Se internet veloce arriva in montagna. Adsl, l'esperimento del Politecnico di Torino


La sfida del Dipartimento di Elettronica del Politecnico di Torino: portare la Adsl senza fili nei luoghi meno serviti. Il Piemonte è la regione pilota

Internet veloce nei piccoli centri
la rivoluzione parte dal torinese

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Dieci milioni di italiani, secondo alcune statistiche diffuse su internet, sono affetti dal “digital divide”. Non è una brutta malattia, ma semplicemente l’assenza di un accesso veloce alla rete (cosiddetto “a banda larga”) nella propria città o nella propria abitazione. Di solito questo accade perché, soprattutto nelle piccole comunità montane o isolane o nei centri molto piccoli i provider che offrono l’accesso a internet ritengono la spesa per l’installazione della banda larga superiore alle richieste effettive della popolazione. Una disparità inopportuna per la crescita del nostro Paese, che nella maggior parti delle situazioni non viene risolta.

Verrua Savoia è un comune di 1.400 abitanti con oltre il 50% della popolazione sopra i 65 anni. Si trova in provincia di Torino e l’attività a cui si dedicano i cittadini è prevalentemente di tipo rurale. La città non è coperta dal servizio di banda larga e da diverso tempo l’amministrazione comunale stava cercando un modo per venire in contro alle esigenze di tutti. In questo quadro s’inserisce un progetto sperimentale del Politecnico di Torino, che ha portato la banda larga lì dove non esisteva sfruttando (e potenziando) la tecnologia di internet senza fili.

Così, il gruppo di ricercatori guidati da Daniele Trinchero, del Dipartimento di Elettronica, ha pensato di creare una rete utilizzando la tecnologia Wi-fi (la stessa presente negli aeroporti, nei centri commerciali, negli alberghi) applicandola, invece che a un luogo chiuso e delimitato, a un territorio più ampio. E la sperimentazione ha destato molta curiosità nel piccolo centro del torinese, tanto che in pochi giorni sono arrivate oltre 75 richieste di connessione.

“L’idea – spiega il professor Trinchero – è partita da un decreto emanato nell’ottobre scorso dal ministero delle Comunicazioni, che dava ai piccoli provider la possibilità di utilizzare creare una rete Wi-fi per realizzare coperture di territorio limitate. Così abbiamo pensato di sperimentare un Wi-fi potenziato e applicarlo a uno dei comuni più distanti da Torino, non servito dalla banda larga. Si trova in collina in una zona di basso profilo industriale. E così abbiamo iniziato a lavorare, cercando soluzioni che avessero un bassissimo impatto ambientale”.

Insieme al personale di laboratorio (formato da giovani ricercatori e neolaureati) Trincheri ha lavorato per diversi mesi all’iniziativa: “Abbiamo steso il progetto su carta e poi ci siamo raccordati con l’amministrazione per un incontro con i cittadini per vedere se c’era interesse. La cosa più soprendente è che senza fare una campagna pubblicitaria, ma con il semplice passaparola, hanno partecipato all’incontro una cinquantina di persone, che hanno manifestato una grande conoscenza dell’argomento e dei servizi implementabili. Soprattutto la cosa più gratificante è che sono stati tutti entusiasti, così da raccogliere decine e decine di adesioni già nelle prime ore”. Il team, oltre al design della rete, si è anche occupato di installare sul territorio gli apparecchi, tra cui le antenne e le stazioni riceventi e trasmittenti.

Ma come funziona il sistema? Una stazione trasmittente (potenziata rispetto ai normali “hot-spot” che si trovano nei piccoli ambienti in modo da poter sopportare un traffico corposo di dati) è in grado di fornire la rete internet lungo un raggio di circa 3 chilometri quadrati. L’utente dovrà solo integrare il pc con una scheda di rete che si collega ad una piccola antennina ricevente che si può montare sul tetto della propria abitazione: “Abbiamo pensato – continua Trinchero – anche di creare una specie di pannello, grande come un libro, che si può installare dentro casa e fornire la rete internet anche a 5-6 computer contemporaneamente, ovviamente dipende dal tipo di utilizzo che se ne vuole fare”.

Dal punto di vista operativo e dei rapporti con l’utente finale il Politecnico si è affidato a un provider locale. Il prezzo di collegamento (che solitamente si aggira, per questo tipo di connessioni, tra i 30 e i 100 euro al mese) per via della sperimentazione è (e rimarrà) molto basso. L’unico investimento economico – ma anche questo non è gravoso – è l’antennina da aggiungere e installare a casa: “Il prezzo varia a seconda del tipo delle prestazioni che una persona si aspetta. Si va dai modelli base, 75 euro, fino ai 250 euro se si desidera un’antenna più potente e si vuole condividere la connessione in casa tra diversi computer. E poi – scherza Trinchero – ci sono anche i più fortunati, quelli che vivono nei pressi dei ripetitori: se dotati di computer portatile di ultima generazione riescono a captare bene il segnale direttamente con l’antenna integrata” (senza, cioè, installarne una sul tetto).

Il sistema è stato dimensionato in modo tale da poter reggere l’onda d’urto di un numero elevato di utenti. Ci sono, in tutti i casi, dei limiti, perché gli utenti condividono una stessa connessione internet. Quindi se ipoteticamente si collegassero tutti in contemporanea e iniziassero a scaricare una gran quantità di dati (come musica o film) si potrebbe arrivare a un livello di saturazione: “Questo comunque non è mai successo, e noi riusciamo attraverso le nostre rilevazioni a fornire un collegamento costante alla rete a 2 megabit”. Una velocità di tutto rispetto, dunque.

Per i bassissimi costi della tecnologia, il Wi-fi è una delle soluzioni più semplici per combattere il digital divide. L’unico limite è che questo standard utilizza delle frequenze libere e disponibili per tutti. Il “successore” del Wi-fi, in via di sperimentazione, è il WiMAX, che sarà molto più veloce, avrà bande dedicate e avrà una maggiore portata, capace di allargare a milioni di utenti gli accessi internet senza fili. La tecnologia è ancora in fase di sperimentazione (se ne parlerà proprio oggi in un convegno organizzato dalla Regione Piemonte e dal Politecnico di Torino), ma secondo gli ultimi studi la copertura di territorio si misurerà in chilometri. Il WiMAX, infatti, riuscirebbe a coprire teoricamente un’area di 50 chilometri quadrati.

(10 maggio 2006)

(Nella foto: Una delle antenne riceventi installate a Verrua Savoia)

Spray di cellule sulla pelle. Curerà ustioni e cicatrici


È particolarmente adatto a curare le lesioni di bambini e giovani
La tecnica, messa a punto in Australia, è sperimentata anche in Italia

Uno spray di cellule per la pelle
può curare ustioni e cicatrici

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Curare ustioni profonde di secondo grado e cancellare gravi cicatrici, comprese quelle provocate dall’acido, da oggi è più semplice e veloce. Le università di Roma Tor Vergata, Pisa e Palermo stanno sperimentando uno spray di cellule capaci di riparare la pelle.

La tecnica, messa a punto in Australia dalla responsabile del reparto grandi ustionati del Perth Hospital, Fiona Wood, è già stata sperimentata su un centinaio di pazienti (25 in Italia) in 15 Paesi. Tra i primi ad essere arruolati nello studio italiano, una ragazza pakistana dal volto deturpato dall’acido.

