Intesa Usa-Ue: alcuni detenuti di Guantanamo in Europa. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Washington e Bruxelles hanno raggiunto l’intesa su un accordo che sarà approvato formalmente lunedì dai ministri degli Esteri europei sulle condizioni per il trasferimento dei detenuti di Guantanamo in Europa. Lo riferiscono fonti comunitarie, precisando che la decisione di accogliere ex-detenuti spetterà ai singoli governi del Vecchio continente. Al momento, oltre all’Italia, altri cinque paesi hanno dato la propria disponibilità ad accogliere detenuti: si tratta di Gran Bretagna, Francia, Portogallo, Spagna e Belgio.

Clima, scontro Italia-Unione Europea. Ma in cosa consiste il pacchetto? Il mio servizio per Sky Tg24

In corso a Bruxelles il vertice dei ministri dell’Ambiente Ue per discutere dei costi del pacchetto “20-20-20”. Ma in cosa consiste il pacchetto del “20-20-20”? Questa notte ho preparato una scheda che sta andando in onda oggi su Sky Tg24. La trovate dopo un minuto rispetto all’inizio di questo video.

“In Europa serve un’accelerazione urgente per migrare all’IPv6″. Parola della Commissione Europea

I governi dei Paesi membri dell’Unione Europea, così come i siti e i portali principali del Vecchio Continente, devono guidare la migrazione allo standard IPv6. Parola del Parlamento Europeo, che proprio in questi giorni ha lanciato un allarme: se non innoviamo il metodo di gestione degli indirizzi internet, tutta la Rete e l’innovazione tecnologica sono a rischio. Secondo il piano, il 25 per cento degli utenti della rete deve migrare all’IPv6 entro il 2010.

Ma in cosa consiste l’IPv6? E che cos’è questa crisi di cui tanto si parla? È presto detto, e cercheremo di spiegarlo con parole semplici. Attualmente per gli indirizzi internet si utilizza la versione 4 dell’Internet Protocol (IPv4): uno schema
192.123.255.123
(per fare un esempio di indirizzo IPv4) che permette la gestione contemporanea di 4,3 miliardi di indirizzi univoci. Questa cifra, però, verrà probabilmente raggiunta entro il 2011. Ecco perché l’urgenza di una migrazione all’IPv6.

Lo schema IPv6, infatti, provvede alla gestione di un numero al momento abbastanza illimitato di indirizzi: 3,4 x 10^38 (dieci elevato alla 38, ndr) indirizzi: un numero davvero astronomico! Un indirizzo tipico IPv6 è formato da 128 bit, rappresentato con 8 gruppi di 4 cifre esadecimali:
2001:0db8:85a3:08d3:1319:8a2e:0370:7344
(per fare un esempio). Il protocollo è stato reso disponibile dall’Icann nel luglio del 2004, ma i primi indirizzi col nuovo sistema sono apparsi sono all’inizio del 2008. Una volta entrato in funzione l’IPv6, il vecchio IPv4 verrà tenuto in vita “solo” fino al 2025, come sistema di backup e per evitare eventuali errori di comunicazione.

Secondo l’Unione Europea, dunque, i governi dovranno ora migrare le loro reti principali all’IPv6, aggiungendo la clausola della compatibilità al nuovo sistema per tutti i nuovi siti/server immessi sul mercato. Entro il 2010, inoltre, l’Unione Europea ha deciso che i principali 100 siti internet (ma ancora non sappiamo quali siano questi siti) devono essere raggiungibili col nuovo standard.

Microsoft, una nuova stangata da parte dell’Unione Europea: 899 milioni di euro di multa

→ D@di per Geekissimo.com

Nuova super-multa da parte dell’Antitrust europea nei confronti della Microsoft. L’azienda di Redmond dovrà sborsare ben 899 milioni di euro “per aver continuato ad abusare della sua posizione dominante” anche dopo la condanna (ricorderete tutti) da parte della Commissione nel marzo 2004, che costò a Bill Gates un’altra multa (questa volta più “leggera”, da 497 milioni). Secondo l’Europa, insomma, il gigante statunitense avrebbe dovuto assicurare entro il 22 ottobre scorso l’interoperabilità, mettendo a disposizione dei grandi gruppi concorrenti, a prezzi ragionevoli, la documentazione necessaria a sviluppare software in grado di comunicare con quelli Microsoft.

