 per cento) che pensa che essa non sia fondamentale per assicurarsi un futuro. La stragrande maggioranza, inoltre, è disponibile nei confronti delle novità. Risultati diversi, invece, sulla capacità di affrontare gli imprevisti: si sentono sicuri solo 40 ragazzi su 100.

L’analisi di queste competenze trasversali, spiegano da AlmaLaurea, ha permesso di individuare cinque gruppi distinti e stabili di giovani: il primo gruppo è quello degli eccellenti, che incidono del 22 per cento sul totale. La maggior parte di essi proviene dal liceo classico, è di sesso femminile, risiede al Sud ed è relativamente giovane. I ragazzi di questo gruppo hanno manifestato un livello di conoscenza del sistema universitario e del mercato del lavoro relativamente elevato.

Il secondo gruppo è quello degli “ottimi un po’ mediani”, che incidono per il 16 per cento e si caratterizzano per le elevate competenze in merito al metodo di studio, alla focalizzazione sugli obiettivi e ai risultati scolastici, per una relativamente scarsa consapevolezza delle proprie preferenze e interessi per il futuro formativo e professionale e per un profilo intermedio per quanto riguarda l’apertura al nuovo. Hanno maggiore probabilità di provenire da un liceo scientifico, di essere di sesso femminile e vivere al nord.

Ci sono poi i “medi operativi”, categoria in cui ricade la maggioranza degli studenti italiani: si distinguono per le elevate competenze in merito alla disponibilità al nuovo, per i risultati scolastici e la consapevolezza delle proprie preferenze e interessi. Hanno maggiori probabilità di provenire da un liceo linguistico o da un istituto tecnico industriale e di vivere al nord. In loro si può notare anche un orientamento pratico connotato da un certo ottimismo verso il mercato del lavoro con una tendenza a valutare positivamente l’efficacia del tirocinio formativo come canale d’inserimento occupazionale.

Quarto gruppo è quello dei “volenterosi” (19 per cento del totale), cui appartengono ragazzi che si distinguono per bassi livelli di competenza in generale, ma alta capacità di analisi. Hanno maggiori probabilità di provenire da un istituto tecnico commerciale, di essere maschi, di vivere in Italia centrale e di essere relativamente adulti (quindi in ritardo negli studi). Ultimo gruppo è quello dei “deboli” (8 per cento): si distinguono per bassi livelli di competenza in generale. Hanno maggiori probabilità, così come il gruppo precedente, di provenire da un istituto tecnico commerciale, di essere maschi, di vivere nel Nord-Est e di avere poche conoscenze sul sistema universitario e i suoi legami col mondo del lavoro.

Parlavamo prima degli animaletti con cui sono raffigurati i profili dei ragazzi. Ebbene, quello che rappresenta la maggior parte degli studenti italiani che stanno per iscriversi al primo anno di università è quello della “formica ambiziosa”. I ragazzi di questo profilo, spiegano i resposabili della ricerca, cercano la stabilità del lavoro, la coerenza tra questo e gli studi universitari compiuti, la possibilità di acquisire professionalità, fare carriera e guadagnare. Allo stesso tempo, però, la formica non è appagata dalla possibilità di essere autonomi e indipendenti, dalla flessibilità dell’attività lavorativa, dal coinvolgimento nelle decisioni aziendali, dalla possibilità di svolgere un lavoro utile per la società.

“La formica ambiziosa”, e così dunque la maggioranza degli studenti italiani, ha una propensione per il settore economico-statistico e l’ingegneria; l’ambito lavorativo in cui
trova generalmente lavoro è nel credito e nelle assicurazioni, nella metalmeccanica, nella chimica, nella manifattura o nell’informatica. Il guadagno mensile netto a cinque anni dalla laurea è di poco superiore alla media (1430 euro contro i 1300), con tempi di attesa inferiori rispetto alla media.

(4 dicembre 2006)

Seconda opportunità: l'esperienza romana

Regole e peculiarità della seconda possibilità: il caso della media “Di Liegro”
La preside: “Vederli rialzarsi con le proprie gambe è una grande gioia”

“Qui si studia senza difficoltà”
L’esperienza di una scuola romana

di DANIELE SEMERARO

ROMA
– “Sono molto felice di avere appreso a fare le cose più di quanto non abbia appreso prima in cinque anni di frequenza della scuola media e di aver trovato sia professori che compagni disponibili, educati e rispettosi nei miei confronti, come anch’io penso di essere nei loro. Qui i professori sono molto pazienti e disponibili a spiegare un argomento tante e tante volte pur di farci capire e apprendere. Sia io che la mia famiglia siamo molto soddisfatti dei risultati che ho ottenuto quest’anno; ricorderò quest’anno scolastico come un’esperienza diversa e bella che mi ha giovato molto”. Ilaria, studentessa della scuola di seconda opportunità inserita all’interno della scuola media “Luigi Di Liegro” di Roma, è entusiasta. Così come sono entusiasti tanti suoi compagni di classe, che grazie alle “scuole della seconda opportunità” si avviano a conseguire la licenza media. “Qui – aggiungono Andius e Melania – abbiamo imparato un bel po’ di matematica, dove non avevamo mai capito niente”. E ancora: “Questa scuola – racconta Pasquale – mi ha fatto nascere un piccolo interesse per proseguire gli studi”.

“Il percorso di apprendimento – spiega Valeria Mercuri, una delle insegnanti nella scuola media “Di Liegro” – prevede innanzitutto un’accoglienza da parte dei docenti e degli educatori, in modo che si possa formare un rapporto individuale. I ragazzi, in una seconda fase, vengono fatti lavorare in coppia, in modo tale che acquisiscano i concetti dell’integrazione paritaria. Poi il lavoro si sposta in gruppi di 3-5 persone, fino ad arrivare a gruppi più numerosi. Con ogni alunno – continua – i docenti stipulano un patto formativo individuale, che in certi casi può arrivare anche a coinvolgere le famiglie, se l’intervento dei genitori risulta fondamentale per raggiungere gli obiettivi. Non è tutto: facciamo spesso colloqui orientativi su istruzione e formazione professionale nel territorio, e diamo ad alcuni ragazzi la possibilità di effettuare stage di qualche giorno presso gli istituti professionali per far toccare loro con mano il proprio futuro”.