Anziché coltivare e far moltiplicare in laboratorio cellule della pelle prelevate dal paziente fino ad ottenere un lembo di tessuto, la tecnica consiste nel ripopolare l’area colpita dalla lesione (un’ustione o una cicatrice) facendo attecchire le nuove cellule direttamente a contatto con il tessuto del paziente.

Il primo passo consiste nel prelevare un lembo di pelle dal paziente che comprenda sia le cellule di base (cheratinociti) sia le cellule che danno colore alla pelle (melanociti). Quindi la pelle viene immersa in una sostanza che permette di separare lo strato superficiale (epidermide) da quello più profondo della pelle (derma). Quindi le cellule vengono raschiate via, aspirate e filtrate, fino ad ottenere un preparato nel quale le cellule si trovano in sospensione.

Così ottenuto, in un periodo di circa 45 minuti, il preparato viene introdotto in una siringa con un diffusore spray e nebulizzato sulla lesione. Qui le cellule attecchiscono e trovano un ambiente che le aiuta a moltiplicarsi e in un periodo variabile da sei mesi a un anno (a seconda della gravità della lesione) e formano uno strato di pelle rinnovato e sano.

Spiega Valerio Cervelli, della cattedra di Chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Università di Tor Vergata che con la nuova tecnica “si riducono, fino ad essere quasi dimezzati, i tempi di guarigione”. Il costo del kit usa e getta per la preparazione delle cellule, compreso fra i 900 e i 1.300 euro, verrebbe inoltre compensato dalla riduzione dei tempi di ricovero.

Per Antonio Montone, del Centro grandi ustionati di Tor Vergata la tecnica è “un’arma in più”, anche se ha il limite di poter trattare solo piccole superfici e che, per i risultati che può offrire, si dimostra promettente soprattutto per curare lesioni di bambini e giovani e di zone esposte, come viso, mani e piedi.

(5 maggio 2006)

Ecco la maglietta con il display. E ora il blog si può indossare


Faraz Soleymani, un ragazzo iraniano, ha vinto un concorso realizzato all’università di Modena e Reggio Emilia presentando la “E-T shirt”

Una maglietta per esprimersi
sta arrivando il blog indossabile

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Ci sarà un tempo in cui andremo in giro per le strade della nostra città indossando magliette che cambiano di giorno in giorno (o di ora in ora) a seconda dei nostri sentimenti e stati d’animo. Quel tempo, in realtà, non è molto lontano, grazie al progetto di un ragazzo iraniano, Faraz Soleymani, che ha vinto il primo premio al concorso “Web for the future” organizzato dall’internet company O-one in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia e Macromedia.

Il progetto, chiamato “E-T shirt” nasce dall’osservazione di alcuni teenagers giapponesi vestiti con semplici magliette su cui avevano scritto messaggi personali. Il concetto è semplice e immediato: si tratta, infatti, di una specie di blog umanizzato, una specie di maglietta da indossare che cambia al cambiare dei nostri stati d’animo. La maglietta, in realtà, è un concentrato di tecnologia, perché utilizza display “elastici” e flessibili, già disponibili in commercio, che si collegano senza fili a un server, sul quale, attraverso una tastiera, l’utente potrà inserire i testi e le immagini da visualizzare. Una volta terminata l’operazione, basterà premere un pulsante per “aggiornare” la maglietta e far apparire i nuovi messaggi.

“L’idea mi è venuta in mente – spiega Faraz – dopo un recente viaggio in Giappone. Ero impressionato nel vedere decine e decine di ragazzi per strada che esprimevano loro stessi semplicemente grazie ad alcune magliette. Sulle t-shirt scrivevano i loro punti di vista riguardo agli argomenti più diversi. Mi è sembrato un nuovo modo di dialogare e comunicare”.

La E-t shirt, spiega ancora l’ideatore, può essere utilizzata fondamentalmente per quattro diversi scopi: è innanzitutto un blog, e quindi serve ad esprimere qualsiasi cosa venga in mente al proprietario. Solo che è interattiva, e quindi sarà molto semplice utilizzarla attraverso la tastiera, copiare e incollare testi da internet o disegnare. La t shirt, inoltre, una volta in commercio, potrebbe collegarsi a un server (come quello di Google Ads) e distribuire pubblicità che si adattano all’orario e al luogo geografico dove ci si trova (e, quindi, far guadagnare danaro all’utilizzatore, che diventerebbe una specie di “uomo sandwich del terzo millennio”).

Non è tutto, perché potrebbe essere utilizzata anche in situazioni di emergenza o come cartello di pubblica utilità (ad esempio “Non fumare” oppure “Lo stress è la causa principale della maggior parte delle malattie”). Tra gli altri vantaggi, inoltre, la sostenibilità ambientale (farebbe risparmiare tonnellate di carta di annunci pubblicitari), la crescita economica e la flessibilità.

Il concetto di un blog personalizzato, umanizzato e deambulante, così, arriva proprio da un ragazzo nato in un paese, l’Iran, dove libertà e diritti umani sono un patrimonio tutt’altro che acquisito e la comunicazione senza filtri assume un valore inestimabile: “Oltre 40mila iraniani usano il blog – spiega ancora Soleymani – ponendo l’Iran tra le prime tre nazioni al mondo. Questo perché il web è la terra delle pari opportunità e della democrazia uguale per tutti. Significa, cioè, nessuna censura e nessuna discriminazione, un ‘luogo’ dove si può liberamente esprimere il proprio pensiero. Il web e il blog sono mondi in cui specchiarsi, e la E-t shirt espirime questa esigenza nel modo migliore, più luminoso e più dolce. Si tratta – continua Faraz – di uno strumento per raccontare se stessi, in un modo così totale come mai accaduto prima. Si potrà scrivere, copiare, disegnare quante volte si vorrà, ma soprattutto sarà uno strumento per esprimere gli ideali di fratellanza e pace globale, in un mondo che ne ha sempre più bisogno”.

Alcune società che si occupano di moda, fanno sapere gli organizzatori del concorso, stanno già iniziando a muoversi per accaparrarsi per primi la maglietta, che potrebbe essere utilizzata anche nelle sfilate. Faraz, che verrà in Italia per fare uno stage di alcuni mesi proprio alla O-one di Reggio Emilia, seguirà da vicino la costruzione del primo prototipo: già diverse società, infatti, si stanno muovendo per realizzare il primo prototipo della maglietta, e si immagina che i tempi di creazione siano abbastanza veloci.

Il concorso, al quale hanno partecipato oltre 250 ragazzi di tutto il mondo, dagli Usa alla Corea, dal Messico alla Colombia era diviso per categorie: l’abitare e il vivere la casa, le relazioni con la città e le relazioni tra gli individui. La premiazione si terrà all’Università di Reggio Emilia il 19 maggio.

(5 maggio 2006)

Google Maps anche in Italia, rivoluzione negli stradari web


Il servizio, molto utilizzato già negli Usa, copre ora tutta l’Europa
È possibile trovare una via, un negozio o calcolare un percorso

Ecco Google Maps anche in Italia
rivoluzione negli stradari online

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Novità per gli utenti italiani di Google. Google Maps (il sistema che ha rivoluzionato il modo in cui gli statunitensi cercano informazioni stradali e commerciali) è stato arricchito di tutta la cartografia stradale dell’Italia. Il servizio non è da confondere con Google Earth, il software che si scarica sul computer e permette di vedere tutto il mondo dall’alto.

