Il World Wide Web compie 20 anni. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Vent’anni e non dimostrarli affatto. È il World Wide Web, la grande rete mondiale, nata ufficialmente il 13 marzo del 1989. Quel giorno il ricercatore britannico Tim Berners-Lee presentò al Cern di Ginevra un sistema per la distribuzione di dati scientifici basato sugli ipertesti, cioè testi in cui le singole parole potevano essere utilizzate per creare legami con altre pagine. Nella primavera del 1991, i primi test, nel dicembre successivo il primo collegamento con un server al di fuori del Cern.

Gmail è in tilt (aggiornato)

 

Cosa succede quando Gmail, il servizio di posta elettronica di Google nonché uno dei provider e-mail più utilizzati al mondo, va in tilt, azzerando le comunicazioni di centinaia di migliaia di persone?

Lo stiamo sperimentando adesso.

Ma cosa è successo veramente? Lo racconta una mia brava collega dell’Ansa ;)

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D@di nel 2001

Per festeggiare il proprio decimo compleanno, Google dà in questi giorni la possibilità di effettuare una ricerca sul Web come se fossimo nel 2001. Incredibile vedere come nel 2001, inserendo il mio nome, uscisse un solo risultato (che si riferisce al primo sito che ho creato, sette anni fa)!


Provateci anche voi, cari lettori: che strano tornare indietro nel tempo… di internet!

Siamo sicuri che Chrome sia davvero la rivoluzione?

Lo ammetto: vedere ieri in home page su Repubblica.it come prima notizia la news dell’uscita di Chrome, il nuovo browser made in Google, mi ha fatto parecchio riflettere. Così come mi ha fatto riflettere vedere la notizia su tutti i principali giornali e telegiornali italiani (compreso quello in cui lavoro).

Perché tutto questo successo? Perché tutto questo parlare di “rivoluzione”?

Chrome non è altro che un browser come un altro. Con delle funzioni in più, ma anche con tante funzioni in meno. Ovviamente non sto parlando di browser come Internet Explorer, ma di software come Firefox, Safari o Opera. Browser dunque completi, stabili, affidabili, sicuri, che utilizzo giornalmente e che conosco alla perfezione.

Spinto dalla curiosità ho installato sul mio vecchio Pc (e già, perché la versione Mac ancora non è stata diffusa…) il nuovo browser di casa Google e ci ho giochicchiato per circa un’ora, navigando in una cinquantina di siti Web. L’installazione è davvero semplice: senza nemmeno chiederlo (anche qui, perché non chiederlo?) Chrome intuisce qual è il browser predefinito del sistema operativo e importa automaticamente preferiti, password, pagine Web più visitate e così via. Dopodiché è già pronto all’uso.

Utilizzandolo l’ho trovato di certo molto veloce anche su un sistema Windows Xp un po’ obsoleto e lento, ma per il resto – continuo a chiedere – dov’è per il momento la rivoluzione? La barra di navigazione è identica a quella di Firefox, così come la gestione dei siti più visitati. Il rendering delle pagine identico a quello di Safari (perché utilizza Webkit) così come la modalità (soprannominata “porn mode”) di navigazione privata, presente nel browser made in Cupertino già da diversi anni. Ancora: la gestione dei download e il cosiddetto jog dial (cioè la visualizzazione dei nove siti più visitati quando si apre una pagina bianca) sono identici ad Opera.

Possiamo dire, dunque, che Chrome è un ottimo browser che prende spunto da tante funzioni ormai apprezzate di software per la navigazione molto famosi. Di certo in futuro (magari con una versione Mac, chissà) potrà anche diventare il mio navigatore preferito nonché lo standard da utilizzare se si vuole usare al meglio internet (un po’ come Firefox ora)… ma quello che continuo a chiedermi è: perché tutto questo casino per l’uscita di un browser ASSOLUTAMENTE NORMALE?