La didattica vera e propria è molto laboratoriale: “Cerchiamo sempre – continua il docente – di stimolare i ragazzi, facendogli capire che anche loro sono bravi nel fare qualcosa. Per attirare la loro attenzione gli sottoponiamo progetti concreti e li portiamo a costruire oggetti, materiali, programmi al computer. Si procede per microattività di apprendimento, e in questo modo i ragazzi iniziano a rivalutarsi”. E così, ad esempio, uno dei progetti più significativi è quello del giornalino, in cui l’esperienza dei ragazzi è riassunta in un fascicolo realizzato interamente da loro, all’interno del quale ognuno ha collaborato aggiungendo competenze e nozioni acquisite. Davide, ad esempio, parla della propria esperienza in un’officina, Iacopo dei suoi problemi con i genitori, Melania della musica. Diego analizza le problematiche del suo quartiere, Iulian mette a confronto canzoni italiane e canzoni rumene mentre Emanuele e Mirko parlano di cellulari, automobili e computer. Non mancano anche discussioni sullo sport e sulla moda.

Non si tratta, però, come potrebbe pensare qualcuno, di una “scuola facilitata”. I ragazzi, infatti, devono rispettare numerose regole: frequentare regolarmente tutte le lezioni, arrivare puntuali, rispettare l’ambiente scolastico, instaurare con compagni e insegnanti un buon rapporto basato su comprensione, rispetto e collaborazione. Ancora, dimostrare comprensione e tolleranza per le diversità, partecipare in modo pertinente e produttivo, mantenere un comportamento adeguato, chiedere spiegazioni se ci si trova in difficoltà, fare i compiti. “Non sono tutti successi, spesso accadono situazioni spiacevoli, succede di tutto – ammette la preside della “Di Liegro”, Simonetta Caravita – ma vedere i ragazzi cadere e poi rialzarsi con il nostro aiuto ma anche con le loro forze è sicuramente una grande gioia”.

Le scuole della seconda opportunità

I tassi di abbandono e gli strumenti didattici per reintegrare i ragazzi che lasciano gli studi. La fotografia della situazione in Italia nel libro “Ricomincio da me”

Le scuole della seconda chance
“Così recuperiamo chi abbandona”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Dare una seconda occasione ai ragazzi delle scuole medie e superiori che hanno abbandonato (o stanno per abbandonare) la scuola dell’obbligo? In alcune città italiane si può. Non tutti lo sanno, ma in Italia stanno nascendo diversi percorsi di intervento educativo e formativo che danno la possibilità ai ragazzi di ricostruire le motivazioni per rimettersi in gioco, sollecitandoli a coltivare le proprie aspirazioni. Si tratta delle “scuole della seconda occasione”, istituite grazie all’attenzione e alla sensibilità di amministratori locali, associazioni e degli uffici territoriali del ministero della Pubblica Istruzione.

Il primo progetto nato in Italia è stato “Provaci ancora Sam!”, a Torino, che dal 1989 ha coinvolto 25 scuole e ha raggiunto oltre 8300 ragazzi nelle due modalità di prevenzione e recupero. Le altre città d’Italia dove sono nate iniziative analoghe sono Trento (“Progetti Ponte”), Verona e Reggio Emilia (“Icaro… ma non troppo”), Roma (“La scuola della Seconda Opportunità”) e Napoli (“Chance – Maestri di strada”). Tutti i progetti sono caratterizzati da un percorso formativo basato sulla collaborazione tra insegnanti, psicologi ed educatori.

Le scuole sono rivolte principalmente a quei ragazzi che hanno un profondo senso di fallimento (“non m’impegno perché già so che non sono capace”), che sono stati respinti più di una volta (uno dei casi più frequenti è proprio la pluralità di bocciature nel primo anno della scuola media) e che, attraverso percorsi ad hoc, nella maggior parte dei casi riescono a ritrovare la motivazione per concludere il percorso scolastico precedentemente abbandonato e riorientarsi rispetto a una continuità scolastica o professionale.

Spiega Marco Rossi-Doria, maestro di strada nel progetto “Chance”, che si tratta di una grande opportunità, per un “esercito immenso di giovanissimi in condizione di fallimento precoce e di uscita dal sistema scolastico e formativo”. In ogni contesto nazionale, prosegue Rossia-Doria, esiste una quantità fisiologica o cronica di fuoriuscita precoce dai sistemi scolastici: “Le cause del ‘cadere fuori’ (drop out) dai percorsi dell’obbligo oltre a mostrarsi legate alla povertà materiale e a fattori di esclusione culturale, appartengono anche alla mancata o insufficiente azione delle politiche pubbliche e di contrasto. Una causa ulteriore è poi individuata nelle frequenti rigidità delle scuole, restie ad adottare metodologie e modalità organizzative differenziate secondo il principio della discriminazione positiva”. E’ come se la scuola “per tutti” non riuscisse al contempo ad essere anche una scuola “per ciascuno”.

Invece, “questo tipo di esperienze – spiega Anna Maria Ajello, docente di Psicologia dell’educazione all’università “La Sapienza” di Roma – sono partite per inserire i soggetti con abilità insufficienti nel mondo del lavoro, fino ad arrivare a rimotivare i soggetti demotivati. Si tratta quindi non di dare autostima ai ragazzi, ma di ripotenziare le loro capacità perse. L’insegnante è come un archeologo alla scoperta delle abilità nascoste. Così, durante le lezioni i ragazzi studiano le materie che si studiano in qualunque scuola, aiutati da normali docenti, ma vengono poi portati a sfruttare anche quelle passioni (come l’informatica o la moda o lo sport) che in altre istituzioni scolastiche vengono scarsamente prese in considerazione”.

