Nuovo video dell’orrore, l’Isis decapita Peter Kassig

Nuovo video dell’orrore. L’Isis ha decapitato il terzo ostaggio americano. Si tratta dell’operatore umanitario Peter Kassig. Sdegno unanime da tutto il mondo occidentale.

Il mio servizio per Sky Tg24

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Solo suonerie islamiche

In Somalia un gruppo islamico minaccia di morte chiunque non segua alla lettera degli strani dettami

 

Sacdiyo Sheeq è un ragazzo di venticinque anni a cui piace ascoltare musica rock, guardare le partite della Juventus e del Manchester United in televisione o guardare telefilm come Lost o Desperate Housewives. E ama, ogni tanto, come qualsiasi normale ragazzo della sua età, guardare qualche donnina succinta in televisione. Un ragazzo come tanti, come tutti noi. Peccato che Sacdiyo viva a Kismayu, importante città portuale nel sud della Somalia, dove da qualche tempo il gruppo islamico estremista Al Shabaab ha preso il potere e ha iniziato a seminare il terrore.

Lo Stivale Bucato non vuole di certo annoiarvi con lunghe e complicate nozioni storiche; semmai, tramite la storia di Sacdiyo, vuole raccontarvi di come un regime che si definisce religioso imponga ai giovani di abbandonare la modernità per “sposare attività più tradizionali”. Una storia, quella di Sacdiyo, che in Italia nessuno ha voluto raccontare.

Solo qualche cenno per spiegare chi sono gli insorgenti di Al Shabaab: secondo le principali agenzie di intelligence internazionali si tratta dei “corrispondenti di Al Qaeda nel Corno d’Africa”. Il gruppo armato controlla attualmente gran parte del sud della Somalia e alcuni quartieri della città di Mogadiscio.

Incredibile ma vero, una volta preso il potere (con la forza, ovviamente), tra i primi provvedimenti del gruppo terrorista figura la messa al bando di tutte le suonerie per cellulare con canzoni rock o internazionali. Al loro posto, secondo una legge da pochissimo tempo pubblicata, le suonerie posso essere solamente di tradizione musulmana. Una suoneria di tradizione musulmana, direte voi? Sì: un imam che legge l’Hadíth (una parte della Sunna, la seconda fonte della Legge islamica dopo il Corano, ndr) o versi coranici.

Oltre alle suonerie, sono stati banditi tutti i tipi di film, le danze (persino ai matrimoni), le partite di calcio e molti sport trasmessi in televisione. Il portavoce del gruppo islamico, tale Sheich Hassan Yaqub, ha spiegato all’agenzia Reuters che “non verrà più tollerato ciò che può portare i fedeli alla corruzione”. Ma siamo sicuri che le partite di calcio e la musica rock portino davvero i ragazzi verso la perdizione e la corruzione?

Ebbene: nelle ultime settimane i tribunali hanno ordinato condanne a morte, flagellazione e amputazioni a coloro che non si sono adeguati immediatamente ai dettami. Racconta ancora Sacdiyo che a un suo conoscente di 19 anni la polizia locale ha inflitto ben 25 frustate perché il ragazzo è stato colto in pubblico mentre dal suo cellulare proveniva una suoneria “non accettata dal governo”: “Mi hanno accusato di rifiuto della religione – racconta il ragazzo – e ora mi tengono sotto controllo tutto il giorno e non riesco più a vivere la mia vita”.

Speriamo che la situazione possa cambiare e che il regime capisca che i giovani hanno il diritto di vivere la propria vita, proprio come i loro coetanei di tutto il mondo. Tra l’altro queste imposizioni non sono altro – nella maggior parte dei casi – che interpretazioni personali dell’Islam, perché nel Corano di certo non c’è scritto che bisogna infliggere punizioni corporali a chi ascolta musica rock.

Per chiudere con una battuta e allentare un po’ la tensione, noi de lo Stivale Bucato che abbiamo portato in Italia questa notizia ci chiediamo:
1) Se i telefonini inizieranno a squillare tutti con la stessa suoneria, come si potranno distinguere, magari in un luogo affollato?
2) E soprattutto: se la legge impone che non è possibile interrompere la parola del profeta Maometto, come faranno i possessori dei telefonini a rispondere alle chiamate?

Stati Uniti, Corea del Nord, Al Qaeda… pace o guerra? Il mio servizio per Sky Tg24

 

Barack Obama ha avvertito la Corea del Nord che gli Stati Uniti sono pronti ad ogni eventualità, compresa quella di un test missilistico a lunga gittata. Negli ultimi giorni, diversi media giapponesi hanno riferito che Pyongyang intorno al quattro luglio potrebbe lanciare un missile in direzione delle Hawaii. Intanto sull’altro fronte caldo, quello pakistano, torna a farsi sentire Al Qaeda, che ha annunciato di essere pronta ad mpiegare l’atomica del Pakistan nella sua guerra contro gli Stati Uniti.