La musica? Facciamola suonare ai musicisti, più che ai computer

→ D@di per Geekissimo.com

Il titolo del post sembrerebbe provocatorio, ma invece è serissimo. Sappiamo che i computer sono in grado ormai di eseguire ogni tipo di musica ma… il nostro cervello si accorge che la musica la sta suonando un computer, al posto di una persona in carne ed ossa. È quanto emerge da uno studio dell’università del Sussex, in Inghilterra. I neuroscienziati, in particolare, hanno analizzato le risposte delle onde cerebrali di fronte all’ascolto di un pezzo al pianoforte, suonato prima da un musicista, poi da un computer.

I risultati sono abbastanza sorprendenti: ci si emoziona molto di più ascoltando gli accordi del “vero” pianista, anche se poi all’orecchio non allenato musicalmente le due esecuzioni sembrano apparentemente identiche. Tra l’altro, il test è stato effettuato proprio su ascoltatori non professionisti, cioè gente comune, ovviamente non al corrente di chi stava suonando in quel momento. Analizzando le onde provenienti dagli elettroencefalogrammi emerge che l’attività cerebrale è di gran lunga più attiva nei momenti in cui la musica cambia tonalità o arrivano delle note inaspettate da parte del cervello… ma solo se a suonare è un pianista.

“È stato molto interessante per noi – ha spiegato il capo-progetto – scoprire come le reazioni agli accordi inaspettati fossero estremamente più forti quando si ascolta un vero pianista, e questo dimostra anche che a parità di esecuzione, le note suonate da un essere umano incidono molto sulle emozioni delle persone. La nostra ricerca – continu – dimostra che i musicisti con i loro strumenti trasmettono emozioni a livello psicologico e cerebrale, e questo accade sia per gli ascoltatori allenati che per quelli che non hanno mai ascoltato dall’inizio alla fine un pezzo di musica classica”.

Chissà che, da ora in poi, coloro che si occupano degli arrangiamenti di musica leggera non ricomincino a far suonare gli strumenti ai musicisti, piuttosto che utilizzare – cosa che si fa ora soprattutto per risparmiare soldi – strumenti sintetizzati dal computer. Avete mai avuto una reazione simile all’ascolto della musica?

La spazzatura elettronica ci sommergerà?

La maggior parte dell’e-waste, comunemente chiamata “spazzatura elettronica”, cioè tutta quella serie di monitor, tastiere, mouse che non utilizziamo più, starebbe andando a finire dritta dritta nei paesi in via di sviluppo, contribuendo, così, a inquinamento e malattie. È quando continuano a denunciare centinaia di attivisti ecologisti in tutto il mondo, secondo cui solo negli Stati Uniti nel 2007 sono stati messi fuori uso (e quindi destinati comunque alla discarica) ben 47 milioni di computer.

Questo significa 47 milioni di tastiere, di mouse, di monitor Crt, di case, di processori… la maggior parte dei quali provenienti dalle aziende. E questo solo per gli Stati Uniti: moltiplichiamo almeno per 8 il numero 47 per ottenere, più o meno, la produzione globale di spazzatura elettronica. Un fenomeno in enorme aumento: basti pensare che nel 1998 erano “solo” 20 milioni i computer buttati ogni anno… e in soli dieci anni il loro numero è raddoppiato.

Ovviamente – dicono in molti – non si può fermare il progresso: sostituire le apparecchiature elettroniche (non solo i computer, ma anche le Tv, gli impianti stereo e così via) significa andare avanti nella tecnologia e arricchire un Paese. Ma dobbiamo stare molto attenti su questo punto, perché al momento meno del 20 per cento di tutta la spazzatura elettronica viene riciclata. Ed è davvero un peccato, se consideriamo che all’interno dei nostri elaboratori elettronici c’è di tutto, dal vetro all’alluminio, dalla plastica ad altre sostanze riciclabili.