“Lavorare per il recupero è possibile e dà i suoi frutti- ha spiegato il viceministro all’Istruzione Mariangela Bastico, intervenuta a un convegno a Roma tutto incentrato sul tema della seconda opportunità – e più questo lavoro dà i suoi frutti, più le istituzioni si impegnano per i progetti di lotta all’abbandono scolastico. Secondo gli ultimi dati – continua – il tasso medio di abbandono è molto alto: il 22 per cento dei ragazzi tra i 19 e i 20 anni non conclude un corso scolastico, con punte in alcune regioni anche del 35 per cento. Il livello è in progressivo calo, ma è ben lontano dal dieci per cento richiesto dall’Europa”

Il Ministero – ha aggiunto la Bastico – sta cercando di costruire, partendo dalle autonomie scolastiche e allargandosi fino a gli enti territoriali, una scuola inclusiva che non lasci indietro nessuno”. Tante le iniziative, spiega il viceministro, che il Governo sta prendendo in considerazione, dall’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni (su cui però non tutti sono d’accordo) a un elenco nazionale di soggetti educativi che concorrano a risolvere il problema, dalla lotta al superamento dell’anticipo alle elementari (che secondo molti studiosi “lacera il progetto educativo”) all’investimento sugli istituti tecnici e scientifici.

Da circa un anno l’Iprase Trentino ha messo in rete le scuole di seconda occasione: un’opportunità importante, per perseguire obiettivi comuni e confrontare e scambiare metodologie e pratiche, in modo da avviare uno studio in profondità sui processi che favoriscono il rientro nei circuiti formativi. Da questa collaborazione è nato anche un volume molto completo: “Ricomincio da me – L’identità delle scuole di seconda occasione in Italia” a cura di Elena Brighenti.

(28 novembre 2006)

Video sulle scuole violente

Dopo la mia segnalazione, ecco il pezzo scritto dalla collega Clotilde Veltri su Repubblica.it.

Non solo il pestaggio del ragazzo disabile nella scuola di Torino
Internet pullula di video in cui gli studenti italiani si danno al teppismo in classe

“Prof, ti punto la pistola alla tempia”
Video-storie di ordinario bullismo

Vandalismi, angherie, docenti impotenti. Tutto rigorosamente filmato

di CLOTILDE VELTRI
ha collaborato DANIELE SEMERARO

C’È un gruppo di studenti che arraffa il giornale del professore lo arrotola e glielo lancia addosso. Lui, il prof, resta seduto al suo posto, immobile, spaurito, ritirato e impotente davanti a quella che non è più neanche maleducazione. È violenza. Poi ci sono alcuni liceali o comunque vicini alla maggiore età che, chiusi in un’aula, a un segnale prestabilito, lanciano sedie contro un muro rischiando anche di colpire un compagno. Il tutto tra urla di incitamento e imprecazioni, in un crescendo di rabbia che ha poco di infantile. Che fa paura.

E poi c’è lui, maglia bianca e sguardo strafottente che buca il videofonino. Impugna una pistola passa dietro al professore e gliela punta alla tempia. La classe ride mentre il docente tenta disperatamente di ignorare il “pistolero”, concentrandosi su un salvifico registro di classe. Prende tempo il professore, poi si gira, lento e si trova la pistola in faccia. Sorride disorientato. L’altro insiste, si volta verso i compagni e punta la pistola contro la camera. Tutti ridono. Il professore è paralizzato al suo posto, a testa china.

Storie di ordinaria violenza nella scuola italiana. Non è Bowling for Columbine, ma qualcosa comincia a rompersi, qualche limite, forse, sta pericolosamente crollando. Il caso del ragazzo disabile maltrattato dai compagni nella scuola di Torino e ripreso dal telefonino, è solo uno dei tanti a disposizione della Rete. Dove proliferano – e cronologicamente, da prima – immagini e filmati degli studenti italiani trasformati in una specie di orda barbarica. C’è sempre un sodàle che riprende tutto, divertendosi un mondo: sedie che volano, grida furiose e autoeccitate, droga, calci, pugni, bullismo all’ennesima potenza. Poi ci pensano Google e Youtube a fare il resto. Così, qualcuno potrà dire “io sono su internet”, i video circoleranno e i protagonisti penseranno di essere diventati famosi perché quel filmato avrà scalato la classifica di gradimento del sito.

La casistica è disparata e amplissima. Come se ormai fosse una moda, una tendenza. D’altra parte negli Stati Uniti – dai quali importiamo sempre il meglio – da anni in Rete hanno grande successo i video denominati school fighter dove si vedono studenti che fanno a botte fuori dalla scuola.

I ragazzi italiani prediligono invece il danno al bene pubblico, la devastazione di tavoli, sedie, lavagne e tutto quanto riescono a trovare nelle aule. Senza dimenticare le persone. Così è normale far esplodere delle micce sotto la cattedra ed è altrettanto normale tirare un banco contro una finestra e farlo a pezzi. O far esplodere un accendino creando un vero e proprio falò. Ancora: prendere il registro di classe e picchiarlo in testa al compagno di scuola che in quel momento sta serenamente conversando con un altro. E si spaventa il poverino, ma tace perchè l’altro è il bullo e si vede.

Molestare i più deboli fa parte dei giochi. E i docenti, in questo gioco al massacro, davanti alla tivvù, sembrano proprio i più deboli. Per lo meno impotenti. Il professore redarguisce lo studente. Quello invece di incassare e andare al posto comincia a urlare, a dimenarsi, a inveire. Alla fine parte un vaffa e il prof che fa? Zitto. Commenti dalla Rete: bravi, bene, bis. “I prof sono degli schifosi”. E a chi tenta di riportare il tutto in un alveo di decenza la risposta non manca mai: “Taci tu, scemo, ci stiamo solo divertendo un po’”.