Intesa Usa-Ue: alcuni detenuti di Guantanamo in Europa. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Washington e Bruxelles hanno raggiunto l’intesa su un accordo che sarà approvato formalmente lunedì dai ministri degli Esteri europei sulle condizioni per il trasferimento dei detenuti di Guantanamo in Europa. Lo riferiscono fonti comunitarie, precisando che la decisione di accogliere ex-detenuti spetterà ai singoli governi del Vecchio continente. Al momento, oltre all’Italia, altri cinque paesi hanno dato la propria disponibilità ad accogliere detenuti: si tratta di Gran Bretagna, Francia, Portogallo, Spagna e Belgio.

Tom Cruise e la moglie minacciati di morte. Il mio servizio per Sky Tg24

 


Per Cruise e la moglie Katie Holmes sarebbero settimane da incubo e le minacce di morte che avrebbero ricevuto sono considerate molto serie anche dall’Fbi. I due attori hanno deciso di abitare in luoghi separati e di spostarsi esclusivamente a bordo di veicoli blindati e a prova di bomba. Le minacce potrebbero provenire da gruppi anti-Scientology, la controversa chiesa fondata nel ’54 da Ron Hubbard e di cui Cruise è tra gli esponenti più noti

Nonne-pusher

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

Le nonne, dei tipi un po’ particolari di nonne, sono le protagoniste del Follini ma Vero di questo numero. Ma si parla anche di ladri strampalati, sessualità e eBay…

NONNE-PUSHER
La notizia con cui apriamo la rubrica del “Follini ma Vero” di questa settimana fa senza dubbio riflettere sulla crisi economica che stiamo attraversando. Ci troviamo a Roma, nel popolare quartiere di Tor Bella Monaca, già passato agli onori della cronaca per tanti brutti accadimenti. Qui, in uno degli appartamenti popolari all’interno di lunghi e bui palazzoni, vivono due nonne romane rispettivamente di 70 e 68 anni. Non sapevano come andare avanti con la magra pensione e così si sono rivolte alla mensa Caritas, direte voi… No, hanno fatto di meglio: hanno messo a disposizione della criminalità la loro vecchiaia e si sono trasformate in nonne-spacciatrici di droga. I carabinieri le hanno arrestate la scorsa settimana in due distinte operazioni con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. La donna di settant’anni, dobbiamo dire la verità, non è nuova alla giustizia, anzi: con questo ha collezionato ben nove arresti, tutti per spaccio. Si dice che fosse la nonna protettrice di tanti piccoli spacciatori del litorale. Tra gli effetti personali della donna sono stati ritrovati bilancini, dosi di cocaina e parecchio denaro contante, probabilmente provento dell’attività di spaccio. L’altra donna a finire in manette, lo dicevamo, è una sessantottenne madre di tre figli e nonna di sette nipoti, che per “arrotondare” confezionava dosi di cocaina in piccolissime bustine di cellophane termo-saldate, come fossero delle piccole porzioni di melanzane alla parmigiana. Nel suo appartamento i militari hanno sequastrato speciali frullatori e mezzo chilo di cocaina. Il tutto, in cucina.

SE L’ORGASMO FA BENE AL CUORE E PREVIENE IL TUMORE
Ogni tanto è bene che lo Stivale Bucato si occupi anche di scienza. E così ecco che vi riportiamo uno studio statunitense appena pubblicato (dato l’argomento, da noi non se n’è quasi per niente parlato) secondo cui l’orgasmo, oltre a regalare sensazioni uniche, fa bene alla salute. L’apice del piacere, infatti, sembrerebbe liberare il cosiddetto “ormone Dhea” e l’ossitocina, che fanno bene al cuore oltre a contribuire alla prevenzione di alcuni tipi di tumore. Il tutto senza distinzione di sesso. Lo studio, pubbicato dal “Los Angeles Times” parte dall’assunto che gli uomini di mezza età che hanno dichiarato di avere almeno quattro orgasmi a settimana hanno anche un terzo in meno di probabilità di sviluppare un tumore alla prostata. La novità è che un effetto simile avviene anche per le donne, che con orgasmi frequenti sono più protette dal rischio di sviluppare un cancro al seno. Diverse ricerche di laboratorio avrebbero infatti dimostrato che le donne riescono a sopportare maggiormente il dolore quando viene contemporaneamente stimolata la loro… vagina: questa stimolazione, dunque, raddoppierebbe la soglia del dolore. Infine, l’orgasmo aiuterebbe anche coloro che soffrono di emicrania e addirittura permetterebbe di vivere più a lungo. E allora cosa aspettate? Subito a prendere una bella dose di… medicinale!

