Jfk rivivrà sul web con un maxi-archivio da un milione di dollari

Saranno necessari dieci anni di lavoro e 11 terabytes di spazio
Nel sito milioni di pagine di fotografie, documenti e appunti

John Kennedy rivivrà su internet
un archivio da un milione di dollari

di DANIELE SEMERARO

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NEW YORK – Il progetto è ambizioso e allo stesso tempo futuristico: conservare in modo permanente tutto il materiale presente negli archivi di John Fitzgerald Kennedy. Grazie a internet. Lo ha annunciato il senatore Edward M. Kennedy, che in collaborazione con la Kennedy Presidential Library e il National Archives and Records Administration sovraintenderà alla costruzione di un’intera biblioteca digitale. Un contenitore che raccoglierà l’intera collezione di carte, documenti, fotografie e registrazioni audio del presidente Kennedy, rendendoli così accessibili a i navigatori internet di tutto il mondo.

“Così – spiegano gli organizzatori – provvederemo a preservare nel tempo un’enorme quantità di documenti che riguardano Kennedy e daremo la possibilità a tutto il mondo di accedervi, anche grazie a una potente tecnologia di ricerca, e proteggeremo i dati in server che si trovano in diverse località geografiche (in modo da non perdere i dati in caso di disastro)”.

Ad aiutare il senatore Kennedy nell’impresa – tutt’altro che semplice – l’archivista Allen Weinstein e Joe Tucci, presidente dell’Emc Corporation, un’azienda che si occupa di trovare soluzioni informatiche per archiviare grandi quantità di dati. La Emc ha calcolato che per l’intero progetto saranno necessari oltre un milione di dollari tra infrastrutture hardware, software e supporto tecnico. I server ospiteranno oltre 11 terabytes di materiale (pari a oltre 11mila gigabytes).

Il progetto prevede di digitalizzare, indicizzare e archiviare milioni di documenti presidenziali, fotografie, registrazioni audio e video in un’enorme biblioteca virtuale. I numeri parlano chiaro: più di 8,4 milioni di pagine tra documenti e appunti, oltre 40 milioni di pagine tra lettere e documenti redatti da addetti stampa e portavoce, 400mila fotografie, 9mila ore di registrazioni audio, 2,2 chilometri di pellicola cinematografica per un totale di 1.200 ore di registrazioni video. Si tratta della prima iniziativa del genere: per metter su l’intero archivio serviranno più di dieci anni di lavoro.

Tra i tanti documenti figurano moltissime carte che hanno fatto la storia degli Stati Uniti, dalla lotta per i diritti civili al conflitto con l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda, dagli sforzi per portare l’uomo sulla Luna e per riportarlo sulla terra sano e salvo alla prevenzione dell’olocausto nucleare durante la crisi missilistica con Cuba e l’importante apporto che la first lady Jaqueline Kennedy ha dato all’arte e alla cultura americana.

(14 giugno 2006)

(Nella foto: John Fitzgerald Kennedy)

Tifoso multimediale, Mondiale portatile

I programmi, gratuiti, per approfondire e rimanere aggiornati
Risultati, classifiche, gironi e statistiche a portata di click

Quando il tifoso è multimediale
va di moda il Mondiale portatile

di DANIELE SEMERARO

ROMA – I Mondiali di calcio entrano nel computer e nei dispositivi digitali portatili. Sono numerosissimi, infatti, i software distribuiti gratuitamente che aiuteranno i tifosi a seguire, minuto per minuto, tutti i risultati e le notizie dell’appuntamento sportivo più atteso e seguito al mondo. Così, i possessori di Pc, Mac, telefoni cellulari e palmari, pur non trovandosi davanti allo schermo del televisore, potranno essere aggiornati in tempo reale sull’andamento delle partite; non solo, avranno la possibilità di consultare anche un’enorme miniera d’informazioni, dati e statistiche.

Tra i prodotti più completi segnaliamo “Germany 2006 1.1”. Il software, prodotto da un autore italiano, Pier Luigi Covarelli di Perugia, è distribuito gratuitamente (ma chi è interessato può anche fare una donazione) per Windows, Mac Os e Linux. Permette di consultare il calendario degli incontri, memorizzare i risultati, visualizzare i gironi e i tabelloni ed elaborare statistiche. Se collegati a internet, si potrà anche aggiornare automaticamente il proprio database, evitando, così, di inserire manualmente tutti i risultati. Per ciascuna delle funzioni, poi, è disponibile anche la possibilità di esportare i dati direttamente in un foglio di calcolo o in un word processor.

Anche Microsoft ha prodotto un suo software per seguire i Mondiali: si tratta di “Microsoft Football Scoreboard”, un programma molto leggero che s’installa in pochi minuti e permette di visualizzare in sul proprio desktop tutte le notizie aggiornate sul Mondiale di Germania. Come la precedente, anche questa applicazione, collegata a internet, scarica risultati e classifiche in tempo reale. La vera novità rispetto agli “avversari” è il lettore di feed Rss integrato, che può essere configurato per collegarsi ai principali siti sportivi o al sito ufficiale della Fifa e ricevere, così, in tempo reale anche le ultime notizie di cronaca e costume.

Anche Excel, il programma di calcolo elettronico inserito in Microsoft Office, può diventare un’utile applicazione per non perdere neanche un minuto dei Mondiali. Numerosi siti internet, infatti, offrono la possibilità di scaricare un modello di Excel contenente un tabellone dove inserire i risultati delle partite e seguire l’evolversi del torneo, dai gironi alla finale, con la classifica che si compila automaticamente.

Gli amanti dei Widgets, i programmini che s’installano sul desktop (integrati nell’ultima versione di Mac Os X e implementabili anche su Windows grazie a Yahoo!Widgets), non potranno lamentarsi. Gli utenti Mac hanno a disposizione numerosi programmi, tra conti alla rovescia per chi non riesce ad attendere il fischio d’inizio delle partite e orologi che segnano l’ora di Berlino. Per Pc, Yahoo! (partner ufficiale dei Mondiali 2006) ha prodotto “FIFAworldcup”: un widget che permette di “appendere” sul desktop alcune finestrelle che visualizzano in tempo reale risultati e classifiche.

Gli utilizzatori di Mozilla Firefox troveranno particolarmente ultile “FootieFox”, un’estensione che si rivolge a chi non può seguire le partite del mondiale in diretta perché lontano dalla televisione o a lavoro. FootieFox, in tempo reale, informa, tramite segnali acustici e luminosi, gli utenti sui gol e i risultati finali.

Gli utenti di Pocket Pc e Palm Os potranno affidarsi a “Worldcup 2006 Edition”, un programmino che offre gratuitamente ai possessori di computer palmari la possibilità di scaricare e portare con sé tutti i dati del Mondiale. Nel programma sono inserite molte funzioni “extra”, tra cui le descrizioni dei giocatori (incluse tutte le loro foto), degli stadi e delle nazioni partecipanti, con la possibilità di ascoltarne gli inni nazionali.

Non è tutto, perché i Mondiali quest’anno sono sbarcati anche sull’iPod. Grazie a un’applicazione gratuita, “iPod World Cup Guide”, il player musicale si trasforma in una piccola enciclopedia con i profili dei calciatori e il calendario dell’evento. Entro pochi giorni, inoltre, verrà resa pubblica anche una guida turistica delle città sede delle partite. Il sistema è distribuito gratuitamente ed è rivolto a tutti i possessori di iPod di terza generazione (o successiva), iPod Nano e iPod Mini con almeno 2 megabytes di spoazio libero.

(9 giugno 2006)

Harvard: "Embrioni umani contro i mali incurabili"

L’ateneo americano potrà utilizzare soltanto finanziamenti privati
Diabete, anemia, leucemia e altri malattie al centro della ricerca

Harvard creerà embrioni umani
“Combatteremo i mali incurabili”

di DANIELE SEMERARO

WASHINGTON (Usa) – Gli scienziati dell’Università di Harvard a Boston inizieranno a creare embrioni umani da cellule staminali. Questo non per produrre “individui fotocopia”, ma con la speranza di ottenere cellule “staminali bambine” e fare, così, progressi nella ricerca di cure per il diabete, l’anemia, la leucemia, il morbo di Lou Gehrig (sclerosi laterale amiotrofica) e altre malattie fino ad ora considerate incurabili.

