Creare un sito in pochi minuti? Ora è possibile. Con iWeb '06


Il programma, di semplice utilizzo, è dedicato a utenti inesperti
Permette la costruzione di pagine, gallerie fotografiche e blog

Creare un sito in pochi minuti?
Ora è possibile. Con iWeb ’06

L’applicazione è la novità della suite iLife ’06 della Apple

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Costruire un sito web in pochi minuti? Creare un blog con una grafica accattivante? Da ora è possibile anche per l’utente meno esperto. Come? Utilizzando iWeb ’06, la nuova applicazione comparsa nell’ultima versione della suite iLife, la ’06, che offre strumenti multimediali per completare il sistema operativo della Apple Mac Osx.

Appena aperto, il programma chiede se si vuole pubblicare il proprio sito sul sistema .Mac (il portale della Apple che, tra le altre cose, offre un indirizzo di posta elettronica, permette di avere un hard-disk consultabile da ogni parte del mondo e un proprio spazio web dove pubblicare le proprie pagine) o se si preferisce utilizzare un altro server o pubblicare il sito in una cartella.

L’interfaccia, semplicissima e molto intuitiva, è divisa in due colonne: una, quella di sinistra, molto piccola, offre una visualizzazione ad albero, in cui si può vedere graficamente la struttura delle pagine principali e delle sottopagine del sito che vogliamo creare. La colonna di destra, invece, permette l’inserimento del testo, delle foto e quindi la vera e propria personalizzazione del sito.

Creare le pagine è un’operazione davvero semplice: prima si sceglie il template (di default il sistema ne offre 12, tra cui “formale”, “viaggio”, “freestyle”, “vita notturna”, “bambini”, “acquerello”, ma su internet si stanno creando alcune community che offrono, più o meno gratuitamente, la possibilità di scaricare infiniti temi da utilizzare). Poi si sceglie quante e quali tipologie di pagine inserire nel proprio sito. La prima cosa da fare, ovviamente, è inserire una pagina di benvenuto. Si potranno aggiungere, in modo completamente automatico, pagine personali, gallerie fotografiche, gallerie audio e video, un servizio di podcast e anche un blog.

Appena creata la pagina, automaticamente viene aggiornato anche tutto il menu del sito web, e aggiungere informazioni è un gioco da ragazzi: si possono inserire testi, foto (che vengono automaticamente ridimensionate), audio e video (per ogni clip inserito viene creato un piccolo player che sfrutta Quicktime). Interessante la possibilità di creare un blog e un archivio di podcast, anche se, per adesso, non è ancora possibile permettere ai visitatori di lasciare commenti.

Anche la pubblicazione (su .Mac) è immediata e molto semplice, mentre per quanto riguarda la pubblicazione su un server diverso, il programma si limita a creare una cartella con dentro tutto l’occorrente necessario. Sarà cura dell’utente, poi, scegliere il sistema di trasferimento dei file. Se si utilizza .Mac, inoltre, iLife ’06 offre anche la possibilità di inserire un contatore di accessi e di creare automaticamente feed Rss.

Ampia la compatibilità, era prevedibile, di iWeb ’06 con tutti gli altri prodotti della linea iLife: iPhoto invia direttamente le proprie foto a iWeb per creare gallerie fotografiche, stessa cosa per iMovie (per le gallerie video) e Garageband (per gallerie audio e podcast).

Qualche piccola pecca (dovuta molto probabilmente al fatto che questo programma nasce per soddisfare un pubblico inesperto): l’impossibilità innanzitutto di entrare nel codice html della pagina per inserire extra non previsti da iLife (come javascript, banner pubblicitari, applet java). Inoltre, una volta scelto il proprio template, questo non si può cambiare, pena dover rifare da capo tutta la pagina. Ma nelle prossime versioni ci si aspettano migliorie proprio in questa direzione.

iWeb ’06 è parte integrante della suite iLife ’06. Il suo prezzo, così come riporta il sito web della Apple, è di 79 euro.

