Online 5 milioni di articoli de La Stampa

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Per la prima volta un quotidiano italiano, La Stampa, metterà online tutto il suo enorme archivio storico, creando una biblioteca digitale dell’informazione giornalistica. L’archivio sarà accessibile a tutti, gratuitamente, dall’autunno del 2009, e comprenderà circa due milioni di pagine, oltre cinque milioni di articoli di giornale e 4,5 milioni di immagini tra fotografie e negativi.

In tutto, si tratta di quasi 150 anni di storia, dalle prime edizioni della Gazzetta Piemontese (il nome con cui il quotidiano esordì il 9 febbraio del 1867) alle testate La Nuova Stampa e Stampa Sera fino al giornale attuale.

Al mondo esistono altri due progetti simili, che annoverano un così grande arco di tempo: l’archivio del Times di Londra e quello del New York Times. La Stampa, però, hanno spiegato i promotori dell’iniziativa, si distingue perché l’accesso alla memoria storica sarà libero e gratuito.

In Italia solo qualche mese fa la Repubblica ha aperto online il suo archivio, che copre comunque un arco meno ampio di storia: dal 1984 ad oggi.

L'inquinamento da Pm10: Bari superata solo da Torino

da REPUBBLICA BARI – pag. VI

L´indagine di Euromobility: registrati 61 giorni di sforamento della soglia di pericolo
Maugeri: “Traffico, in autunno regole nuove”

di DANIELE SEMERARO

La notizia non è delle migliori: Bari, con i suoi 61 giorni di superamento, è la seconda città italiana, dopo Torino, per sforamento delle soglie tollerabili di Pm10 nell´aria. A rivelarlo è un´indagine di Euromobility. L´anno scorso i superamenti erano stati 47, mente il limite annuale è di 35. «Attenzione a gridare all´allarme – ammonisce Giorgio Assennato, direttore dell´Arpa regionale – perché la centralina cittadina che registra i valori di polveri sottili nell´aria è collocata in una zona, piazza Luigi di Savoia, che è molto inquinata e vicina a un sottopasso, quindi i livelli sono sovrastimati».

Certo, però, la situazione è d´allerta: 61 superamenti non sono una notizia da sottovalutare, e Assennato lo sa bene. «È evidente – spiega – che il problema esiste e, come in molte altre città, non è di facile soluzione. Per adesso come Arpa stiamo per redigere una prima bozza del Piano regionale per la qualità dell´aria, che sarà pronto entro dicembre, e che verrà poi perfezionato il prossimo anno con il contributo delle università di Bari e Lecce, da sempre impegnate nel progetto: in tal modo speriamo di fare una proposta seria che serva agli enti locali per abbattere i Pm10».

Assennato, poi, introduce un fattore nuovo: «Abbiamo in corso uno studio che ci permetterà di verificare l´impatto sulle nostre città della polverosità naturale, e in particolare quella di origine sahariana». Secondo il docente, infatti, le polveri provenienti dal deserto avrebbero un impatto importante che farebbe schizzare verso l´alto i valori di Pm10 in tutte le città che si affacciano sul Mediterraneo. Così, le centraline partirebbero da livelli già alti.

«Bisognerebbe – spiega – chiedere una deroga alla Comunità europea per alzare i limiti in determinate città». Dunque, per Assennato, c´è bisogno di analizzare l´impatto delle polveri sahariane e cambiare la collocazione della centralina. È d´accordo l´assessore all´Ambiente del comune di Bari, Maria Maugeri: «La centralina non è collocata in maniera esatta, e per spostarla serve l´ok della Regione». Tra ottobre e novembre, assicura la Maugeri, apriremo un tavolo tecnico in cui verranno prese decisioni concertate sui problemi legati al traffico: «A questo punto – spiega – mi sembra necessario dover sollecitare la Regione, cosa che avevamo già fatto a luglio, a dare delle direttive ben precise in merito».