Fino a pochi giorni fa se si cercavano informazioni stradali sull’Europa, Google Maps rimandava solo ai confini dei diversi Paesi, ma non esistevano altre informazioni. Attualmente, invece, è possibile visualizzare informazioni dettagliate su tutte le strade del Vecchio Continente.

Il servizio è strutturato tramite mappe dinamiche e interattive di semplice utilizzo. Le cartine sono “trascinabili”: basta tenere premuto con il mouse su un qualsiasi punto per spostare la mappa a proprio piacimento. Attraverso un sistema di bottoni a forma di frecce, inoltre, è molto semplice aumentare o diminuire lo zoom.

In Italia – va ricordato – esistono già da tempo sistemi molto evoluti nel campo della ricerca dei percorsi stradali, come Kataweb Mappe, Tuttocitta.it o ViaMichelin. La vera rivoluzione di Google, però, è che oltre a cercare strade e calcolare percorsi, si collega ai database dei servizi di pagine gialle e localizza e fornisce informazioni (come Cap, numero di telefono e sito web) di enti pubblici, università, cinema, negozi, centri commerciali.

L’altra novità è che, sfruttando il motore di Google Earth, è possibile sovrapporre la mappa stradale a quella satellitare, visualizzando, così, sia i nomi delle strade che la loro vera morfologia.

Come localizzare una strada. Una volta collegati al sito, è possibile cercare una città o addirittura una strada inserendo semplicemente il nome nel campo di ricerca. Ma attenzione, bisogna rispettare una sintassi ben precisa: per cercare, ad esempio, Via del Corso a Roma, si dovra scrivere “via del corso, roma”. E così via con tutti gli altri indirizzi. Se, come spesso può accadere, esistono due vie con nomi simili, il sistema lo segnalerà e permetterà di scegliere l’indirizzo giusto tra la rosa di quelli trovati.

Come calcolare un percorso. Google Maps può aiutare l’utente, come una specie di navigatore satellitare a trovare la strada più veloce per andare da un punto A a un punto B. La ricerca funziona sia all’interno di una stessa città che da una città all’altra. Ad esempio, se vogliamo andare da Corso Monforte a Milano a Boulevard des Italiens a Parigi, basterà cliccare su “ottieni indicazioni” e, nel campo di ricerca, inserire “corso monforte, milano” come indirizzo di partenza, e “boulevard des italiens, paris” come destinazione.

Enti e attività commerciali. L’altra novità, lo dicevamo, di Google Maps è quella di localizzare, sulla mappa, le attività commerciali e i luoghi turistici e istituzionali più importanti. Cliccando su “trova attività commerciali” e scrivendo, ad esempio “roma sapienza” (anche qui, attenzione alla sintassi!), il sistema indicherà sulla mappa l’Università di Roma “La Sapienza”, l’indirizzo degli uffici del rettore ma anche, per fare un esempio, la società “Arrow Express” di Emiliano Sapienza. E così via.

(25 aprile 2006)

(Nella foto: Una schermata di Google Maps)

Il traffico è impazzito? L'aiuto arriva dal pc


Un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna ha creato un sistema che permette di migliorare la viabilità e prevedere i flussi urbani di auto e pedoni

Traffico impazzito e ingorghi, addio
il pc diventa esperto di mobilità

Il software è già stato applicato, con successo, a Rimini, Milano e Senigallia

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Migliorare la viabilità urbana di un quartiere? Decidere se intensificare una linea di autobus o crearne una nuova? Scegliere se dare l’autorizzazione a costruire un ipermercato in una strada piuttosto che in un’altra? Sono gli interrogativi – spesso molto complessi – che ogni giorno si pongono sindaci, assessori ai trasporti e esperti di mobilità. Da oggi, però, gli “addetti ai lavori” possono contare su un aiuto in più: “Mobilis”. Il sistema, progettato dal gruppo di Fisica dei sistemi complessi dell’Università di Bologna guidato da Bruno Giorgini, simula i flussi urbani. L’obiettivo? Progettare – spiegano i ricercatori – una mobilità sostenibile, “non solo perché ha bassi livelli d’inquinamento, ma anche perché diversi mezzi di trasporto concorrono a una mobilità comoda, fluida e bella”.

“Mobilis” (ma non è l’unico, esistono anche “Campus”, che si occupa nello specifico di mobilità pedonale e “Automobilis”, che studia i flussi veicolari) è un sistema informatico che si basa su un modello fisico-matematico che integra una mappatura dettagliata di una città, insieme ai dati sul trasporto pubblico, quello privato e sulle diverse abitudini sociali dei suoi abitanti. Una volta inseriti tutti i parametri, il software è in grado di prevedere come la mobilità si modifica in risposta a diversi cambiamenti o all’inserimento di elementi di disturbo come nuove strade, nuovi palazzi o incidenti stradali.

“Per mobilità – spiega Bruno Giorgini – intendiamo la propensione di ciascun individuo a muoversi in un tessuto urbano secondo i propri obiettivi e le proprie esigenze. Questa è una caratteristica del singolo individuo, e noi, attraverso il computer, cerchiamo di simularla creando una ‘microdinamica’, una dinamica, cioè, che nasce dal singolo”. Il funzionamento del sistema non è eccessivamente complesso: il modello della città che si vuole studiare viene strutturato attraverso dei “cronotopi”, cioè dei punti di attrazione dove esistono attività calendarizzate. L’università, ad esempio, esercita un forte potere di attrazione al mattino, mentre una discoteca ha un potere di attrazione nullo durante il giorno ma molto alto di notte.

Inserendo nel sistema, poi, auto, pedoni e mezzi di trasporto pubblico, si opera la vera e propria interazione tra singolo individuo e città. Un’interazione che sarà fisica, perché l’individuo interagirà con gli altri, e decisionale, perché le persone dovranno scegliere, una in modo diverso dall’altra, la propria destinazione e il mezzo di trasporto utilizzato. Il potere di attrazione, così, determinerà il movimento dei cittadini, presenti nel modello come automi intelligenti capaci di operare delle scelte indipendenti. “Mobilis” è in grado di simulare l’intera mobilità urbana, il traffico, gli ingressi nei parcheggi ma anche il numero di persone presenti in una data ora su una strada.

“In questo modo – spiega Giorgini – si arriva ad ottenere quello che si chiama un modello di mobilità integrato che può andare da ambienti di poche decine di metri (come può essere la mobilità pedonale all’interno di una stazione ferroviaria o in uno stadio – l’applicazione è stata sperimentata a San Siro a Milano e alla stazione Fs di Rimini) fino alla mobilità automobilistica di una città (la sperimentazione, terminata da poco, si è svolta sulle strade del comune di Senigallia con alcune decine di migliaia di automobili).