(15 marzo 2006)

"Origami" esce allo scoperto: la scommessa di Microsoft


Dopo mesi di voci di corridoio è arrivata la presentazione ufficiale
L’apparecchio, largo 18 cm, costerà tra i 500 e i 1000 dollari

Microsoft presenta Origami
e il pc diventa come il cellulare

Infinite le possibilità d’uso: giochi, mp3, foto, video, automazione d’ufficio
Ma il vero fiore all’occhiello è la connettività ad internet da qualsiasi luogo

di DANIELE SEMERARO

NEW YORK – Alla fine, dopo mesi di voci di corridoio che si rincorrevano tra forum e blog di appassionati, il gran giorno è arrivato: oggi Microsoft ha svelato tutto ciò che c’è dietro al progetto Origami.

Tra poco meno di un mese, dunque, il colosso di Bill Gates metterà in vendita due versioni del nuovo “gadget” (un apparecchio a metà tra un iPod e una PlayStation portatile, tra un palmare e un Pc portatile) che, si prevede, farà impazzire giovani e non: una versione è stata prodotta a Taiwan, dalla Asustek, un’altra, invece, in Corea, da Samsung e in Cina da Founder. L’obiettivo? Quello di trasformare il pc ultraportatile “in un gadget indispensabile quanto il telefonino”.

Il dispositivo “apre davvero un mondo intero di nuove possibilità d’uso del PC – ha spiegato Mika Krammer, uno dei direttori marketing della Microsoft -. Questa volta abbiamo fatto molto di più che costruire semplicemente un software: abbiamo progettato i disegni preliminari in modo da mettere le società costruttrici sulla nostra stessa lunghezza d’onda”.

I primi prototipi sono stati messi in produzione circa nove mesi fa, e da subito Microsoft ha iniziato a cercare partner con cui lavorare. “Abbiamo creato un apparecchio che porta il meglio del Pc insieme a un oggetto elettronico di consumo e credo davvero che funzionerà, perché abbiamo voluto puntare al futuro – conclude Krammer – al wireless”.

Il nuovo prodotto, chiamato in gergo “Umpc” (ultra-mobile Pc), sarà largo circa 18 centimetri e pesante meno di un chilo, avrà uno schermo di 7 pollici diagonali e userà una versione semplificata del sistema operativo Windows Xp, in attesa del lancio della nuova piattaforma “Vista”. Lo schermo sarà facilmente utilizzabile, anche con poca luce.

Le possibilità di utilizzo? A quanto riferisce Microsoft sono davvero infinite: dall’aeroporto alla caffetteria, dal proprio ufficio al parco cittadino ci si potrà connettere ad internet tramite wi-fi in ogni parte del mondo, si potrà ascoltare musica, guardare foto e video. Il dispositivo, attraverso il protocollo Bluetooth, si collegherà senza fili anche a qualsiasi computer, telefono cellulare o auricolare che si trovi nelle vicinanze.

Tra i software (oltre a tutti quelli già previsti per Windows Xp, tra cui ovviamente compare anche la piattaforma Office) la vera novità è che Microsoft includerà (non si sa ancora se in tutte le versioni) anche un programma chiamato Streets&Trips, che trasformerà Origami, tramite l’antenna Gps integrata, in un vero e proprio navigatore satellitare. Nella confezione sarà presente anche un pennino, attraverso il quale inserire le informazioni tramite una tastiera virtuale presente sullo schermo touch-screen, come nei palmari, o prendere appunti, come un blocco note di carta.

E per chi, in ufficio o a casa, vorrà utilizzare Origami con la tastiera tradizionale? Niente paura: sono presenti due porte Usb 2.0. Tra le altre possibilità di connettività, inoltre, anche il drive che legge le memory card (come quelle utilizzate nelle macchine fotografiche digitali), e alcuni jack per connettere telecamere, auricolari e speakers. La durata della batteria prevista è di circa tre ore (il tempo di utilizo, ovviamente, dipenderà dall’uso) e l’hard-disk avrà una capacità di 60 Gigabytes. Niente da invidiare, dunque, ai più moderni Pc portatili.

Da anni si parlava di un supporto hardware che la casa di Seattle stava mettendo a punto per fare concorrenza all’iPod e alla Playstation portatile, anche se i dirigenti di Microsoft hanno dichiarato che non è loro intenzione competere né con il lettore di musica più famoso del mondo, né con la consolle della Sony. Il cliente per il quale è stato pensato Origami, invece, è il professionista che ha bisogno di avere le funzionalità di un vero pc, la comodità di un touch-screen e la connettività di un computer da tavola, con la maneggevolezza e i costi contenuti di un palmare.