(17 novembre 2006)

Le monoposto costruite dagli studenti: in pista il mondiale degli atenei

Il progetto dell’Università di Lecce dove è stata costruita la monoposto che gareggia nella Formula “Sae”
Una sfida che coinvolge molte facoltà europee alle prese con la realizzazione delle vetture da corsa

Studenti di Ingegneria ai box
“In pista corre l’auto fai-da-te”

di DANIELE SEMERARO

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LECCE – È di colore rosso fiammante e gareggia in importanti competizioni europee. Non è il nuovo modello di Ferrari, ma un’automobile progettata e costruita interamente dagli studenti della facoltà d’Ingegneria dell’università di Lecce. “SRT06” (Salento Racing Team ’06), questo il nome in codice, è l’ultima nata in Italia di una serie di auto da corsa create integralmente dagli studenti delle facoltà d’Ingegneria di tutto il mondo che si sfidano nella Formula Sae. Nel Belpaese, oltre a quello salentino, molti altri atenei già da qualche tempo sono impegnati nel progetto, dal Politecnico di Torino a quello di Milano, dall’università di Modena e Reggio Emilia a quelle di Padova e di Catania, solo per citarne alcuni. Scopo del gioco, la possibilità di arricchire, divertendosi, la propria formazione accademica.

“Non ci sogniamo certamente di gareggiare in Formula Uno”, racconta Paolo Carlucci, ricercatore e capo del team dei costruttori della SRT06. “Si tratta, invece, di una formula pensata appositamente per gli studenti, che permette loro di seguire passo passo la costruzione dell’automobile, dalla progettazione iniziale fino alla messa su pista. All’interno dell’ateneo si costituisce un team di lavoro il cui compito è realizzare la vettura a partire da un progetto ben preciso, mettendo a frutto gli anni di studio. I tempi – prosegue – sono ben scanditi, bisogna saper prendere decisioni e fare gioco di squadra, e lo scopo non è tanto la competizione finale, che sicuramente è affascinante, quanto la possibilità di poter toccare un proprio progetto e di poter iniziare a interagire con le aziende”.

Creare un’automobile da zero, però, non è cosa facile. Così, tra le regole della competizione c’è la possibilità di chiedere la consulenza alle aziende del settore: “Abbiamo contattato una ditta per farci realizzare il telaio, in fibra di carbonio e vetro. Poi un esperto motorista ci ha dato consigli tecnici sulla realizzazione della vettura. Un’altra azienda ha fornito la componentistica, come bulloni e cuscinetti. Queste strutture, inoltre, hanno permesso ad alcuni studenti la possibilità di fare un tirocinio”. Tra progettazione e costruzione non è passato più di un anno (“gli altri team di solito ci mettono il doppio”, ammette soddisfatto Carlucci). Il prezzo della vettura, che si aggira intorno ai 25mila euro, è stato sostenuto dall’Università e per la maggior parte dalla Provincia di Lecce.

La prima corsa a cui l’automobile ha preso parte è stata quella di Balocco, nei pressi di Vercelli, dove si è corsa la seconda gara ufficiale di Formula Ata-Sae ospitata in Italia. “Purtroppo siamo arrivati ultimi – spiegano i ragazzi – ma eravamo gli unici esordienti. Siamo stati felici perché siamo riusciti a superare le verifiche tecniche e di sicurezza della vettura, e anche il veicolo ha dato prestazioni più che soddisfacenti. La cosa bella è stata lo stupore degli addetti ai lavori, che ci hanno visto arrivare con una vettura nuova di zecca approntata in così poco tempo”.

“La Formula Sae, portata in Italia dall’Ata, l’Associazione tecnica dell’automobile – spiegano gli organizzatori – è una manifestazione tecnico-sportiva dedicata agli studenti universitari volta a stimolare e premiare l’entusiasmo, la creatività, le competenze e lo spirito di squadra dei giovani ingegneri”. La competizione è nata negli Stati Uniti nel 1981 e ha subito preso piede in Inghilterra, Austrialia e Brasile, mobilitando centinaia di team che ogni anno affrontano ore e ore di duro lavoro per la preparazione dell’automobile. La gara prevede due classi di partecipazione: la Classe 1 per i team che presentano un’automobile completa e funzionante, e la Classe 2, per chi presenta un progetto di vettura. I partecipanti vengono valutati da 25 esperti mondiali nel campo automobilistico.

Per la cronaca, l’edizione 2006 è stata vinta da due squadre austriache: al primo posto i ragazzi dell’università di Scienze applicate di Graz, il “Joaennum Racing Graz”. Medaglia d’argento per il “TUG Racing Team” dell’università delle Tecnologie di Graz, mentre al terzo posto si è classificato il “Rennteam Uni Stuttgart” dell’università di Stoccarda, Germania. Primi tra gli italiani, al sesto posto i “Madmodenaracers” dell’università di Modena e Reggio Emilia (che ha partecipato con due vetture). Al settimo posto sono arrivati i “Dynami%u03C3 Prc” del Politecnico di Milano e al nono la “Squadra corse” del politecnico di Torino. Ultima, lo dicevamo, “Salento Racing Team”.

A sostenere e rinfrancare i ragazzi ha pensato il preside della facoltà di Ingegneria dell’università di Lecce e docente di Macchine, Domenico Laforgia, che ha anche un passato in Ferrari: “L’esperienza della formula Sae-Ata – racconta – è stata veramente ricca sul piano formativo, centrando l’obiettivo degli studenti di Ingegneria, che è quello di ideare, progettare e realizzare. Il gruppo è stato all’altezza del compito affidatogli e, con grandi sacrifici, gli studenti hanno mantenuto tutti gli impegni, utilizzando strumenti progettuali avanzati e godendo del supporto finanziario e tecnico di alcune aziende locali particolarmente illuminate. Le altre università europee – continua – partivano da vetture già pronte che dovevano essere migliorate e in alcuni casi godevano di un invidiabile supporto industriale. Il nostro team è partito dall’idea, e questa prima competizione è servita a misurarsi con le altre università e avviare la fase di ottimizzazione della vettura, che segue sempre quella organizzativa”.