L’obiettivo del lavoro, spiega il team di ricercatori, è quello di ottenere uno sguardo globale sulla mobilità, che è un fenomeno altamente complesso, e riuscire ad armonizzare le esigenze di tutti e i flussi di traffico: “Abbiamo sperimentato che la congruenza tra le osservazioni sul campo e il modello matematico sono andate molto bene. ‘Mobilis’ è stato applicato al centro storico di Rimini, e abbiamo scoperto gli stessi punti critici che avevano studiato, da tempo, i tecnici dell’amministrazione comunale. È stato applicato, ancora, al campus di Milano Bicocca, dove, insieme alla cattedra di Sociologia, abbiamo progettato un esperimento durato alcuni mesi su 156 traiettorie”.

A cosa può servire, nella realtà di tutti i giorni, creare tutto questo meccanismo? Gli usi, basta pensarci un attimo, sono tantissimi: il software può valutare l’efficacia di una ristrutturazione, può indicare gli effetti di un evento critico, può suggerire soluzioni di emergenza e costituire un elemento utile, se non fondamentale, per progettare interi quartieri.

Per quanto riguarda le situazioni di emergenza, in particolare, “Mobilis” può essere utilizzato ad esempio nelle “situazioni di crisi simulata”, dove si fanno riversare in strade decine di auto non previste e si studia come reagirebbe la mobilità globale di una città. “A Piacenza – aggiunge Giorgini – abbiamo svolto un esperimento insieme alla Protezione Civile simulando un incidente stradale e scoprendo quali erano le traiettorie più veloci per fare arrivare un’ambulanza. Ma non è tutto, perché il modello sarà applicato entro breve anche all’Università di Bologna, dove lavorano migliaia di persone ogni giorno, o alla città di Venezia durante il periodo del Carnevale, per cercare di capire le dinamiche tipicamente pedonali”.

Dobbiamo ricordare, infine, che per far funzionare i tre diversi sistemi non c’è bisogno di particolari attrezzature o computer estremamente potenti: si riesce, ad esempio, a ricostruire la mobilità di una città con 60km di reticolo urbano e diecimila automobili che si muovono rispettando il codice della strada su un normalissimo pc come la maggior parte di quelli che abbiamo in casa. Il prossimo obiettivo? È quello di rendere il sistema user-friendly – spiegano i ricercatori – cioè capace di dialogare con l’utente medio e non solo con gli esperti: attualmente, infatti, sullo schermo del computer i flussi di traffico sono visualizzati con grafici che riproducono strade ed edifici e con puntini di diversi colori che si muovono, in continuazione, in ogni direzione.

(24 aprile 2006)

(Nella foto: Rappresentazione al computer della mobilità pedonale e automobilistica a Rimini)

Divina Commedia in versione rap, e Dante sbarca in discoteca


“Dante Rap” è il concorso della Società Dante Alighieri per avvicinare i ragazzi alla musica e alla letteratura. Giurato d’eccezione, Vittorio Nocenzi

La Divina Commedia diventa un rap
“Investiamo su musica e letturatura”

Su Repubblica Multimedia i brani arrivati al primo e al secondo posto

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “Nel mezzo / del cammin // di nostra vita // mi ritrovai / in una selva oscura / ché la diritta via // era smarrita” (da leggersi necessariamente con ritmo rap). Chissà quanti artisti, ma anche quanti ragazzi “annoiati” dalle lezioni scolastiche, hanno provato a musicare le terzine iniziali dell’Inferno di Dante. Da qualche mese, però, quest’attività ha tenuto impegnati migliaia di studenti, che hanno partecipato a un’importante iniziativa: musicare in stile rap un brano della Divina Commedia di Dante. Voce e base musicale compresi. Il tutto patrocinato niente meno che dalla Società Dante Alighieri, il centro studi che si occupa dell’approfondimento, della conservazione e della diffusione della nostra lingua nel mondo.

Il progetto, “Dante Rap”, ha coinvolto studenti appartenenti alle scuole italiane di ogni ordine e grado, e si è prefissato l’obiettivo di risvegliare la loro creatività e i loro interessi “per il coinvolgente connubio tra musica e letteratura”. A giudicare i lavori, una giuria di esperti di primo livello: lo scrittore Walter Mauro, il segretario generale della Società Dante Alighieri Alessandro Masi e Vittorio Nocenzi, tastierista del Banco del Mutuo Soccorso.

Medaglia d’oro e d’argento, rispettivamente, ai ragazzi dell’Istituto per le Scienze Sociali “Piero Saffa” di Brescia e ai “colleghi” dell’Istituto d’istruzione di Riposto, in provincia di Catania. Su Repubblica Multimedia è possibile ascoltare uno stralcio dei due brani.

“Di solito quando si parla di musica a scuola pensano a me, perché sono un’appassionata” spiega Debora, 18 anni, di Brescia, che col suo brano ha vinto, insieme ad altri due amici, il primo premio del concorso. “All’inizio eravamo un po’ scettici. Poi, spinti un po’ dall’amore per la musica, un po’ dalla voglia di approfondire lo studio di Dante e, perché no, anche allettati dalla possibilità di ricevere un premio, ci siamo buttati a capofitto nell’ideazione del brano. Innanzitutto abbiamo scelto il testo: di tutta la Commedia siamo andati a scandagliare soprattutto l’Inferno, e proprio lì abbiamo trovato quello che cercavamo: abbiamo scelto il brano in cui si parla di Mida perché volevamo fare una specie di denuncia sociale contro la corruzione e l’avidità. Poi è venuto il momento della parte strumentale, che ho creato io: ho composto la musica, ho suonato le chitarre e ho campionato batteria e trombe”.

“In realtà devo ammettere – continua – che il rap non è un genere che mi entusiasmi particolarmente, e così ho deciso di dare un’interpretazione tutta mia, andando a lavorare su sonorità più hip-pop e funky. La solista, bravissima, e i vocalist hanno fatto poi il resto”.

A supervisionare il concorso e a giudicare i brani, lo abbiamo detto, anche Vittorio Nocenzi, tastierista della storica band Banco del Mutuo Soccorso, che è il responsabile dei diversi progetti musicali della Dante Alighieri: “All’interno di queste iniziative – spiega – cerchiamo di mettere in relazione i testi di Dante con la musica contemporanea, con un occhio di riugardo alle nuove generazioni. Io ho fatto parte della giuria e devo ammettere che i lavori che ci sono stati presentati, soprattutto quelli che sono arrivati più in alto, sono di ottimo livello”.

“Abbiamo cercato di valutare con occhio attento – continua Nocenzi – se ci si trovava, di volta in volta, di fronte a una semplice scansione metrica oppure di fronte a un’elaborazione del tutto originale, come il brano che si è classificato al primo posto. In particolare questo brano ci è piaciuto molto perché c’è una forte espressività musicale, un’esecuzione della solista con un buon timbro di voce e un’ottima intonazione, una melodia che arriva all’orecchio, ricca di qualità. Il rap, non dimentichiamolo, nasce come espressione di urgenza da parte dei ghetti afroamericani delle città statunitensi per denunciare il loro stato di emarginazione; nasce come un momento di forte contestazione e richiesta di attenzione, e io in questo brano queste tematiche le ho trovate molto. Il brano che è arrivato al secondo posto – conclude – è invece totalmente differente: i ragazzi infatti hanno puntato molto sulla base ritmica, che è scritta molto bene. E per questo li abbiamo voluti premiare”.