COMPRA MACCHINA FOTOGRAFICA E TROVA IMMAGINI AL QAEDA
Spesso si dice che ci compra oggetti usati su eBay, il più grande sito mondiale di compravendita e aste online, debba mettere in conto la possibilità di ricevere fregature, oggetti non corrispondenti all’originale o… di non ricevere proprio l’oggetto. In Inghilterra è successo, qualche tempo fa, qualcosa di diverso e che nemmeno il management di eBay aveva mai messo in conto. Un ragazzo ha trovato un’offerta particolarmente vantaggiosa per la macchina fotografica professionale che aveva sempre sognato: solo 17 sterline, pari a circa 20 euro. Così – calcolato che 20 euro potevano anche essere spesi in un acquisto “rischioso” – ha completato la procedura e si è aggiudicato l’oggetto. Dopo qualche giorno, effettivamente, la macchina fotografica è arrivata a destinazione… ma la memoria – come vedete dalla foto – non era stata cancellata: in particolare, all’interno sono state trovate informazioni relative a un sistema informatico molto complesso, fotografie di missili, lanciarazzi, fotografie di sospettati membri di Al Qaeda e delle loro impronte digitali, e così via. Insomma una vera miniera d’oro per i terroristi. Subito – ovviamente – il giovane si è rivolto alle autorità, che con grande stupore hanno contattato il venditore e hanno scoperto… che era un agente dei servizi segreti. L’uomo, ovviamente, è stato sospeso dall’incarico. E al ragazzo? È stata regalata, come ringraziamento, una bella macchinetta fotografica. Nuova di zecca, stavolta.

RUBANO LA JEEP DEL COLLEGA DI LAVORO E VI APPONGONO LA PROPRIA TARGA
Le storie di ladri strampalati fanno sempre ridere. Quella che vi raccontiamo oggi proviene da Reggio Emilia, dove un uomo ha rubato – nottetempo – la jeep del collega parcheggiata nel cortile dell’azienda. Fin qui niente di strano, direte voi. Invece c’è davvero qualcosa di strano: per passare inosservati, prima di sfondare il vetro del Suv e rubarlo, i due hanno tolto la targa della propria auto e l’hanno sostituita con quella della jeep; non solo, hanno anche preso delle bombolette spray e hanno ridipinto il fuoristrada di nero, proprio come la loro auto alla quale avevano tolto la targa. Dopo aver fatto questa goffa – e forse inutile – operazione, sono scappati sfrecciando nel centro di Bibbiano, nel reggiano appunto, dove ovviamente non sono passati inosservati né ai passanti né soprattutto ai carabinieri. I militari in un primo momento si sono limitati ad accertare la regolarità delle vetture. Il giorno dopo, però, associando la denuncia del legittimo proprietario al ricordo dei due fermati nel centro di Bibbiano, hanno ricostruito l’accaduto. I due sono stati denunciati per concorso in furto aggravato, e la jeep è stata restituita. Nera invece che rossa, però.

YouTube dovrebbe censurare Al Quaeda?

→ D@di per Geekissimo.com

Il senatore americano Joseph Lieberman ha chiesto ufficialmente ai vertici di YouTube di rimuovere i video contenenti proclami e rivendicazioni di Al Quaeda che gli utenti hanno postato su internet. Ma i responsabili del popolare servizio di video-sharing gli hanno risposto di no, perché il materiale non vìola le linee guida del servizio. Lieberman, allora, non si è arreso e ha intrapreso una vera e propria crociata contro i video del terrore inseriti online, chiedendo che le linee guida di YouTube siano modificate e rinforzate per far sì che la violenza gratuita e gli estremismi siano eliminati una volta per tutte.

Per Lieberman, insomma, ospitare questi proclami video significa amplificare la potenza del terrore di queste organizzazioni (e sappiamo quanto, negli Stati Uniti, si insista molto su questi temi). YouTube, dal canto suo, ha risposto che il dialogo tra istituzioni e azienda è importante, ma ha anche sottolineato come la maggior parte dei video in questione non contengano scene o linguaggi violenti, e quindi non possono essere rimossi perché non vìolano le linee guida della comunità. Rimuoverli, insomma potrebbe creare un grande precedente a cui poi in tanti potrebbero appellarsi.

YouTube prende dunque posizione nei confronti della libertà di espressione, e anche dei punti di vista meno popolari. “Crediamo – si legge in un comunicato dell’azienda – che YouTube sia la piattaforma di questo tipo più ricca, completa e rilevante proprio perché ospita i più diversi punti di vista“. Ma il senatore torna ancora all’attacco: “Un portavoce di Al Quaeda non può visitare gli Stati Uniti, recrutare personale e costruirsi un consenso: perché può farlo su internet?”.

Tra l’altro, in molti hanno commentato la notizia spiegando che, come sempre, controllare ogni singolo video inviato su YouTube è praticamente impossibile, e che ci sono dei sistemi semi-automatici che identificano materiale coperto da copyright; ma che i sistemi semi-automatici capiscano anche se si stia parlando di terrore è ancora molto difficile. Secondo molti altri, inoltre, togliere materiali del genere solo da YouTube non avrebbe un grande effetto sulla politica del terrore: la maggior parte di questi gruppi, infatti, non utilizza YouTube come canale privilegiato, ma invia direttamente i video a canali televisivi. Che ne pensate? Vi schierate con il senatore americano, o con Google/YouTube?