E sulle targhe alterne e le domeniche a piedi, che Assennato giudica «un palliativo», la Maugeri replica: «Queste sono piccole cose, è vero, ma i comuni sono obbligati dalla legge ad agire, in attesa che siano pronti provvedimenti radicali, tra cui ad esempio la Ztl, per la quale siamo a buon punto».

Le polveri sottili in questione sono una miscela di minuscole particelle solide e liquide che tendono a rimanere sospese nell´aria e ad essere trasportate dal vento. Il loro diametro è inferiore ai 10 micrometri, e quindi penetrano facilmente nell´apparato respiratorio, con conseguenti infezioni acute, asma, disturbi della capacità respiratoria. Tra le cause, nelle nostre città, l´aerosol marino, il traffico veicolare (soprattutto dei diesel) e la combustione industriale (proveniente in particolare dalle centrali termoelettriche).

Paura per il pattinatore Plushenko


Il fuoriclasse russo stava viaggiando da Torino a Milano

Nebbia, paura per Plushenko
coinvolto in maxi-tamponamento

Nessuna conseguenza, ma seri danni alla macchina

di DANIELE SEMERARO

TORINO – Momenti di paura per l’angelo russo Evgeni Plushenko, il danzatore dei pattini che ieri ha conquistato l’oro a Torino. Erano da poco passate le 8 e si trovava sull’autostrada Torino-Milano, direzione aeroporto, dove lo aspettava il volo per tornare a casa. All’improvviso è scesa fitta la nebbia ed è cominciato l’inferno: tamponamenti a catena, vetri e fari in frantumi, feriti, ambulanze.

Alla guida c’era Lorenzo Boglione, il figlio diciannovenne di Marco, patron del Basic Village-Robe di Kappa, dove la Russia ha insediato il suo quartier generale. Dietro l’allenatore, Alexej Mishin. Eugeni dormiva, felice, medaglia sul cuore e nelle orecchie ancora la standing ovation del Palavela e il ricordo della grande festa a Casa Russia, durata fino alle 4 di notte tra champagne e balli. Un party grandioso, al quale hanno partecipato tutti i vip russi presenti alle Olimpiadi di Torino: vecchie medaglie d’oro, giocatori della squadra di hockey, pattinatori, politici, cantanti e attori.

Solo poche ore di sonno, poi la partenza. Quindi la paura: “È stato un momento terribile, non si vedeva nulla”, racconta Lorenzo Boglione, autista dell’Audi Q7 (in Italia non è ancora in vendita) messa a disposizione da Casa Russia. “Solo un attimo, poi sono riuscito a frenare – continua Lorenzo – ma purtroppo è cominciato un tamponamento a catena, il colpo è stato violento. La vettura che ci seguiva si è schiantata contro la nostra procurandosi gravi danni. Eugeni si è svegliato di soprassalto, io continuavo a scusarmi e lui mi diceva che non dovevo preoccuparmi, che ero stato bravissimo. Mi ha ringraziato un milione di volte”.

L’auto è poi ripartita alla volta di Malpensa, da dove Eugeni è partito alla volta di Mosca, per festeggiare ancora tra la sua gente, sul cuore sempre la medaglia olimpica.

(17 febbraio 2006)

(Nella foto: Evgeni Plushenko)

Wwf, ai Giochi la sufficienza

A due giorni dall’inizio delle Olimpiadi invernali l’associazione ambientalista
ha dato le prime valutazioni sull’impatto delle nuove strutture costruite

Wwf, sufficienza ai Giochi di Torino
“Ma i punti negativi sono ancora pesanti”

Tra le opere criticate, la pista per il Bob e quelle per il salto del trampolino (“due cazzottoni”)
Giudizio sospeso per le strutture temporanee. Rassicurazioni dagli organizzatori

di DANIELE SEMERARO

TORINO – Il voto del Wwf sulle Olimpiadi di Torino è “sufficiente”. A due giorni dall’inizio dei Giochi invernali l’associazione ambientalista ha espresso le prime valutazioni sull’aspetto organizzativo e regolamentare e sull’impatto ambientale “anche se – spiegano – una vera e propria analisi potrà essere fatta solo alla fine dell’evento”. Nel rapporto “Ghiaccio, neve, città”, dunque, il Wwf dà un giudizio tutto sommato positivo anche se a sospendere ogni verdetto “c’è la necessità di comprendere cosa avverrà delle strutture temporanee realizzate nei siti di montagna” (come tribune, bagni, area media e sponsor).