ASCOLTA I DUE BRANI VINCITORI SU REPUBBLICA MULTIMEDIA:

Primo posto, Istituto Piero Saffa di Brescia

Secondo posto, Istituto d’Istruzione di Riposto (CT)

(24 marzo 2006)

Creare un sito in pochi minuti? Ora è possibile. Con iWeb '06


Il programma, di semplice utilizzo, è dedicato a utenti inesperti
Permette la costruzione di pagine, gallerie fotografiche e blog

Creare un sito in pochi minuti?
Ora è possibile. Con iWeb ’06

L’applicazione è la novità della suite iLife ’06 della Apple

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Costruire un sito web in pochi minuti? Creare un blog con una grafica accattivante? Da ora è possibile anche per l’utente meno esperto. Come? Utilizzando iWeb ’06, la nuova applicazione comparsa nell’ultima versione della suite iLife, la ’06, che offre strumenti multimediali per completare il sistema operativo della Apple Mac Osx.

Appena aperto, il programma chiede se si vuole pubblicare il proprio sito sul sistema .Mac (il portale della Apple che, tra le altre cose, offre un indirizzo di posta elettronica, permette di avere un hard-disk consultabile da ogni parte del mondo e un proprio spazio web dove pubblicare le proprie pagine) o se si preferisce utilizzare un altro server o pubblicare il sito in una cartella.

L’interfaccia, semplicissima e molto intuitiva, è divisa in due colonne: una, quella di sinistra, molto piccola, offre una visualizzazione ad albero, in cui si può vedere graficamente la struttura delle pagine principali e delle sottopagine del sito che vogliamo creare. La colonna di destra, invece, permette l’inserimento del testo, delle foto e quindi la vera e propria personalizzazione del sito.

Creare le pagine è un’operazione davvero semplice: prima si sceglie il template (di default il sistema ne offre 12, tra cui “formale”, “viaggio”, “freestyle”, “vita notturna”, “bambini”, “acquerello”, ma su internet si stanno creando alcune community che offrono, più o meno gratuitamente, la possibilità di scaricare infiniti temi da utilizzare). Poi si sceglie quante e quali tipologie di pagine inserire nel proprio sito. La prima cosa da fare, ovviamente, è inserire una pagina di benvenuto. Si potranno aggiungere, in modo completamente automatico, pagine personali, gallerie fotografiche, gallerie audio e video, un servizio di podcast e anche un blog.

Appena creata la pagina, automaticamente viene aggiornato anche tutto il menu del sito web, e aggiungere informazioni è un gioco da ragazzi: si possono inserire testi, foto (che vengono automaticamente ridimensionate), audio e video (per ogni clip inserito viene creato un piccolo player che sfrutta Quicktime). Interessante la possibilità di creare un blog e un archivio di podcast, anche se, per adesso, non è ancora possibile permettere ai visitatori di lasciare commenti.

Anche la pubblicazione (su .Mac) è immediata e molto semplice, mentre per quanto riguarda la pubblicazione su un server diverso, il programma si limita a creare una cartella con dentro tutto l’occorrente necessario. Sarà cura dell’utente, poi, scegliere il sistema di trasferimento dei file. Se si utilizza .Mac, inoltre, iLife ’06 offre anche la possibilità di inserire un contatore di accessi e di creare automaticamente feed Rss.

Ampia la compatibilità, era prevedibile, di iWeb ’06 con tutti gli altri prodotti della linea iLife: iPhoto invia direttamente le proprie foto a iWeb per creare gallerie fotografiche, stessa cosa per iMovie (per le gallerie video) e Garageband (per gallerie audio e podcast).

Qualche piccola pecca (dovuta molto probabilmente al fatto che questo programma nasce per soddisfare un pubblico inesperto): l’impossibilità innanzitutto di entrare nel codice html della pagina per inserire extra non previsti da iLife (come javascript, banner pubblicitari, applet java). Inoltre, una volta scelto il proprio template, questo non si può cambiare, pena dover rifare da capo tutta la pagina. Ma nelle prossime versioni ci si aspettano migliorie proprio in questa direzione.

iWeb ’06 è parte integrante della suite iLife ’06. Il suo prezzo, così come riporta il sito web della Apple, è di 79 euro.

(15 marzo 2006)

"Origami" esce allo scoperto: la scommessa di Microsoft


Dopo mesi di voci di corridoio è arrivata la presentazione ufficiale
L’apparecchio, largo 18 cm, costerà tra i 500 e i 1000 dollari

Microsoft presenta Origami
e il pc diventa come il cellulare

Infinite le possibilità d’uso: giochi, mp3, foto, video, automazione d’ufficio
Ma il vero fiore all’occhiello è la connettività ad internet da qualsiasi luogo

di DANIELE SEMERARO

NEW YORK – Alla fine, dopo mesi di voci di corridoio che si rincorrevano tra forum e blog di appassionati, il gran giorno è arrivato: oggi Microsoft ha svelato tutto ciò che c’è dietro al progetto Origami.

Tra poco meno di un mese, dunque, il colosso di Bill Gates metterà in vendita due versioni del nuovo “gadget” (un apparecchio a metà tra un iPod e una PlayStation portatile, tra un palmare e un Pc portatile) che, si prevede, farà impazzire giovani e non: una versione è stata prodotta a Taiwan, dalla Asustek, un’altra, invece, in Corea, da Samsung e in Cina da Founder. L’obiettivo? Quello di trasformare il pc ultraportatile “in un gadget indispensabile quanto il telefonino”.

Il dispositivo “apre davvero un mondo intero di nuove possibilità d’uso del PC – ha spiegato Mika Krammer, uno dei direttori marketing della Microsoft -. Questa volta abbiamo fatto molto di più che costruire semplicemente un software: abbiamo progettato i disegni preliminari in modo da mettere le società costruttrici sulla nostra stessa lunghezza d’onda”.

I primi prototipi sono stati messi in produzione circa nove mesi fa, e da subito Microsoft ha iniziato a cercare partner con cui lavorare. “Abbiamo creato un apparecchio che porta il meglio del Pc insieme a un oggetto elettronico di consumo e credo davvero che funzionerà, perché abbiamo voluto puntare al futuro – conclude Krammer – al wireless”.

Il nuovo prodotto, chiamato in gergo “Umpc” (ultra-mobile Pc), sarà largo circa 18 centimetri e pesante meno di un chilo, avrà uno schermo di 7 pollici diagonali e userà una versione semplificata del sistema operativo Windows Xp, in attesa del lancio della nuova piattaforma “Vista”. Lo schermo sarà facilmente utilizzabile, anche con poca luce.

Le possibilità di utilizzo? A quanto riferisce Microsoft sono davvero infinite: dall’aeroporto alla caffetteria, dal proprio ufficio al parco cittadino ci si potrà connettere ad internet tramite wi-fi in ogni parte del mondo, si potrà ascoltare musica, guardare foto e video. Il dispositivo, attraverso il protocollo Bluetooth, si collegherà senza fili anche a qualsiasi computer, telefono cellulare o auricolare che si trovi nelle vicinanze.