L’annuncio è di quelli che faranno discutere, perché per aggirare i “paletti” imposti dalla legislazione americana (dopo il divieto del 2001 di erogare fondi pubblici a sostegno della ricerca sugli embrioni) verranno utilizzati soltanto finanziamenti privati. I ricercatori di Harvard, inoltre, sperano di vincere diffidenze e obiezioni di natura etica e religiosa. “Se i nostri sforzi avranno successo – spiegano – segneranno un grande passo in avanti nel trattamento delle malattie croniche”.

Gli studiosi hanno già avviato il loro progetto: “Dopo oltre due anni di revisione e discussione scientifica ed etica – spiegano dall’ateneo statunitense – l’Harvard Stem Cell Institute e i ricercatori dell’Harvard and Children’s Hospital di Boston hanno concordato di avviare esperimenti di clonazione terapeutica, con l’obiettivo di creare linee di cellule staminali specifiche per diverse malattie e di sviluppare nuovi trattamenti contro un’ampia serie di mali oggi incurabili”.

Per gli Stati Uniti, sottolineano i ricercatori, “si tratta della prima iniziativa non commerciale per l’uso di cellule staminali embrionali umane in test il cui principio è già stato dimostrato negli animali”. La metodica adottata è chiamata Somatic Cell Nuclear Trasfert: si tratta di un trasferimento nucleare, che consiste nel sostituire il materiale genetico di una cellula uovo (cioè la metà del patrimonio genetico di una normale cellula) con il Dna prelevato da una cellula adulta, come ad esempio una cellula della pelle. In questo modo, la cellula uovo si troverà ad avere un patrimonio genetico completo, potendo così dare il via a “cambiamenti chimici ed elettrici che innescano la divisione della cellula uovo, e quindi la creazione di un embrione geneticamente identico alla cellula che ha donato il Dna completo”.

Per creare le diverse linee di staminali embrionali verranno utilizzate cellule della pelle donate proprio da malati di diabete, con malattie del sangue o patologie neurodegenerative: ogni linea di cellule avrà così le stesse caratteristiche genetiche del malato, e potrà essere utilizzata in laboratorio per cercare una possibile cura. Lo studio servirà anche a osservare come le malattie si sviluppano nei primi stadi della vita umana, prima che i sintomi diventino evidenti.

La ricerca che coinvolge le staminali embrionali però, avvertono gli scienziati, non è esente da controversie: estrarre queste staminali dagli embrioni, infatti, “richiede la distruzione dell’embrione stesso. Chi si oppone a questo genere di ricerche sostiene che nessun potenziale beneficio medico può giustificare la distruzione di quello che loro considerano già una vita umana, se non già una persona”. “Ma tutte le cellule umane – aggiunge Douglas Melton, co-direttore dell’Harvard Stem Cell Institute – compresi gli spermatozoi e gli ovuli sono ‘vive’. La questione del quando inizia la vita è teologicamente e filosoficamente rilevante, ma dal punto di vista scientifico questo lavoro ha l’enorme potenziale di salvare vite, curare malattie croniche e migliorare la salute di milioni di persone. La realtà delle persone che soffrono ha maggior peso della potenzialità di un gruppo di cellule che potrebbero non essere mai impiantate in un utero per divenire persone, anche se noi non facessimo le nostre ricerche”.

“Il lavoro per adesso è ancora ai primi passi”, ha spiegato George Daley, direttore associato del programma cellule staminali del Boston Children’s Hospital. Harvard è il secondo ateneo americano a lanciarsi in questa sfida: il primo fu l’Università della California di San Francisco.

(7 giugno 2006)

Boom di lezioni su internet. Corsi online per 2 atenei su 3

Quasi la totalità degli studenti è interessata all’apprendimento elettronico
Più scettici, invece, i professori. Ma su tutti incombe il problema finanziamenti

Se il computer si trasforma in un prof
due atenei su tre offrono corsi online

Inoltre, 35 atenei su 52 offrono corsi interamente in lingua inglese

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Fare lezione su internet con professori virtuali? Non stiamo parlando dell’università del futuro, ma di quella attuale: l'”e-learning”, così si chiama l’apprendimento telematico a distanza, è infatti presente in due università su tre, con un aumento esponenziale a partire dal 2002. Piace molto agli studenti (90,2%) e un po’ meno ai docenti (21,1%) ed è destinato a diventare un “attributo immancabile dell’intera offerta formativa dell’istruzione superiore”. Lo rivela una ricerca della Crui, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, che ha preso in considerazione il caso di Italia, Finlandia e Francia.

Paesi a confronto. Dalla ricerca emerge che lo sviluppo dell’e-learning, cioè l’utilizzo degli strumenti delle nuove tecnologie di informazione e comunicazione nel mondo dell’istruzione, è frenato dalla mancanza di fondi e dalla diffidenza del corpo docente. Problemi, quelli legati ai finanziamenti, che segnano la differenza con gli altri due paesi europei, anche se bisogna tener presente che da sola la “Sapienza” di Roma ha un numero di iscritti di poco inferiore a tutti gli studenti delle 21 università finlandesi.

“Fra i tre Paesi a confronto – si legge nella ricerca – appare evidente una differente sensibilità politica delle istituzioni governative nei confronti delle politiche di finanziamento dell’e-learning in ambito universitario. Infatti, in Francia e Finlandia il sistema di istruzione terziaria beneficia di stanziamenti pubblici espressamente destinati alla promozione dell’e-learning nelle università, contrariamente a quanto avviene in Italia, dove il ministero dell’Istruzione non ha, finora, previsto fondi da destinare agli atenei per questo specifico scopo”.

La situazione italiana. Secondo l’indagine, il 64% degli atenei italiani interpellati ha affermato di avere una “politica per l’e-learning”, presupposto fondamentale “per sviluppare un approccio in materia condotto a livello unitario e non più relegato alle singole esperienze intra-ateneo”. Il che porta a un “coordinamento generale volto alla razionalizzazione delle attività degli atenei”. Negli ultimi anni, prosegue la ricerca, si è avuto un “rapido diffondersi delle esperienze di coordinamento delle attività di e-learning”, che hanno segnato un forte incremento della presa di coscienza del mondo universitario nei confornti delle nuove opportunità di sviluppo della didattica.

Questa tendenza, che solo a partire dal 2000 ha preso forma in modo consistente, “presenta una netta accelerazione tra gli anni 2002 e 2004, durante i quali il numero di università che hanno inaugurato l’avvio di una politica di ateneo per l’e-learning si è accresciuto quasi del 100%”. Certo, non dobbiamo dimenticare che il nostro Paese corre “a due velocità”: la maggior parte degli atenei più dinamici sotto il profilo dell’e-learning si trovano al Nord (con il Nordest all’84,6% e il Nordovest al 72,7%), mentre appaiono più attardate su questo fronte le università del Centro (50%) e del Sud (52,9%).

I problemi. Considerando i “costi non indifferenti” dell’implementazione del sistema, uno dei problemi principali è quello della inadeguatezza delle risorse finanziarie, che incide per il 47,2% del campione. Al primo posto, però, figura l’accettazione culturale, che interessa il 66,7% dei casi. Indagando, inoltre, sui timori che più frequentemente preoccupano la parte scettica del personale accademico, emerge in particolare una lettura critica concentrata sui rischi di un potenziale ribaltamento di ruoli tra pedagogia e tecnologia. La tecnologia “che andrebbe correttamente concepita al servizio della prima, rischia, negli scenari dipinti dai più diffidenti, di sopravanzare con i propri imperativi le teorie dell’apprendimento, che si vedrebbero pericolosamente collocate in posizione subalterna, con conseguenti ricadute di impoverimento qualitativo dell’offerta formativa”.

In Italia, si legge ancora nella ricerca, il processo di diffusione dell’e-learning è avvenuto in assenza di significativi interventi normativi e di supporto finanziario. Le università che hanno sviluppato questo tipo di esperienze hanno autonomamente scelto di destinare parte del budget a tali attività.