L’Unione Europea punirà l’istigazione al terrorismo su internet

L’Unione Europea ha approvato una normativa contro l’istigazione al terrorismo attraverso la rete per cercare di arginare l’utilizzo di internet a scopi terroristici da parte di gruppi militanti. Tra le altre decisioni prese dai ministri della Giustizia e dell’Interno che si sono riuniti a Lussemburgo, anche l’approvazione di un piano d’azione per cercare di impedire ai gruppi di recuperare facilmente esplosivi.

Secondo le ultime ricerche delle polizie europee, il Web è diventato importantissimo per i militanti, “dal momento che permette di condividere conoscenze, pianificare operazioni e fare propaganda a un pubblico di massa. Internet – si legge in un rapporto – viene usato per ispirare e mobilitare i terroristi locali e funge da campo di addestramento virtuale”.

Non solo, aggiungiamo noi: internet offre la possibilità di mandare messaggi anonimi in tutto il mondo (per rivendicare attentati o fare minacce) in modo del tutto semplice. Gli stati membri dell’Unione, dunque, prenderanno a partire da oggi misure necessarie per garantire che tra le accuse collegate al terrorismo ci sia la pubblica istigazione a commettere un reato terroristico, il reclutamento terroristico e l’addestramento al terrorismo.

Non è tutto: gli stati potrebbero inoltre considerare i tentativi di addestramento e reclutamento come reati terroristici, anche se ovviamente non saranno obbligati a farlo. Alcuni paesi (come Spagna e Italia – e meno male, aggiungerei io) già puniscono l’istigazione al terrorismo; altri, invece, come i paesi scandinavi, ancora non lo fanno e dovranno cambiare le proprie leggi per applicare la normativa. Siamo realisti: di certo la legge non fermerà l’ondata di violenza di questi ultimi decenni, ma speriamo almeno serva per cercare di arginarla.

"Fermare i siti che aiutano a costruire bombe"

Chi di voi non si è mai costruito una bomba fatta in casa seguendo istruzioni trovate su internet? No, a parte gli scherzi… stiamo parlando di un argomento serio.

Il commissario per la Giustizia e la Sicurezza nell’Unione Europea, Franco Frattini, ha dichiarato che “la ricerca su internet di istruzioni per creare bombe dovrebbe essere bloccata”. Ora: sappiamo quanto sia importante l’argomento, ma sappiamo anche come bloccare qualcosa su internet possa essere difficile e soprattutto non definitivo.

“Intendo portare avanti – ha spiegato Frattini alla Reuters – un esercizio di esplorazione con il settore privato su come sia possibile usare la tecnologia per evitare che la gente usi o cerchi parole pericolose come bomba, uccidere, genocidio o terrorismo”.

Il problema, dicevamo, è serio. La rete, infatti, sta assumendo sempre maggiore importanza nella strategia terroristica, consentendo ai vari gruppi militanti di condividere nozioni e diffondere propaganda a un pubblico di massa.

La proposta arriverà sul tavolo degli stati membri Ue all’inizio di novembre come parte di una serie di proposte anti-terrorismo, mentre i rappresentanti dell’industria Web s’incontrano già oggi, sesto anniversario degli attentati dell’11 settembre, per l’European Security Research and Innovation Forum.

Zarkawi, nel covo del terrorista lingerie, volantini e riviste militari

I soldati hanno rinvenuto biancheria intima e una vestaglia leopardata
Nell’edificio isolato anche riviste, volantini e materassini gonfiabili

Iraq, trovata biancheria sexy
nel covo distrutto di al-Zarqawi

di DANIELE SEMERARO

HIBHIB (Iraq) – Biancheria intima femminile sexy e una camicia da notte leopardata. Sono alcuni tra gli indumenti ritrovati dai militari statunitensi tra le macerie del covo di Abu Mussab al-Zarqawi in Iraq, polverizzato tre giorni fa con un bombardamento.

A 72 ore dall’attacco, questa mattina l’esercito americano ha portato i fotografi tra i resti dell’edificio distrutto. Secondo le prime ricostruzioni, Zarqawi si nascondeva nel covo (isolato e circondato da un fitto palmeto) con alcuni collaboratori, tra i quali, secondo una fonte irachena, anche due donne, oltre a una ragazzina di otto anni.

Tra le macerie dell’edificio sono state trovate anche riviste d’attualità e di propaganda militare, insieme a due sottili materassi di gommapiuma. Tra i reperti, poi, un volantino con l’indicazione di una stazione radio di Latifiya (a sud di Baghdad), come un possibile obiettivo. Pochi metri più in là, una fotografia ritagliata da una rivista dell’ex presidente statunitense Franklin D. Roosevelt. Accanto a una lastra di cemento, c’erano poi una veste da notte leopardata e altri succinti vestiti da donna (indumenti evidentemente poco compatibili con la rigida ideologia jihadista del terrorista giordano).

