La "Carovana" tra i ragazzi di Locri. Don Ciotti: "Non lasciamoli soli"


Dopo aver viaggiato per tutta Italia i “carovanieri antimafia” di Libera arrivano nella Locride, per una “marcia della memoria”. Giovani sempre protagonisti

La “Carovana” tra i ragazzi di Locri
Don Ciotti: “Non lasciamoli soli”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “I ragazzi sono il nostro presente, ci sono e l’hanno dimostrato, a Locri come in mille altre occasioni. E il mondo degli adulti non deve abbandonarli”. È con questo intento che Don Luigi Ciotti e la “Carovana” di Libera, l’associazione, di cui Rita Borsellino è presidente onoraria, che da anni si occupa di lotta alla mafia, saranno domani a Locri, ancora una volta insieme ai giovani, che stanno creando un vero e proprio movimento contro la criminalità.

L’appuntamento, di cui più volte negli ultimi giorni si è discusso sul blog dei ragazzi di Locri, ospitato da Repubblica Scuola&Giovani, è per una marcia che partirà dalla casa di Fortunato Correale (ucciso dalla ‘ndrangheta dieci anni fa) e toccherà alcuni punti simbolici della città, come le abitazioni di altre vittime della criminalità. “Questa è una marcia della memoria – ha detto Francesco Rigitano, rappresentante di Libera nella Locride – e proprio il senso della Carovana, muoversi, toccare diversi punti del Paese, serve a non dimenticare e ricordare chi ha perso la vita e sostenere i loro parenti”.

La marcia continuerà poi verso il Liceo Scientifico, dopo un percorso di quasi 5 chilometri, “che è un altro posto simbolico – spiega Rigitano – perché rappresenta la speranza verso il futuro della nostra terra”. Lì il saluto del sindaco di Locri, del Vescovo, poi gli interventi dei tanti ragazzi presenti (si attendono oltre 15 pullman da ogni parte d’Italia), i discorsi di tante personalità (da Nando Dalla Chiesa a Nuccio Iovene a Giuseppe Lumìa).

La conclusione è affidata alle parole di Don Ciotti, che ha voluto mandare un messaggio ai ragazzi del blog, ma anche al mondo degli adulti: “Ho incontrato i ragazzi della Locride in diverse occasioni, e ho preso l’impegno, con loro, di tornare anche quando i riflettori su questa faccenda saranno spenti. Ho apprezzato molto tutti gli striscioni che sono stati scritti durante le manifestazioni delle scorse settimane. Quello che vi chiedo però – continua Don Ciotti – è di esporre davanti alle vostre scuole, i vostri comuni, le vostre chiese un unico cartello, con la scritta, a lettere cubitali: ‘continuità’. Abbiamo bisogno di continuità, e allora costruiamola insieme, e chiediamola alle istituzioni tutte”.

Don Ciotti ha parlato anche del coraggio che hanno avuto questi ragazzi nell’esporsi in prima persona, sia attraverso il blog, sia anche attraverso le numerosissime trasmissioni televisive a cui hanno partecipato, proprio a proposito di quei tanti messaggi che chiedevano loro di denunciare i mafiosi: “La denuncia è una cosa importante, ma la dobbiamo fare tutti. Non possiamo delegarla ai ragazzi, sarebbe troppo comodo. Dobbiamo trovare tutti la forza di mettere in gioco quello in cui crediamo. I giovani ora hanno bisogno che gli adulti (che sono i loro punti di riferimento nella famiglia, nella scuola, nella chiesa) li prendano per mano e li accompagnino, e creino le condizioni per un sano protagonismo”.

La Carovana Antimafia di Libera arriverà dunque a Locri dopo quasi due mesi di viaggio in tutta Italia, e non solo: “Abbiamo tre furgoni con cui giriamo tutto il Paese con qualche sconfinamento anche in altri stati d’Europa – ha detto uno dei carovanieri, Michele Langella -. Arriviamo nelle città, ci fermiamo nelle piazze e nelle scuole e la prima cosa che facciamo è trovare il contatto con i ragazzi. Attraverso la Carovana cerchiamo di coinvolgere tutti a impegnarsi nella lotta alla mafia, cerchiamo di capire cosa ne pensano i nostri coetanei, dialoghiamo con loro. Credo che sia come un seme che viene piantato, poi tocca a loro far germogliare il frutto della legalità”.