La diffusione dell’Inglese. E intanto sempre dalle ricerche della Crui emerge che 35 atenei italiani offrono agli studenti corsi totalmente in lingua inglese: in testa i master, seguono poi i dottorati di ricerca e i corsi di secondo ciclo. Dei 52 atenei che hanno aderito all’offerta (che rappresentano il 67,5% del totale nazionale), 17 non erogano corsi in Inglese (ma è possibile che, in futuro, organizzino una parte della didattica in questo senso), 35 offrono almeno un corso interamente in Inglese (7 di primo ciclo, 11 di secondo ciclo, 19 di dottorato, 21 master, 18 summer-winter school).

(5 giugno 2006)

Semplice e comprensibile: arriva il pc per gli over 55

Il sistema operativo “Eldy” è stato creato da un’azienda italiana
Permette un facile utilizzo di web, e-mail, chat, musica e film

Ecco il pc per gli over 55
Semplicità firmata Linux

di DANIELE SEMERARO

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ROMA – “Tutti insieme appassionatamente”. Con questo slogan, Eldy, un’associazione no-profit che ha come scopo la promozione dell’alfabetizzazione informatica e dell’accesso alle nuove tecnologie, sta per lanciare sul mercato una distribuzione del sistema operativo Linux studiata appositamente anche per coloro che non hanno mai avuto a che fare con un computer.

In particolare, il progetto “Eldy” è destinato agli over 55 che trovatono difficoltà nel comprendere il linguaggio informatico, dai “blog” alle “chat”, dalle “e-mail” alle “url”. “Siamo convinti – spiegano gli ideatori del progetto – che creare un sistema informatico che abbia un’usabilità adatta a chi si avvicina per la prima volta al computer dopo i 55 anni, se accompagnato dallo sviluppo di contenuti adeguati che stimolino la curiosità degli utenti, contribuirà a ridurre il digital divide”.

Il sistema operativo potrà essere installato (naturalmente con procedura semplificata) sui normali computer oppure su un hardware studiato ad hoc. Senza essere degli esperti gli utenti potranno navigare in internet, “chattare”, effettuare videochiamate, utilizzare i servizi di e-mail, guardare film e gestire contenuti multimediali, dalle foto alla musica, agli e-books. Non solo, avranno anche un accesso diretto alle notizie dell’ultim’ora, alle previsioni del tempo e a un programma di videoscrittura facilitato. La semplicità di utilizzo sarà caratterizzata anche da una veste grafica e un linguaggio (un esempio per tutti: “imbuca la lettera” invece di “invia l’e-mail”) pensati per essere comprensibili.

La distribuzione Linux – basata su “Slax” e scaricabile per adesso soltanto da un’area dedicata agli sviluppatori – verrà messa in circolazione gratuitamente a partire dai prossimi giorni. E per il futuro gli sviluppatori pensano di poter integrare all’interno del sistema operativo anche programmi che aiutano la gestione della spesa sanitaria, delle autocertificazioni, dei servizi di “poste online”, “chiesa online” e commercio elettronico.

(4 giugno 2006)

(Nella foto: La schermata principale di “Eldy”)

La maturità in stile James Bond. Tutti i trucchi per copiare agli esami

Meno di un mese all’esame di Stato per 400mila studenti delle superiori
Per la classica “sbirciatina” bignami e temari sostituiti da palmari e iPod

Se i “foglietti” vanno in pensione
trucchi hi-tech per la Maturità

E da una ricerca Usa emerge che due terzi degli studenti copia regolarmente

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Le fotocopie rimpicciolite dei testi scolastici e i bigliettini, da nascondere in ogni luogo immaginabile, sembrano andare sempre meno di moda. Ora, per copiare agli esami si utilizzano computer palmari, telefoni cellulari e, novità del momento, l’iPod. La Maturità si avvicina sempre più velocemente per circa 400mila studenti, e sono in molti coloro che iniziano a guardarsi intorno per cercare di trovare l’idea più geniale per “fregare” compagni e professori. D’altronde, sono d’accordo tutti, la Maturità è uno degli esami più importanti della propria vita, e nessuno può permettersi di sfigurare.

Per la prova d’italiano è difficile (ma non impossibile) indovinare la traccia esatta del tema, e la maggior parte degli studenti continuerà, anche quest’anno, ad affidarsi ai “temari”: libricini dal formato ultra-tascabile che offrono un’ampia rosa di temi già svolti.

Stessa situazione per la seconda prova (greco al Classico, matematica allo Scientifico, lingua straniera per il Linguistico), dove è ancora più difficile affidarsi alla tecnologia: gli studenti sfrutteranno soprattutto i vocabolari, all’interno dei quali si possono nascondere delle vere e proprie miniere d’oro, dai foglietti agli appunti scritti a caratteri minuscoli. Da poco tempo sono nati alcuni particolari servizi: mandando un sms con le parole iniziali della versione di latino (ad esempio “cum ergo tanta haec disciplina sit”) è possibile ricevere, sempre tramite sms, l’intera traduzione in italiano del brano. Peccato, però, che la seconda prova al liceo classico sia di greco…

Temari e fogliettini verranno nascosti in pantaloni larghi e con numerose tasche. Attenzione però a non sovraccaricare troppo gli indumenti: nell’alzarsi dalla sedia potrebbero accadere spiacevoli sorprese. E se il presidente della commissione, all’inizio della prova, chiederà a ognuno di depositare il proprio cellulare su un tavolo, si potrà aggirare il problema portando con sé due telefoni: uno da consegnare e uno (generalmente un modello piccolo) da tenere nascosto.

La tecnologia, infatti, già da diversi anni permette a chi ha un telefono cellulare di collegarsi (tramite Wap, Gprs o Umts) e scaricare (spesso e volentieri a pagamento) appunti e tesine per una consultazione “al volo”. Sempre più persone, poi, si affideranno ad amici e parenti: tramite la fotocamera (senza farsi scoprire) si può fotografare la traccia del compito e inviarla via Mms all’esterno, per poi ricevere successivamente la risposta al quesito o la traccia svolta.

Ma è nella terza prova, quella che prevede un numero di domande a risposta aperta o multipla elaborate dalle singole commissioni, che le “menti diaboliche” di ragazze e ragazzi andranno a cercare le più simpatiche soluzioni. E se fino a pochi anni fa si cercava di utilizzare computer palmari o calcolatrici scientifiche con memoria testuale riempiti con i propri appunti (in ogni caso ingombranti e facili da essere “scoperti”) la vera novità di quest’anno è l’iPod.

Non tutti sanno, infatti, che il lettore multimediale della Apple, diffusissimo tra i giovanissimi, ha una funzione chiamata “note”, che permette di trasferire dal computer (utilizzando programmi adatti: questo ad esempio è gratuito e molto utile) interi file di testo, come quelli scaricati dalla rete o redatti tramite software di videoscrittura come Microsoft Word. Così, soprattutto se si possiede un iPod Nano (9x4cm) dare una sbirciatina sarà un gioco da ragazzi.

E se in tutto il mondo gli studenti di ogni ordine e grado s’ingegnano per trovare soluzioni sempre più all’altezza di James Bond, negli Stati Uniti addirittura c’è un insegnante che al “problema” ha dedicato una ricerca. Da cui è emerso che tra 62mila studenti di 96 scuole, i due terzi degli intervistati ammettono di copiare per passare senza problemi compiti in classe ed esami.

(25 maggio 2006)

(Nella foto: La funzione “note” dell’iPod è uno dei metodi più semplici per consultare i propri appunti)

Ecco il "sistema definitivo" Usa per le intercettazioni

Il software è prodotto dall’azienda californiana Narus. La società telefonica AT&T è accusata di averlo installato per controllare le comunicazioni Usa

“Ecco come spiavano gli americani”
Wired svela il “sistema definitivo”

di DANIELE SEMERARO

WASHINGTON (Usa) – Le intercettazioni condotte dalla Nsa, la National Security Agency, per conto del governo americano nell’ambito della lotta al terrorismo erano gestite da un software installato in numerosi internet provider e società telefoniche. La notizia è stata pubblicata sulla rivista Wired, una delle più autorevoli in campo di tecnologia, che parla di “sistema d’intercettazione telematica definitivo”. Il software, chiamato “Semantic Traffic Analyzer”, è prodotto dall’azienda californiana Narus.