(2 ottobre 2006)

Roma Tre, è pronta la barca a vela

È pronta l’imbarcazione costruita dagli studenti di Architettura e Ingegneria
Dal 2007 gli atenei del Mediterraneo gareggeranno in una regata di fine stagione

La barca di Roma Tre prende il largo
“Ora parte la sfida agli altri atenei”

di DANIELE SEMERARO

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ROMA – “Non voglio essere presuntuoso, ma anche la Coppa America è partita da un piccolo progetto”. È visibilmente contento Massimo Paperini, il progettista navale che insieme all’ideatore dell’iniziativa e responsabile del Laboratorio Plastici, Maurizio Ranzi, ha aiutato 40 studenti dell’università Roma Tre a costruire una barca a vela competitiva.

Questa mattina, i tanti ragazzi che come ogni giorno affollano la facoltà di Architettura del terzo ateneo romano, situata all’interno dell’ex-Mattatoio di Testaccio, entrando nelle aule hanno trovato una sorpresa: nel cortile principale faceva bella mostra di sé la barca a vela di 4,60 metri progettata interamente dagli studenti che hanno partecipato all’iniziativa “Una vela per Roma Tre”.

“Ci eravamo lasciati il 2 dicembre scorso – spiega Maurizio Ranzi – con un progetto innovativo: coinvolgere i nostri studenti nella costruzione di una barca a vela di alto livello, utilizzando come materiale principale il legno. Ora, a distanza di pochi mesi, la barca è pronta a gareggiare”. E non è tutto, perché dai laboratori della facoltà sta per uscire un’altra barca: “La nostra speranza – raccontano gli studenti – è quella di produrne una ogni anno”.

L’iniziativa ha visto gli allievi protagonisti attivi di tutto il ciclo produttivo, dalla progettazione su carta ai primi modellini in polistirolo fino alla realizzazione, effettuata con l’aiuto di esperti del settore. “Lavorare insieme, studenti di Architettura e di Ingegneria, ha accresciuto tutti – spiega Valeria, uno dei tanti ragazzi che si sono impegnati per il buon esito dell’iniziativa – soprattutto perché è una delle prime volte che vediamo un nostro progetto realizzato dal vivo. Abbiamo faticato tanto – continuano altri – lavorando gomito a gomito, alcuni giorni anche fino a mezzanotte, quando, mangiando panini, continuavamo a scartavetrare lo scafo”. “La cosa bella è stata che i ragazzi – racconta Paperini – hanno progettato, facendo tutto da soli, i modelli e hanno fornito numerose idee per la realizzazione. E poi – ammette – è stato bello vedere battibecchi tra ingegneri e architetti, che hanno dato luogo a una grande cooperazione”.

Costruita la barca, però, ora bisognerà pensare alla regata, che molto probabilmente si terrà nell’agosto dell’anno prossimo e che coinvolgerà alcuni dei più importanti atenei del Mediterraneo, che hanno dato la propria disponibilità a partecipare. Un appuntamento, quello della “Regata di fine anno accademico”, che potrebbe diventare un luogo di incontro annuale tra esperienze diverse. Due le regole principali a cui tutti si dovranno attenere: gli equipaggi dovranno essere costituiti da due studenti di sesso diverso iscritti all’ateneo partecipante e soprattutto non professionisti; stessa cosa per le imbarcazioni, che dovranno essere interamente costruite dai ragazzi dell’università. Alla presentazione della barca era presente anche uno studente della prima facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni” dell’università “La Sapienza” di Roma, che rilancia: “Alla prima regata vogliamo esserci anche noi”.

Ma chi porterà in mare l’imbarcazione? Roberto Pujia, uno dei membri del Comitato tecnico, ne è certo: uno studente di Roma Tre. “Stiamo avendo molte richieste – rassicura – e abbiamo decine di candidati che offrono tutte le garanzie per ottenere degli ottimi risultati”.

Una barca, quella di “Roma Tre”, “cattiva”, secondo il rettore Guido Fabiani, perché capace di prendere il vento e superare facilmente gli avversari. E chissà che, conclude il rettore, “uno dei nostri ragazzi non diventi un esperto che farà strada nel settore”.

(27 giugno 2006)

La terza prova: "Ci abbiamo messo una croce sopra"

I commenti alla conclusione della terza prova, diversa per ogni commissione
Dal 28 inizieranno gli orali. Polemica per il poco tempo a disposizione

Maturità, scritti finiti con i quiz
“Ci abbiamo messo una croce sopra”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “E così sugli scritti ci possiamo mettere una pietra sopra”. Tirano un sospiro di sollievo gli oltre 485mila maturandi che oggi, con la cosiddetta “terza prova”, hanno concluso la prima fase dell’esame di maturità. Uno di seguito all’altro e senza interruzioni per via del Referendum, che terrà occupate molte scuole con i seggi elettorali, oggi si è svolto l’ultimo scoglio prima degli orali: il cosiddetto “quizzone”.

Diversamente da quelle precedenti, questa prova non è stabilita a livello nazionale dal ministero dell’Istruzione, ma è differente per ogni commissione esaminatrice e viene elaborata dagli stessi professori con cui si è “convissuto” durante gli ultimi anni scolastici. Le discipline su cui verte sono non più di cinque, con un ampio ventaglio di possibilità: si va dalla trattazione sintetica a domande a risposta multipla (non più di 40), dalle domande a risposta singola (non più di 15) ai problemi scientifici a soluzione rapida (non più di due) fino a casi pratici e professionali come la realizzazione di un progetto. Tempo a disposizione, due ore. Una prova dunque temutissima dagli studenti, anche perché i ragazzi apprendono le materie della terza prova solo la mattina dell’esame. L’unica cosa su cui potevano “puntare” nella preparazione erano gli argomenti che più sono stati approfonditi in classe e le materie delle simulazioni effettuate nel corso dell’anno.

