Il mercato delle telecomunicazioni è completamente impreparato alla crisi della telefonia fissa

→ D@di per Geekissimo.com

Come sappiamo tutti, oggi dovrebbe essere finalmente presentata la nuova versione dell’iPhone, il famoso iPhone 2.0 o iPhone 3G che – speriamo al più presto – verrà commercializzato anche in Italia. Ebbene, proprio pochi giorni fa è stata diffusa una ricerca secondo cui il mercato delle telecomunicazioni sia impreparato alla crisi della telefonia fissa. La cricerca, promossa da Jajah (società di comunicazione specializzata in servizi VoIP), pone l’accento sul fatto che i principali responsabili delle società di telecomunicazioni globali siano molto preoccupati della riduzione delle linee di telefonia fissa e della continua crescita dei servizi basati su Ip.

“Il principale timore dei carrier – si legge – riguarda indiscutibilmente il crescente abbandono della telefonia fissa tradizionale. Per sostituire il conseguente crollo dei ricavi, i migliori candidati player sul mercato si rivelano quelli in grado offrire servizi a valore aggiunto basati su Ip con nuove strategie di prezzo, sebbene molte aziende debbano ancora definire le rispettive strategie relative all’IP”. Tra l’altro, i dati sono anche confermati da una recente indagine, secondo cui quasi una famiglia statunitense su sei (poco più del 15 per cento) non possegga una linea fissa, e che quasi tre famiglie su dieci possiedono solo il telefono cellulare e non ricorrono praticamente mai all’apparecchio tradizionale.

L’emergere di nuove reti, nuovi concorrenti e soprattutto nuovi dispositivi collegabili tra loro, dunque, sta creando una pressione senza precedenti sugli operatori telefonici: una sfida vera e propria per i provider che intendono mantenere il loro ruolo centrale nella connessione dei loro clienti. È come se i carrier stiano vivendo “un notevole divario rispetto all’innovazione di chi sviluppa servizi basati su Ip, e rimangono incerti su come affrontare un nuovo genere di concorrenza come quella rappresentata ad esempio dall’integrazione della voce nei servizi di instant messaging”.

Insomma: al momento il settore sta navigando nell’incertezza e sono necessarie azioni a brevissimo terine per cogliere tutte le opportunità che la nuova tecnologia offre. “I bundle di servizi, la convergenza tecnologica, la crescente concorrenza globale e la compressione dei margini stanno causando un forte mutmento nel settore delle telecomunicazioni – ha affermato il Ceo di Jajah, Trevor Healy – ed è davvero incoraggiante vedere come i maggiori prtagonisti del mercato stiano adottando il concetto della telefonia Ip come fonte di ricavi, protezione e crescita”. Che questa convergenza possa arrivare presto, spinta anche dall’iPhone e dai nuovi modelli di cellulare, anche in Italia?

Se i videogames “liberano il genio che è in noi”

Dopo avervi spaventato, qualche giorno fa, parlandovi della denuncia di Greenpeace sulle tante sostanze dannose per l’organismo presenti nelle consolle, oggi vogliamo invece parlare di videogiochi in termini positivi. Secondo uno studio di Shyam Sundar, direttore del laboratorio multimediale della Penn State University (Usa), i videogame stimolano la creatività e la capacità di risolvere quesiti e problemi. Secondo l’esperto, il loro segreto sta nel fatto che “sono capaci di risvegliare le emozioni giuste e danno quella carica di energia che serve a sprigionare la potenza creativa che è in noi”.

Prima e dopo le partite, inoltre, i ricercatori hanno misurato la creatività dei volontari ed anche la loro capacità di risolvere problemi con test predisposti ad hoc. I volontari, a loro volta, hanno ammesso di sentirsi più rilassati, e i test hanno documentato “obiettivamente” che la loro creatività ha preso vita dopo aver giocato. Nel mondo ci sarebbero ben 68 milioni di persone che almeno una volta l’anno fanno una partita a un videogame, e di questi quasi tre giocatori su dieci (più di 18 milioni) hanno tra i 30 e i 75 (!) anni. Il numero di giocatori over-30, dunque, è ormai pari quasi a quello del pubblico tradizionale.

Tra l’altro, quasi la metà dei giocatori (4 su 10) è donna, e il 55 per cento di essi ritiene che il videogame stimoli l’intelletto e la creatività molto più di film e televisione, mentre il 47 per cento ritiene che faccia pensare. A convincere gli esperti che i videogame non facciano poi così male ci sono sia i simulatori (il classico SimCity, solo per fare un esempio) ma anche i giochi che allenano la mente come Brain Training, sempre per fare un altro esempio. Tra l’altro sembra che proprio questo tipo di giochi, quelli contro l’invecchiamento del cervello, siano diventati il nuovo business della salute.

Insomma, i genitori – se si fideranno di questa ricerca – da ora in poi non dovranno più costringere i loro figli ad andare a letto presto: col fatto che i videogame stimolano a prendere decisioni e aiutano la propensione alla creatività, potranno lasciare i bimbi magari un’oretta in più davanti alla consolle o al computer. Chissà che non li aiutino per il futuro.

Nel 2020 i data-center inquineranno più delle compagnie aeree

→ D@di per Downloadblog.it

Se la situazione attuale non cambierà, i data center con ogni probabilità nel 2020 sorpasseranno l’industria aeronautica in una non bella classifica: quella dei principali produttori di gas serra. Lo rivela uno studio di McKinsey & Co ripreso anche dal New York Times.

Lo studio si sofferma maggiormente sulle opportunità di risparmio dei costi e di energia che oggi vengono completamente sprecate nei data center aziendali e governativi. Per esempio, i server sono utilizzati in media solalmente al 6 per cento della loro capacità e al 56 per cento della loro performance massima.

Se allo stesso modo – sottolineano i ricercatori – si comportassero ad esempio gli alberghi, questi chiuderebbero per bancarotta pochissimo tempo dopo la loro apertura. Addirittura, la moda di sfruttare poco i data center sarebbe una moda molto moderna.

In passato, all’epoca dei mainframe, i data center erano in fatti più efficienti, anche se meno flessibili; ora che i server, invece, utilizzano le tecnologie standardizzate dell’industria dei personal computer, è tutto più flessibile ma anche fuori controllo.

Come risolvere, allora, il problema? Secondo gli studiosi le aziende dovrebbero porsi l’obiettivo di raddoppiare in tempi brevi (entro il 2012) l’efficienza dei propri data center, dall’utilzzo di software per la virtualizzazione a un controllo integrato delle unità di raffreddamento.

Altrimenti nel 2020 se gli sprechi continueranno ad aumentare, i server andranno a inquinare di più (in termini di energia, trasporto, costruzione, pezzi di ricambio, etc) di quanto non faccia, annualmente, una compagnia aerea tradizionale.