Unica nota positiva è che in Europa (al contrario degli Stati Uniti – ma l’Europa produce meno spazzatura elettronica degli Usa) non è possibile esportare scarti informatici nei paesi più poveri o in via di sviluppo. Una situazione, insomma, che andrebbe molto meglio monitorata, perché inizia ad essere un fattore molto pesante per l’inquinamento della terra e la nascita di malattie legate alla presenza di questi materiali, che spesso quando vengono disassemblati diventano tossici. Voi come vi comportate quando dovete sostituire un computer? Lo portate in un’”isola ecologica” per lo smaltimento? O buttate monitor&tastiera (magari non più funzionanti) nel normale cassonetto dell’immondizia?

Speciale iPhone 3G Night – Cronaca di una notte in attesa dell’iPhone

Alla fine il gran giorno è arrivato… e a parte qualche sfigato (vedi me) la maggior parte dei “patiti” del mondo Mac/Apple sono riusciti ad accaparrarsi, in queste ore, il tanto atteso iPhone 3G. Noi di Geekissimo.com ieri sera eravamo ovviamente presenti al centro Tim di via del Corso a Roma, dove abbiamo seguito per voi tutte le fasi della serata. Alle 20, orario in cui siamo arrivati, erano solo in tre i ragazzi davanti alla vetrina. Tra questi anche l’ormai famoso Ciro (intervistato e fotografato a volontà), che si è riuscito ad accaparrare il primo iPhone 3G in Italia. La fila ha iniziato ad animarsi attorno alle 22, quando davanti alla vetrina (foderata di nero per non far vedere l’interno del negozio) c’erano già una trentina di persone. Un simpatico ragazzo, Luca, dalle 21 ha iniziato a distribuire “numeretti” fai-da-te (scritti su un foglio di carta) che però sono stati la salvezza della serata, in quanto sono riusciti a creare un vero e proprio servizio d’ordine autogestito.

I gestori del negozio Tim, infatti, avevano assoldato solo una guardia giurata, ma non avevano pensato a un modo per incanalare le folle senza che ci fossero momenti di tensione. Molte le troupe televisive e i giornalisti accorsi per fare riprese, foto e interviste. L’atmosfera è stata davvero molto cordiale e simpatica: tutti ci siamo in continuazione scambiati opinioni, e ovviamente i commenti erano tutti sulle scandalose tariffe italiane, tanto che in molti cercavano di dare il proprio contributo per cercare di risparmiare un po’ (sono in molti, tra l’altro, coloro che hanno deciso di aspettare l’autunno, quando la Tre dovrebbe poter vendere il prodotto a prezzi minori).

Alla mezzanotte in punto il negozio ha aperto i battenti, ma nella prima ora sono stati venduti solo 16 pezzi: per ogni acquisto, infatti, era comunque necessario prendere tutti i dati e i documenti dell’acquirente, e in più i commessi aprivano la confezione (questa cosa in effetti non mi è piaciuta) e attivavano sul momento il telefono, dando anche (ai meno esperti) consigli pratici sulla tastiera e le funzioni principali. La Tim ha pensato di offrire un piccolo buffet ai clienti estenuati dalla lunga fila, e dobbiamo ammettere che i commessi (tutti molto gentili e preparati) hanno fatto del loro meglio, così come il management del negozio, per accogliere el modo migliore i clienti.

Fuori dal negozio alcuni ragazzi hanno protestato contro le tariffe (prendendosi anche una buona parte di attenzione da parte dei media). In attesa di avere i risultati sulle vendite, dobbiamo anche ammettere – però – che la serata è stato un po’ un flop per quanto riguarda la partecipazione: alle 5 di mattina avevano acquistato il telefono circa 150 persone, ma la proprietaria del negozio, il giorno prima, ci aveva spiegato che avevano previsto un’affluenza ben più maggiore, intorno alle 600 persone. Se volete guardate il video che ho preparato questa mattina: di certo non sono un regista, ma probabilmente rende l’idea e servirà anche a voi per vivere, come abbiamo fatto noi ieri, al meglio l’evento.

ESCLUSIVO: Ecco la prima pubblicità di iPhone 3G in Italia!

Finalmente avvistata la prima pubblicità di iPhone 3G in Italia! Ho scattato questa foto ieri (8 luglio) al centro commerciale “Porta di Roma”, a Roma appunto, sulla vetrina di un centro Tim.