Gli elementi positivi riguardano innanzitutto la destinazione post-olimpica di alcuni impianti, la coerenza col piano regolatore ed i principi di bioarchitettura con cui è stato costruito il Villaggio Olimpico torinese. A questo si può anche aggiungere lo sforzo fatto un po’ ovunque per utilizzare impianti e strutture esistenti, per la localizzazione in aree urbane di gran parte di quelle nuove, la riduzione dei bacini di innevamento al minimo necessario, la predisposizione di una serie di piani di sostenibilità (tra cui il piano trasporti, il piano rifiuti e il piano acque).

Tra i punti negativi, invece, il Wwf “pur prendendo atto degli sforzi fatti nella ricerca di una possibile compatibilità dei Giochi, mette sul piano della bilancia gli aspetti che intaccano gravemente l’ambiente montano”. In particolare, spiegano, “si sono volute costruire in aree delicate e di pregio ambientale impianti imponenti – definiti dal segretario aggiunto del Wwf Gaetano Benedetto due “cazzottoni ambientali” – per due discipline sportive assai poco praticate nel nostro Paese, come la pista del Bob e quelle del trampolino per il salto”. Per i trampolini non sarebbe stata rispettata la cosiddetta “opzione zero” (in gergo, il non intervento) in considerazione della vicinanza con gli impianti francesi di Abertville. Inoltre, “sono stati realizzati tre trampolini per l’allenamento non previsti e non necessari, ignorando così i vincoli idrogeologici, quelli paesaggistico-ambientali e la possibile interferenza con zone tutelate d’interesse comunitario.

Altro aspetto critico sarebbe quello dell’innevamento artificiale: “Per innevare con uno spessore di neve artificiale di appena 30 centimetri un’area di 5,5 milioni di metri quadrati – spiegano dal Wwf – si calcola che si dovranno consumare almeno 825 mila metri cubi d’acqua”.

E le critiche non si fermano nemmeno davanti al già “maltrattato” fuoco olimpico: il braciere, in particolare, è accusato di consumare troppo. Per il Wwf, così, si potrebbero ridurre i consumi facendolo diventare “simbolo di sostenibilità: mentre ora farà bruciare per 15 giorni 8 mila metri cubi di metano all’ora, quanto serve in un anno a un paese di 3500 abitanti”.

“Il Wwf – conclude il comunicato – pur ritenendo l’esperienza di Torino complessivamente positiva rispetto ad esperienze analoghe anche recenti, auspica che debbano essere gli stessi Comitati olimpici internazionali e nazionali a centrare con maggiore efficacia l’obiettivo ambiente, soprattutto se eventi sportivi così complessi avvengono in luoghi sensibili come le Alpi, protette da un’apposita Convenzione internazionale”, ha detto Gaeteano Benedetto, Segretario aggiunto di Wwf Italia.

Secca invece la risposta di Mimmo Arcidiacono, presidente dell’Agenzia Torino 2006, che ha realizzato le due opere più contestate: “Direi che i cazzottoni se li sono dati loro: il trampolino è citato ad esempio nel mondo come poco impattante, tanto che non si vede dall’altra parte della valle. Per la pista temporanea di bob, mi chiedo con quale tecnologia inedita vogliano realizzarla, perché oggi non ne esistono”. Sulle strutture temporanee la competenza, invece, è del Toroc. Roberto Saini, responsabile ambiente del comitato organizzatore, tranquillizza così il Wwf: “Cominceremo a smontare le strutture temporanee dal giorno dopo la fine dei Giochi, il 27 febbraio”.

(8 febbraio 2006)

Metalmeccanici bloccano l'autostrada Torino-Milano


Questa mattina in tutta la provincia di Torino era stato indetto
uno sciopero di 4 ore. Presidi di operai anche sulle tangenziali

La protesta dei metalmeccanici
bloccata l’autostrada Torino-Milano

di DANIELE SEMERARO

TORINO – I lavoratori metalmeccanici hanno bloccato l’autostrada Torino-Milano all’altezza di Chivasso in entrambe le carreggiate. Questa mattina in tutte le aziende della provincia torinese era previsto uno sciopero di quattro ore contro il blocco della trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro.

I lavoratori delle aziende del polo di Chivasso, usciti dalle fabbriche, si sono diretti verso l’autostrada. I lavoratori della Fiat di Mirafiori, invece, dallo stabilimento hanno raggiunto in corteo largo Settembrini, bloccando gli imbocchi delle tangenziali. Altre “tute blu” stanno raggiungendo, invece, la Bertone di Grugliasco, alle porte del capoluogo piemontese.

Un altro concentramento di lavoratori metalmeccanici è previsto lungo corso Allamanno. A una di queste manifestazioni potrebbe presenziare anche il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che si trova a Torino per il congresso provinciale dell’organizzazione.

(16 gennaio 2006)

Ore 3.20: il blitz contro i No-Tav. La lunga notte della Val di Susa


A sorpresa le forze dell’ordine irrompono nel presidio di Venaus
Sorpresi nel sonno i manifestanti. Decine di feriti. La Valle si sveglia bloccata

Ore 3.20: il blitz contro i No-Tav
La lunga notte della Val di Susa

di DANIELE SEMERARO

VENAUS (Torino) – È stato un blitz, un attacco improvviso e inaspettato. Almeno un migliaio di agenti di polizia e carabinieri, attorno alle 3.20 di questa notte, hanno accerchiato il presidio di Venaus, 70km dal capoluogo piemontese, istituito dai cittadini della Val di Susa per protestare contro la costruzione della ferrovia ad alta velocità tra Torino e Lione e hanno caricato i manifestantanti, molti dei quali dormivano nelle tende. Durante l’operazione sono rimaste ferite diverse persone tra i manifestanti e le forze dell’ordine.

Alle 3.20 il presidente della Comunità montana Bassa Valle di Susa, Antonio Ferrentino lancia l’allarme: è partita l’offensiva delle forze dell’ordine per sgomberare il presidio di Venaus. Il fotografo Alessandro Contaldo racconta: “Sono arrivati circa trenta automezzi che hanno scaricato un migliaio tra agenti e carabinieri in assetto antisommossa. È iniziata subito una carica e anch’io sono stato colpito da alcune manganellate”.

Durante l’operazione, raccontano i manifestanti, le ruspe travolgono tutto ciò che incontrano sul loro passaggio: tende, barricate e anche una cucina da campo. I contusi sono più di venti tra i manifestanti, 12 tra le forze dell’ordine. Le ambulanze del 118 iniziano a fare la spola tra Venaus e Susa anche se, fanno sapere dalla sala operativa, “nessuna delle persone portate al pronto soccorso ha riportato gravi lesioni”.

All’alba la questura di Torino conferma: l’operazione è stata compiuta “per prendere possesso degli 82 lotti di terreno su cui la società Cnc, per conto della Ltf, dovrà compiere i lavori per la costruzione di un tunnel al servizio della futura linea Torino-Lione”.

Televisioni, radio e siti Internet dalle prime ore della mattina rilanciano la notizia degli scontri e inizia uno scambio frenetico di sms sui telefoni cellulari. Partono, così, blocchi spontanei di strade statali e stazioni ferroviarie ad opera dei manifestanti: moltissimi gli studenti, gli operai e i lavoratori che questa mattina non si sono recati sul posto di lavoro.

(6 dicembre 2005)