“È andata molto bene – racconta Chiara, liceo scientifico – . Dovevamo rispondere a due domande per ogni materia, e le materie erano cinque. Latino, ad esempio, l’ho trovato molto semplice. Così come anche per Geografia astronomica, dove abbiamo dovuto rispondere a domande sulla tettonica a zolle e ai tipi di magma nei vulcani. Per quanto riguarda Storia ci hanno fatto una domanda sulla Prima e una sulla Seconda Guerra Mondiale; di Arte, invece, ci hanno fatto analizzare un quadro di Fattori e rispondere a una domanda sull’architettura razionale. Per quanto riguarda la lingua straniera ho dovuto rispondere, in inglese, ad alcune domande su Orwell”.

Situazione un po’ diversa, invece, per un suo “collega”, Fabrizio, di un liceo classico: “È stata difficile, dovevamo rispondere ai quesiti di quattro materie in due ore… nemmeno 15 minuti a domanda… Effettivamente è difficile, perché bisogna conoscere bene gli argomenti, bisogna avere una grande capacità di sintesi e una capacità di saper scrivere velocemente e direttamente in bella copia. Le materie un po’ ce le aspettavamo, i professori avevano lasciato trapelare qualche cosa. Di Latino mi è capitata la figura di Quintiliano, di Arte il periodo dell’astrattismo; per Matematica abbiamo dovuto svolgere esercizio in cui bisognava spiegare una regola di teoria. All’inizio – continua Fabrizio – tutta la classe era un po’ spaesata, ci aspettavamo domande differenti. Io sono riuscito a rispondere a tutto, speriamo bene. So per esempio che in alcune altre classi del mio liceo alcuni ragazzi hanno lasciato completamente in bianco tanta era la difficoltà”.

In effetti, come ogni anno dal 1998 (anno in cui è stata introdotta) a questa parte, fioccano le polemiche per una prova che non mette in luce fino in fondo le abilità dello studente, ma lo mette solamente sotto pressione. “Non mi è piaciuto, le domande erano difficili e c’era troppo poco tempo a disposizione”, si lamenta Gianluca, studente di un istituto tecnico industriale. “In classe mia i professori non ci hanno aiutato per niente, in molti abbiamo lasciato domande in bianco, i professori non ci hanno preparati a dovere”. Del parere contrario, invece, Fabrizio, secondo cui il tempo a disposizione era poco, ma si tratta comunque “di una buona tipologia di prova. Lì veramente ti metti alla prova su quello che sai e che non sai fare – spiega – . E poi se si studia, soprattutto durante l’anno, all’esame non dovrebbero esserci problemi”.

Poco traffico, durante il giorno, per i siti specializzati, che durante gli scorsi giorni hanno segnato veri e propri boom di contatti. In ogni caso oggi c’è chi ha provato a chiedere aiuto e a mandare tramite sms – ma i telefonini non erano vietati? – suggerimenti ai propri amici in classe. “Perché – scrive un ragazzo – il narratore protagonista del Satyricon viene accostato alla figura del dandy della letteratura decadente europea?”. E ancora: “Come fu definita la Prima Guerra Mondiale: guerra lampo, di strategia o di risanamento? Vi prego devo mandarlo al mio ragazzo sbrigatevi”. E in effetti qualche risposta esatta è arrivata.

Subito dopo la fine della prova sono in tanti a collegarsi, soprattutto per cercare conferme: “Ho scritto che il calore a volume costante è minore del calore a pressione costante, che dite ho fatto bene?”. E c’è anche chi, immaginando di aver fatto un disastro, chiede: “Se nella terza prova prendo l’insufficiente in una materia e le altre le ho fatte tutte sufficienti, va bene?”.

Adesso qualche giorno di riposo, poi si riparte con gli orali. In alcune scuole inizieranno già dal 28 giugno, ma sono le singole commissioni a decidere la data dopo aver corretto gli scritti.

(23 giugno 2006)

Seconda prova, è ancora tam tam sulla rete

Maturità atto II: in primo piano i siti che fin dal mattino forniscono le anticipazioni
Scoglio Matematica: “È una funzione, siamo pronti a risolverla”

Internet, la lunga alba di Plutarco
panico in classe: “Qual è l’opera?”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Anche se con più fatica rispetto alla giornata di ieri (in cui già alle 8.30 erano date per certe le tracce della prima prova scritta), anche oggi internet, dalle prime ore dell’alba, ha iniziato a sfornare anticipazioni sulla seconda prova della maturità, quella diversa per ogni indirizzo scelto. I siti specializzati sono iniziati a diventare “caldi” soprattutto tra le 7 e le 8: gli studenti che dovevano sostenere la prova hanno provato a dare una sbirciatina, ma sono rimasti delusi. Nella maggior parte dei casi le notizie che circolavano erano false e poco credibili.

Come si poteva prevedere, però, alla fine sono cominciate da più parti ad arrivare le prime indiscrezioni, innanzitutto per la versione di greco, la più temuta dagli studenti del classico. Prima su Studentville. it (alle 8.10), poi su Studenti. it (alle 8.16) si legge: “È uscito Plutarco, il titolo della versione è ‘L’uomo è padrone della parte migliore di se stesso'”. Sono almeno in quattro che scrivono più o meno lo stesso titolo, segno che stavolta si tratta di quello giusto. Solo a quel punto inizia il tam-tam: “Ma da che opera viene?”, “Dateci le prime parole”, “Aiuto per favore devo mandare la versione tradotta via sms a mia sorella”.

Passano pochi istanti e già qualcuno inizia a “postare” le prime parole (utilizzando i caratteri occidentali anziché quelli greci, chiaramente): “La versione viene dai ‘Moralià o da ‘Vite Parallele’. Il primo rigo – scrive un ragazzo – è ‘ou dei einoun oude kataballein ten fusin os meden’; l’ultimo rigo è ‘aei parouses pleon e kubernetou pros talattan pfelos esti pros ton bion'”. Certamente non facile da interpretare. Poi un altro “Vi rendete conto che se non sapete il passo preciso bisogna setacciare 78 libri dei Moralia?”. Pochi minuti dopo, poi, anche le prime parole tradotte: “‘Non occorre affatto avvilire né distruggere l’indole’; la versione, inoltre, dovrebbe contenere i nomi di Socrate, Anito e Melete”. Per almeno un’ora, poi, il vuoto: rimangono solo le richieste “Greco?”; “Aiutatemi con la versione vi prego” e alcuni provano a inserire fantomatiche traduzioni in francese, ma evidentemente la soluzione non è quella giusta. Una ragazza scrive: “Non disperate, sto andando col pc portatile alla biblioteca sotto casa a vedere se c’è, e se la trovo la scrivo immediatamente”.