Si tratta della prima volta che compare la pubblicità dell’iPhone, fuori da internet ovviamente. L’attesa per gli appassionati è spasmodica, mancano ormai davvero poche ore. Presto su queste pagine foto, video e recensioni complete del gadget dell’anno!

Internet, situazione disastrosa in Italia: siamo il fanalino di coda dell’Europa e il 56% non utilizza la Rete

La pessima situazione economico-politico-culturale in cui versa il nostro paese ormai da diversi anni sta incidendo anche – non poteva non essere così – sullo scarso livello di avanzamento tecnologico, che ci porta, dati alla mano, ad essere in ritardo sulla media dell’Europa a 27 anche sull’utilizzo dei servizi online. È quanto merge dal rapporto annuale dell’Assiform (l’Associazione italiana dell’Information Technology), in cui si sottolinea, però, che l’Italia, nonostante i ritardi, “è in compenso seconda in Europa quanto a quota di popolazione con elevate capacità di utilizzare internet: il 9 per cento, subito sotto la Francia (12 per cento) e sopra la media europea (8 per cento).

Ma parliamo delle brutte notizie: nella Pubblica Amministrazione, ad esempio, la rete viene utilizzata al 17 per cento, a fronte di una media europea del 30 per cento (siamo, quindi, sotto e di molto!), con un gradimento dei cittadini in diminuzione per quanto riguarda i servizi offerti in rete. La situazione non è migliore se si guarda al mercato: l’internet banking è utilizzato solamente dal 12 per cento della popolazione, rispetto al 25 per cento della media europea; l’e-commerce sviluppa il 2 per cento del totale delle vendite al dettaglio, mentre la media europea viaggia a quota 11 per cento (ma qui lo sappiamo qual è il problema, e ne abbiamo più volte parlato: spesso i beni acquistati non arrivano a destinazione!).

Infine, la percentuale di popolazione che non usa internet, pari al 56 per cento, è la più alta, portando così l’Italia ad essere fanalino di coda, di fronte a una media europea del 40 per cento. “Questa fotografia dell’Italia – spiega il presidente dell’Assinform Ennio Lucarelli – esprime il grave ritardo d’innovazione in cui ci troviamo rispetto ai nostri partner europei, ma anche le potenzialità inespresse che ci caratterizzano. Da una parte – continua – vi sono il progressivo invecchiamento demografico e un sistema formativo non all’altezza delle sfide tecnologiche, che mantengono oltre la metà della popolazione italiana lontana dalle facilitazioni e dai vantaggi dei servizi internet; dall’altra, l’emergere di una consistente parte della popolazione fortemente attratta dalle nuove tecnologie”.

Il processo di digitalizzazione del Paese, dunque, starebbe avanzando in modo frammentario e discontinuo, privo di una politica economica capace di puntare sull’information technology in termini strategici, come invece è avvenuto e avviene in altri Paesi. Che ne pensate? Qual è la situazione nella vostra città, nella vostra azienda o nella vostra famiglia? Potete portare degli esempi che confermano l’ipotesi dello studio dell’Assinform, o che invece la contraddicono?

Con “Il cancro e il premier” è online il nuovo numero dello Stivale Bucato!

Come di consueto segnalo l’uscita del nuovo numero dello Stivale Bucato, il primo quindicinale satirico gratuito del Web italiano. Il numero di questa settimana è particolarmente significativo, perché apre con una forte provocazione, dettata ovviamente da quello che sta succedendo negli ultimi giorni nella politica italiana. Che tu sia di destra, di sinistra o di centro, di certo converrai con noi che un premier che parla della magistratura in termini di “metastasi” e “cancro” non faccia fare bella figura al Paese.

Così come non fa bella figura un premier, sempre lui, che tra i primissimi provvedimenti del suo nuovo mandato cerca di inserire (e, molto probabilmente, ci riuscirà) una legge sull’immunità per le più alte cariche istituzionali (il cosiddetto&pluripremiato “Lodo Schifani bis”). Per questo motivo, per invitare tutti a riflettere su una situazione abbastanza paradossale, abbiamo composto, con l’aiuto del cantautore Silvardo Berlunnato, una canzone dal titolo “Il cancro e il premier”. Canzone che, dopo qualche ora dalla pubblicazione online su YouTube, è già uno dei video più visti in rete.