Secondo quanto riporta Wired, la società telefonica americana AT&T avrebbe installato nella propria “stanza dei bottoni” il Semantic Traffic Analyzer per monitorare il traffico internet di milioni di cittadini e fornire dati sensibili direttamente all’antiterrorismo statunitense.

Messo a punto sulle macchine che gestiscono i servizi di un service provider, Semantic Traffic Analyzer è in grado di controllare in maniera totale, dalla navigazione in rete alla posta elettronica ai newsgroup, le attività degli utenti. Per utilizzare il programma sono necessari normalissimi server con sistema operativo Linux; il sistema è in grado d’identificare i pacchetti dati ad una velocità di circa 10 gigabytes al secondo. Il software, poi, può essere connesso con dei “server logistici” centralizzati, equipaggiati con applicazioni specializzate, e la combinazione dei due sistemi può analizzare e registrare praticamente ogni tipo di comunicazione via internet.

Spiega Steve Bannerman, responsabile di Narus, che con il Semantic Traffic Analyzer “è possibile registrare tutto il traffico internet che passa attraverso i server sul quale è installato. Si possono ricostruire, ad esempio, tutte le e-mail inviate, compresi gli allegati, o analizzare le pagine web su cui una persona ha cliccato e, addirittura, ricostruire le chiamate tramite VoIp”.

Ed è proprio per gestire e controllare i servizi di VoIp, la telefonia a basso costo (o addirittura gratuita) che sfrutta la rete, che Brasil Telecom e molte altre compagnie telefoniche sudamericane attualmente utilizzano i prodotti Narus. Così come compagnie cinesi e mediorientali (tra cui Telecom Egypt e Saudi Telecom) li sfruttano per bloccare e censurare le chiamate tramite VoIp.

C’è da dire che la Narus non ha possibilità di controllare in che modo i suoi prodotti vengano utuilizzati, e che le apparecchiature ufficialmente vengono vendute come strumenti per mantenere la sicurezza telematica delle infrastrutture di rete utilizzate dagli operatori telefonici: “Il nostro prodotto è stato sviluppato per essere compatibile con tutte le leggi dei Paesi nei quali è venduto – spiega ancora Bannerman – molti dei nostri clienti hanno costruito, sul nostro software, altre applicazioni. Ma noi a quel punto non c’entriamo più niente”.

Lo scandalo delle intercettazioni ha coinvolto direttamente l’amministrazione Bush e le principali società di telecomunicazione americane. Ieri il generale Micheal Hayden, ex direttore della Nsa e destinato a diventare nuovo direttore della Cia, è tornato a difendere il programma di intercettazioni ordinato da George Bush all’indomani dell’11 settembre: se è vero – ha detto – che “la privacy dei cittadini americani è costantemente una preoccupazione”, è altrettanto vero che “abbiamo trovato un equilibrio privacy e sicurezza”. “Ci sono controlli molto forti – continua – ma le decisioni su chi intercettare vengono prese da persone dell’amministrazione che hanno una grande conoscenza di Al Qaeda”, spiegando anche che il programma di intercettazioni sui cittadini americani sia molto mirato e rispettoso della privacy.

(19 maggio 2006)

È nato "Macbook 13 pollici", il laptop per giovani

L’INTERVISTA A TODD BENJAMIN MI È STATA RILASCIATA IN ESCLUSIVA PER L’ITALIA

Il computer è stato prodotto in due colori, bianco classico e nero
“È uno dei nostri Mac migliori, pensato per un cliente dinamico”

Apple, ecco il MacBook 13″
il nuovo laptop “per giovani”

Equipaggiato con i nuovi Intel core duo. Prezzo contenuto

di DANIELE SEMERARO

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ROMA – La notizia è di quelle che si attendevano da tempo. Dopo l’arrivo sul mercato del MacBook Pro, il computer portatile di fascia alta destinato a un pubblico professionale, a 90 giorni di distanza Apple (di martedì, come accade sempre per i grandi annunci) lancia un nuovo prodotto destinato a scalare le classifiche di vendita: si tratta del MacBook 13″. Che integra, come il fratello maggiore MacBook Pro, il nuovo processore Core Duo della Intel.

“Il nuovo portatile che abbiamo lanciato oggi – ha spiegato a Repubblica.it Todd Benjamin, direttore della divisione portatili della Apple – è uno dei nostri prodotti migliori, appositamente studiato per un pubblico dinamico. Con il MacBook 13″, che oltre ad essere potente è anche molto bello da vedere – continua – ci rivolgiamo infatti a un pubblico domestico: giovani, studenti, universitari, gente che vuole andare al passo coi tempi e stare alla moda ma anche a un pubblico di professionisti in movimento. Per questo abbiamo pensato a un computer con un nuovo design molto compatto ma anche molto veloce”.

Il MacBook, pensato per sostituire gli iBook (ma anche i PowerBook da 12 pollici), esce in tre versioni, tutte e tre con “schermi brillanti” da 13 pollici, destinate al mercato “consumer”, cioè non professionale. Come tutti i computer Mac usciti da febbraio a questa parte, lo dicevamo, è dotato di processore Intel Core Duo e, secondo quanto afferma la casa di Cupertino, potrebbe arrivare a una velocità cinque volte più veloce del predecessore iBook e quattro volte più veloce rispetto al PowerBook 12″.

“Abbiamo fatto numerosi test – racconta Benjamin – attraverso i quali abbiamo confrontato il MacBook con i suoi predecessori facendogli compiere nello stesso tempo difficili operazioni con i nostri applicativi iLife. Ad esempio abbiamo montato un brano in Garageband (il software di Apple per la creazione di musica, ndr), abbiamo applicato dei plugin e dei filtri e ci siamo stupiti nel vedere che MacBook era 3,9 volte più veloce di iBook. Stessa cosa per la navigazione su internet con Safari, dove siamo arrivati a una velocità 2,7 volte maggiore”.

Il nuovo gioiellino (“il portatile consumer più avanzato al mondo”, sostiene Benjamin) ha un design innovativo e molto elegante, ed è sottile appena 2,75 centimetri e “pesante” 2 chili e 360 grammi; è dotato di scheda grafica Intel Gma 950 con 64Mb di Ram, videocamera integrata iSight (per videoconferenze e foto) e interfaccia FrontRow con il telecomando per la gestione dei contenuti multimediali.

La casa di Steve Jobs come sempre ha pensato a diverse versioni per commercializzare il prodotto. Per il MacBook ne sono previste tre: due di colore bianco e una di colore nero. Per quanto riguarda i MacBook 13″ bianchi, questi sono equipaggiati con processore da 1,83 Ghz (prezzi a partire da 1.119 euro) o da 2 Ghz (1.319 euro). La vera novità della gamma è proprio il MacBook di colore nero lucido. Il suo prezzo, per la versione a 2 Ghz (la configurazione è identica a quella del modello bianco, tranne che per l’hard-disk da 80 Gb), è di 1.519 euro.

Essendo il portatile studiato soprattutto per l’uso in movimento, è stato installato anche un connettore di alimentazione magnetico (il MagSafe) che si stacca immediatamente dal computer se, ad esempio, il cavo viene strattonato. Per quanto riguarda la connettività, poi, il nuovo mini-portatile è dotato di scheda AirPort per i collegamenti a internet veloce senza fili (Wi-fi), Bluetooth e porta Ethernet. Sul lato destro, inoltre, sono presenti due porte Usb 2.0, le porte per l’audio digitale analogiche e ottiche e un’uscita mini-DVI video per connettere al portatile schermi esterni e proiettori.

Vediamo da vicino l’equipaggiamento delle varie versioni. Il MacBook bianco da 13″ a 1,83Ghz monta di serie una memoria ram da 512Mb, un disco rigido da 60Gb a 5400 rpm e un “combo drive”, in grado di leggere i Dvd e masterizzare cd normali e riscrivibili. Stessa configurazione per il modello superiore, quello da 2 Ghz, che però monta un’unità ottica SuperDrive (in grado, cioè, di masterizzare, oltre che ai cd, anche i Dvd). In quest’ultima versione è presente anche una porta FireWire 400.