L’obiettivo, fanno sapere inoltre da Microsoft, è di contenere il prezzo entro i mille dollari, con l’auspicio di arrivare a vendere il nuovo gadget a 500 dollari.

(9 marzo 2006)

(Nella foto: La presentazione di Origami al Cebit di Hannover)

Wilmut confessa a sorpresa: "Non clonai la pecora Dolly"


Il “padre” dell’ovino più famoso del mondo parla in tribunale
“La verità? Il merito è tutto del mio collega Keith Campbell”

Wilmut, confessione a sorpresa
“Non ho clonato la pecora Dolly”

di DANIELE SEMERARO

LONDRA – Ian Wilmut, il “padre” della pecora Dolly, il primo clone di un animale adulto prodotto da una cellula singola, ha confessato di non essere lui il vero artefice della rivoluzionaria tecnica di clonazione. Il vero inventore è, invece, il suo collega e co-autore dello studio, Keith Campbell.

La dichiarazione di Wilmut, davanti ai giudici del tribunale del lavoro di Edimburgo, è arrivata durante un dibattimento per una causa di discriminazione razziale. Wilmut, così, citato in giudizio da Prim Singh, un suo collega asiatico, ha rivelato di avere avuto solo un ruolo di “supervisione” del progetto, sia pure “non irrilevante”. Lo scienziato, all’epoca al Roslin Institute, ha sottolineato inoltre che nei documenti che descrivevano lo storico evento lui era risultato come il direttore della ricerca perché così si era accordato con Campbell. A quest’ultimo, però, spetta di fatto “il 66% del merito” per lo studio della pecora Dolly.

Fu Campbell – rivela Wilmut – che ebbe l’idea di congelare le cellule per la clonazione, mentre altri vitali esperimenti per sviluppare il progetto fuono svolti da un terzo collega, Bill Ritchie. Alla domanda di Lawrence Davies – legale del biologo che ha fatto causa a Wilmut – se fosse esatta l’affermazione “non creai Dolly”, lo scienziato ha risposto “sì”.

(8 marzo 2006)

(Nella foto: Ian Wilmut insieme alla pecora Dolly)

Da Microsoft la sfida all'iPod. Gates scommette su Origami


Dopo mesi di indiscrezioni, domani potrebbe arrivare l’annuncio
Dall’azienda di Bill Gates un dispositivo “a tutto campo”

Da Microsoft la sfida all’iPod
Gates punta tutto su “Origami”

L’apparecchio gestirà giochi e applicazioni multimediali

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Il gran giorno è vicino: Microsoft si appresta a lanciare la sfida ad Apple. Domani sarà svelato il nuovo dispositivo elettronico con il quale Bill Gates cercherà di battere il successo, ancora incontrastato, dell’iPod. Per adesso non si sa molto, tranne che il nome che sarà “Origami”. Secondo quanto è trapelato, inoltre, l’apparecchio multimediale sfiderà anche la PlayStation portatile di Sony. La promessa di Microsoft – “cambiare la vita digitale dell’utente” – non è roba da poco.

Sul sito ufficiale del prodotto, per adesso, ci sono solamente poche righe di presentazione, molto accattivanti quanto enigmatiche: “Ciao, mi conosci? – si legge -. Sai chi sono? Sai dove posso andare? O come cambierò la tua vita? Lo saprai dal 2 marzo”. La data di domani, in realtà, non è quella del lancio vero e proprio, ma solo quella di una prima presentazione al pubblico. Ma è quanto basta per sancire la sfida di Microsoft all’azienda della mela morsicata.

L’appuntamento del 2 marzo è stato preceduto negli ultimi mesi da una lunga serie di “rumors”. Tutto è iniziato quando un’agenzia pubblicitaria, DigitalKitchen, ha pubblicato sul sito di video-sharing YouTube uno spot di quattro minuti che mostra un prototipo di Origami utilizzato “a tutto campo” per navigare sul web, scaricare musica, guardare filmati, giocare al popolare “Halo” e lavorare su progetti multimediali. La pubblicità – ha ammesso ieri Microsoft – stata ideata e prodotta, a esclusivo uso interno, lo scorso anno. Ma l’azienda di Redmond ha specificato che quel video “rappresenta la nostra esplorazione iniziale per quanto riguarda la forma e anche i possibili usi e scenari”. Tradotto: non è detto che Origami sia uguale al dispositivo che si vede nel filmato. Diciamo che vi si è ispirato.