Sul retro dell’edificio polverizzato in un fetido rivoletto d’acqua sono stati trovati anche un pacchetto di rasoi di plastica e uno spazzolino da denti, insieme a un portafogli da donna e un pacchetto sgualcito di sigarette locali.

(10 giugno 2006)

Il racconto dei testimoni di Dahab: "All'improvviso, come in guerra"


Terrore, sdegno e tanta rabbia nelle testimonianze dei turisti
“Feriti medicati per strada con i kit di pronto soccorso di un negozio”

Dahab, il racconto dei testimoni
“Sembrava di essere in guerra”

Un italiano in vacanza: “Gli egiziani ci hanno spinto lontano dal luogo
delle esplosioni, avevano subito capito di cosa si trattasse”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – “All’improvviso le prime due esplosioni, abbiamo cominciato a fuggire, e poi…”. È il primo racconto dei due dei tre nostri connazionali feriti negli attentati di ieri sera nella cittadina di Dahab, sulla costa sud-orientale del Mar Rosso. I due hanno potuto parlare con i militari della Marina Militare che li hanno ospitati a bordo del pattugliatore Vedetta, ormeggiato a Sharm el Sheik e che fa parte della Mfo, la forza multinazionale nel Sinai. Secondo una prima ricostruzione, hanno sentito subito le prime due esplosioni, senza però vedere nulla. Poi si sono messi a correre, quando il terzo scoppio li ha investiti. Per adesso non sono stati resi noti altri particolari. I due italiani, assistiti dal personale medico del contingente, hanno ustioni di secondo grado alle gambe. Il terzo italiano è invece ricoverato, in condizioni più serie, nell’infermeria dell’ospedale di Sharm con una ferita lacero-contusa al braccio, per la quale gli sono stati applicati punti di sutura. La Farnesina ha organizzato per loro il rientro in Italia entro questa sera.

Intanto continuano ad arrivare le testimonianze degli altri testimoni oculari: “C’erano corpi dappertutto, non ho mai visto niente di simile, sembrava di essere in guerra”, racconta ancora molto scosso il medico tedesco Michael Hartlich. “Ero in Sinai per trascorrere le vacanze. Quando sono scoppiate le bombe mi sono trovato – continua – un bambino tra le braccia. Ho cercato di medicarlo, ma è morto pochi istanti dopo. In ogni dove c’era sangue, forte odore di carne e capelli bruciati”. Molto simile il racconto di un altro turista testimone oculare, Serge Loussararian: “C’erano pezzi di corpi in ogni parte sulle strade. Ambulanze e macchine improvvisate trasportavano i turisti in ospedale. C’era molto fumo, la gente correva dappertutto”.

E ci sono anche testimonianze eroiche, come quella di Magnus Tersson, ventottenne istruttore di sub: “La gente si accasciava a terra tra la folla, piangeva e chiedeva aiuto. Sono entrato in un negozio poco distante dal luogo dell’esplosione, ho preso i kit di pronto soccorso e tutto quello che poteva essermi utile, sono tornato in strada e ho iniziato a medicare la maggior parte di persone possibile, fin quando non sono arrivate le prime ambulanze”.

Numerosi anche i turisti italiani presenti nella zona al momento delle esplosioni. La testimonianza più drammatica è probabilmente quella di Marco Merlino, istruttore subacqueo che si stava dirigendo verso un supermercato di Dahab: “Abbiamo visto colonne di fumo e persone venire verso di noi, ferite e ricoperte di sangue. Subito dopo la situazione è diventata estremamente caotica”.

Silvio Broggi, medico, vive con la moglie a Valfenera, in provincia di Asti. Si trovava a Dahab con un gruppo di amici italiani che lavorano al Cairo: “A parte la rabbia per quello che è accaduto – racconta – ci si rende conto in questi momenti di come siamo ben poca cosa: sarebbe bastato fermarsi mezzo minuto in più in quel punto e a quest’ora saremmo morti. Al momento dell’attentato camminavo con alcuni amici sul lungomare, a una cinquantina di metri da dove sono avvenute le esplosioni. Io non ho potuto vedere nulla, ma un amico che si trovava dietro di noi ci ha raggiunto e ha detto di aver visto il ponte coperto di corpi dilaniati. I passanti egiziani hanno subito capito di cosa si trattava, ci hanno spinti lontano dal luogo delle esplosioni, prima ancora che intervenisse la polizia”.

Roberta Panza, 33 anni, di Napoli, era in vacanza con le amiche: “Quando ho sentito la prima esplosione – racconta, ancora molto scossa – ero dentro un negozio. C’erano due amiche con me. Una di loro è fuggita fuori, io e l’altra siamo rimaste a cercare riparo lì dentro. Poi, al secondo botto, siamo scappate anche noi. Siamo arrivate in uno spiazzo, ci siamo fermate a prendere fiato e abbiamo visto la gente che arrivava. C’erano feriti, qualcuno che si lamentava, tutti chiedevano che cosa fosse successo. Ora voglio solamente andare via da qui”.