Così, però, non è stato. Secondo il commissario europeo alla concorrenza, Neelie Kroes, che ha parlato di “atteggiamento inaccettabile”, “l’azienda ha continuato a violare le regole, cedendo brevetti e licenze a carissimo prezzo e soffocando così l’inovazione delle altre imprese”. Siamo ormai alla terza multa in quattro anni, pari a circa 1,7 miliardi di euro. Senza contare che sono in corso altre due indagini dei servizi antitrust dell’Ue, tese a verificare la disponibilità di Microsoft nel mettere le sue tecnologie al servizio della concorrenza.

Tra queste, un’indagine andrà a verificare se veramente Microsoft voglia impedire ad altri sistemi di dialogare con i propri, a partire da Office. L’altra, invece, parte da una denuncia della società che sviluppa il browser Opera sull’egemonia, in Windows, del browser Internet Explorer. Proprio alcuni giorni fa vi avevamo riferito di un’apertura di Microsoft verso la concorrenza. Tuttavia, spiega ancora il commissario europeo, “non vogliamo solo belle parole, ma i fatti e il rispetto delle regole.

Un’altra “bella” stangata, dunque, per la società produttrice di Windows e Office. Come spiegano molti commentatori “parlare è gratuito, mentre il rispetto delle regole costa un sacco di soldi”. Ovviamente non siamo in grado di capire se per Microsoft una multa del genere può davvero rappresentare un problema, o se si tratti di “bruscolini” a fronte dei guadagni provenienti dalle licenze dei software. Tuttavia, mai come ora e dopo l’ennesima multa credo, personalmente, che Microsoft dovrà decidersi una volta per tutte a rispettare le regole e a comportarsi secondo gli standard europei e mondiali. Immagino siate tutti d’accordo, vero?

EUTube, lo YouTube dell'Unione Europea

È nato un canale di YouTube gestito dall’Unione Europea con lo scopo di diffondere i contenuti audiovisivi prodotti dai suoi vari organismi. Il canale, chiamato EUTube, contiene video che spaziano dai documentari che coprono l’attività e la storia degli organismi europei, interviste ai commissari ma anche servizi sui cambiamenti climatici (ad esempio), energia e immigrazione.

Un canale, per dirla con le parole di Margot Wallström, vicepresidente della Commissione Europea per le strategie comunicative, per spiegare meglio l’Europa ai suoi cittadini.

Al momento su EUTube sono presenti circa cinquanta video in inglese, francese e tedesco. Presto saranno comunque introdotte anche altre lingue.

Caso Mladic, l'Ue sospende i negoziati con la Serbia


La decisione dopo la scadenza del tempo concesso per la cattura
Il commissario per l’allargamento: “Nessuno è sopra le regole”

Mancato arresto di Mladic
l’Ue rompe con la Serbia

L’ex generale è accusato di genocidio dal tribunale Onu
La replica da Belgrado: “Abbiamo fatto il possibile”

di DANIELE SEMERARO

BRUXELLES – L’Unione Europea ha interrotto i negoziati di avvicinamento con la Serbia, colpevole di non aver arrestato l’ex generale Ratko Mladic, accusato di genocidio dal tribunale Onu per i crimini di guerra.

Il commissario per l’allargamento europeo Olli Rehn ha confermato la decisione, dopo essersi consultato telefonicamente con il procuratore capo del tribunale dell’Aja, Carla Del Ponte. Durante il colloquio, la Del Ponte ha informato Rehn sulla “deludente cooperazione di Belgrado” in merito alla consegna dell’ex generale serbo-bosniaco ricercato da dieci anni. “La sua valutazione è stata negativa – ha riferito Rehn – la Commissione deve quindi bloccare i negoziati per l’accordo di stabilizzazione e associazione”.

Il commissario ha poi spiegato che “una delle ragioni chiave della mancata consegna di Ratko Mladic è il fatto che i servizi di sicurezza e intelligence non sono sotto il pieno controllo civile e democratico” delle autorità di Belgrado. “Siamo disposti a riprendere i negoziati, ma a questo punto – ha concluso – ci deve essere un grande miglioramento della cooperazione con il Tribunale penale internazionale per riprendere il negoziato. La Serbia deve capire che nessuno è al di sopra della legge”.