Tra i software (oltre a tutti quelli già previsti per Windows Xp, tra cui ovviamente compare anche la piattaforma Office) la vera novità è che Microsoft includerà (non si sa ancora se in tutte le versioni) anche un programma chiamato Streets&Trips, che trasformerà Origami, tramite l’antenna Gps integrata, in un vero e proprio navigatore satellitare. Nella confezione sarà presente anche un pennino, attraverso il quale inserire le informazioni tramite una tastiera virtuale presente sullo schermo touch-screen, come nei palmari, o prendere appunti, come un blocco note di carta.

E per chi, in ufficio o a casa, vorrà utilizzare Origami con la tastiera tradizionale? Niente paura: sono presenti due porte Usb 2.0. Tra le altre possibilità di connettività, inoltre, anche il drive che legge le memory card (come quelle utilizzate nelle macchine fotografiche digitali), e alcuni jack per connettere telecamere, auricolari e speakers. La durata della batteria prevista è di circa tre ore (il tempo di utilizo, ovviamente, dipenderà dall’uso) e l’hard-disk avrà una capacità di 60 Gigabytes. Niente da invidiare, dunque, ai più moderni Pc portatili.

Da anni si parlava di un supporto hardware che la casa di Seattle stava mettendo a punto per fare concorrenza all’iPod e alla Playstation portatile, anche se i dirigenti di Microsoft hanno dichiarato che non è loro intenzione competere né con il lettore di musica più famoso del mondo, né con la consolle della Sony. Il cliente per il quale è stato pensato Origami, invece, è il professionista che ha bisogno di avere le funzionalità di un vero pc, la comodità di un touch-screen e la connettività di un computer da tavola, con la maneggevolezza e i costi contenuti di un palmare.

L’obiettivo, fanno sapere inoltre da Microsoft, è di contenere il prezzo entro i mille dollari, con l’auspicio di arrivare a vendere il nuovo gadget a 500 dollari.

(9 marzo 2006)

(Nella foto: La presentazione di Origami al Cebit di Hannover)

Wilmut confessa a sorpresa: "Non clonai la pecora Dolly"


Il “padre” dell’ovino più famoso del mondo parla in tribunale
“La verità? Il merito è tutto del mio collega Keith Campbell”

Wilmut, confessione a sorpresa
“Non ho clonato la pecora Dolly”

di DANIELE SEMERARO

LONDRA – Ian Wilmut, il “padre” della pecora Dolly, il primo clone di un animale adulto prodotto da una cellula singola, ha confessato di non essere lui il vero artefice della rivoluzionaria tecnica di clonazione. Il vero inventore è, invece, il suo collega e co-autore dello studio, Keith Campbell.

La dichiarazione di Wilmut, davanti ai giudici del tribunale del lavoro di Edimburgo, è arrivata durante un dibattimento per una causa di discriminazione razziale. Wilmut, così, citato in giudizio da Prim Singh, un suo collega asiatico, ha rivelato di avere avuto solo un ruolo di “supervisione” del progetto, sia pure “non irrilevante”. Lo scienziato, all’epoca al Roslin Institute, ha sottolineato inoltre che nei documenti che descrivevano lo storico evento lui era risultato come il direttore della ricerca perché così si era accordato con Campbell. A quest’ultimo, però, spetta di fatto “il 66% del merito” per lo studio della pecora Dolly.

Fu Campbell – rivela Wilmut – che ebbe l’idea di congelare le cellule per la clonazione, mentre altri vitali esperimenti per sviluppare il progetto fuono svolti da un terzo collega, Bill Ritchie. Alla domanda di Lawrence Davies – legale del biologo che ha fatto causa a Wilmut – se fosse esatta l’affermazione “non creai Dolly”, lo scienziato ha risposto “sì”.

(8 marzo 2006)

(Nella foto: Ian Wilmut insieme alla pecora Dolly)

Da Microsoft la sfida all'iPod. Gates scommette su Origami


Dopo mesi di indiscrezioni, domani potrebbe arrivare l’annuncio
Dall’azienda di Bill Gates un dispositivo “a tutto campo”

Da Microsoft la sfida all’iPod
Gates punta tutto su “Origami”

L’apparecchio gestirà giochi e applicazioni multimediali

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Il gran giorno è vicino: Microsoft si appresta a lanciare la sfida ad Apple. Domani sarà svelato il nuovo dispositivo elettronico con il quale Bill Gates cercherà di battere il successo, ancora incontrastato, dell’iPod. Per adesso non si sa molto, tranne che il nome che sarà “Origami”. Secondo quanto è trapelato, inoltre, l’apparecchio multimediale sfiderà anche la PlayStation portatile di Sony. La promessa di Microsoft – “cambiare la vita digitale dell’utente” – non è roba da poco.

Sul sito ufficiale del prodotto, per adesso, ci sono solamente poche righe di presentazione, molto accattivanti quanto enigmatiche: “Ciao, mi conosci? – si legge -. Sai chi sono? Sai dove posso andare? O come cambierò la tua vita? Lo saprai dal 2 marzo”. La data di domani, in realtà, non è quella del lancio vero e proprio, ma solo quella di una prima presentazione al pubblico. Ma è quanto basta per sancire la sfida di Microsoft all’azienda della mela morsicata.

L’appuntamento del 2 marzo è stato preceduto negli ultimi mesi da una lunga serie di “rumors”. Tutto è iniziato quando un’agenzia pubblicitaria, DigitalKitchen, ha pubblicato sul sito di video-sharing YouTube uno spot di quattro minuti che mostra un prototipo di Origami utilizzato “a tutto campo” per navigare sul web, scaricare musica, guardare filmati, giocare al popolare “Halo” e lavorare su progetti multimediali. La pubblicità – ha ammesso ieri Microsoft – stata ideata e prodotta, a esclusivo uso interno, lo scorso anno. Ma l’azienda di Redmond ha specificato che quel video “rappresenta la nostra esplorazione iniziale per quanto riguarda la forma e anche i possibili usi e scenari”. Tradotto: non è detto che Origami sia uguale al dispositivo che si vede nel filmato. Diciamo che vi si è ispirato.

Di più: al momento non si sa se il prodotto porterà con sé il marchio Microsoft o se, invece, l’azienda ne implementerà solamente il software. Quello che si sa, invece, è che Bill Gates, al 2005 Windows Hardware Engineering Conference, parlò di un apparecchio “ultra mobile”, al costo inferiore agli 800 dollari, da utilizzare per tutto il giorno senza dover ricaricare la batteria. Gates, inoltre, avrebbe stabilito il 2007 come data del lancio ufficiale.

Cercando altre indiscrezioni su internet, diversi blog riferiscono che il prodotto non sarà più grande di 25 centimetri, il suo peso sarà inferiore al mezzo chilo (decisamente, quindi più grande e pesante dell’iPod) e sarà equipaggiato con Microsoft Windows Xp. Per utilizzarlo sarà fornita anche una specie di pennino (presente anche nei computer palmari) ma tra gli optional è prevista anche una mini-tastiera. Il nome Origami, inoltre, potrebbe riferirsi alla sua interoperatività. Per adesso i più entusiasti nel popolo della rete l’hanno ribattezzato anche “iPod Killer” e “OrPod”.

Non c’è dubbio, dunque, che il lancio di Origami aiuterà la Microsoft a colmare quel gap maturato negli ultimi anni con l’iPod Apple sul fronte della musica e dei video in movimento da un lato, e con la PlayStation portatile della Sony per i giochi, dall’altro. Il principale fatturato di Microsoft, infatti, proviene dal software, e da alcuni anni la società di Redmond, forte della posizione acquisita con i live messenger, sta cercando di entrare nel campo dei dispositivi mobili sfruttando l’avvento del VoIp.

(1 marzo 2006)

(Nella foto: Uno dei prototipi di “Origami”)

Cruciverba, vincono gli "umani" nella sfida studenti-computer


Alla competizione organizzata dall’ateneo senese, e sponsorizzata da Google, 54 studenti hanno battuto il sistema elettronico nel risolvere 4 tavole

Cruciverba, hanno vinto gli umani
computer sfidato da 181 studenti

di DANIELE SEMERARO

ROMA – E così, alla fine, l’uomo ha vinto, ancora una volta, sul computer. Nella sfida di cruciverbistica che si è tenuta all’Università di Siena tra gli studenti e il programma elaborato dalla facoltà di Ingegneria “WebCrow”, infatti, l’elaboratore elettronico si è classificato “solo” al cinquantacinquesimo posto.

Alla gara hanno preso parte 181 partecipanti (più il computer), tutti studenti provenienti dalle nove facoltà dell’ateneo. I ragazzi, davanti a computer collegati in rete, hanno provato a risolvere quattro cruciverba. E alla fine ha vinto “lachmann” (questo il suo nomignolo), che li ha risolti tutti e quattro in 57 minuti e 39 secondi commettendo solo un errore, seppur di lievissima entità. Al secondo posto “PaulZolos”, che è riuscito a risolvere i quattro rompicapo in 32 minuti e 46 secondi (e che, pur avendo impiegato meno tempo del suo collega, ha commesso un errore un po’ più grave).

I cruciverba, quattro abbiamo detto, erano di livello crescente: dal più semplice a quello intermedio a quello difficile a quello di “livello Bartezzaghi” (comunemente i più difficili e appassionanti che si trovano sulla “Settimana Enigmistica”). La macchina, che si è piazzata al cinquantacinquesimo posto, si è comportata meglio sugli “indovinelli” più difficili che su quelli semplici, con un’accuratezza di circa 85/110 (i vincitori avevano ottenuto il punteggio record di 109/110).

“Lo spirito con cui abbiamo intrapreso quest’iniziativa è quello che, da diversi anni, sta dietro alle competizioni di intelligenza artificiale, come ad esempio le partite di scacchi tra uomini e computer”, spiega Marco Gori, coordinatore del progetto e docente alla facoltà di Ingegneria. “Mentre per gli scacchi, però, si tratta sostanzialmente di competenze logiche – spiega – in questo caso si tratta di capire le ambiguità del linguaggio naturale, gli enigmi e di disporre di conoscenze che spaziano dalla poesia alla musica alla cucina”.

Ma come funziona esattamente il sistema “WebCrow”? Quale procedura segue? “È abbastanza facile capirne lo spirito – spiega Gori – perché il computer prova a fare un po’ come l’uomo, ipotizzando delle parole candidate per ogni riga e per ogni colonna. La grande differenza è che noi, di solito, siamo certi delle risposte che scriviamo, mentre il computer prova sempre diverse possibilità, e, potremmo dire, usa la gomma molto più di quanto non lo facciamo noi”. La peculiarità del sistema, però, è un’altra: per andare a scovare le risposte, infatti, WebCrow dialoga con Google (che, tra l’altro, è uno degli sponsor del progetto). Il computer fa una domanda al motore di ricerca, e questo restituisce delle risposte come fa normalmente con gli utenti umani. A quel punto un agente scandaglia le pagine e va a filtrare le parole che ritiene opportune (sulla base della lunghezza). Per fare un esempio, se si accorge che la risposta è un femminile singolare, allora butta via tutto ciò che è maschile o plurale, e così via…

“Dalla competizione è emerso ciò che già ci aspettavamo – racconta il prof. Gori – e cioè che attualmente, almeno in questo campo, il computer, anche servendosi di internet, non è ancora in grado di battere l’uomo. I primi a cimentarsi in questo campo – continua – sono stati gli americani, che hanno sviluppato un sistema, ‘Proverb’, che utilizza un database molto vasto. Anche noi utilizziamo una base di dati, costituita più che altro da cruciverba già risolti, inseriti, nella maggior parte dei casi, addirittura a mano dagli studenti volenterosi che hanno scannerizzato pagine e pagine dei giornali di enigmistica. L’uso del web però nel nostro caso, anche se i risultati ancora non sono di ottimo livello, fa la differenza”.

Ma se noi “umani”, forse, siamo tutto sommato contenti di aver battuto, per una volta, il computer, il prof. Gori non è della nostra stessa idea: “Per adesso WebCrow è considerato simpatico perché ha perso con gli studenti. A noi che l’abbiamo sviluppato, però, piacerebbe che diventasse un po’ più antipatico”. Il sogno del gruppo di ricerca, infatti, è quello di andare avanti nella progettazione e dare la possibilità al sistema, posta una domanda, di fornire una risposta precisa.

“Certo – ammettono – c’è una grande differenza: i vincoli che ci sono nei cruciverba (come il numero delle lettere o gli incroci con le altre caselle) tolgono al sistema molta incertezza. Cosa diversa sarebbe invece se il sistema dovesse frugare nel web e dare una risposta precisa a una domanda precisa. Ma noi ci stiamo lavorando e chissà che un giorno questo tipo di software non possa essere utilizzato anche in altri campi, come ad esempio quello immobiliare o in tutte le situazioni di problem solving”.

Ai vincitori sono andati in premio un iPod, una fotocamera digitale, tre chiavette usb e abbonamenti a riviste scientifiche. E il futuro di questo tipo di competizioni? Entro la fine di agosto dovrebbe essere disponibile una versione di WebCrow in inglese, poi ne è prevista anche una spagnola. E chissà che, fra qualche anno, il computer non riesca a ottenere 110 punti su 110.

(21 febbraio 2006)

Usa, Cina e Corea del Sud sul "podio" degli spammer


Da Sophos la classifica dei Paesi che esportano annualmente
più email indesiderate. L’Italia si piazza al quindicesimo posto

Stati Uniti, Cina e Corea del Sud
È loro il “podio” degli spammer

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Stati Uniti, Cina e Corea del Sud sono sul podio mondiale delle nazioni che esportano più “spam”, la posta indesiderata che ogni giorno “invade” le nostre caselle e-mail. La ricerca, presentata annualmente da Sophos (azienda impegnata nello sviluppo di software antivirus e antispam) e intitolata “Quella sporca dozzina”, analizza tutte le e-mail di spam ricevute dalle proprie stazioni di monitoraggio.

Oltre dunque a Stati Uniti (24,5%), Cina (inclusa Hong Kong, 22,3%) e Corea del Sud (9,7%) compaiono anche Francia (5%), Canada (3%), Brasile (2,6%) e Spagna (2,5%). Buone notizie per l’Italia, che col suo “misero” 1,1% è ferma al quindicesimo posto.