Lo Stivale non si occupa solamente di temi politici: parliamo anche di sport, con un’ode a Marcello Lippi. Parliamo della regina Elisabetta II d’Inghilterra, che ha appena acquistato un McDonald’s. Parliamo di sesso, con le nuove proposte di Daniela Santanché in tema di case chiuse. E parliamo di tecnologia, con l’attesa spasmodica per l’arrivo del giocattolino dell’anno: l’iPhone.

Il tutto, come sempre, condito dalla giusta dose di satira e ironia, per cercare di ingoiare più facilmente l’amaro della nostra vita quotidiana: le storie pazze dal mondo del “Follini ma vero”, le nostre vignette, i nostri esperti di gossip e musica, i nostri economisti.

Il nuovo inimitabile numero dello Stivale Bucato è online. Cosa aspetti? Muovi il mouse!

www.stivalebucato.it

Google tra i finanziatori di un mega-cavo sottomarino tra Usa e Giappone

→ D@di per Geekissimo.com

Alcuni giorni fa è iniziato il progetto definitivo per la costruzione del’Unity Undersea Cable, un cavo sottomarino in fibra ottica ad alta velocità che andrà a collegare, tra qualche anno, Stati Uniti e Giappone e che rappresenta un vero passo in avanti per le telecomunicazioni globali. Un cavo fortemente voluto da Google, che è uno dei partner più importanti, insieme a cinque operatori di telefonia, del progetto.

Il cavo costerà trecento milioni di dollari (circa 190 milioni di euro) e inizialmente conterrà cinque coppie di fibre ottiche (una sarà messa in esercizio, le altre quattro coppie serviranno di backup in caso di malfunzionamento di quella operativa). Ogni cavo potrà sostenere la capienza di circa 960 Gbps (gigabit al secondo) e la capacità totale dell’intero sistema oscillerà tra i 4,8 Tbps e i 7,68 Tbps. In futuro il progetto prevede un’espansione a otto coppie di cavi.

Si tratta, come è facile immaginare, di un progetto importantissimo per le telecomunicazioni globali (e non solo, ovviamente, per le comunicazioni tra Stati Uniti e Giappone) considerato che se si mettono insieme tutti i cavi sottomarini attualmente in esercizio nel mondo, non si superano i 3,3 Tbps di capienza in totale. L’opera entrerà in esercizio nei primi quattro mesi del 2010, se tutto andrà per il verso giusto, e la joint-venture di queste società, spinta soprattutto da Google, potrebbe portare a un’ulteriore espansione negli anni successivi.

Oltre a Google, a finanziare il progetto ci sono l’indiana Bharti Airtel, la malese Global Transit, la giapponese Kddi e le due società di telefonia di Singapore Pacnet e SingTel. La partecipazione di Google è vista da molti come singolare e soprattutto segno dei tempi che stanno cambiando, considerato che fino ad ora solo le grandi compagnie telefoniche si erano interessate alla costruzione di cavi transoceanici sottomarini.

Rubare la merendina? Non va più di moda. Ora i bulli sono diventati digitali

Bullismo

L’idea che avete del bullo è il ragazzino che ruba la merendina o la paghetta durante la ricreazione? I tempi sono cambiati. O almeno è quanto hanno annunciato gli esperti che si sono ritrovati a Roma per discutere del tema “Bullismo: sos strategie preventive ed intervento sul territorio”. Il nuovo bullo, il “cyber-bullo”, invece, possiede un computer, naviga su internet con dimestichezza, ha un cellulare con cui scambia foto, filmati ed sms ed ha un forte desiderio di autostima. Secondo gli esperti uno dei dati più preoccupanti è dato dal fatto che i primi fenomeni di bullismo si verifichino già all’età di sette anni.