Michele, napoletano, un ragazzo come tanti altri, da diversi anni ha preso l’impegno, insieme ad alcuni amici, di girare per l’Italia e confrontarsi con le tematiche della mafia, sia al Sud, dove quest’argomento è spesso all’ordine del giorno, sia al Nord, dove forse se ne parla ancora troppo poco. La Carovana, che da undici anni opera sul nostro territorio, e che ogni volta che arriva in una città o in un paese riesce ad attirare tantissimi giovani, “è un movimento che punta a far nascere un coordinamento giovanile contro le mafie. Abbiamo avuto l’adesione – continua Michele – di oltre duecento ragazzi che vogliono creare con noi una grande rete, e forse costruiremo anche una radio via Internet, con collegamenti in tutte le città d’Italia e anche in molti Paesi d’Europa”.

Dopo l’assassinio del vicepresidente della Regione Calabria Francesco Fortugno, infatti, i giovani della Locride, soprattutto attraverso il blog e le uscite in televisione, sono riusciti ad entrare nelle case di tutti i ragazzi d’Italia: basti pensare che dalla Valle D’Aosta alla Sicilia, durante il viaggio della Carovana, sono stati raccolti numerosissimi quaderni pieni di dediche, messaggi, firme, ma anche libri, striscioni e altri regali simbolici per i ragazzi di Locri. Doni che verranno distribuiti proprio durante la manifestazione di domani.

(18 novembre 2005)

(Nella foto: Don Luigi Ciotti)

"Noi, studenti e portatori di diritti". Manifestazioni in 70 città italiane


Il 17 novembre è considerato il “Primo Maggio” dei giovani. Un appuntamento internazionale: cortei in tutto il mondo. Manifesto aperto da Fo e Sepulveda

“Noi, studenti e portatori di diritti”
manifestazioni in 70 città italiane

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Una data storica per i diritti degli studenti nel mondo, il 17 novembre. Si celebra quello che è stato definito il loro “primo maggio”. Tra le rivendicazioni, quella di poter migliorare le condizioni di apprendimento, la possibilità di accesso al futuro, la scelta di libertà individuale e collettiva “perché studiare sia un diritto e non un privilegio”.

La ricorrenza. Il 17 novembre del 1939 centinaia di studenti cecoslovacchi che si opponevano alla guerra furono arrestati e uccisi dai nazisti. Due anni dopo alcuni gruppi di studenti in esilio, gli stessi che avrebbero poi costituito il nucleo centrale dell’International Union of Students decisero che quella data ogni anno sarebbe diventata l’International Students Day, la giornata internazionale di mobilitazione studentesca. E così, da quel giorno ogni anno in decine di Paesi gli studenti si sono mobilitati in ricordo di quel massacro e per rivendicare il diritto di studiare per tutti e la necessità di costruire un mondo di pace, giustizia, democrazie e libertà. Stesso giorno, altri due avvenimenti importanti: nel 1973 gli studenti greci del Politecnico di Atene che manifestavano proprio in difesa di questi principi furono massacrati dai carri armati del regime dei Colonnelli; nel 1989, ancora in Cecoslovacchia, i carri armati del regime, questa volta comunista, repressero duramente gli studenti che manifestavano.

Dal 1939 a Porto Alegre. L’assemblea studentesca internazionale di Bombay, così, nel 2004 ha deciso di ripristinare questa data della memoria e di renderla un momento importante di mobilitazione studentesca. E migliaia di studenti in tutto il mondo anche quest’anno si mobiliteranno (già lo hanno fatto l’anno scorso) perché siano riconosciuti i loro diritti, così come scritto nell’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei diritti umani: “Ogni individuo ha il diritto all’istruzione: essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza e l’amicizia fra tutte le nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire il mantenimento della pace”. “E proprio il 30 gennaio di quest’anno alla quarta Assemblea Internazionale degli Studenti all’interno del World Social Forum di Porto Alegre – tiene a precisare Valerio, dell’Unione degli Universitari – abbiamo portato insieme all’Unione degli Studenti e alla Mutua Studentesca, per il secondo anno consecutivo, la proposta di costituire un’agenda comune di mobilitazione che rivendichi più diritto al sapere per tutti, contro la privatizzazione dei saperi. La marcia – dice Valerio – è apolitica, non scendiamo in piazza solo ed esclusivamente contro la Legge Moratti, ma ha una valenza sindacale, di rivendicazione di diritti”.

Le manifestazioni. “Lo scorso anno in Italia – continua Valerio – sono scesi in piazza circa trecentomila studenti. Quest’anno puntiamo a superare questo record, sulla scia delle manifestazioni studentesche delle scorse settimane”. I cortei principali, a cui seguiranno, nelle diverse città, forum, assemblee, concerti, sit-in, si terranno a Roma, Milano, Torino, Napoli e Palermo. Gli studenti, però, scenderanno in piazza, secondo diverse modalità, in oltre 70 città del Belpaese.

Le rivendicazioni. Tra le tante richieste che arrivano dal mondo studentesco, quella principale, ci spiega Valerio, è quella che riguarda i diritti degli studenti: “Nel nostro Paese non siamo considerati portatori di diritti, soggetti attivi. In questa giornata vogliamo farci sentire per sancire per sempre che gli studenti sono portatori di diritti”. Tra le altre richieste, la possibilità di autogestire spazi e tempi di vita e formazione, il diritto di accesso al sapere come strumento per crescere “come cittadini e persone libere”, la creazione di una legge quadro nazionale per il diritto allo studio e di una carta studentesca “che ci garantisca il diritto al sapere anche al di fuori della scuole e dell’università”. Ancora, l’abolizione del numero chiuso e il diritto ad avere aule adeguate e strumentazioni moderne. Si parla anche, poi, dell’accesso al mondo del lavoro, e quindi vengono chiesti diritti e tutele “che trasformino la precarietà delle condizioni in reali possibilità di scelta lavorativa” e che vengano garantiti i diritti di tutti gli studenti che effettuano stage. C’è spazio, infine, anche per la solidarietà verso gli studenti che combattono ogni giorno contro le mafie, la guerra, la povertà, lo sfruttamento. Per cambiare “la scuola, l’università, la società e il mondo”.
L’assemblea internazionale degli studenti all’interno del World Social Forum di Porto Alegre, il 30 gennaio 2005
Le adesioni. Moltissimi personaggi della politica e della cultura hanno già aderito alla manifestazione. In testa Dario Fo, premio Nobel per la letteratura, e lo scrittore Luis Sepulveda. Poi, ancora, Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, i presidenti di Libera (l’associazione che da anni combatte le mafie) Rita Borsellino e Don Luigi Ciotti insieme a numerosissimi altri esponenti.

(17 novembre 2005)

(Nella foto: La manifestazione del 17 novembre 2004 a Treviso)

Carriera, posto fisso e autonomia. Le aspirazioni dei diciottenni laziali


La ricerca dell’Università “La Sapienza” di Roma su 1500 ragazzi delle scuole superiori. Medico e libero professionista i mestieri più gettonati

Carriera, posto fisso e autonomia
le aspirazioni dei diciottenni laziali

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Vorrebbero un posto fisso, possibilità concrete di carriera e, soprattutto, la possibilità di potersi affermare organizzandosi, da soli, il lavoro. È la fotografia dei ragazzi che stanno per uscire dalla scuola secondaria che emerge da una ricerca della facoltà di Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, presentata oggi in un convegno con il ministro Maroni e il sindaco di Roma Veltroni.
Il sondaggio, realizzato su 1500 giovani del Lazio (circa il 3,5% di quelli che affronteranno l’Esame di Stato 2006), mette in evidenza come tra i desideri principali dei giovani ci sia un forte desiderio d’indipendenza e una molto limitata disponibilità ad allontanarsi da casa per cercare lavoro. In generale si prediligono inoltre le opportunità individualistiche mentre il lavoro di squadra è visto come poco valorizzante, anche se poi sul posto di lavoro vengono reputati importanti i rapporti amichevoli.

E mentre le ragazze sono più disposte a collaborare, ad ampliare le proprie conoscenze e a stabilire rapporti amichevoli con i colleghi, i ragazzi sognano di poter emergere sugli altri e poterli gestire e di lavorare “da leader”.

Per quanto riguarda, poi, le aspirazioni di lavoro, il medico, a prescindere dal titolo di studio, forse per le possibilità di guadagno sembra essere la carriera più ambita. Al liceo classico le altre occupazioni più gettonate sono l’avvocato e il docente; l’ingegnere, il ricercatore e il libero professionista allo scientifico.
Usciti dagli istituti tecnici, invece, gli studenti vorrebbero lavorare come commercialista, dirigente o nel settore militare o dello spettacolo; i ragazzi degli istituti professionali, invece, sono orientati più verso la carriera di pubblicitario, infermiere, estetista.

Interessanti anche alcuni dati che emergono a livello locale: mentre gli studenti di Latina mostrano totale indifferenza nei confronti dell’ambito umanistico, a Frosinone c’è maggiore interesse verso le aree artistiche e a carattere aziendale. I romani dimostrano un forte interesse per le aree musicali e a carattere umanistico mentre si riscontra un totale disinteresse per le attività fisiche. Gli studenti di Rieti prediligono le aree scientifiche, quelli di Viterbo gli studi politici.

(15 novembre 2005)

(Nella foto: Un ragazzo allo sportello di un Centro per l’Impiego)

"Boicottiamo le prossime elezioni". E i lettori del blog si confrontano


Ieri due ragazzi di Locri all’ultima puntata dello show di Celentano: “Chi spera, chi manifesta è rock”. E sul “diario” si lancia la manifestazione del 19

“Boicottiamo le prossime elezioni”
e i lettori del blog si confrontano

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Ancora una volta il blog dei ragazzi di Locri, ospitato da “Scuola e Giovani” di Repubblica.it è al centro dell’attenzione. Ieri sera due ragazzi della cittadina calabrese sono stati ospitati nell’ultima puntata della trasmissione di Adriano Celentano, “Rockpolitik” oltre che a “le Iene”. “Chi spara, chi ha paura, chi non rispetta la libertà altrui, chi uccide, chi è un mafioso è lento. Franco Fortugno, chi spera, chi non crede nell’omertà, chi manifesta, chi è onesto cittadino è rock”, dice una ragazza, parafrasando l’ormai noto tormentone del Molleggiato.

Un gesto importante per i ragazzi di Locri, quello di andare a parlare in una delle trasmissioni televisive più viste nella storia della Rai, che denota la loro volontà di far rimanere la discussione sulla mafia all’ordine del giorno anche quando sembra che non sia più di stretta attualità, come ad esempio dopo la marcia del 4 novembre. Argomento, quello del disinteresse dei media, che è stato molto discusso sul blog proprio negli ultimi giorni. C’era infatti chi pronosticava che, “come l’influenza aviaria”, non si sarebbe più parlato della ‘ndrangheta.

E invece, molto probabilmente, non sarà così, perché continuano a nascere manifestazioni e eventi importanti: Libera, uno dei principali movimenti impegnati nella lotta per la legalità, insieme ai sindacati confederali e a diverse associazioni giovanili darà luogo a una manifestazione a Locri il 19 novembre, nell’ambito della “Carovana antimafie”. L’appuntamento, già lanciato attraverso il blog su “Repubblica”,vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Don Ciotti e Nando Dalla Chiesa.

Sul “diario online” dei ragazzi di Locri dunque continuano le discussioni sul tema della mafia. Oltre ai commenti sull’ultima puntata dello show di Celentano e agli ancora tantissimi messaggi di solidarietà che arrivano da ogni parte del mondo, in questi ultimi giorni tra i temi più dibattuti figurano sicuramente il ruolo dello Stato nella lotta alla criminalità e il “non voto”. C’è infatti un ampio dibattito scatenato da un post di “LucaLibero” (questo è il nick), che propone di non andare a votare alle prossime elezioni, perché “i Signori dei palazzi si ricordano di noi solo quando ci sono le elezioni: non votando – continua – riusciremmo a smuovere le coscienze”.

(11 novembre 2005)

(Nella foto: Due ragazzi di Locri alla trasmissione “Rockpolitik” di Celentano)

In piazza virtuale i ragazzi pensano al futuro


Riporto un lungo take dell’Ansa di questa mattina proprio sul blog dei ragazzi di Locri!!!

FORTUGNO: IN PIAZZA VIRTUALE RAGAZZI PENSANO A FUTURO /ANSA
SU BLOG REPUBBLICA MESSAGGI COMMOZIONE PER FRASI A ROCKPOLITIK

(ANSA) – LOCRI (REGGIO CALABRIA), 11 NOV – E’ un dibattito ricco di spunti e riflessioni quello che si sta svolgendo sul blog messo a disposizione dei giovani di Locri dal sito di ‘Repubblica’. C’è chi pensa di disertare le urne in occasione delle prossime elezioni e chi si è commosso guardando la testimonianza dei due giovani locresi che ieri sera hanno partecipato alla trasmissione Rockpolitik.
Per i due giovani di Locri chi “spara, chi ha ha paura, chi non rispetta la libertà altrui, chi uccide, chi è un mafioso è lento”, dice una ragazza. “Franco Fortugno, chi spera, chi non crede nell’omertà, chi manifesta, chi è onesto cittadino è rock”. E stamane sul blog dei ragazzi di Locri sono comparsi i primi commenti alla presenza alle frasi pronunciate ieri sera nella trasmissione di Celentano. “Ieri sera, la cosa che mi ha più emozionato – scrive Roberto D. – a RockPolitik è stata la testimonianza di quei due ragazzi di Calabria. Mi sono venute le lacrime e credetemi non succede spesso. Perchè so e avverto quanto è costato arrivare a questo, e purtroppo so che ancora costerà tanto. Dobbiamo però essere pronti ad affrontare difficoltà e sacrifici affinchè non solo i calabresi onesti, ma tutti gli onesti di questo paese possano vivere senza la mafia attorno. Vogliamo soprattutto vivere, amare e sognare”.
La proposta provocatorio di non andare a votare alle prossime elezioni è di LucaLibero (il nick utilizzato sul blog). “Io vorrei lanciare – scrive sul blog LucaLibero – qui una proposta.
Visto che i ‘Signori dei palazzi’ si ricordano di noi del sud solo quando ci sono le elezioni….io direi non andiamo più a votare! fin quando in Calabria, in Sicilia, in Campania, in tutto il sud non si vede, anzi non si tocca con mano quello che lo stato ha realmente realizzato per combattere contro la mafia.
Fin quando non ci saranno i presupposti per una vita decorosa Non voteremo… secondo me riusciremmo a smuovere le loro coscienze – anche se coscienza i politici non ne hanno mai avuta”. Ed è su questa proposta provocatoria che da stamane si sta svolgendo un ampio dibattito che vede anche interventi di persone che non risiedono in Calabria. I pareri, ovviamente, sono contrastanti ed all’invito di disertare le urne c’è Anna che ritiene “assolutamente necessario andare a votare e scegliere attentamente persone pulite. Il voto è l’unico strumento che abbiamo per mandare a casa i mafiosi politici”. E c’è pure chi come Tiziana propone di “boicottare tutto ciò che è in odore di mafia o poco chiaro. E se veramente iniziassimo dalle elezioni farse? è palese che il colore politico non fa differenza davanti agli interessi e anzi sono specchietti per illuderci di vivere in uno stato democratico”.
Ma la paura dei tanti partecipanti alla piazza virtuale è che a breve possa scemare l’interesse per i fatti accaduti a Locri. “Vedrete – scrive Marco – che tra un mese scenderà il silenzio: vi ricordate l’influenza aviaria: un casino autentico, oggi pare meno pericolosa di una puntura di insetto. Non sono contento di questo, ma la società detta civile, l’opinione pubblica, mettono in prima pagina sempre la notizia, e quando la notizia diventa il passato, il pezzo a cinque colonne diviene un trafiletto”.(ANSA).

KSZ
11-NOV-05 12:03 NNNN

"L'Enel paghi quello studente". Un dipendente vince in Cassazione

La sentenza della Corte suprema dà ragione a un universitario-lavoratore
che si era visto rifiutare il diritto ai permessi retribuiti per studio

“L’Enel paghi quello studente”. Un dipendente vince in Cassazione

ROMA – “Incoraggiare e agevolare” il più possibile gli studenti lavoratori, perché il loro arricchimento culturale “si riverbera positivamente sulla collettività”. È l’invito rivolto alle aziende dalla Corte di Cassazione. Con una sentenza della sezione Lavoro, il tribunale ha dato ragione a uno studente, Aldo, che lavorava presso l’Enel Distribuzione, e che si era visto negare dalla Corte d’Appello de L’Aquila il pagamento dell’indennità corrispondente alla mancata concessione dei permessi retribuiti in ragione degli esami sostenuti presso una scuola speciale, all’interno della Facoltà d’Ingegneria dell’Universita aquilana, per il conseguimento del diploma di Esperto in Tutela Ambientale.

Nonostante il Giudice del Lavoro del Tribunale di Sulmona, nel dicembre ’99, avesse imposto all’Enel di concedere allo studente i permessi “retribuiti nella misura di due ore giornaliere, per un periodo massimo di dieci giorni per ogni esame universitario”, la Corte d’Appello glieli aveve revocati, sostenendo che il diploma di esperto ambientale conseguito da Aldo non era paragonabile a un “diploma universitario”, e che “allo stato della legislazione in materia, i diplomi rilasciati dalle scuole dirette a fini speciali non hanno ancora avuto una loro collocazione giuridica, tant’è che può dubitarsi anche del valore legale del diploma”.

Il giovane si è quindi appellato in Cassazione e ha vinto il ricorso. Secondo la Suprema Corte, infatti, è compito delle aziende aiutare e stimolare chi impiega le “residue energie”, dopo il lavoro, nel raggiungimento di un titolo di studio. “I lavoratori studenti – si legge nella sentenza – iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legale, hanno diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami e non sono obbligati a presentazioni di lavoro straordinario o durante i riposi settimanali”. Un principio che “riguarda tutti i lavoratori studenti, compresi quelli universitari”, in nome del “diritto allo studio garantito dall’articolo 34 della Costituzione e dall’articolo 10 dello Statuto dei Lavoratori”.

Ma non è tutto: i permessi giornalieri retribuiti per studio, continua la Cassazione, spettano anche “al lavoratore studente autodidatta, candidato all’esame in qualità di privatista”, che intenda dedicarsi allo studio “per conseguire la possibilità di affrontare, senza remore di carattere economico, gli esami per ottenere titoli riconosciuti dall’ordinamento giuridico statale”.

Ora a stabilire l’esatta retribuzione per lo studente lavoratore, in ragione degli esami sostenuti, sarà la Corte d’Appello di Perugia, alla quale la Cassazione ha passato il caso.

(26 ottobre 2005)

La protesta arriva ai licei: primi blocchi contro la Moratti

In fermento l’intero mondo della scuola. A Roma occupato il liceo Mamiani.
A Napoli fermi tre istituti. Assemblee nelle scuole in molte città.

La protesta arriva ai licei
primi blocchi contro la Moratti

ROMA – Il vento della protesta dalle università inizia a passare verso i licei, in agitazione contro la riforma delle scuole superiori. Liceo Mamiani occupato e altre trenta scuole italiane in mobilitazione. È l’inizio di una settimana di protesta che potrebbe portare, a partire da oggi, presìdi, blocchi della didattica, autogestioni e occupazioni nelle scuole di tutta Italia.

Questa mattina allo storico liceo classico Terenzio Mamiani di Roma è stata decisa l’occupazione e il conseguente blocco della didattica. La protesta è sfociata dopo una lunga assemblea, al termine del quale c’è stata una votazione a scrutinio segreto. L’occupazione sarebbe stata votata dal 70,4% degli studenti. I professori e alcuni studenti contrari a questa forma di protesta ma favorevoli a un periodo di diattica alternativa si sono riuniti nell’aula magna del liceo per formulare nuove proposte.

A Napoli da oggi sono occupati i licei Vittorio Emanuele, Genovesi, Mercalli mentre da venerdì almeno altre trenta scuole sono in mobilitazione, e aumentano di ora in ora sit-in, assemblee straordinarie e occupazioni. A Salerno sono coinvolte più di dieci scuole. A Milano il blocco della didattica dovrebbe iniziare domani, così come a Brindisi, Barletta, Lecce, Foggia e Bari.

Il mondo della scuola e della formazione professionale è stato mobilitato questa mattina anche a Cagliari, dove ci sono stati due sit-in di protesta. Studenti e docenti si sono ritrovati davanti alla sede della Direzione scolastica regionale per dire no al decreto della riforma Moratti per le superiori.

Secondo quanto riferisce l’Unione degli Studenti, “i ragazzi, insieme agli insegnanti, stanno promuovendo in tutto il Paese azioni di protesta che, se affiancate al movimento che sta coinvolgendo l’università, indicano un chiaro giudizio nei confronti del progetto complessivo della Moratti: bocciata”.

(17 ottobre 2005)

(Nella foto: L’occupazione al liceo Vittorio Emanuele di Napoli)

Occupazioni, cortei, proteste. Ancora fermento nelle università


Continuano le mobilitazioni negli atenei italiani. Da lunedì prossimo comincia
la discussione definitiva del Ddl alla Camera. Manifestazione a Roma.

Occupazioni, cortei, proteste
ancora fermento nelle università

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Si apre oggi una settimana cruciale nel mondo universitario per la protesta contro il Ddl Moratti che andrà a modificare lo stato giuridico della docenza. Sul decreto da domani inizierà la discussione in commissione alla Camera e da lunedì prossimo arriverà in aula. Ci sarà anche lì un inedito ricorso alla fiducia?
Dopo le accese manifestazioni della settimana scorsa, che hanno visto blocchi della didattica espandersi a macchia di leopardo in tutto il Paese, gli atenei italiani vivono una nuova situazione di attesa con un clima teso. Nelle diverse facoltà, infatti, in questi giorni sono previste assemblee e riunioni per decidere altre manifestazioni di protesta.