Di più: al momento non si sa se il prodotto porterà con sé il marchio Microsoft o se, invece, l’azienda ne implementerà solamente il software. Quello che si sa, invece, è che Bill Gates, al 2005 Windows Hardware Engineering Conference, parlò di un apparecchio “ultra mobile”, al costo inferiore agli 800 dollari, da utilizzare per tutto il giorno senza dover ricaricare la batteria. Gates, inoltre, avrebbe stabilito il 2007 come data del lancio ufficiale.

Cercando altre indiscrezioni su internet, diversi blog riferiscono che il prodotto non sarà più grande di 25 centimetri, il suo peso sarà inferiore al mezzo chilo (decisamente, quindi più grande e pesante dell’iPod) e sarà equipaggiato con Microsoft Windows Xp. Per utilizzarlo sarà fornita anche una specie di pennino (presente anche nei computer palmari) ma tra gli optional è prevista anche una mini-tastiera. Il nome Origami, inoltre, potrebbe riferirsi alla sua interoperatività. Per adesso i più entusiasti nel popolo della rete l’hanno ribattezzato anche “iPod Killer” e “OrPod”.

Non c’è dubbio, dunque, che il lancio di Origami aiuterà la Microsoft a colmare quel gap maturato negli ultimi anni con l’iPod Apple sul fronte della musica e dei video in movimento da un lato, e con la PlayStation portatile della Sony per i giochi, dall’altro. Il principale fatturato di Microsoft, infatti, proviene dal software, e da alcuni anni la società di Redmond, forte della posizione acquisita con i live messenger, sta cercando di entrare nel campo dei dispositivi mobili sfruttando l’avvento del VoIp.

(1 marzo 2006)

(Nella foto: Uno dei prototipi di “Origami”)

Cruciverba, vincono gli "umani" nella sfida studenti-computer


Alla competizione organizzata dall’ateneo senese, e sponsorizzata da Google, 54 studenti hanno battuto il sistema elettronico nel risolvere 4 tavole

Cruciverba, hanno vinto gli umani
computer sfidato da 181 studenti

di DANIELE SEMERARO

ROMA – E così, alla fine, l’uomo ha vinto, ancora una volta, sul computer. Nella sfida di cruciverbistica che si è tenuta all’Università di Siena tra gli studenti e il programma elaborato dalla facoltà di Ingegneria “WebCrow”, infatti, l’elaboratore elettronico si è classificato “solo” al cinquantacinquesimo posto.

Alla gara hanno preso parte 181 partecipanti (più il computer), tutti studenti provenienti dalle nove facoltà dell’ateneo. I ragazzi, davanti a computer collegati in rete, hanno provato a risolvere quattro cruciverba. E alla fine ha vinto “lachmann” (questo il suo nomignolo), che li ha risolti tutti e quattro in 57 minuti e 39 secondi commettendo solo un errore, seppur di lievissima entità. Al secondo posto “PaulZolos”, che è riuscito a risolvere i quattro rompicapo in 32 minuti e 46 secondi (e che, pur avendo impiegato meno tempo del suo collega, ha commesso un errore un po’ più grave).

I cruciverba, quattro abbiamo detto, erano di livello crescente: dal più semplice a quello intermedio a quello difficile a quello di “livello Bartezzaghi” (comunemente i più difficili e appassionanti che si trovano sulla “Settimana Enigmistica”). La macchina, che si è piazzata al cinquantacinquesimo posto, si è comportata meglio sugli “indovinelli” più difficili che su quelli semplici, con un’accuratezza di circa 85/110 (i vincitori avevano ottenuto il punteggio record di 109/110).

“Lo spirito con cui abbiamo intrapreso quest’iniziativa è quello che, da diversi anni, sta dietro alle competizioni di intelligenza artificiale, come ad esempio le partite di scacchi tra uomini e computer”, spiega Marco Gori, coordinatore del progetto e docente alla facoltà di Ingegneria. “Mentre per gli scacchi, però, si tratta sostanzialmente di competenze logiche – spiega – in questo caso si tratta di capire le ambiguità del linguaggio naturale, gli enigmi e di disporre di conoscenze che spaziano dalla poesia alla musica alla cucina”.