Il ministro degli investimenti serbo, Velimir Ilic, ha risposto all’Unione Europea che il governo di Belgrado ha fatto “tutto il possibile” negli ultimi tempi per cercare di arrestare Mladic, ma di non averlo ancora trovato. Il ministro ha quindi invitato il “boia di Srebrenica” ad “arrendersi spontaneamente” e a “comportarsi da buon soldato, senza nascondersi dietro le spalle del proprio popolo”.

Parlando a sua volta da Salonicco, in Grecia, il ministro degli esteri di Serbia e Montenegro Vuk Draskovic aveva preannunciato già da stamattina, rammaricandosi, che l’Ue questa volta non avrebbe concesso altre proroghe: “La Serbia e il popolo serbo sono le più grandi vittime del fatto che alcune persone non siano state consegnate al Tpi”.

La decisione di Bruxelles arriva dopo la scadenza del termine ultimo del 30 aprile concesso alla Serbia per catturare Mladic. Ufficialmente, il militare è latitante, ma la Del Ponte aveva accusato più volte le autorità serbe di essersi date poco da fare per catturarlo.

(3 maggio 2006)

(Nella foto: Il generale Radko Mladic)

La Ue e le lingue straniere: "L'Italia, che delusione"


La Commissione Europea s’impegna, per la prima volta, a migliorare la conoscenza delle lingue. Dopo una indagine, pesante per il nostro Paese

Multilinguismo, chance per l’Italia
documento-appello della Ue

di DANIELE SEMERARO

ROMA – In base all’ultima indagine Eurobarometro, i Paesi europei che possono vantare cittadini almeno bilingui (in grado, cioè, di conversare in un’altra lingua rispetto alla propria) sono il Lussemburgo (99%), Lettonia e Malta (93%) e la Lituania (90%), mentre Francia (45%), Spagna e Italia (36%) e Inghilterra (30%) si distinguono per un diffuso monolinguismo e quindi si trovano nettamente sotto la media (che, per l’Europa a 25, è del 50%).

Non è tutto: tra le lingue che più vengono utilizzate a livello europeo, oltre all’Inglese (parlato come lingua madre dal 13% dei cittadini e come seconda lingua dal 34%), al tedesco e al francese, l’italiano è parlato dal 13% dei cittadini come prima lingua, ma solamente dal 2% come seconda lingua. Una situazione che fa della lingua del Belpaese una Cenerentola europea, seguita solo dal Polacco e dall’Olandese.

Per far fronte a queste grandi disparità, l’Unione Europea ha elaborato un primo documento ufficiale sulle politiche linguistiche, “A new framework strategy for multilinguism. Al motto del proverbio slovacco “Più lingue conosci, migliore diventi”, per la prima volta l’Europa s’impegna a migliorare la comunicazione tra i cittadini europei e le istituzioni.

L’aumento della mobilità e della cooperazione nel nostro continente, infatti, rende indispensabile la buona conoscenza di più idiomi. Senza dimenticare che le competenze linguistiche, oltre a favorire gli scambi culturali e sociali, sono alla base del mercato globale, delle strategie commerciali, della società dell’informazione e della comunicazione tecnologica.

L’Unione Europea, si legge nel documento, fondata sull'”unità nella diversità” (diversità di culture, di costumi, credenze) deve fare qualcosa per migliorare la propria situazione. Tale diversità, in effetti, è ben chiara se si guarda all’ambito linguistico: in Europa convivono oltre 20 lingue ufficiali, almeno 60 regionali e una moltitudine di lingue minoritarie che i vari sistemi scolastici affrontano con esiti di vario tipo.

E proprio dopo aver preso in considerazione gli allarmanti dati di Eurobarometro, la Commissione lancia l’allarme: gli stati membri devono far di tutto per migliorare la propria situazione interna (in campo linguistico, è chiaro) e devono attuare misure per promuovere l’espansione del multilinguismo in una società che rispetti tutte le identità linguistiche dei cittadini.

Per come l’intende l’Ue, il multilinguismo si riferisce dunque sia all’abilità del cittadino di utilizzare più lingue per comunicare, sia la coesistenza di idiomi diversi in una determinata area geografica. Nel documento, in particolare, il termine è utilizzato per descrivere il nuovo campo della politica dell’Unione per promuovere un clima che può favorire la piena espressione di tutte le lingue.

Lo scopo dell’iniziativa è triplice: innanzitutto, incoraggiare l’apprendimento delle lingue e promuovere le diversità; promuovere, poi, una florida economia basata sul multilinguismo e fornire aicittadini l’accesso alla legislatura dell’Unione Europea, alle procedure burocratiche e alle informazioni nella loro stessa lingua.