“Lo schermo da 13,3″ – spiega Todd Benjamin – può arrivare a una risoluzione di 1280×800 e dà la possibilità di ottenere immagini nitide, colori più ricchi, neri intensi e profondi e un forte contrasto; fornisce, inoltre, un’area di visualizzazione più grande in termini di pixel del 30% rispetto a iBook e PowerBook 12 pollici. In questo modo guardare ad esempio un film su Dvd sarà un’sperienza ancora più coinvolgente”.

Per quanto riguarda il software, il computer è dotato di serie degli stessi installati sul fratello maggiore MacBook Pro. È presente, quindi, il sistema operativo Mac Os Tiger (“il sistema più avanzato del mondo”, come ripetono da Cupertino), e iLife ’06, il pacchetto Apple che comprende programmi per creare facilmente musica, gallerie fotografiche, blog, podcast, dvd, siti web. I MacBook, inoltre, includono anche Photo Booth, un applicativo che permette agli utenti di scattare istantanee con la videocamera iSight integrata.

(16 maggio 2006)

(Nella foto: Le versioni bianca e nera del MacBook 13″)

Svolta della Apple: dal 2007 l'iPod-cellulare per telefonare e scaricare musica

L’annuncio oggi a Tokyo. Il telefonino arriverà prima in Giappone
La casa di Cupertino con la Softbank, un partner della Vodafone

Nel 2007 il primo cellulare Apple
per telefonare e scaricare musica

di DANIELE SEMERARO

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TOKYO – Dopo tante voci, le prime autorevoli conferme. Dal prossimo anno la Apple si lancerà con un prodotto tutto suo sul mercato dei telefoni cellulari. E non si tratterà di una sfida da poco. L’annuncio è stato dato oggi a Tokyo da fonti specializzate, secondo cui per produrre questi telefonini la casa di Cupertino ha deciso di collaborare con la giapponese Softbank, partner nell’arcipelago del marchio Vodafone.

La decisione è stata presa dopo che Softbank si è vista sopravanzare dalle sue principali concorrenti nipponiche, la Kdd e la Ntt DoCoMo nella fornitura di file-sharing su telefonini. La concorrenza fra le tre aziende si è ultimamente inasprita in vista dell’introduzione in Giappone a novembre del “servizio di portabilità”, che consentirà agli utenti di cambiare operatore mantenendo sempre il medesimo numero.

Secondo le indiscrezioni che negli ultimi mesi si sono susseguite in rete, tra blog e siti specializzati, l'”iPhone”, così è stato soprannominato, dovrebbe essere un cellulare di terza generazione in grado di connettersi all’iTunes Music Store per scaricare musica e film. Oltre che a fare il suo lavoro di telefonino. Sempre secondo le indiscrezioni sarà marchiato Apple/Softbank. In rete, inoltre, numerosi appassionati si sono divertiti a immaginare come sarà il nuovo oggetto “cult” del futuro, creando foto e video che rappresentano il nuovo cellulare.

Nel 2005 la Motorola ha lanciato un telefono che può scaricare i brani dal negozio di musica digitale della Apple iTunes, il “Rokr”, che però ha ricevuto non poche critiche a causa del suo design – decisamente lontano daagli standard dell’azienda si Steve Jobs – e anche per il limitato numero di brani muscali che può contenere. Adesso si prefigura una svolta di 360 gradi, per altro anticipata da molti analisti finanziari come naturale sviluppo della strategia Apple.

(13 maggio 2006)

(Nella foto: Gli appassionati si sono scatenati a immaginare come sarà l’oggetto “cult”)

Se internet veloce arriva in montagna. Adsl, l'esperimento del Politecnico di Torino


La sfida del Dipartimento di Elettronica del Politecnico di Torino: portare la Adsl senza fili nei luoghi meno serviti. Il Piemonte è la regione pilota

Internet veloce nei piccoli centri
la rivoluzione parte dal torinese

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Dieci milioni di italiani, secondo alcune statistiche diffuse su internet, sono affetti dal “digital divide”. Non è una brutta malattia, ma semplicemente l’assenza di un accesso veloce alla rete (cosiddetto “a banda larga”) nella propria città o nella propria abitazione. Di solito questo accade perché, soprattutto nelle piccole comunità montane o isolane o nei centri molto piccoli i provider che offrono l’accesso a internet ritengono la spesa per l’installazione della banda larga superiore alle richieste effettive della popolazione. Una disparità inopportuna per la crescita del nostro Paese, che nella maggior parti delle situazioni non viene risolta.

Verrua Savoia è un comune di 1.400 abitanti con oltre il 50% della popolazione sopra i 65 anni. Si trova in provincia di Torino e l’attività a cui si dedicano i cittadini è prevalentemente di tipo rurale. La città non è coperta dal servizio di banda larga e da diverso tempo l’amministrazione comunale stava cercando un modo per venire in contro alle esigenze di tutti. In questo quadro s’inserisce un progetto sperimentale del Politecnico di Torino, che ha portato la banda larga lì dove non esisteva sfruttando (e potenziando) la tecnologia di internet senza fili.

Così, il gruppo di ricercatori guidati da Daniele Trinchero, del Dipartimento di Elettronica, ha pensato di creare una rete utilizzando la tecnologia Wi-fi (la stessa presente negli aeroporti, nei centri commerciali, negli alberghi) applicandola, invece che a un luogo chiuso e delimitato, a un territorio più ampio. E la sperimentazione ha destato molta curiosità nel piccolo centro del torinese, tanto che in pochi giorni sono arrivate oltre 75 richieste di connessione.

“L’idea – spiega il professor Trinchero – è partita da un decreto emanato nell’ottobre scorso dal ministero delle Comunicazioni, che dava ai piccoli provider la possibilità di utilizzare creare una rete Wi-fi per realizzare coperture di territorio limitate. Così abbiamo pensato di sperimentare un Wi-fi potenziato e applicarlo a uno dei comuni più distanti da Torino, non servito dalla banda larga. Si trova in collina in una zona di basso profilo industriale. E così abbiamo iniziato a lavorare, cercando soluzioni che avessero un bassissimo impatto ambientale”.

Insieme al personale di laboratorio (formato da giovani ricercatori e neolaureati) Trincheri ha lavorato per diversi mesi all’iniziativa: “Abbiamo steso il progetto su carta e poi ci siamo raccordati con l’amministrazione per un incontro con i cittadini per vedere se c’era interesse. La cosa più soprendente è che senza fare una campagna pubblicitaria, ma con il semplice passaparola, hanno partecipato all’incontro una cinquantina di persone, che hanno manifestato una grande conoscenza dell’argomento e dei servizi implementabili. Soprattutto la cosa più gratificante è che sono stati tutti entusiasti, così da raccogliere decine e decine di adesioni già nelle prime ore”. Il team, oltre al design della rete, si è anche occupato di installare sul territorio gli apparecchi, tra cui le antenne e le stazioni riceventi e trasmittenti.

Ma come funziona il sistema? Una stazione trasmittente (potenziata rispetto ai normali “hot-spot” che si trovano nei piccoli ambienti in modo da poter sopportare un traffico corposo di dati) è in grado di fornire la rete internet lungo un raggio di circa 3 chilometri quadrati. L’utente dovrà solo integrare il pc con una scheda di rete che si collega ad una piccola antennina ricevente che si può montare sul tetto della propria abitazione: “Abbiamo pensato – continua Trinchero – anche di creare una specie di pannello, grande come un libro, che si può installare dentro casa e fornire la rete internet anche a 5-6 computer contemporaneamente, ovviamente dipende dal tipo di utilizzo che se ne vuole fare”.

Dal punto di vista operativo e dei rapporti con l’utente finale il Politecnico si è affidato a un provider locale. Il prezzo di collegamento (che solitamente si aggira, per questo tipo di connessioni, tra i 30 e i 100 euro al mese) per via della sperimentazione è (e rimarrà) molto basso. L’unico investimento economico – ma anche questo non è gravoso – è l’antennina da aggiungere e installare a casa: “Il prezzo varia a seconda del tipo delle prestazioni che una persona si aspetta. Si va dai modelli base, 75 euro, fino ai 250 euro se si desidera un’antenna più potente e si vuole condividere la connessione in casa tra diversi computer. E poi – scherza Trinchero – ci sono anche i più fortunati, quelli che vivono nei pressi dei ripetitori: se dotati di computer portatile di ultima generazione riescono a captare bene il segnale direttamente con l’antenna integrata” (senza, cioè, installarne una sul tetto).