Più tranquilla la testimonianza di un’altra turista italiana, Kety Budai, 33 anni di origine friulana, che avrebbe dovuto terminare ieri sera una vacanza di una settimana nella località turistica egiziana: “Stiamo tutti bene – ha raccontato – e, per quello che è stato possibile, stanotte siamo riusciti anche a riposare un po’. Quando sono scoppiate le bombe io ero in albergo e le mie due amiche fortunatamente erano rientrate da poco da un ultimo giro in paese. Alle 20 un taxi ci avrebbe dovuto prelevare e portare all’aeroporto di Sharm el Sheik per fare rientro in Italia. Abbiamo sentito le tre esplosioni, botti non fortissimi, e come tutti ci siamo preoccupate. Naturalmente dopo le bombe il programma è cambiato e tutti siamo rimasti in albergo. Poi ci siamo trasferiti sulla spiaggia, a pochi metri dalla struttura, ci hanno detto per motivi di sicurezza. A tarda ora siamo riusciti a tornare in camera. Oggi – conclude – torneremo in Italia, sappiamo che i tour operator si stanno organizzando per i rientri”.

Racconta un’altra connazionale, Francesca Domeniconi, giovane operatrice turistica di Cesena, titolare con altri tre italiani di una società che ha costruito sulla spiaggia un alberghetto familiare di 14 stanze: le tre esplosioni di ieri sera a Dahab “non sono state molto forti, al punto che pensavamo si trattasse di bombole di gas, e non di attentati. Tant’è vero che dopo l’episodio non è scoppiato il panico tra i nostri dieci ospiti italiani: sono rientrati in albergo poco dopo, erano certamente incuriositi, forse leggermente spaventati, ma dopo aver cenato sono andati tranquillamente a dormire. Tra le 19 e le 19.30 abbiamo sentito prima due scoppi, assai ravvicinati, e poi un terzo, qualche secondo più tardi. Non erano forti, anche se le esplosioni, ci hanno detto, si sono verificate a meno di un chilometro da qui. Il nostro ristorante era già pieno di clienti e abbiamo cercato di capire che succedeva. Subito dopo è arrivata la famiglia italiana che era al passeggio al centro ed erano tutti in perfetta salute, neanche troppo impressionati”.

(25 aprile 2006)

Calipari, Letta contro Martino: "Niente fato, cercare la verità"


La cerimonia un anno dopo la morte dello 007 a Bagdad
Il ministro aveva parlato di una “tragedia greca”

Letta, polemica con Martino
“Calipari, non è stato il fato”

Il sottosegretario: “La retorica contiene sempre qualche insidia”
Il sindaco Veltroni: “Troppe incertezze, vogliamo la verità”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Un anno dopo, scoppia una polemica interna al governo sulla morte di Nicola Calipari. “È un eroe, e Giuliana Sgrena vive grazie a lui”. Con queste parole il ministro della Difesa, Antonio Martino, ha aperto a Roma la cerimonia di commemorazione alla sede del Sismi. “Il suo gesto ha quasi i lineamenti di un’antica tragedia greca ed è stato il tentativo di portare a termine quella missione che tanto lo aveva impegnato, nel silenzio della difficile e rischiosa indagine, della paziente mediazione”.

Non crede all’idea della tragedia, però, Gianni Letta: per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, “la teoria del fato è cosa passata, e bisogna agire per conoscere la verità. Nelle cerimonie ufficiali – continua Letta – capita spesso che ci si abbandoni anche a un pizzico di retorica, e la retorica contiene sempre qualche piccola insidia. È capitato anche stamani, e me ne spiace perché forse per il desiderio di una metafora letteraria è stata evocata la tragedia greca. E nella tragedia greca è vero, è il fato che spiega tutto ciò che accade come conseguenza ineludibile di qualcosa che non è né conoscibile, né influenzabile dall’uomo. Ma la tragedia greca – ha continuato poi Letta rivolgendosi alla moglie dello 007 – è cosa antica, lontana, passata. C’è stato poi il cristianesimo che ha riscattato quella teoria. La responsabilità impone all’uomo di conoscere e agire coerentemente e conseguentemente. Anzi, di agire per conoscere. È quello che abbiamo fatto, che continueremo a fare per rendere onore alla memoria di Nicola, per rendere giustizia e verità alla sua famiglia e al nostro Paese”.

Alla cerimonia, insieme alla vedova Rosa e alle figlie, hanno partecipato anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e le più alte cariche militari.

Per ricordare lo 007 ucciso a Bagdad, è stata inaugurata quella che è stata definita una scultura della natura: un monolite di travertino di 160mila anni fa. Il cippo commemorativo si trova ora all’interno della sede del Sismi. Durante l’inaugurazione, il direttore dei Servizi segreti militari, Niccolò Pollari, ha parlato di Nicola come un “amico, un eroe dal volto umano. A Nicola – continua – sono stati tributati i giusti onori, ed è stato indicato come un eroe borghese dei nostri tempi, una delle figure più simboliche in questi tempi difficili”.