Ma come funziona esattamente il sistema “WebCrow”? Quale procedura segue? “È abbastanza facile capirne lo spirito – spiega Gori – perché il computer prova a fare un po’ come l’uomo, ipotizzando delle parole candidate per ogni riga e per ogni colonna. La grande differenza è che noi, di solito, siamo certi delle risposte che scriviamo, mentre il computer prova sempre diverse possibilità, e, potremmo dire, usa la gomma molto più di quanto non lo facciamo noi”. La peculiarità del sistema, però, è un’altra: per andare a scovare le risposte, infatti, WebCrow dialoga con Google (che, tra l’altro, è uno degli sponsor del progetto). Il computer fa una domanda al motore di ricerca, e questo restituisce delle risposte come fa normalmente con gli utenti umani. A quel punto un agente scandaglia le pagine e va a filtrare le parole che ritiene opportune (sulla base della lunghezza). Per fare un esempio, se si accorge che la risposta è un femminile singolare, allora butta via tutto ciò che è maschile o plurale, e così via…

“Dalla competizione è emerso ciò che già ci aspettavamo – racconta il prof. Gori – e cioè che attualmente, almeno in questo campo, il computer, anche servendosi di internet, non è ancora in grado di battere l’uomo. I primi a cimentarsi in questo campo – continua – sono stati gli americani, che hanno sviluppato un sistema, ‘Proverb’, che utilizza un database molto vasto. Anche noi utilizziamo una base di dati, costituita più che altro da cruciverba già risolti, inseriti, nella maggior parte dei casi, addirittura a mano dagli studenti volenterosi che hanno scannerizzato pagine e pagine dei giornali di enigmistica. L’uso del web però nel nostro caso, anche se i risultati ancora non sono di ottimo livello, fa la differenza”.

Ma se noi “umani”, forse, siamo tutto sommato contenti di aver battuto, per una volta, il computer, il prof. Gori non è della nostra stessa idea: “Per adesso WebCrow è considerato simpatico perché ha perso con gli studenti. A noi che l’abbiamo sviluppato, però, piacerebbe che diventasse un po’ più antipatico”. Il sogno del gruppo di ricerca, infatti, è quello di andare avanti nella progettazione e dare la possibilità al sistema, posta una domanda, di fornire una risposta precisa.

“Certo – ammettono – c’è una grande differenza: i vincoli che ci sono nei cruciverba (come il numero delle lettere o gli incroci con le altre caselle) tolgono al sistema molta incertezza. Cosa diversa sarebbe invece se il sistema dovesse frugare nel web e dare una risposta precisa a una domanda precisa. Ma noi ci stiamo lavorando e chissà che un giorno questo tipo di software non possa essere utilizzato anche in altri campi, come ad esempio quello immobiliare o in tutte le situazioni di problem solving”.

Ai vincitori sono andati in premio un iPod, una fotocamera digitale, tre chiavette usb e abbonamenti a riviste scientifiche. E il futuro di questo tipo di competizioni? Entro la fine di agosto dovrebbe essere disponibile una versione di WebCrow in inglese, poi ne è prevista anche una spagnola. E chissà che, fra qualche anno, il computer non riesca a ottenere 110 punti su 110.

(21 febbraio 2006)

Usa, Cina e Corea del Sud sul "podio" degli spammer


Da Sophos la classifica dei Paesi che esportano annualmente
più email indesiderate. L’Italia si piazza al quindicesimo posto

Stati Uniti, Cina e Corea del Sud
È loro il “podio” degli spammer

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Stati Uniti, Cina e Corea del Sud sono sul podio mondiale delle nazioni che esportano più “spam”, la posta indesiderata che ogni giorno “invade” le nostre caselle e-mail. La ricerca, presentata annualmente da Sophos (azienda impegnata nello sviluppo di software antivirus e antispam) e intitolata “Quella sporca dozzina”, analizza tutte le e-mail di spam ricevute dalle proprie stazioni di monitoraggio.