Il sistema è stato dimensionato in modo tale da poter reggere l’onda d’urto di un numero elevato di utenti. Ci sono, in tutti i casi, dei limiti, perché gli utenti condividono una stessa connessione internet. Quindi se ipoteticamente si collegassero tutti in contemporanea e iniziassero a scaricare una gran quantità di dati (come musica o film) si potrebbe arrivare a un livello di saturazione: “Questo comunque non è mai successo, e noi riusciamo attraverso le nostre rilevazioni a fornire un collegamento costante alla rete a 2 megabit”. Una velocità di tutto rispetto, dunque.

Per i bassissimi costi della tecnologia, il Wi-fi è una delle soluzioni più semplici per combattere il digital divide. L’unico limite è che questo standard utilizza delle frequenze libere e disponibili per tutti. Il “successore” del Wi-fi, in via di sperimentazione, è il WiMAX, che sarà molto più veloce, avrà bande dedicate e avrà una maggiore portata, capace di allargare a milioni di utenti gli accessi internet senza fili. La tecnologia è ancora in fase di sperimentazione (se ne parlerà proprio oggi in un convegno organizzato dalla Regione Piemonte e dal Politecnico di Torino), ma secondo gli ultimi studi la copertura di territorio si misurerà in chilometri. Il WiMAX, infatti, riuscirebbe a coprire teoricamente un’area di 50 chilometri quadrati.

(10 maggio 2006)

(Nella foto: Una delle antenne riceventi installate a Verrua Savoia)

Spray di cellule sulla pelle. Curerà ustioni e cicatrici


È particolarmente adatto a curare le lesioni di bambini e giovani
La tecnica, messa a punto in Australia, è sperimentata anche in Italia

Uno spray di cellule per la pelle
può curare ustioni e cicatrici

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Curare ustioni profonde di secondo grado e cancellare gravi cicatrici, comprese quelle provocate dall’acido, da oggi è più semplice e veloce. Le università di Roma Tor Vergata, Pisa e Palermo stanno sperimentando uno spray di cellule capaci di riparare la pelle.

La tecnica, messa a punto in Australia dalla responsabile del reparto grandi ustionati del Perth Hospital, Fiona Wood, è già stata sperimentata su un centinaio di pazienti (25 in Italia) in 15 Paesi. Tra i primi ad essere arruolati nello studio italiano, una ragazza pakistana dal volto deturpato dall’acido.

Anziché coltivare e far moltiplicare in laboratorio cellule della pelle prelevate dal paziente fino ad ottenere un lembo di tessuto, la tecnica consiste nel ripopolare l’area colpita dalla lesione (un’ustione o una cicatrice) facendo attecchire le nuove cellule direttamente a contatto con il tessuto del paziente.

Il primo passo consiste nel prelevare un lembo di pelle dal paziente che comprenda sia le cellule di base (cheratinociti) sia le cellule che danno colore alla pelle (melanociti). Quindi la pelle viene immersa in una sostanza che permette di separare lo strato superficiale (epidermide) da quello più profondo della pelle (derma). Quindi le cellule vengono raschiate via, aspirate e filtrate, fino ad ottenere un preparato nel quale le cellule si trovano in sospensione.

Così ottenuto, in un periodo di circa 45 minuti, il preparato viene introdotto in una siringa con un diffusore spray e nebulizzato sulla lesione. Qui le cellule attecchiscono e trovano un ambiente che le aiuta a moltiplicarsi e in un periodo variabile da sei mesi a un anno (a seconda della gravità della lesione) e formano uno strato di pelle rinnovato e sano.

Spiega Valerio Cervelli, della cattedra di Chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Università di Tor Vergata che con la nuova tecnica “si riducono, fino ad essere quasi dimezzati, i tempi di guarigione”. Il costo del kit usa e getta per la preparazione delle cellule, compreso fra i 900 e i 1.300 euro, verrebbe inoltre compensato dalla riduzione dei tempi di ricovero.

Per Antonio Montone, del Centro grandi ustionati di Tor Vergata la tecnica è “un’arma in più”, anche se ha il limite di poter trattare solo piccole superfici e che, per i risultati che può offrire, si dimostra promettente soprattutto per curare lesioni di bambini e giovani e di zone esposte, come viso, mani e piedi.

(5 maggio 2006)

Ecco la maglietta con il display. E ora il blog si può indossare


Faraz Soleymani, un ragazzo iraniano, ha vinto un concorso realizzato all’università di Modena e Reggio Emilia presentando la “E-T shirt”

Una maglietta per esprimersi
sta arrivando il blog indossabile

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Ci sarà un tempo in cui andremo in giro per le strade della nostra città indossando magliette che cambiano di giorno in giorno (o di ora in ora) a seconda dei nostri sentimenti e stati d’animo. Quel tempo, in realtà, non è molto lontano, grazie al progetto di un ragazzo iraniano, Faraz Soleymani, che ha vinto il primo premio al concorso “Web for the future” organizzato dall’internet company O-one in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia e Macromedia.

Il progetto, chiamato “E-T shirt” nasce dall’osservazione di alcuni teenagers giapponesi vestiti con semplici magliette su cui avevano scritto messaggi personali. Il concetto è semplice e immediato: si tratta, infatti, di una specie di blog umanizzato, una specie di maglietta da indossare che cambia al cambiare dei nostri stati d’animo. La maglietta, in realtà, è un concentrato di tecnologia, perché utilizza display “elastici” e flessibili, già disponibili in commercio, che si collegano senza fili a un server, sul quale, attraverso una tastiera, l’utente potrà inserire i testi e le immagini da visualizzare. Una volta terminata l’operazione, basterà premere un pulsante per “aggiornare” la maglietta e far apparire i nuovi messaggi.

“L’idea mi è venuta in mente – spiega Faraz – dopo un recente viaggio in Giappone. Ero impressionato nel vedere decine e decine di ragazzi per strada che esprimevano loro stessi semplicemente grazie ad alcune magliette. Sulle t-shirt scrivevano i loro punti di vista riguardo agli argomenti più diversi. Mi è sembrato un nuovo modo di dialogare e comunicare”.

La E-t shirt, spiega ancora l’ideatore, può essere utilizzata fondamentalmente per quattro diversi scopi: è innanzitutto un blog, e quindi serve ad esprimere qualsiasi cosa venga in mente al proprietario. Solo che è interattiva, e quindi sarà molto semplice utilizzarla attraverso la tastiera, copiare e incollare testi da internet o disegnare. La t shirt, inoltre, una volta in commercio, potrebbe collegarsi a un server (come quello di Google Ads) e distribuire pubblicità che si adattano all’orario e al luogo geografico dove ci si trova (e, quindi, far guadagnare danaro all’utilizzatore, che diventerebbe una specie di “uomo sandwich del terzo millennio”).

Non è tutto, perché potrebbe essere utilizzata anche in situazioni di emergenza o come cartello di pubblica utilità (ad esempio “Non fumare” oppure “Lo stress è la causa principale della maggior parte delle malattie”). Tra gli altri vantaggi, inoltre, la sostenibilità ambientale (farebbe risparmiare tonnellate di carta di annunci pubblicitari), la crescita economica e la flessibilità.

Il concetto di un blog personalizzato, umanizzato e deambulante, così, arriva proprio da un ragazzo nato in un paese, l’Iran, dove libertà e diritti umani sono un patrimonio tutt’altro che acquisito e la comunicazione senza filtri assume un valore inestimabile: “Oltre 40mila iraniani usano il blog – spiega ancora Soleymani – ponendo l’Iran tra le prime tre nazioni al mondo. Questo perché il web è la terra delle pari opportunità e della democrazia uguale per tutti. Significa, cioè, nessuna censura e nessuna discriminazione, un ‘luogo’ dove si può liberamente esprimere il proprio pensiero. Il web e il blog sono mondi in cui specchiarsi, e la E-t shirt espirime questa esigenza nel modo migliore, più luminoso e più dolce. Si tratta – continua Faraz – di uno strumento per raccontare se stessi, in un modo così totale come mai accaduto prima. Si potrà scrivere, copiare, disegnare quante volte si vorrà, ma soprattutto sarà uno strumento per esprimere gli ideali di fratellanza e pace globale, in un mondo che ne ha sempre più bisogno”.

