Con TinySong condividere una canzone diventa immediato

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Desiderato mai condividere una canzone con un/una vostro/a amico/a, per fargliela ascoltare o magari per mostrargli/le il vostro stato d’animo? Adesso moltissime canzoni sono presenti con i loro video su YouTube e quindi la condivisione è diventata semplice rispetto a qualche anno fa.

Esiste, però, un servizio ancora più immediato che si comporta un po’ come TinyUrl. Si chiama TinySong ed è di proprietà della GrooveShark (enorme archivio musicale sul Web), e permette di cercare un brano tra i milioni presenti nel database, appunto, di GrooveShark e di condividerlo, attraverso una brevissima Url, su un blog, una chat istantanea o un social network.

Utilizzare TinySong è semplicissimo: basta inserire il titolo del brano o dell’autore nel campo di ricerca, e una volta selezionato quello che c’interessa, il sistema ci fornirà gratuitamente un’Url per condividerlo. Questa url “http://tinysong.com/4vt“, ad esempio, riporta alla bella “Bohemian Rhapsody” dei Queen.

Dove vanno a finire i link di TinyURL?

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Se siete dei frequenti utilizzatori di TinyURL, uno dei più famosi sistemi che accorciano le Url lunghe, vi segnalo un nuovo sistema per vedere, prima di andare direttamente al sito, dove portano, appunto, le TinyURL.

Il servizio, attivabile da questo indirizzo (facendo click su “Click here to enable previews“), non è altro che un cookie che “s’installa” nel browser e dà la possibilità di sapere prima dove andremo a finire.

Io l’ho abilitato, può essere sempre utile!

I servizi come Tinyurl danneggiano l’architettura della Rete?

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Ogni giorno, grazie anche agli sms, alle chat, a Twitter e ad altri servizi di microblogging siamo in moltissimi ad utilizzare servizi come Tinyurl (solo per citare il più famoso, ma ne esistono a decine in giro per la rete), che accorciano i link e li sostituiscono con brevi stringhe più pratiche da inviare. Ma se questi servizi danneggiassero l’architettura della rete?

Se lo chiedono in molti (ho preso spunto per questo post proprio da una lettera inviata a Slashdot) e, in effetti, ancora non è stata data una risposta chiara.

Cosa succederebbe – si chiedono gli “apocalittici” – se miliardi di link differenti a un certo punto fossero, magari per un bug del sito che “li accorcia”, indisponibili? Cosa, invece, se del malware s’inserisse nei server di questi sistemi e si diffondesse a tutti coloro che li utilizzano? E ancora: questo tipo di servizi sta portando il World Wide Web a un punto di non ritorno?

A mio parere, che non sono un tecnico, la domanda è più che lecita, ma forse è un po’ troppo esagerata. E voi, invece, cosa ne pensate? La rete potrebbe “implodere” oppure, semplicemente, in caso di malfunzionamento dei siti accorcia-url non succederebbe niente?