“A partire da quell’età – spiega Vincenzo Mastronardi, criminologo clinico dell’università “La Sapienza” di Roma – il 90 per cento dei bambini ha un computer, per questo il cosiddetto ‘cyber-bullismo’ è da considerarsi un fenomeno molto preoccupante”. Tra le cause della percezione di questo nuovo tipo di bullismo, aggiungiamo noi, ci sono le notizie che siamo costretti ad ascoltare ogni giorno, di ragazzini malmenati e filmati, con il video che finisce puntualmente su YouTube. Un fenomeno iniziato non in Italia, semmai negli Stati Uniti e in Inghilterra, che però come spesso accade da noi ha fatto segnare una grossa emulazione.

Da un’indagine Eurispes-Telefono Azzurro emerge che il fenomeno del bullismo è percepito dal 35 per cento degli adolescenti che dichiara di esserne stato vittima e, per quanto riguarda i bambini, il 36,2 per cento di questi atti avvengono all’interno della scuola. Per quanto riguarda la diffusione sul territorio, il Lazio e Roma sono la regione e le città più colpite. Al nord, più che nelle scuole, invece, questi fatti criminosi avvengono soprattutto in locali, bar e sale giochi. Tra le motivazioni che spingono a compiere atti di prevaricazione, si legge ancora nel rapporto, il colore della pelle (43 per cento), il modo di vestire (35 per cento), la disabilità (!) (32 per cento) e la differenza di genere (5 per cento). Di certo la diffusione della tecnologia e di YouTube, purtroppo, ha fatto emergere con maggiore forza questo problema, almeno per due motivi.

I ragazzi portano con sé cellulari, lettori mp3 e fotocamere, e sono più soggetti, quindi, a venire rapinati dai propri coetanei. Inoltre, la tecnologia dà purtroppo l’opportunità di poter picchiare/derubare/maltrattare una persona e poi condividere quello che si è fatto con gli altri amici (tramite l’invio di video sul telefonino) o con il mondo intero (tramite la condivisione su siti di video-sharing). Come sempre non vogliamo criminalizzare l’uso della tecnologia e di internet, ormai sempre al centro dei fatti di cronaca e dell’opinione pubblica per questi reati, e anzi speriamo che questi ragazzi inizino a sfruttare la rete per cose un po’ più serie (e l’educazione deve partire sin da piccolissimi). Internet, e voi lettori di Geekissimo lo sapete bene, è una fonte inesauribile di buone opportunità, per questo speriamo che non venga citata sempre e solo per fatti del genere. Siete d’accordo? Volete portare una vostra testimonianza a riguardo?

Tecnologia in classe? Liguria regione pilota: dal prossimo anno contro il caro libri e il peso degli zaini, e-book gratis per tutti

→ D@di per Geekissimo.com

Oggi parliamo di una novità fresca fresca che arriva dalla Liguria, che con una legge regionale diventa capofila in Italia per un progetto molto innovativo. Il Piano regionale per il diritto allo studio del sistema scolastico e formativo per gli anni 2008-2010 approvato ieri all’unanimità prevede, infatti, per gli studenti delle scuole dell’obbligo la possibilità di scaricare gratuitamente dal Web i libri di testo.

Una scelta che va a migliorare la vita degli studenti (e dei genitori) in due modi. Il primo è che ovviamente gli studenti potranno evitare di portare con sé a scuola libri molto pesanti, soprattutto se costretti ad andare a piedi o a prendere l’autobus. Il secondo riguarda invece i genitori, che potranno scegliere di non acquistare alcuni libri troppo costosi, decidendo invece di scaricarli.

“L’auspicio – ha spiegato il consigliere regionale Roberta Gasco (Udeur), promotore dell’inziativa – è che l’esempio della Liguria possa essere seguito al più presto anche da altre regioni. Sono convinta che attraverso la piattaforma elettronica contenuta nel sito della Regione, e su cui si potranno trovare e scaricare gratuitamente i vari libri di testo redatti dallo stesso ente, si riuscirà a porre rimedio a una situazione che era ormai diventata insostebiile per le famiglie, come il costante aumento dei libri scolastici. Gli studenti, inoltre, potranno scaricare e stampare singolarmente i capitoli delle relative dispense“.