Alle 10.39, finalmente, iniziano ad arrivare le prime traduzioni: gli utenti “Sabin” e “Laureato in lettere” inseriscono in un forum il testo in italiano di Plutarco. Una ragazza, però, leggendo le ultime righe (“.. come l’abilità di un pilota in una tempesta”) ribatte: “Ma siete sicuri? Che ci fa un pilota nella tempesta? Siamo nei secoli classici”.

Non c’è solo greco, però. E se ne stanno accorgendo moltissimi ragazzi, soprattutto quelli che attendono notizie per gli altri licei e gli istituti tecnici. “Ma economia quando esce?”; “Qualcuno sa qualcosa di navigazione?” e ancora “Agrario? Geometra? Inglese?”. Intorno alle 9.15 arrivano anche le prime indiscrezioni sulle tracce di matematica, e sono in molti a offrirsi per la soluzione: “Mandatemi le tracce che ve le svolgo io”, scrive un ragazzo (e in effetti già alle 9.30 compaiono le prime soluzioni).

C’è poi chi si dispera: “È possibile che le tracce di inglese per il turistico non escano?” e chi minaccia: “Mettete la soluzione del compito di ragioneria o faccio saltare tutto il forum”. E c’è anche chi – forse perché la maturità l’ha già fatta? – si permette di scherzare e prendere in giro chi sta disperatamente cercando informazioni: “Io la versione tradotta ce l’ho qui a casa, ma non ve la do, la uso solo per me”. Sarà vero?

(22 giugno 2006)

Maturità, il tam-tam in rete

Ore 8.31 su Internet l’assalto ai forum per seguire in tempo reale la maturità
“Vi prego, è urgente: non riesco a trovare l’analisi del testo”

Esami, ressa e disperazione in rete
“È uscito Ungaretti, aiutatemi…”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Sono le 8.31 quando su uno dei tanti forum aperti su internet per seguire in tempo reale l’esame di maturità un anonimo scrive una brevissima riga: “Ungaretti – L’Isola – Giuro, me l’hanno appena detto x cell”. Passano pochi istanti e in rete cominciano ad essere confermate quelle che sembravano indiscrezioni: è uscito Ungaretti. Così, anche questa volta, internet batte agenzie di stampa e soprattutto gli stessi studenti, che probabilmente alle 8.31 ancora non erano entrati a scuola per sostenere l’esame.

Non è tutto, però: il nome di Ungaretti, infatti, circolava già dalle 23.47 di ieri sera, in un post scritto dall’utente “Panda”. Non sappiamo se l’abbia scritto perché effettivamente aveva avuto una “soffiata”, oppure solo per provarci. Fatto sta che nella notte i siti specializzati, soprattutto tra le 4 e le 5, hanno registrato un boom di contatti di ragazzi che, prima di andare a fare gli esami, si sono collegati per cercare qualche aggiornamento.

Pochi minuti dopo le 9 iniziano a circolare anche altre indiscrezioni: su un forum si legge: “L’Onu: me l’hanno scritto su un foglietto buttato dalla finestra”. Tra le prime tracce che sono trapelate, anche quella di attualità, solitamente molto gettonata dagli studenti, che questa volta dovranno cimentarsi su una riflessione sulle caratteristiche dell’artigianato oggi e sull’importanza storica, sociale ed economica che ha avuto e che ancora può avere.

Finalmente, così, dopo giorni in cui si rincorrevano notizie, la rete ha iniziato a dare delle certezze: già dalle 9.10 il nostro sito ha pubblicato le tracce complete, e su molti forum c’era chi consigliava di fidarsi “delle tracce di Repubblica.it: sono quelle giuste”. Via allora anche alle altre indiscrezioni: “Il distacco nell’espressione ricorrente dell’esistenza umana: senso di perdita, estraniamento, fruttuoso percorso di crescita personale”, “Città e periferie paradigma della vita sociale” (“È una traccia sicura, me l’ha mandata mia sorella x sms”, scrive un utente). Poi ancora “Democrazia in azione, unità d’Italia e d’Europa, libertà e fratellanza sono i cardini del pensiero politico di Mazzini”, “Finalità e limiti della conoscenza scientifica: che cosa dice la scienza sul mondo che ci circonda, su noi stessi e sul senso della vita?” e “Onu, Patto Atlantico, Unione Europea: tre grandi organizzazioni internazionali di cui l’Italia è stato membro” (“Queste sono più facili – si legge nei forum – sono sui temari”).

Non sono solo i siti specializzati ad occuparsi delle tracce della maturità. Anche il mondo dei blog, già da diversi giorni, era in fermento per cercare di indovinarle. E così, dopo le discussioni e le previsioni, numerosi diari online hanno pubblicato, contemporaneamente ai grandi siti d’informazione, le tracce corrette. E c’è stato anche chi ha collegato gli argomenti usciti direttamente a Wikipedia, l’enciclopedia libera. E intanto il ministero dell’Istruzione ha reso noto che dalle 12.45 verranno messi online i Pdf della prima prova scritta.

Una volta rivelate le tracce, nei forum arrivano da più parti “grida d’aiuto”: “Ho capito che è uscito Ungaretti – chiede qualcuno – ma per favore datemi le risposte alle domande. Vi prego, è urgente!”. Un altro ragazzo, poi, scrive: “Vi prego, aiutatemi! Sto cercando da un’ora l’analisi del testo su internet ma non la trovo”. Altro grido d’allarme da una ragazza: “Mia sorella Ungaretti non l’ha studiato con la sua prof, infatti nel loro programma non c’è. E ora che succede?”. Segno, questo, che sono in tanti a cercare di aiutare, dall’esterno, gli studenti che stanno sostenendo la maturità. Il forum di Studenti.it, uno di quelli più “presi d’assalto”, intorno alle 11.10 e per qualche minuto è andato in tilt per l’eccessivo traffico.