La giornata più importante è sicuramente quella di mercoledì, nella quale tutti gli organi universitari italiani sono chiamati a discutere e far propria la mozione deliberata all’unanimità dalla Crui. “Adesso la parola – dice la Conferenza dei Rettori – passa agli organi universitari sul territorio”. Da domani, intanto, inizia la discussione in commissione alla Camera, mentre da lunedì prossimo è prevista la discussione in aula. Per mercoledì è stata indetto da Cgil, Cisl e Uil, insieme ai sindacati della scuola, un sit-in davanti alla Camera dei Deputati, con rappresentanze e delegazioni che arriveranno da tutt’Italia.

Anche questa settimana, comunque, docenti, ricercatori, studenti e rettori sono mobilitati contro il Ddl Moratti. All’Università “La Sapienza” di Roma la maggior parte delle facoltà è ancora occupata e ancora molti docenti continuano a fare lezione all’aperto. All’interno della facoltà di Psicologia stanno partendo corsi alternativi, concordati da studenti e docenti, e saranno organizzate manifestazioni e cortei a livello nazionale e territoriale. Per mercoledì è stata indetta una riunione di tutti gli organi dell’ateneo romano, si prevede che parteciperanno oltre 1000 persone. A “Roma Tre” per il 20 ottobre gli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia hanno organizzato un corteo che si snoderà per le strade di Roma, da Piramide fino a Montecitorio. Alla manifestazione è stato chiesto a tutti i partecipanti di indossare l’abito da cerimonia funebre, perché si celebreranno i “funerali dell’università”.

Grande mobilitazione anche negli altri atenei italiani. A Firenze e Padova, dopo diverse assemblee gremite di studenti, si stanno organizzando nuove forme di protesta, tra cui sono previste ancora lezioni all’aperto e manifestazioni che coinvolgano anche i cittadini. Stessa situazione a Bologna, dove molto probabilmente arriveranno in questi giorni le dimissioni di presidi e presidenti dei corsi di laurea; ancora in discussione un ulteriore blocco della didattica. Un’intensificazione della mobilitazione è presvista anche negli atenei milanesi e a Sassari. Per il senato accademico dell’Università della Basilicata con questa legge “sarà sempre più difficile esercitare la professione di docente universitario nell’inscindibile nesso di ricerca e didattica, e sarà comunque impossibile svolgere reale opera di indirizzo e governo: le dimissioni dagli organi accademici appaiono inevitabili per chi abbia senso di responsabilità e cura della propria dignità”. A Torino, che la settimana scorsa aveva visto una mobilitazione sia dell’Università che del Politecnico, studenti e docenti si stanno riorganizzando.

Intanto secondo un documento approvato dal Coordinamento Nazionale dei Presidi di Facoltà nel Ddl Moratti permangono ancora troppi aspetti critici tra cui l’istituzione di una nuova figura di docenza “in una forma che non è esagerato definire ambigua, in luogo della richiesta terza fascia; l’ammissione alla docenza universitaria di figure senza alcun processo di selezione e valutazione; lo stravolgimento – ancora- del concetto di requisiti minimi per l’attivazione di corsi; l’assenza di ogni riferimento all’Europa e di ogni riscontro degli impegni assunti in sede europea; la mancata previsione – infine – di adeguate risorse che si traduce in riforme a costo zero”.

(17 ottobre 2005)

(Nella foto: una lezione di protesta dei ricercatori a Bologna)

"Noi, sulle orme dei deportati". Studenti nei luoghi della memoria


Dalla Polonia il diario di Thomas e Claudia, in viaggio ad Auschwitz insieme ad altri duecento studenti romani, ad alcuni sopravvissuti e al sindaco Veltroni

“Noi, sulle orme dei deportati”. Studenti nei luoghi della memoria

Ho intervistato Thomas e Claudia e ho creato per loro un “diario” in diretta dalla Polonia. Buona lettura :).

CRACOVIA (Polonia)204 studenti romani questa mattina sono stati ad Auschwitz per visitare i campi di concentramento dove i nazisti sterminarono un milione e mezzo di persone. Con loro alcuni dei sopravvissuti e il sindaco Veltroni. Il viaggio è stato organizzato dal Comune di Roma in collaborazione con la comunità ebraica e l’associazione degli ex-deportati.
Quello che segue è il racconto in prima persona delle impressioni di Thomas e Claudia, due sedicenni provenienti rispettivamente dal liceo classico “Plauto” e dal liceo scientifico “Plinio Seniore”.