Alcune società che si occupano di moda, fanno sapere gli organizzatori del concorso, stanno già iniziando a muoversi per accaparrarsi per primi la maglietta, che potrebbe essere utilizzata anche nelle sfilate. Faraz, che verrà in Italia per fare uno stage di alcuni mesi proprio alla O-one di Reggio Emilia, seguirà da vicino la costruzione del primo prototipo: già diverse società, infatti, si stanno muovendo per realizzare il primo prototipo della maglietta, e si immagina che i tempi di creazione siano abbastanza veloci.

Il concorso, al quale hanno partecipato oltre 250 ragazzi di tutto il mondo, dagli Usa alla Corea, dal Messico alla Colombia era diviso per categorie: l’abitare e il vivere la casa, le relazioni con la città e le relazioni tra gli individui. La premiazione si terrà all’Università di Reggio Emilia il 19 maggio.

(5 maggio 2006)

Google Maps anche in Italia, rivoluzione negli stradari web


Il servizio, molto utilizzato già negli Usa, copre ora tutta l’Europa
È possibile trovare una via, un negozio o calcolare un percorso

Ecco Google Maps anche in Italia
rivoluzione negli stradari online

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Novità per gli utenti italiani di Google. Google Maps (il sistema che ha rivoluzionato il modo in cui gli statunitensi cercano informazioni stradali e commerciali) è stato arricchito di tutta la cartografia stradale dell’Italia. Il servizio non è da confondere con Google Earth, il software che si scarica sul computer e permette di vedere tutto il mondo dall’alto.

Fino a pochi giorni fa se si cercavano informazioni stradali sull’Europa, Google Maps rimandava solo ai confini dei diversi Paesi, ma non esistevano altre informazioni. Attualmente, invece, è possibile visualizzare informazioni dettagliate su tutte le strade del Vecchio Continente.

Il servizio è strutturato tramite mappe dinamiche e interattive di semplice utilizzo. Le cartine sono “trascinabili”: basta tenere premuto con il mouse su un qualsiasi punto per spostare la mappa a proprio piacimento. Attraverso un sistema di bottoni a forma di frecce, inoltre, è molto semplice aumentare o diminuire lo zoom.

In Italia – va ricordato – esistono già da tempo sistemi molto evoluti nel campo della ricerca dei percorsi stradali, come Kataweb Mappe, Tuttocitta.it o ViaMichelin. La vera rivoluzione di Google, però, è che oltre a cercare strade e calcolare percorsi, si collega ai database dei servizi di pagine gialle e localizza e fornisce informazioni (come Cap, numero di telefono e sito web) di enti pubblici, università, cinema, negozi, centri commerciali.

L’altra novità è che, sfruttando il motore di Google Earth, è possibile sovrapporre la mappa stradale a quella satellitare, visualizzando, così, sia i nomi delle strade che la loro vera morfologia.

Come localizzare una strada. Una volta collegati al sito, è possibile cercare una città o addirittura una strada inserendo semplicemente il nome nel campo di ricerca. Ma attenzione, bisogna rispettare una sintassi ben precisa: per cercare, ad esempio, Via del Corso a Roma, si dovra scrivere “via del corso, roma”. E così via con tutti gli altri indirizzi. Se, come spesso può accadere, esistono due vie con nomi simili, il sistema lo segnalerà e permetterà di scegliere l’indirizzo giusto tra la rosa di quelli trovati.

Come calcolare un percorso. Google Maps può aiutare l’utente, come una specie di navigatore satellitare a trovare la strada più veloce per andare da un punto A a un punto B. La ricerca funziona sia all’interno di una stessa città che da una città all’altra. Ad esempio, se vogliamo andare da Corso Monforte a Milano a Boulevard des Italiens a Parigi, basterà cliccare su “ottieni indicazioni” e, nel campo di ricerca, inserire “corso monforte, milano” come indirizzo di partenza, e “boulevard des italiens, paris” come destinazione.

Enti e attività commerciali. L’altra novità, lo dicevamo, di Google Maps è quella di localizzare, sulla mappa, le attività commerciali e i luoghi turistici e istituzionali più importanti. Cliccando su “trova attività commerciali” e scrivendo, ad esempio “roma sapienza” (anche qui, attenzione alla sintassi!), il sistema indicherà sulla mappa l’Università di Roma “La Sapienza”, l’indirizzo degli uffici del rettore ma anche, per fare un esempio, la società “Arrow Express” di Emiliano Sapienza. E così via.

(25 aprile 2006)

(Nella foto: Una schermata di Google Maps)

Il traffico è impazzito? L'aiuto arriva dal pc


Un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna ha creato un sistema che permette di migliorare la viabilità e prevedere i flussi urbani di auto e pedoni

Traffico impazzito e ingorghi, addio
il pc diventa esperto di mobilità

Il software è già stato applicato, con successo, a Rimini, Milano e Senigallia

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Migliorare la viabilità urbana di un quartiere? Decidere se intensificare una linea di autobus o crearne una nuova? Scegliere se dare l’autorizzazione a costruire un ipermercato in una strada piuttosto che in un’altra? Sono gli interrogativi – spesso molto complessi – che ogni giorno si pongono sindaci, assessori ai trasporti e esperti di mobilità. Da oggi, però, gli “addetti ai lavori” possono contare su un aiuto in più: “Mobilis”. Il sistema, progettato dal gruppo di Fisica dei sistemi complessi dell’Università di Bologna guidato da Bruno Giorgini, simula i flussi urbani. L’obiettivo? Progettare – spiegano i ricercatori – una mobilità sostenibile, “non solo perché ha bassi livelli d’inquinamento, ma anche perché diversi mezzi di trasporto concorrono a una mobilità comoda, fluida e bella”.

“Mobilis” (ma non è l’unico, esistono anche “Campus”, che si occupa nello specifico di mobilità pedonale e “Automobilis”, che studia i flussi veicolari) è un sistema informatico che si basa su un modello fisico-matematico che integra una mappatura dettagliata di una città, insieme ai dati sul trasporto pubblico, quello privato e sulle diverse abitudini sociali dei suoi abitanti. Una volta inseriti tutti i parametri, il software è in grado di prevedere come la mobilità si modifica in risposta a diversi cambiamenti o all’inserimento di elementi di disturbo come nuove strade, nuovi palazzi o incidenti stradali.

“Per mobilità – spiega Bruno Giorgini – intendiamo la propensione di ciascun individuo a muoversi in un tessuto urbano secondo i propri obiettivi e le proprie esigenze. Questa è una caratteristica del singolo individuo, e noi, attraverso il computer, cerchiamo di simularla creando una ‘microdinamica’, una dinamica, cioè, che nasce dal singolo”. Il funzionamento del sistema non è eccessivamente complesso: il modello della città che si vuole studiare viene strutturato attraverso dei “cronotopi”, cioè dei punti di attrazione dove esistono attività calendarizzate. L’università, ad esempio, esercita un forte potere di attrazione al mattino, mentre una discoteca ha un potere di attrazione nullo durante il giorno ma molto alto di notte.

Inserendo nel sistema, poi, auto, pedoni e mezzi di trasporto pubblico, si opera la vera e propria interazione tra singolo individuo e città. Un’interazione che sarà fisica, perché l’individuo interagirà con gli altri, e decisionale, perché le persone dovranno scegliere, una in modo diverso dall’altra, la propria destinazione e il mezzo di trasporto utilizzato. Il potere di attrazione, così, determinerà il movimento dei cittadini, presenti nel modello come automi intelligenti capaci di operare delle scelte indipendenti. “Mobilis” è in grado di simulare l’intera mobilità urbana, il traffico, gli ingressi nei parcheggi ma anche il numero di persone presenti in una data ora su una strada.