Si tratta sicuramente di una scelta tecnologicamente all’avanguardia, e ovviamente speriamo tutti che possa entrare in vigore regolarmente senza problemi di sorta. Ci vengono in ogni caso dei dubbi. I libri a disposizione degli studenti saranno tutti, oppure saranno solo alcuni? Non è che poi scaricando e stampando su carta capitolo dopo capitolo, comunque si spendono soldi e si creano danni per l’ambiente (pur ammettendo che il risparmio economico sarebbe moltissimo rispetto a un libro acquistato in libreria)? Come reagiranno i librai, sempre pronti a dichiarare lo stato di crisi? Quanti alunni potranno permettersi di andare a scuola col portatile?

“Wake up your phone”, la nuova campagna di SanDisk per informare gli utenti sulle potenzialità delle schede di memoria per cellulari e fotocamere

→ D@di per Geekissimo.com

“La maggior parte dei teen-ager non sa nemmeno di avere in tasca un telefonino capace di compiere decine e decine di operazioni e di immagazzinare centinaia di ore di film e musica”. Così Dan Hogan, direttore marketing della divisione mobile della SanDisk, società leader nel mercato delle schede di memoria, spiega a Geekissimo.com la scelta di lanciare una campagna integrata radio-stampa-Tv-internet, chiamata “Wake up your phone” (letteralmente, “risveglia il tuo telefono”), per informare gli utenti dei telefonini di nuova generazione sulle potenzialità dell’apparecchio che si portano in tasca.

“La nostra missione – continua Hogan – è quella di informare l’utente dell’esistenza delle slot per le memory card nei loro cellulari e ‘svegliarli’”. La campagna vede, tra l’altro, anche la partecipazione di hostess che, presenti in numerosi eventi live nazionali e internazionali (vedi, ad esempio, l’Heineken Jammin’ Festival, che lo scorso fine settimana ha raccolto al parco San Giuliano di Venezia una media di ottantamila persone al giorno per ascoltare artisti del calibro di Vasco Rossi, Alanis Morrissette, i Police, e così via) chiedono a ragazzi e ragazze di mostrare loro il proprio telefono cellulare; in questo modo è possibile andare ad “educare” la fascia degli utenti meno esperti, spiegando loro come attraverso gli slot per memory card i telefoni cellulari si possano “svegliare” con nuove possibilità di archiviazione per musica, fotografie e video.

La presentazione a Venezia della campagna “Wake up your phone” è stata anche l’occasione per fare quattro chiacchiere con i vertici Sandisk e per capire quali siano le strategie future dell’azienda. In questi giorni – ci ha spiegato Dan Inbar, senior vice president e general manager della divisione Mhv di SanDisk – stiamo lanciando le prime schede di memoria premium per i telefoni cellulari: si tratta delle nuove linee di schede di memoria Mobile Ultra microSD, microSDHC e Mobile Ultra Memory Stick Micro (M2), disponibili nei formati da 1, 2, 4 e 8 Gigabyte. “Queste schede – aggiunge Inbar – sono un vero ‘must’ per i consumatori con stile di vita digitale, perché rappresentano le premium card a più elevate performance del settore, in grado di garantire alte velocità di trasferimento” (le nuove schede le vedete anche qui sopra nella foto, inserite nell’apposito adattatore, che crea anche delle minuscole unità esterne Usb). “Tra l’altro, oltre a permettere l’installazione di molteplici applicazioni, l’alta capacità delle nuove schede di memoria permette anche di catturare molte più foto e molte più ore di video”.