Oltre dunque a Stati Uniti (24,5%), Cina (inclusa Hong Kong, 22,3%) e Corea del Sud (9,7%) compaiono anche Francia (5%), Canada (3%), Brasile (2,6%) e Spagna (2,5%). Buone notizie per l’Italia, che col suo “misero” 1,1% è ferma al quindicesimo posto.

“La Cina, con il 22,3%, sta divenendo uno dei Paesi in cui il tasso di spam cresce più rapidamente – si legge nella ricerca -. La nazione asiatica sta insediando da vicino il ‘primato’ degli Stati Uniti che, invece, appaiono in controtendenza con un decremento nella produzione di mail spam”.

(31 gennaio 2006)

Da Galileo il primo segnale. "Presto le frequenze"


Parte bene il nuovo sistema europeo di navigazione satellitare
Che sta inviando dati a una potenza definita “inaspettata”

Galileo invia il primo segnale
“Entro 10 giorni le frequenze”

A fine aprile il lancio del secondo satellite pre-operativo
In tutto saranno 30. Copertura 10 volte più precisa del Gps

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Il satellite pre-operativo del sistema europeo di navigazione satellitare Galileo ha inviato il suo primo segnale alla Terra. “Il segnale è di una potenza che non ci aspettavamo, sta funzionando molto bene”, ha dichiarato soddisfatto il direttore dei programmi europei per l’Agenzia spaziale europea, Giuseppe Virgilio. E se “Giove A” (questo il nome) continuerà a funzionare correttamente, l’assegnazione delle frequenze per il sistema dovrebbe avvenire nei prossimi dieci giorni.

“Giove A” (Galileo Array Validation Element) è stato lanciato il 28 dicembre scorso dal cosmodromo russo di Baikonur. Attualmente si trova in orbita a un’altezza di di 23.260 chilometri dalla Terra. Il primo segnale è stato ricevuto in Gran Bretagna, dall’antenna della Chilbolton Observatory Facilities for Atmospheric and Radio Research e in Belgio dalla stazione dell’Esa a Redu. I segnali ricevuti verranno ora analizzati nel dettaglio per assicurarsi che soddisfino i criteri concordati con l’Unione internazionale delle telecomunicazioni.

Il lancio del secondo satellite pre-operativo, “Giove B”, è previsto per il prossimo 30 aprile. “Se qualcosa non dovesse funzionare in modo ottimale con ‘Giove A’ – ha spiegato Jean Jacques Dordain, direttore generale dell’Esa – ‘Giove B’ permetterà di ottenere comunque l’assegnazione delle frequenze entro il prossimo giugno”.

Sviluppato dall’Esa e dall’Unione Europea, Galileo è il primo sistema di navigazione satellitare al mondo realizzato e gestito in ambito civile con l’obiettivo di assicurare un controllo preciso e costante per la sicurezza del traffico ferroviario e aereo, o per il controllo ambientale, con un mercato stimato in 850 milioni di utenti e centinaia di miliardi di euro entro il 2020. Il progetto, costato 3,4 miliardi di Euro, offrirà la possibilità di ottenere un posizionamento dieci volte più accurato dell’attuale Gps (utilizzato in modo massiccio dai navigatori satellitari delle auto e delle navi).

Galileo sarà interconnesso anche con gli altri due sistemi di posizionamento, il Gps e il Glonass, e l’utente avrà la possibilità, con lo stesso ricevitore, di utilizzare a proprio piacimento i diversi sistemi. In questo modo si potrà avere una precisione stimata fino al metro.

Il sistema completo è composto da 30 satelliti (27 operativi e 3 di riserva) e, una volta messo a punto, permetterà di avere una copertura di navigazione fino a oltre 75 gradi di latitudine nord (che corrisponde, ad esempio, a Capo Nord). Il grande numero di satelliti utilizzati insieme e l’ottimizzazione informatica del loro posizionamento assicurerà all’utente un margine di errore praticamente inesistente.

(16 gennaio 2006)

(Nella foto: Il satellite pre-operativo “Giove A”)

Nuove sindromi, la dipendenza da e-mail


Secondo una ricerca, l’88% degli utenti ritiene
che di e-mail ci si possa intossicare

Dipendenza da e-mail
ne soffrono 3 utenti su 4

L’esperto: “La posta elettronica porta molti
benefici, ma gli utenti devono controllarsi”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – In Italia l’88% degli utenti, cioè 3 su 4, ritengono che di e-mail ci si possa intossicare. Lo rivela uno studio commissionato da Symantec (la stessa società che commercializza gli antivirus e antispam più diffusi nei pc italiani), secondo il quale il 75% degli intervistati ha dichiarato di non poter fare a meno dell’e-mail, e uno su cinque rientra in una nuova categoria di utenti detti “dipendenti”, soggetti cioè che controllano l’e-mail in maniera compulsiva e si abbandonano al panico se non riescono ad accedervi.