“In questo modo – spiega Giorgini – si arriva ad ottenere quello che si chiama un modello di mobilità integrato che può andare da ambienti di poche decine di metri (come può essere la mobilità pedonale all’interno di una stazione ferroviaria o in uno stadio – l’applicazione è stata sperimentata a San Siro a Milano e alla stazione Fs di Rimini) fino alla mobilità automobilistica di una città (la sperimentazione, terminata da poco, si è svolta sulle strade del comune di Senigallia con alcune decine di migliaia di automobili).

L’obiettivo del lavoro, spiega il team di ricercatori, è quello di ottenere uno sguardo globale sulla mobilità, che è un fenomeno altamente complesso, e riuscire ad armonizzare le esigenze di tutti e i flussi di traffico: “Abbiamo sperimentato che la congruenza tra le osservazioni sul campo e il modello matematico sono andate molto bene. ‘Mobilis’ è stato applicato al centro storico di Rimini, e abbiamo scoperto gli stessi punti critici che avevano studiato, da tempo, i tecnici dell’amministrazione comunale. È stato applicato, ancora, al campus di Milano Bicocca, dove, insieme alla cattedra di Sociologia, abbiamo progettato un esperimento durato alcuni mesi su 156 traiettorie”.

A cosa può servire, nella realtà di tutti i giorni, creare tutto questo meccanismo? Gli usi, basta pensarci un attimo, sono tantissimi: il software può valutare l’efficacia di una ristrutturazione, può indicare gli effetti di un evento critico, può suggerire soluzioni di emergenza e costituire un elemento utile, se non fondamentale, per progettare interi quartieri.

Per quanto riguarda le situazioni di emergenza, in particolare, “Mobilis” può essere utilizzato ad esempio nelle “situazioni di crisi simulata”, dove si fanno riversare in strade decine di auto non previste e si studia come reagirebbe la mobilità globale di una città. “A Piacenza – aggiunge Giorgini – abbiamo svolto un esperimento insieme alla Protezione Civile simulando un incidente stradale e scoprendo quali erano le traiettorie più veloci per fare arrivare un’ambulanza. Ma non è tutto, perché il modello sarà applicato entro breve anche all’Università di Bologna, dove lavorano migliaia di persone ogni giorno, o alla città di Venezia durante il periodo del Carnevale, per cercare di capire le dinamiche tipicamente pedonali”.

Dobbiamo ricordare, infine, che per far funzionare i tre diversi sistemi non c’è bisogno di particolari attrezzature o computer estremamente potenti: si riesce, ad esempio, a ricostruire la mobilità di una città con 60km di reticolo urbano e diecimila automobili che si muovono rispettando il codice della strada su un normalissimo pc come la maggior parte di quelli che abbiamo in casa. Il prossimo obiettivo? È quello di rendere il sistema user-friendly – spiegano i ricercatori – cioè capace di dialogare con l’utente medio e non solo con gli esperti: attualmente, infatti, sullo schermo del computer i flussi di traffico sono visualizzati con grafici che riproducono strade ed edifici e con puntini di diversi colori che si muovono, in continuazione, in ogni direzione.

(24 aprile 2006)

(Nella foto: Rappresentazione al computer della mobilità pedonale e automobilistica a Rimini)

Divina Commedia in versione rap, e Dante sbarca in discoteca


“Dante Rap” è il concorso della Società Dante Alighieri per avvicinare i ragazzi alla musica e alla letteratura. Giurato d’eccezione, Vittorio Nocenzi

La Divina Commedia diventa un rap
“Investiamo su musica e letturatura”

Su Repubblica Multimedia i brani arrivati al primo e al secondo posto

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Nel mezzo / del cammin // di nostra vita // mi ritrovai / in una selva oscura / ché la diritta via // era smarrita” (da leggersi necessariamente con ritmo rap). Chissà quanti artisti, ma anche quanti ragazzi “annoiati” dalle lezioni scolastiche, hanno provato a musicare le terzine iniziali dell’Inferno di Dante. Da qualche mese, però, quest’attività ha tenuto impegnati migliaia di studenti, che hanno partecipato a un’importante iniziativa: musicare in stile rap un brano della Divina Commedia di Dante. Voce e base musicale compresi. Il tutto patrocinato niente meno che dalla Società Dante Alighieri, il centro studi che si occupa dell’approfondimento, della conservazione e della diffusione della nostra lingua nel mondo.

Il progetto, “Dante Rap”, ha coinvolto studenti appartenenti alle scuole italiane di ogni ordine e grado, e si è prefissato l’obiettivo di risvegliare la loro creatività e i loro interessi “per il coinvolgente connubio tra musica e letteratura”. A giudicare i lavori, una giuria di esperti di primo livello: lo scrittore Walter Mauro, il segretario generale della Società Dante Alighieri Alessandro Masi e Vittorio Nocenzi, tastierista del Banco del Mutuo Soccorso.

Medaglia d’oro e d’argento, rispettivamente, ai ragazzi dell’Istituto per le Scienze Sociali “Piero Saffa” di Brescia e ai “colleghi” dell’Istituto d’istruzione di Riposto, in provincia di Catania. Su Repubblica Multimedia è possibile ascoltare uno stralcio dei due brani.

“Di solito quando si parla di musica a scuola pensano a me, perché sono un’appassionata” spiega Debora, 18 anni, di Brescia, che col suo brano ha vinto, insieme ad altri due amici, il primo premio del concorso. “All’inizio eravamo un po’ scettici. Poi, spinti un po’ dall’amore per la musica, un po’ dalla voglia di approfondire lo studio di Dante e, perché no, anche allettati dalla possibilità di ricevere un premio, ci siamo buttati a capofitto nell’ideazione del brano. Innanzitutto abbiamo scelto il testo: di tutta la Commedia siamo andati a scandagliare soprattutto l’Inferno, e proprio lì abbiamo trovato quello che cercavamo: abbiamo scelto il brano in cui si parla di Mida perché volevamo fare una specie di denuncia sociale contro la corruzione e l’avidità. Poi è venuto il momento della parte strumentale, che ho creato io: ho composto la musica, ho suonato le chitarre e ho campionato batteria e trombe”.

“In realtà devo ammettere – continua – che il rap non è un genere che mi entusiasmi particolarmente, e così ho deciso di dare un’interpretazione tutta mia, andando a lavorare su sonorità più hip-pop e funky. La solista, bravissima, e i vocalist hanno fatto poi il resto”.

A supervisionare il concorso e a giudicare i brani, lo abbiamo detto, anche Vittorio Nocenzi, tastierista della storica band Banco del Mutuo Soccorso, che è il responsabile dei diversi progetti musicali della Dante Alighieri: “All’interno di queste iniziative – spiega – cerchiamo di mettere in relazione i testi di Dante con la musica contemporanea, con un occhio di riugardo alle nuove generazioni. Io ho fatto parte della giuria e devo ammettere che i lavori che ci sono stati presentati, soprattutto quelli che sono arrivati più in alto, sono di ottimo livello”.

“Abbiamo cercato di valutare con occhio attento – continua Nocenzi – se ci si trovava, di volta in volta, di fronte a una semplice scansione metrica oppure di fronte a un’elaborazione del tutto originale, come il brano che si è classificato al primo posto. In particolare questo brano ci è piaciuto molto perché c’è una forte espressività musicale, un’esecuzione della solista con un buon timbro di voce e un’ottima intonazione, una melodia che arriva all’orecchio, ricca di qualità. Il rap, non dimentichiamolo, nasce come espressione di urgenza da parte dei ghetti afroamericani delle città statunitensi per denunciare il loro stato di emarginazione; nasce come un momento di forte contestazione e richiesta di attenzione, e io in questo brano queste tematiche le ho trovate molto. Il brano che è arrivato al secondo posto – conclude – è invece totalmente differente: i ragazzi infatti hanno puntato molto sulla base ritmica, che è scritta molto bene. E per questo li abbiamo voluti premiare”.

ASCOLTA I DUE BRANI VINCITORI SU REPUBBLICA MULTIMEDIA:

Primo posto, Istituto Piero Saffa di Brescia

Secondo posto, Istituto d’Istruzione di Riposto (CT)

(24 marzo 2006)