L’utilizzo dei cellulari per le attività multimediali (vedi fotografia digitale, download di brani musicali, registrazione di video e funzionalità di navigazione Gps) è raddoppiato nell’arco degli ultimi due anni (basti pensare che nel mondo nel 2007 sono stati venduti oltre 450 milioni di telefonini espandibili con memory card), e la spesa globale per questi dispositivi mobili dovrebbe superare entro il 2012 la soglia dei cento miliardi di dollari. Ciononostante, sono in moltissimi ancora a non conoscere le potenzialità dei nuovi dispositivi, sfruttandone una minima parte. Per questo l’iniziativa della SanDisk mi sembra molto interessante e soprattutto intelligente, perché va a informare, prima di tutto, i potenziali utilizzatori dei servizi multimediali. Che ne pensate? Siete d’accordo? Quante persone conoscete che hanno super-telefonini ma che poi utilizzano solo una minima parte delle funzioni?

Dopodomani Bill Gates lascia definitivamente la Microsoft. Storia di un “multimiliardario filantropo”

→ D@di per Geekissimo.com

Dopodomani, venerdì 27 giugno 2008, sarà l’ultimo giorno di Bill Gates alla guida della Microsoft. Dopo 1.712 settimane e quasi 33 anni di onorata carriera, Gates si ritirerà dagli affari andando a dedicarsi a tempo pieno alla Bill&Melinda Gates Foundation, l’organizzazione da lui fondata nel 2000 che, ad oggi, rappresenta l’istituzione filantropica più ricca al mondo, con 37,3 miliardi di dollari. Nonostante l’imminente addio, “l’imperatore dell’informatica” – così è stato recentemente soprannominato Gates – in questi giorni continua a svolgere normalmente i suoi lavori. Gates aveva fondato la Microsoft nell’aprile del 1975 ad Albuquerque (nel New Mexico) insieme a Paul Allen.

“Gates partecipa alle riunioni quotidiane come se dovesse restare per i prossimi dieci anni”, racconta uno Steve Ballmer in gran forma e che da lunedì prossimo assumerà le redini della società e andrà ad occupare il famoso “ufficio ad angolo” di Gates. Un’uscita – quella di Bill – preparata già da due anni: nessuno ormai fa più capo direttamente a lui, e pian piano il magnate è riuscito a organizzare tutto in modo che la sua uscita possa essere il meno traumatica possibile. Dal 2006 Gates ha infatti dato il via a un periodo di transizione che, come ha ammesso anche Ballmer, non è stato facile. Ora a Ballmer tocca la sfida di dimostrare che i bei tempi della società non finiscono con l’uscita di scena di Bill Gates.

Venerdì, dunque, sarà una giornata storica, e la routine lavorativa sarà interrotta con alcune celebrazioni e dei festeggiamenti. Ma Bill Gates, ovviamente, non uscirà del tutto di scena: continuerà infatti a recarsi in ufficio a Redmond almeno una volta a settimana, anche se “fisicamente” la sua stanza sarà un’altra. La passione di Bill Gates iniziò nel 1968, tra le mura scolastiche, quando insieme ad Allen mise per la prima volta le mani su un computer. L’anno della svolta è però il 1974, quando Gates e Allen proposero alla Mits, società produttrice di computer, un software basato sul linguaggio Basic. La Mits ne sembrò entusiasta e i due riuscirono a entrare nel giro. Nel 1975 fondarono la Microsoft.

Il successo ottenuto inizialmente fu enorme, tanto che nel 1986 i due erano già milionari. E l’anno successivo miliardari, con l’annuncio di Microsoft e Ibm del lancio di OS/2 1.0, che sarebbe andato a sostituire Ms-Dos. La collaborazione con l’Ibm si concluse poi nel 1991, quando Gates modificò il nome di OS/2 in Windows, il sistema operativo che poi, dopo qualche anno, sarebbe andato letteralmente a monopolizzare il mercato. Uno strapotere che, però, è costato a Microsoft anche sanzioni milionarie da parte dell’antitrust europeo. Oggi Microsoft è presente in 104 paesi e conta su 80mila dipendenti. Che siate fan di Windows o che preferiate Mac o Linux, una cosa bisogna riconoscerla a Bill Gates: la sua lungimiranza e la sua bravura hanno cambiato il nostro modo di vivere, per sempre.