“Il multilinguismo – si legge – è allora essenziale per far funzionare senza intoppi l’intera Unione: aumentando la competenza linguistica dei cittadini, infatti, si potranno raggiungere obiettivi sempre maggiori, e in particolare si potrà fronteggiare una competizione globale sempre crescente e si potrà migliorare il potenziale dell’Europa nei confronti uno sviluppo sostenibile e migliori condizioni di lavoro”.

E, forse, proprio grazie al riconoscimento e alla valorizzazione dell’identità nazionale anche l’Italia potrà spingere la propria lingua oltre quel drammatico 2% di diffusione che la relega al penultimo posto tra le lingue studiate in Europa.

(8 marzo 2006)

Un "Erasmus" per i liceali. Manca solo il via dell'Ue


L’Italia è uno dei Paesi in cui ci sono meno scambi e i giovani viaggiano meno. Intercultura sta spingendo la Ue per un importante progetto di mobilità

Erasmus, dal 2007 anche al liceo
“I nostri ragazzi non viaggiano”

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Fra qualche anno (forse già dal 2007) anche gli studenti liceali potranno avvalersi dei programmi di studio all’estero, del tipo “Erasmus”. La proposta, portata avanti in sede Ue da Intercultura, l’associazione che promuove lo studio oltreconfine e l’ospitalità di studenti stranieri, aspetta solo l’approvazione del bilancio dell’Unione Europea per gli anni 2007-2013.

Il progetto, che si rivolge prevalentemente ai ragazzi di 16-17 anni, prevede un periodo di studio in un paese straniero in una scuola superiore statale di pari grado a quella di provenienza dell’alunno, per un periodo che di solito corrisponde a un anno scolastico. A questo si aggiunge l’ospitalità, da parte di una famiglia selezionata, con cui lo studente potrà passare diverso tempo per acquisire, meglio che a scuola, le caratteristiche del paese ospitante. E poi, importante, sono previste borse di studio che, distribuite in base al reddito, possano permettere allo studente (e alla sua famiglia) di poter trascorrere in piena serenità l’esperienza.

“L’Italia – racconta il segretario generale d’Intercultura, Roberto Ruffino – ha il numero più basso in Europa di scambi culturali o di studenti che partono per un periodo di studio all’estero. In media i ragazzi stranieri che fanno quest’esperienza sono 5 o 6 volte in più rispetto ai nostri studenti. C’è bisogno di creare nel nostro Paese una cultura degli scambi internazionali: questi scambi, infatti, sono fondamentali per tutti i ragazzi, che acquisiscono, oltre alla lingua del paese ospitante, anche un importante bagaglio di conoscenze specifiche”.

Secondo il progetto di Intercultura, che si propone come tramite (ma anche come fonte accreditata di documentazione su questo fenomeno) tra l’Unione Europea e il Ministero dell’Istruzione, uno dei requisiti fondamentali per il buon funzionamento dell’iniziativa sarà quello delle borse di studio “altrimenti – spiega Ruffino – i ragazzi, specialmente coloro che arrivano dalle famiglie meno abbienti, non ce la fanno”. Inizialmente verranno coinvolti tutti i paesi dell’Unione Europea; probabilmente però entro qualche anno quest’iniziativa si estenderà anche a paesi più lontani.

“Per quanto riguarda Bruxelles – spiega Roberto Ruffino – il progetto è in discussione da un anno e mezzo. Stiamo cercando di decidere se iniziare subito coinvolgendo un grande numero di studenti, oppure se partire in via sperimentale con un piccolo gruppo. Tutto dipenderà dal bilancio dell’Unione Europea… anche se purtroppo si prevede che i fondi a disposizione dei settori educazione e cultura non siano enormi. Per quanto riguarda l’Italia, invece, Intercultura vuole organizzarsi come fondazione per il dialogo interculturale e gli scambi giovanili internazionali, anche con la partecipazione di istituti di credito e contributi pubblici, in modo da poter offrire il massimo agli studenti che partono”.

Le modalità di partecipazione non sono state, ovviamente, ancora rese note, Ma è certo che fra qualche anno anche i colleghi più giovani degli universitari inizieranno a girare l’Europa, a fraternizzare e a scambiarsi esperienze.