Secondo lo studio, gli intervistati si possono suddividere sostanzialmente in quattro categorie: i “disciplinati”, il 49% degli intervistati, che sostengono di “avere nei confronti della posta elettronica un atteggiamento ‘rilassato'”, i “dipendenti totali” (21%), che “confessano di controllare l’e-mail in maniera compulsiva, è connesso a internet in media 2,6 ore al giorno e effettua il primo controllo della posta al mattino alle 9). A seguire, poi, le categorie di persone che meno utilizzano la posta elettronica: i “tecnofobici”, il 10% degli intervistati, che all’e-mail preferiscono la “snail-mail” (letteralmente “posta lumaca”, cioè la posta tradizionale) e la comunicazione verbale, e, infine, i “bombardati” (6%), che subiscono l’e-mail e hanno difficoltà a farvi fronte.

“Le caratteristiche di ciascuna di queste categorie non stupiscono – commenta Marco Riboli, Country Manager per l’Italia della Symantec -. Ciò che preoccupa è il fatto che quasi il 40% del campione ha un approccio ‘malsano’ all’e-mail: la posta elettronica può portare enormi benefici e facilitare la vita lavorativa, ma gli utenti devono controllare il loro modo di usarla e il numero di volte in cui vi accedono”.

Secondo la ricerca, nel 2005 il numero di e-mail da gestire per persona è aumentato notevolmente: il 91% delle imprese ammette infatti che negli ultimi dodici mesi i messaggi di posta elettronica sono aumentati in media del 47%, con un conseguente aumento del tempo dedicato alla consultazione e alla gestione. Addirittura, il 52% degli intervistati dichiara di dedicare anche più di due ore al giorno tra invio e ricezione di e-mail (il 15% vi dedica quattro ore al giorno).

A proposito di orari, secondo quanto emerge dallo studio il 54% controlla l’e-mail prima delle 9 del mattino (alcuni già alle 6) e la maggior parte effettua l’ultima connessione della giornata intorno alle 17 (ma non sono pochi quelli che arrivano anche a mezzanotte). Il 72% utilizza la posta elettronica anche fuori ufficio in situazioni non lavorative, il 40% in vacanza e il 38% durante le assenze per malattia.

La ricerca, infine, conclude con le “regole d’oro” cui ogni utente dovrebbe attenersi: 1) Valutare quando e dove attendere alla posta elettronica; 2) Se non si stanno aspettando comunicazioni urgenti, provare a lavorare offline per qualche tempo così da poter ultimare le attività in corso; 3) Gestire la casella della posta in arrivo conservando solo i messaggi che richiedono un’azione, in modo che possano poi rappresentare la lista delle cose da fare; 4) Cercare di usare l’e-mail solo quando una conversazione non è possibile o risulta inopportuna; 5) Valutare chi ha veramente bisogno di ricevere il messaggio e inviarlo in copia di conseguenza.

(13 gennaio 2006)

Gli sms che si cancellano da soli: il messaggio vive solo 40 secondi


Presentato in GB “Stealth Text”: dopo la lettura da parte
del destinatario, i messaggini spariscono per sempre

Gli sms che si cancellano da soli
il messaggio vive solo 40 secondi

di DANIELE SEMERARO

LONDRA – “Questo sms si autodistruggerà entro 40 secondi”. Non è uno scherzo né una rievocazione dei film di Mission Impossibile, ma un nuovo servizio, lanciato in Inghilterra dalla società Staellium, provider che opera nel settore delle telecomunicazioni.