Anche la città di Roma questa sera ha celebrato la figura di Nicola Calipari: “Spero che si arrivi il più presto possibile alla verità – ha detto il sindaco Walter Veltroni parlando in Campidoglio – perché ci sono troppe incertezze sulle circostanze della sua morte e sulle condizioni in cui si è verificata”.

(3 marzo 2006)

(Nella foto: Ciampi con i familiari di Nicola Calipari)

Ancora immagini da Abu Ghraib: torture e un prigioniero ucciso

Le foto, terribili, sono state diffuse ieri dalla televisione pubblica di Canberra
Mostrano ulteriormente le sevizie e gli abusi dei carcerieri Usa sui detenuti iracheni

Nuove immagini-choc su Abu Ghraib
trasmesse dalla tv australiana

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Dopo averne anticipate alcune, la televisione pubblica australiana Sbs ha mandato in onda oggi una serie di fotografie inedite (la provenienza non è stata rivelata) che documentano ulteriormente le sevizie e gli abusi ai quali sono stati sottoposti, dai loro carcerieri americani, gli iracheni detenuti nel carcere di Abu Ghraib, alla periferia di Baghdad.

“Queste sono le foto che il governo degli Stati Uniti non vuole voi vediate” ha detto l’annunciatore dell’emittente durante il programma “Dateline”, all’interno del quale sono state trasmesse le immagini. Poco prima aveva avvertito gli spettatori che quanto stavano per vedere sarebbe potuto risultare ai loro occhi “repellente, sconveniente, sconvolgente”.

In rapida sequenza, infatti, sul video compaiono un uomo con la gola praticamente squarciata da un vistoso sfregio, un altro con vaste e gravi lesioni alla testa, insanguinato da capo a piedi e disteso su una barella. Un terzo ricoperto da quelli che sembrano senza dubbio escrementi. Alcuni iracheni, inoltre, come documentato anche nelle immagini del 2004, appaiono terrorizzati da cani che fanno l’atto di azzannarli. Altri sono ritratti completamente ustionati.

Le foto diffuse dalla Sbs mostrano, per di più, alcuni dei soldati-guardiani già coinvolti nella vicenda e puniti dai giudici, a cominciare dalla soldatessa Lynndie England, che all’epoca dei fatti era incinta e partecipava agli abusi insieme al suo partner. Stando all’emittente sarebbero state escluse le immagini che la ritraggono impegnata in atti sessuali.

Le immagini fanno parte di un gruppo composto da oltre cento fotografie e quattro video girati nel carcere a pochi chilometri da Bagdad e poi consegnate alla divisione per le indagini criminali dell’esercito americana. La loro pubblicazione sulla rete televisiva Sbs è stata autorizzata da un giudice di New York su richiesta del gruppo American Civil Liberties Union. “Le foto devono essere pubblicate – ha commentato Amrit Singh, uno dei legali dell’associazione – cosicché la gente possa farsi un’idea di quello che è successo ad Abu Ghraib”.

(15 febbraio 2006)

Tre algerini arrestati in Campania: "Terrorismo internazionale"


Operazione del Ros su richiesta della Procura di Salerno
I tre farebbero parte di una cellula jihadista internazionale

Tre algerini arrestati in Campania
“Terrorismo internazionale”

Le indagini svelano contatti con Londra, falsificazioni
di documenti e raccolta di fondi per finanziare il gruppo

di DANIELE SEMERARO

NAPOLI – Tre cittadini algerini, Yamine Bouhrama, Khaled Serai e Mohamed Larbi sono stati arrestati, questa mattina, dai carabinieri del Ros, su richiesta della Procura della Repubblica di Salerno. L’accusa per i tre è di appartenere a una cellula terroristica collegata al Gspc, il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento algerino.

L’indagine investigativa del Ros “Full Moon” era iniziata già nel 2003 e interessava un gruppo di algerini domiciliati nel napoletano e ritenuti di “oggettivo interesse” investigativo, soprattutto per gli stretti rapporti che questi mantenevano con Serai Khaled, elemento del Gspc.

Le accuse. La Procura della Repubblica di Napoli, esaminati i risultati complessivi delle indagini condotte dai Ros e ritenendo che vi fosse il pericolo di fuga, il 15 novembre scorso ha emesso un decreto di fermo di indiziato di delitto per associazione con finalità di terrorismo internazionale nei confronti appunto di Yamine Bouhrama, Khaled Serai e Mohamed Larbi.

Nei confronti del primo per aver diretto e organizzato il gruppo operante a Napoli e in altre zone del territorio italiano, coordinando l’attività dei membri della cellula italiana, in raccordo con i vertici dell’organizzazione transnazionale. Nei confronti del secondo per aver partecipato all’associazione mantenendo i rapporti con altri affiliati presenti nel territorio italiano ed in altri Paesi europei.
Nei confronti del terzo per aver partecipato all’associazione, assicurando l’approvvigionamento di dichiarazioni di ospitalità e certificati di residenza fittizi in Italia.