E in rete c’è già chi pensa alla prossima prova: “Dobbiamo organizzarci – scrive uno studente -: perché non andiamo in giro per la rete seriamente e cerchiamo di scoprire al più presto la traccia di greco?”. E un altro: “Devo aiutare un ragazzo dello scientifico Pni. Conoscete qualche forum adatto?”.

(21 giugno 2006)

Prima prova, tutte le tracce: il toto-tema impazza sul web

Tam-tam degli studenti in rete per indovinare le tracce del tema d’italiano
I pronostici parlano di Pascoli, tolleranza tra popoli e Giovanni Paolo II

“Ecco le tracce della prima prova”
La notte prima degli esami sul web

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Questo è l’anno di Italo Calvino”. “Macché, mercoledì uscirà Svevo”. E ancora: “Cosa dite? La mia prof è sicura che usciranno Pascoli e Giovanni Paolo II”. Manca ormai solamente un giorno all’inizio degli esami di maturità e i siti internet, specializzati e non, sono presi d’assalto dalle voci di corridoio di chi vuole a tutti i costi cercare di preparare in anticipo la prima prova scritta. E così, le ultime notti prima dell’esame si trascorrono su internet.

È partito, dunque, il tam-tam del “tototema”, e sono numerosi i siti, tra cui lo speciale maturità di Scuola&giovani di “Repubblica.it”, in gli cui studenti (a cui dobbiamo aggiungere anche una buona dose di genitori e docenti) dicono la loro sull’argomento più “papabile”, cercando di esorcizzare, assieme, paure e timori di argomenti poco conosciuti.

Tra i ragazzi, c’è chi si affida ai numeri, un po’ come per il gioco del Lotto, e cerca di immaginare quali sono stati gli argomenti che non sono mai capitati durante gli ultimi anni, e chi, invece, sfogliando i giornali e gli archivi dei siti internet e rileggendo gli articoli dell’ultimo anno, prova a ipotizzare quali possano essere gli argomenti di attualità più probabili. Con pazienza abbiamo scandagliato la rete per cercare di mettere un po’ di ordine tra le centinaia di articoli pubblicati nei forum e nelle chat in modo da offrire un quadro di semplice lettura dei temi che, secondo gli studenti più informatizzati, potrebbero capitare alla prima prova.

Per quanto riguarda la tipologia “A”, quella dell’analisi del testo, tra gli autori più probabili figurano Giovanni Pascoli o Calvino. C’è chi giura, però, che quest’anno capiterà Svevo (“era quasi sicuro l’anno scorso”) o Pirandello.

Passiamo ora in rassegna la tipologia “B”, redazione di un saggio breve o di un articolo di giornale. Per quanto riguarda la categoria “B1” (ambito artistico-letterario) l’argomento più papabile riguarda la pace e la tolleranza tra i popoli, ma c’è anche chi parla della figura di Don Chisciotte o delle differenze tra il pensiero orientale e occidentale. Nella categoria “B2” (ambito socio-economico) la maggioranza di studenti e professori prevede il dibattito sul mercato economico cinese e le sue implicazioni con le economie occidentali. Non è il solo argomento, perché c’è anche chi parla dell’affidabilità dell’informazione su internet o della situazione socio-economica dell’Unione Europea.

Passiamo all’ambito storico-politico (categoria “B3″): qui la possibilità di indovinare il tema scende a perdita d’occhio. Il 2006, infatti, è un anno pieno di ricorrenze, dal duecentocinquantesimo anniversario della nascita di Mozart al centocinquantesimo anniversario della nascita di Freud passando per il centenario della morte di Mazzini e il sessantesimo della Repubblica Italiana. Sarebbe bene, quindi, avere almeno un'”infarinatura” di tutti questi argomenti. Potrebbero capitare, però, anche temi di respiro più ampio: uno su tutti, il pensiero al femminile. Anche nell’ambito tecnico-scientifico (categoria “B4”) le possibilità sono moltissime: dai cinquant’anni dalla scoperta della struttura del Dna alle sfide del terzo millennio per fare a meno del petrolio passando per Chernobil, la questione del nucleare e l’emergenza dell’influenza aviaria.

Andiamo avanti con le anticipazioni: per quanto riguarda la tipologia “C”, il tema storico, tra gli argomenti più gettonati figurano la Seconda Guerra Mondiale, il suffragio universale, la guerra in Iraq e la difficile situazione dell’Iran.

Per il tema di ordine generale (tipologia “D”), invece, potrebbero uscire la mafia dopo la cattura del super-boss Provenzano, i concetti di democrazia e flessibilità nell’ottica dell’Unione Europea o la mediatizzazione del sacro dopo la scomparsa di Giovanni Paolo II.

C’è anche, lo dicevamo, chi si affida ai numeri: all’esame di maturità, ultimamente, non sono mai usciti Pascoli, Svevo, D’Annunzio, Verga, le avanguardie dei primi anni del Novecento e Calvino. Così come per il tema storico il periodo del ventennio fascista è stato poco trattato.

Fin qui, dunque, il tam-tam della rete. Iniziare a preparare qualcuno di questi temi può essere sicuramente un buon punto di partenza, soprattutto per esercitarsi. È abbastanza prevedibile, comunque, che le anticipazioni che si trovano su internet non verranno rispettate il giorno dello scritto. Resta sempre, comunque, un briciolo di speranza e soprattutto di fortuna.

Ciò che invece è certo è che il tempo a disposizione per la prova scritta di italiano è di massimo sei ore (ma non si potrà lasciare l’aula prima che ne siano trascorse 3 ore dalla dettatura). Per tutti, il nostro consiglio è quello di esercitarsi, non farsi prendere dall’ansia e leggere con calma e attenzione tutte le tracce: una buona ce ne sarà.

(20 giugno 2006)