Il servizio, chiamato “Stealth Text” (letteralmente “messaggio furtivo, nascosto”) offre la possibilità di inviare un sms in tutta sicurezza sapendo che si autodistruggerà dal telefono del destinatario nel momento che questo avrà finito di leggerlo. “Ogni volta che premiamo il tasto ‘invia’ sul nostro cellulare – spiegano alla Staellium – perdiamo il controllo dell’informazione che inviamo, e spesso ci chiediamo se e in che modo quest’informazione verrà poi riutilizzata. Secondo le ultime normative europee inoltre tutti i messaggi di testo inviati e ricevuti sulle linee cellulari saranno conservati, per motivi di sicurezza, nei server degli operatori: se i governi pensano che le nostre comunicazioni siano così importanti da doverle controllare – conclude lo slogan del servizio -, probabilmente è ora che noi stessi iniziamo a prenderne il totale controllo”.

Utilizzare il servizio è molto semplice: basta avere un cellulare registrato con un gestore inglese e abbonarsi.
“Stealth Text” funziona attraverso la tecnologia Wap, presente da qualche anno ormai su tutti gli apparecchi e che permette di vedere, dal proprio telefono, semplici pagine di testo. Quando viene inviato il messaggio “autodistruttivo”, il destinatario riceve una richiesta, da parte del mittente, di collegarsi via Wap a un’apposita pagina. Una volta che la pagina si è caricata, il destinatario può leggere il messaggio una sola volta, dopodiché questo si cancella da solo e la pagina diventa inaccessibile. Il costo dell’abbonamento a Stealth Text è di 50 sterline, circa 75 euro, più il costo degli sms inviati.

Chi saranno i principali utilizzatori del servizio? Per adesso nessuno può identificare un target preciso, anche se dalla Staellium ammettono che “Stealth Text” è stato pensato per gli uomini d’affari con l’esigenza di non lasciare traccia della trasmissione di informazioni particolarmente riservate. Servirà, di certo, anche per l’invio di messaggi d’amore clandestini, oppure per celebrità del mondo dello spettacolo che vogliono inviare messaggi senza il rischio che questi vengano riutilizzati inopportunamente dai destinatari.

(13 dicembre 2005)

Telefonini, chat virtuali e Mms per adescare bambine online

Il mio primo articolo su Repubblica.it… ed è già in home page!!

La scoperta della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Trento
Arrestati due recidivi e denunciate altre 7 persone a Napoli e Firenze

Telefonini, chat virtuali e Mms
per adescare bambine online

Oltre trecento ragazzine coinvolte in tutta Italia

TRENTO – Mms contenenti fotografie pornografiche in cambio di ricariche telefoniche. Questa la richiesta che due pedofili inviavano tramite Sms a due ragazzine dodicenni di Trento, che erano solite frequentare chat grazie a telefonini di ultima generazione. “Piazze virtuali” per dialogare e incontrare coetanei, che però si rivelavano delle trappole. La scoperta dopo la denuncia dei genitori delle due ragazzine, che si sono accorti che sui cellulari delle proprie figlie continuavano ad arrivare messaggini “particolari”.

Le indagini della Polizia Postale, svolte in diverse province d’Italia, hanno portato all’arresto di due pedofili: un quarantaduenne di Napoli, che solo sei mesi fa era uscito dal carcere dopo aver scontato otto anni di reclusione per violenza sessuale su minori, e un magazziniere trentaduenne di Firenze, anche lui recidivo. Oltre a loro sono stati denunciate altre sette persone e sono stati sequestrati 70 telefoni cellulari.
Le bambine coinvolte erano oltre trecento, e il metodo che i pedofili avevano ideato era relativamente semplice: prima si inserivano nella chat fingendo di essere coetanei delle bambine, poi si facevano dare il loro numero di telefono in cambio di presunte ricariche telefoniche. Alcuni giorni dopo arrivavano le richieste di foto, che diventavano via via sempre più esplicite.

Secondo l’associazione Meter, fondata da don Fortunato di Noto, la pedofilia in rete è un fenomeno in crescita e quasi incontrollato: “Non vogliamo mettere sotto accusa la famiglia, né tantomeno Internet – ha detto il sacerdote che da anni combatte la pedofilia, presentando una campagna informativa contro la pedofilia rivolta proprio ai minori – ma l’assenza dei genitori affianco ai figli genera vuoti esistenziali. Navigare online è educativo ed è una grande opportunità di libertà, di democrazia e di comunicazione, ma come in ogni cosa l’attenzione è l’elemento di fondamentale importanza”.

(5 ottobre 2005)