Relazioni personali e internazionali. Uno dei sospettati, Bouhrama Yamine, dopo essersi allontanato dalla Campania, frequentava spesso a Vicenza Serai Khaled, con il quale per un certo periodo aveva anche condiviso l’abitazione. Le indagini dei Carabinieri hanno documentato l’oltranzismo ideologico, sfociante nel sentimento antiamericano e innegiante alla Jihad, ma anche i trascorsi in Grecia e Turchia e la conoscenza, seppure superficiale, di materiali utilizzabili per la fabbricazione di esplosivi.

Secondo i Carabinieri è inoltre chiaro il carattere internazionale del circuito di relazioni dell’algerino, che aveva specifici collegamenti con soggetti sospetti residenti in Francia e Inghilterra.

Raccolta di fondi. Sarebbe documentato anche un costante interesse alla raccolta di fondi effettuata nella moschea di Vicenza, dove Bouhrama chiedeva puntualmente i conti dell’ammontare donato da ciascun fedele, precisando che parte del denaro raccolto avrebbe dovuto sostenere la causa palestinese.

Proprio Bouhrama, a differenza di connazionali maggiormente orientati all’evoluzione della situazione in Algeria, per gli inquirenti ha una particolare attenzione per le situazioni di paesi dove è più stridente la contrapposizione tra l’Islam e il mondo occidentale, come Bosnia, Cecenia e Iraq.

Documenti falsi e contatti con Londra. Attraverso Bouhrama Yamine i Carabinieri sono poi arrivati ad altri suoi connazionali, tra cui soprattutto Larbi Mohamed. Di Larbi Mohamed sono stati documentati il coinvolgimento nell’attività di falsificazione di documenti di identità e i suoi rapporti con persone nel Regno Unito. Tra questi alcuni erano già in contatto con Bouhrama ed erano stati identificati dalla polizia britannica al momento degli arresti compiuti a Manchester il 14 gennaio del 2003. Uno dei componenti la cellula indagata uccise un agente della polizia locale.

L’attività del Gspc. Le indagini, con la cooperazione internazionale tra forze di polizia, hanno poi svelato particolari sulla costituzione, l’evoluzione e l’attuale articolazione del Gspc, i suoi collegamenti internazionali e le più recenti attività terroristiche in Algeria. Secondo gli inquirenti l’organizzazione in questione è tuttora quella più pericolosa per potenziale umano e materiale, visto anche il collegamento di elementi della cellula indagata con la struttura islamista già individuata nel Regno Unito ed inserita nel cosiddetto “ricin plot” nei primi mesi del 2003.

(23 dicembre 2005)

"La politica contrasti le mafie". E Veltroni indossa la t-shirt del blog


Incontro in Campidoglio tra il sindaco di Roma, il presidente della Regione Calabria Loiero e gli studenti. Alcuni ragazzi di Locri bloccati dalla neve

“La politica contrasti le mafie”
E Veltroni indossa la t-shirt del blog

ROMA – “Cosa può fare il mondo della politica per contrastare la mafia? Penso che se si candida alle elezioni gente che non è sospettata di collusione sia meglio”. Lo ha detto il sindaco di Roma Walter Veltroni in un incontro, in Campidoglio, con i ragazzi di alcune scuole romane e il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, aggiungendo: “Se a me spettasse di fare le liste elettorali cercherei persone che possono dare garanzie di contrasto nei confronti del potere mafioso”. Durante l’incontro il sindaco ha anche indossato, insieme ad alcuni studenti, la magliette dei ragazzi del blog con la scritta “E adesso ammazzateci tutti”.

All’iniziativa odierna avrebbe dovuto partecipare anche una delegazione di studenti calabresi, che però, a causa della neve e delle avverse condizioni meteorologiche, è rimasta bloccata sull’A3 Salerno-Reggio Calabria. Al posto loro sono comunque intervenuti altri due ragazzi già presenti a Roma, che hanno parlato di “momento bellissimo ed esaltante, perché la volontà della Calabria di agire, dai giovani alle istituzioni, ha trovato un alto momento di confronto”.

Il discorso di Veltroni sulle commistioni tra mafia e politica (nel quale il sindaco ha anche confermato che, anche se bisogna “mantenere sempre alta la guardia”, la mafia a Roma non attecchisce) arriva a pochi giorni di distanza dalle parole di Romano Prodi, che ha espresso un fermo no nei confronti di possibili contaminazioni: “Troppe volte, in passato – ha detto il leader dell’Unione -, abbiamo letto sui giornali analisi che denunciavano la capacità di queste organizzazioni di influenzare i flussi elettorali. Noi diciamo a voce alta ai mafiosi che preferiamo perdere consensi se i voti sono contaminati dal vostro consenso”.

(23 novembre 2005)

(Nella foto: Il sindaco di Roma Walter Veltroni con il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero “indossano” la maglietta del blog)