Quando siamo arrivati a Cracovia il tempo era bello, prometteva bene. Noi ci aspettavamo il gelo. Siamo partiti da Roma in 300: quattro alunni e un professore per 51 classi. E con noi tanti giornalisti, fotografi, ed ex-deportati. Dopo essere arrivati in albergo siamo stati in giro per la città, nel quartiere ebraico. Abbiamo visitato il ghetto e la sinagoga Temple. Qui sono iniziati i discorsi “seri”, di un certo livello, molto toccanti. Il sindaco Veltroni e l’assessore alla scuola Maria Coscia ci hanno spiegato il significato di questo viaggio, che vuole essere la continuazione di un progetto iniziato a scuola insieme ai professori.

Questa mattina abbiamo avuto un piccolo inconveniente, perché si è rotto un vetro del pullman che ci doveva portare all’ex campo di sterminio di Birkenau. Meno male che ce l’abbiamo fatta e siamo arrivati in tempo! Lì ad aspettarci c’erano diversi ex-deportati: il sig. Venezia, il sig. Terracina, il sig. Mogliani, che si sono rivelate delle persone molto valide, e con cui siamo stati insieme per tanto tempo, ad ascoltare le loro testimonianze.

Il sig. Modiani, ad esempio, era stato deportato nel campo di concentramento all’età di tredici anni. Ora a noi sembra assurdo pensare a un ragazzo di quell’età che viene strappato dalla propria casa e viene portato qui dopo un viaggio estenuante, con poca acqua, poco cibo. Non potevano muoversi, stavano sempre in piedi. Il suo è un caso particolare, perché era stato messo a lavorare proprio nei pressi di una camera a gas dove vennero sterminate tantissime persone. Ha addirittura visto morire un suo parente! Ci ha portato davvero una bella testimonianza, ci ha fatto capire soprattutto come in quel luogo era molto semplice perdere la dignità umana: ci voleva una gran forza per resistere. E poi un’altra cosa che ci ha colpito tantissimo: l’entrata del campo sembrava un’enorme bocca, che prima o poi sembrava volerci risucchiare.

Auschwitz era un campo di lavoro forzato e ora è diventato un museo. Là abbiamo potuto vedere diverse stanze che ci hanno colpito profondamente. C’era anche una prigione sotterranea, dove venivano mandati quelli che organizzavano una resistenza interna al campo di lavoro. E poi venivano fucilati. Un’altra stanza che ci ha colpito molto è stata quella in cui c’erano le immagini di tutti quelli che avevano trovato lì la morte. Vedevamo persone sofferenti, con visi smunti. Molti di noi non hanno potuto trattenere le lacrime. Era più forte di noi.
La giornata è trascorsa con dei ritmi pressanti, è stata un po’ pesante, ma ne è valsa la pena.

Avevamo studiato questi avvenimenti a scuola, ma attraverso i libri non s’intuisce che questa è davvero una forma di bestialità umana. Quando si entra nel campo di concentramento si percepisce subito un’aria di desolazione, un aspetto tetro. Appena siamo entrati siamo rimasti attoniti.

Capire cosa è successo è una parola difficile. Noi non possiamo capirlo a fondo. Possiamo solo avvicinarci, grazie soprattutto alle persone che ci hanno raccontato la propria storia. Ascoltandoli abbiamo provato molta tristezza, un senso continuo di oppressione. Abbiamo visto un lato dell’uomo… veramente incredibile. Non pensavamo che l’uomo potesse progettare uno sterminio simile.

I sopravvissuti sono stati davvero fondamentali per quest’esperienza. Anche loro si sono commossi. E poi loro erano soli al mondo, e qui hanno visto delle cose dell’altro mondo. Non le dimenticheranno mai più.

Anche il sindaco Veltroni è stato molto importante per quest’esperienza: è stato sempre vicino a noi. Mangiava con noi, parlava, faceva le foto. È stato di grande aiuto per spiegarci le vicende storiche e ci ha confortato nei momenti più difficili.

È stata un’esperienza davvero differente rispetto a un campo scuola. Ci sentiamo come investiti di una carica rispetto ai nostri compagni rimasti a Roma. La complicità tra tutti noi è stata automatica. Abbiamo parlato delle nostre impressioni, ci siamo confrontati, abbiamo parlato… Siamo tutti adolescenti, abbiamo provato tutti le stesse impressioni. Quando siamo tornati in pullman dopo questa visita, c’era solo tanto silenzio. Volevamo riflettere, volevamo capire.

Siamo convinti che dopo questa esperienza noi dobbiamo essere degli ambasciatori verso gli altri che sono a Roma. Un domani gli ex-deportati non ci saranno più, e noi dovremo portare la loro esperienza alle nuove generazioni. Non sarà facile, ma dobbiamo farlo.

(10 ottobre 2005)

(Nella foto: Gli studenti romani nel campo di concentramento di Auschwitz)