“La Cina, con il 22,3%, sta divenendo uno dei Paesi in cui il tasso di spam cresce più rapidamente – si legge nella ricerca -. La nazione asiatica sta insediando da vicino il ‘primato’ degli Stati Uniti che, invece, appaiono in controtendenza con un decremento nella produzione di mail spam”.

(31 gennaio 2006)

Da Galileo il primo segnale. "Presto le frequenze"


Parte bene il nuovo sistema europeo di navigazione satellitare
Che sta inviando dati a una potenza definita “inaspettata”

Galileo invia il primo segnale
“Entro 10 giorni le frequenze”

A fine aprile il lancio del secondo satellite pre-operativo
In tutto saranno 30. Copertura 10 volte più precisa del Gps

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Il satellite pre-operativo del sistema europeo di navigazione satellitare Galileo ha inviato il suo primo segnale alla Terra. “Il segnale è di una potenza che non ci aspettavamo, sta funzionando molto bene”, ha dichiarato soddisfatto il direttore dei programmi europei per l’Agenzia spaziale europea, Giuseppe Virgilio. E se “Giove A” (questo il nome) continuerà a funzionare correttamente, l’assegnazione delle frequenze per il sistema dovrebbe avvenire nei prossimi dieci giorni.

“Giove A” (Galileo Array Validation Element) è stato lanciato il 28 dicembre scorso dal cosmodromo russo di Baikonur. Attualmente si trova in orbita a un’altezza di di 23.260 chilometri dalla Terra. Il primo segnale è stato ricevuto in Gran Bretagna, dall’antenna della Chilbolton Observatory Facilities for Atmospheric and Radio Research e in Belgio dalla stazione dell’Esa a Redu. I segnali ricevuti verranno ora analizzati nel dettaglio per assicurarsi che soddisfino i criteri concordati con l’Unione internazionale delle telecomunicazioni.

Il lancio del secondo satellite pre-operativo, “Giove B”, è previsto per il prossimo 30 aprile. “Se qualcosa non dovesse funzionare in modo ottimale con ‘Giove A’ – ha spiegato Jean Jacques Dordain, direttore generale dell’Esa – ‘Giove B’ permetterà di ottenere comunque l’assegnazione delle frequenze entro il prossimo giugno”.

Sviluppato dall’Esa e dall’Unione Europea, Galileo è il primo sistema di navigazione satellitare al mondo realizzato e gestito in ambito civile con l’obiettivo di assicurare un controllo preciso e costante per la sicurezza del traffico ferroviario e aereo, o per il controllo ambientale, con un mercato stimato in 850 milioni di utenti e centinaia di miliardi di euro entro il 2020. Il progetto, costato 3,4 miliardi di Euro, offrirà la possibilità di ottenere un posizionamento dieci volte più accurato dell’attuale Gps (utilizzato in modo massiccio dai navigatori satellitari delle auto e delle navi).

Galileo sarà interconnesso anche con gli altri due sistemi di posizionamento, il Gps e il Glonass, e l’utente avrà la possibilità, con lo stesso ricevitore, di utilizzare a proprio piacimento i diversi sistemi. In questo modo si potrà avere una precisione stimata fino al metro.

Il sistema completo è composto da 30 satelliti (27 operativi e 3 di riserva) e, una volta messo a punto, permetterà di avere una copertura di navigazione fino a oltre 75 gradi di latitudine nord (che corrisponde, ad esempio, a Capo Nord). Il grande numero di satelliti utilizzati insieme e l’ottimizzazione informatica del loro posizionamento assicurerà all’utente un margine di errore praticamente inesistente.

(16 gennaio 2006)

(Nella foto: Il satellite pre-operativo “Giove A”)

Nuove sindromi, la dipendenza da e-mail


Secondo una ricerca, l’88% degli utenti ritiene
che di e-mail ci si possa intossicare

Dipendenza da e-mail
ne soffrono 3 utenti su 4

L’esperto: “La posta elettronica porta molti
benefici, ma gli utenti devono controllarsi”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – In Italia l’88% degli utenti, cioè 3 su 4, ritengono che di e-mail ci si possa intossicare. Lo rivela uno studio commissionato da Symantec (la stessa società che commercializza gli antivirus e antispam più diffusi nei pc italiani), secondo il quale il 75% degli intervistati ha dichiarato di non poter fare a meno dell’e-mail, e uno su cinque rientra in una nuova categoria di utenti detti “dipendenti”, soggetti cioè che controllano l’e-mail in maniera compulsiva e si abbandonano al panico se non riescono ad accedervi.

Secondo lo studio, gli intervistati si possono suddividere sostanzialmente in quattro categorie: i “disciplinati”, il 49% degli intervistati, che sostengono di “avere nei confronti della posta elettronica un atteggiamento ‘rilassato'”, i “dipendenti totali” (21%), che “confessano di controllare l’e-mail in maniera compulsiva, è connesso a internet in media 2,6 ore al giorno e effettua il primo controllo della posta al mattino alle 9). A seguire, poi, le categorie di persone che meno utilizzano la posta elettronica: i “tecnofobici”, il 10% degli intervistati, che all’e-mail preferiscono la “snail-mail” (letteralmente “posta lumaca”, cioè la posta tradizionale) e la comunicazione verbale, e, infine, i “bombardati” (6%), che subiscono l’e-mail e hanno difficoltà a farvi fronte.

“Le caratteristiche di ciascuna di queste categorie non stupiscono – commenta Marco Riboli, Country Manager per l’Italia della Symantec -. Ciò che preoccupa è il fatto che quasi il 40% del campione ha un approccio ‘malsano’ all’e-mail: la posta elettronica può portare enormi benefici e facilitare la vita lavorativa, ma gli utenti devono controllare il loro modo di usarla e il numero di volte in cui vi accedono”.

Secondo la ricerca, nel 2005 il numero di e-mail da gestire per persona è aumentato notevolmente: il 91% delle imprese ammette infatti che negli ultimi dodici mesi i messaggi di posta elettronica sono aumentati in media del 47%, con un conseguente aumento del tempo dedicato alla consultazione e alla gestione. Addirittura, il 52% degli intervistati dichiara di dedicare anche più di due ore al giorno tra invio e ricezione di e-mail (il 15% vi dedica quattro ore al giorno).

A proposito di orari, secondo quanto emerge dallo studio il 54% controlla l’e-mail prima delle 9 del mattino (alcuni già alle 6) e la maggior parte effettua l’ultima connessione della giornata intorno alle 17 (ma non sono pochi quelli che arrivano anche a mezzanotte). Il 72% utilizza la posta elettronica anche fuori ufficio in situazioni non lavorative, il 40% in vacanza e il 38% durante le assenze per malattia.

La ricerca, infine, conclude con le “regole d’oro” cui ogni utente dovrebbe attenersi: 1) Valutare quando e dove attendere alla posta elettronica; 2) Se non si stanno aspettando comunicazioni urgenti, provare a lavorare offline per qualche tempo così da poter ultimare le attività in corso; 3) Gestire la casella della posta in arrivo conservando solo i messaggi che richiedono un’azione, in modo che possano poi rappresentare la lista delle cose da fare; 4) Cercare di usare l’e-mail solo quando una conversazione non è possibile o risulta inopportuna; 5) Valutare chi ha veramente bisogno di ricevere il messaggio e inviarlo in copia di conseguenza.

(13 gennaio 2006)