(25 gennaio 2006)

"La legge rispetta gli impegni Ue". Tremonti difende la finanziaria


Fassino: “Le priorità non hanno soldi con cui essere sostenute”
Bassolino: “Destinare al Mezzogiorno il 45% degli interventi pubblici”

“La legge rispetta gli impegni Ue”. Tremonti difende la Finanziaria

Per il ministro dell’Economia l’Italia non è “a crescita zero”.
Il segretario Ds: “Risanamento e crescita se andremo al governo”

CAPRI (NA) – Di nuovo scontro sulla legge Finanziaria. Teatro, questa volta, il convegno dei giovani imprenditori di Confindustria in corso a Capri. Occasione ghiotta che metteva insieme diversi protagonisti e su posizioni distanti: dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, al segretario Ds Piero Fassino, a quello dellla Cisl Savino Pezzotta al governatore della Campania Antonio Bassolino.

Ottimista Tremonti, per il quale l’economia italiana “ha tenuto in modo straordinaria per merito degli industriali”, mentre Fassino ha criticato la legge di bilancio dicendo che è “piena di entrate aleatorie”, in un continuo ping-pong di cifre con il ministro.

Fassino. “Se vinceremo le elezioni non faremo una politica solo restrittiva, perché bisogna coniugare risanamento e crescita”. Per il segretario Ds, la priorità economica del Paese è la spesa per l’innovazione, le imprese e le infrastrutture: “come può – dice – essere sostenibile la parola d’ordine del taglio generalizzato delle tasse, come ha fatto questo governo senza riuscire a realizzarlo? Sono 4 anni – continua Fassino, molto applaudito dalla platea di Capri, rivolgendosi al ministro Tremonti – che ci vengono presentate manovre finanziarie sovrastimate nelle entrate e sottostimate nella spesa. Poi, alla prima trimestrale di cassa si scopre che non è così”. Il segretario Ds ha aggiunto che al 5% del rapporto deficit-pil si è arrivati così, e che “le priorità del paese non hanno una lira con cui essere sostenute, perché la manovra non intacca il livello del debito pubblico, non consentendo di rispettare gli impegni europei e non individua risorse per gli investimenti ed è discutibile per le previsioni di spesa perché le coperture sono aleatorie”.

Pezzotta. Per Pezzotta, la strada è “ritirare il secondo modulo della riforma fiscale e utilizzare quelle risorse, oltre 6 miliardi, per il Mezzogiorno”. Secondo il segretario della Cisl “la politica dei redditi è saltata, e si profila il rischio di una radicalizzazione delle relazioni industriali”, e la Confindustria ha dimostrato “scarso coraggio”. Pezzotta ha poi denunciato una scarsa attenzione ai problemi dell’impresa e, per quanto riguarda la finanziaria, ha accusato il governo di essere intervenuto sul taglio del costo del lavoro senza aver sentito le parti sociali.

Bassolino. Il governatore della Campania, Bassolino ha chiesto al ministro Tremonti di destinare al Mezzogiorno il 45% del totale degli interventi pubblici e fare modifiche importanti e significative alla Finanziaria, per affrontare oltre che il tema dei tagli agli enti locali anche quello degli investimenti. Bassolino ha anche evidenziato come “tutte le previsioni per i prossimi anni non sono positive, per l’Italia nel suo insieme e anche per il Mezzogiorno che, così stando le cose, dovrebbe crescere meno della media italiana per i prossimi anni e questo è un problema molto serio. Il rischio davanti a noi è quello di avere un Paese che cresca poco e poi male con troppe distorsioni e diseguaglianze”.

Tremonti. Il ministro dell’Economia auspica invece che alla fine “il Parlamento faccia una buona legge. Di riforma del risparmio – dice – quasi nessuno ha mai parlato molto fino ad agosto, io ne ho parlato da alcuni agosto fa e non è vero – ha aggiunto – che in Italia c’è crescita zero e non è vero è il solo paese in Europa a crescita zero”. Tremonti ha fatto anche un accenno alla tassa sul tubo: “Forse va modificata – ha detto – ma vi avverto: noi abbiamo tassato questo, gli altri tassano tutto il resto”. E sul rapporto deficit-Pil, criticando Fassino: “Abbiamo delle difficoltà, ma manterremo gli impegni europei: io li ho sempre mantenuti”.

(8 ottobre 2005)

(Nella foto: Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti)