Da Sarahah a Thiscrush, l’estate dei social anonimi

Sono sempre più le applicazioni per cellulare che permettono di inviare messaggi in maniera del tutto anonima. E, come spesso accade, servizi nati per giocare e divertire finiscono per destare molta preoccupazione

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Il World Wide Web compie 20 anni. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Vent’anni e non dimostrarli affatto. È il World Wide Web, la grande rete mondiale, nata ufficialmente il 13 marzo del 1989. Quel giorno il ricercatore britannico Tim Berners-Lee presentò al Cern di Ginevra un sistema per la distribuzione di dati scientifici basato sugli ipertesti, cioè testi in cui le singole parole potevano essere utilizzate per creare legami con altre pagine. Nella primavera del 1991, i primi test, nel dicembre successivo il primo collegamento con un server al di fuori del Cern.

18 novembre: lo Stivale Bucato cambia pelle

→ Daniele Semeraro per lo Stivale Bucato

Novità in casa Stivale Bucato: dal 18 novembre, infatti, sarà online una versione tutta nuova del nostro sito. Largo spazio alla grafica, ai contenuti multimediali e… alle risate! Save the date!

Era il lontano febbraio dello scorso anno quando quattro pazzi amanti della satira (Antonello, Valentina, Zagara e il sottoscritto ) gettavano le prime "pietre" di quell'"esperimento di presuntuosa follia" che è poi diventato lo Stivale Bucato. Un sito satirico che, ormai l'avete imparato a conoscere nel corso di questi mesi, da neonato è diventato sempre più affermato sulla scena "internettiana" italiana, tanto da raddoppiare mese dopo mese i suoi visitatori.

Non avevamo niente, nessuno alle spalle, solo tanta voglia di divertirci, stare insieme e denunciare i tanti piccoli (e grandi) buchi che logorano il nostro amato Stivale. Attraverso inchieste, canzoni, fantainterviste, notizie pazze (ma vere!) da ogni angolo del mondo, diari strampalati, poesie, opere d'arte. Per non parlare dei nostri video, che sono spesso ai primi posti nelle classifiche di YouTube.

Non vogliamo però dimenticare le tante difficoltà in cui ci siamo imbattuti, soprattutto finanziarie. Non andremo di sicuro a vivere sotto un ponte, ma la maledizione che Google ci ha inviato (cioè, l'essere esclusi per sempre dalle pubblicità AdWords per un errore "tecnico" non nostro) e l'impossibilità di poter replicare e fare ascoltare le nostre ragioni, fa sì che non abbiamo praticamente mai avuto alcun introito da questo nostro lavoro. Ma la voglia di andare avanti e di divertirci non ci ha mai fermato.

Per questo, lasciando da parte il piccolo inconveniente finanziario, abbiamo deciso già da diversi mesi che il nostro lavoro doveva essere ancor di più valorizzato. Per questo siamo lieti di annunciarvi che da martedì 18 novembre sarà online IL NUOVO SITO DE LO STIVALE BUCATO!

Niente paura, per voi navigatori del Web non cambierà assolutamente niente: l'indirizzo del nostro sito rimarrà sempre www.stivalebucato.it. Ma, come potete vedere nella piccola galleria fotografica di anteprima, cambierà tutta la veste grafica, la testata (la stessa – più o meno – che vedete qui in alto), ci saranno nuovi amici e nuove sezioni e, soprattutto, cercheremo di sbalordirvi ancor di più.


GUARDA IN ANTEPRIMA IL NUOVO SITO DELLO STIVALE BUCATO
Premi sulla prima foto a sinistra per iniziare a guardare la galleria fotografica. Una volta ingrandita la prima foto, spostati col mouse in alto a destra: apparirà il bottone "PROSS": premilo per andare avanti.

Andiamo a dare un'occhiata, allora, a come sarà strutturato il nuovo sito. La home page, innanzitutto, è stata completamente ridisegnata, e sarà del tutto simile a quella di un grande sito d'informazione. Grande spazio alle immagini, alle vignette, ai contenuti multimediali. Ma soprattutto alle risate. Da qualche tempo, a proposito di risate, è entrato a far parte del team dello Stivale Bucato un nuovo e strano personaggio: Igor D'Antoni. Igor, oltre a cimentarsi con gli articoli di Disattualità, sta preparando per voi una grande sorpresa: ogni giorno, infatti, commenterà una notizia… con la sua proverbiale verve comica. Ma non è tutto, perché molti nuovi amici ci raggiungeranno presto.

Lo Stivale Bucato, dunque, sarà aggiornato ogni giorno. Ma non si tratta certo dell'unica novità: abbiamo aperto, infatti, tutti gli articoli ai commenti di voi lettori. In questo modo potrete dire la vostra, contattare l'autore e farci sapere le vostre impressioni non solo sul Libro degli Ospiti, ma anche in calce ad ogni singolo articolo. Poi, nei pezzi, grande spazio alle immagini, alla grafica, ai contenuti audio e video,

Migliorato anche l'archivio, con un potente motore di ricerca interna e la possibilità di cercare gli articoli per data, numero, autore e sezione. E poi grande spazio anche alla storia: ogni due settimane, infatti, vi riproporremo due lavori del passato (interviste, canzoni, video, vignette, articoli, etc) che hanno fatto grande lo Stivale Bucato.

So che, cari lettori, non starete più nella pelle… ma abbiamo bisogno di un altro po' di tempo (circa quattro settimane, da oggi) per esplicare tutte le formalità tecniche… per questo vi chiediamo scusa in anticipo se troverete errori o malfunzionamenti sul nostro sito nei prossimi giorni.

Vi aspettiamo numerosi il 18 novembre 2008, giorno ufficiale dell'inaugurazione. E non dimenticate di iscrivervi alla newsletter: sarete aggiornati su tutte le nostre novità!

D@di nel 2001

Per festeggiare il proprio decimo compleanno, Google dà in questi giorni la possibilità di effettuare una ricerca sul Web come se fossimo nel 2001. Incredibile vedere come nel 2001, inserendo il mio nome, uscisse un solo risultato (che si riferisce al primo sito che ho creato, sette anni fa)!


Provateci anche voi, cari lettori: che strano tornare indietro nel tempo… di internet!

Il nuovo sito di Sky

Dopo alcune settimane di lavorazione, oggi è stato pubblicato il nuovo sito di Sky, al cui interno è presente il nuovo sito di Sky Tg24. Dategli un’occhiata se avete tempo, ci sono un mucchio di novità e miglioramenti. Tra questi, nella parte alta dello schermo da oggi scorre anche il ticker, la “striscia” con tutte le notizie del giorno che, tra le altre cose, curo insieme ai miei colleghi della redazione Active per il telegiornale.

L’Icann dà l’ok ufficiale ai “domini senza limiti”: grande opportunità o grande confusione?

→ D@di per Downloadblog.it

Il Consiglio di amministrazione dell’Icann, la società americana che gestisce l’assegnazione degli indirizzi internet, riunito a Parigi ha approvato giovedì scorso all’unanimità la decisione di fornire agli utenti la possibilità di registrare domini con estensioni di ogni tipo. Ma che cosa significa esattamente questo? Sicuramente molte più possibilità, per i gestori, di avere un sito fatto su misura, ma – immaginiamo – anche qualche grattacapo in più per gli utenti, fino ad ora abituati a riconoscere i domini tramite i suffissi .it, .com, .org e così via.

Fra qualche tempo, così, potremmo avere www.downloadblog.blogo (solo per fare un esempio), ma anche www.repubblica.notizie, oppure www.mario.rossi, o ancora www.apple.mac. E così via. Perché le possibilità sono infinite. Altro dettaglio negativo, oltre ovviamente a un po’ di disorientamento (almeno iniziale), anche il fatto che la creazione di un nuovo suffisso potrebbe venire a costare migliaia di euro.

Tra le novità, è stata anche approvata l’apertura della rete agli alfabeti non latini, come l’arabo, il cirillico o il cinese. “Le novità approvate – ha dichiarato il presidente dell’Icann Paul Twomey – rappresentano una grande opportunità per il settore, anche se ci vorranno ancora almeno tre o quattro mesi per finalizzare i dettagli di questa liberalizzazione. È un fatto storico – ha continuato Twomey – che rivoluzionerà il modo in cui internet appare e funziona”.

La data più probabile per l’effettiva entrata in vigore del nuovo corso sarebbe, secondo molti analisti, il secondo semestre del 2009.

Che ne pensate della nuova scelta? Vi sembra una grande opportunità per la crescita della rete, o solo una grande confusione di cui approfitteranno principalmente società di casinò online e siti pornografici?

I domini più pericolosi del Web, secondo McAfee. Da evitare? Soprattutto Hong-Kong, Cina e Filippine

Quali sono i domini che tendono ad essere più pericolosi sul Web, per via dei tanti server “distributori” di malware? A stilare la speciale classifica è la McAfee, società produttrice di software antivirus, secondo cui al primo posto ci sarebbero i domini con base a Hong-Kong (.hk) con il 19,2 per cento di rischio. A seguire, i domini di Cina (.cn), Filippine (.ph), Romania (.ro) e Russia (.ru). Al contrario, i domini che dovrebbero essere più sicuri (perché meno portatori di malware) sono Finlandia (.fi), Giappone (.jp), Norvegia (.no), Slovenia (.si) e Colombia (.co).

Inoltre, se si fa un calcolo generale e si analizzano tutti i domini, risulta che la possibilità di scaricare spyware, adware, virus e altri tipi di software non desiderato è salita (addirittura!) del 41,5 per cento rispetto al 2007. Anche se la percentuale maggiore di rischio appare sui siti che utilizzano il dominio .hk, non è detto che questi fanno tutti capo alla città di Hong-Kong: molti magari utilizzano società di registrazione siti con base a Hong-Kong magari perché sono convenienti dal punto di vista economico o chiedono pochi documenti per l’avvio delle pratiche.

La maggior parte di questi siti, inoltre, è completamente in inglese (9 siti rumeni su 10 sono in inglese, solo per fare un esempio) e quindi gli utenti dei paesi di lingua anglofona risultano particolarmente “tartassati” ed esposti al malware. Ovviamente non stiamo parlando sempre di siti esageratamente dannosi: si va dal semplice e noioso pop-up a siti che invece scaricano automaticamente software maligno sul computer dell’utente.

E chi pensava che il nostro Paese per una volta era rimasto immune dalle brutte classifiche del Web, ecco che andando avanti nel rapporto si legge che per ogni dieci file scaricati “random” da domini italiani (.it), uno è dannoso per la salute del computer. Mi viene in mente una cosa: non è che questi dati sono un po’ gonfiati, considerato che vengono da uno studio di una società che vende prodotti di sicurezza informatica, e quindi tende a “terrorizzare” gli utenti nella speranza che acquistino sempre più prodotti antivirus?

America.com, a fine maggio un’asta da record

→ D@di per Downloadblog.it

Avete qualche soldino da parte? Allora dal 22 al 29 maggio c’è un importante investimento che potrebbe tornarvi utile. Si tratta dell’acquisto, all’asta, del dominio internet America.com.

Un dominio talmente importante e gettonato che secondo la società Internet Media Consultants SA di Nyon, in Svizzera, potrebbe stabilire un nuovo record assoluto negli acquisti di nomi di dominio: pensate che si stima che l’asta potrà oscillare tra i 3,5 e i 7,3 milioni di dollari (tra i 2,3 e i 4,7 milioni di euro!).

Ultimamente sembra che il mercato dei domini stia vivendo una “seconda primavera” dopo quella del 2000 (in cui, ricordiamo, ci fu l’acquisto di Business.com per 7,5 milioni di dollari); gli ultimi “acquisti pazzi” nel 2006, con Sex.com per 12 milioni di dollari e Games.com per 11 milioni di dollari.

Repubblica.it, ultimo aggiornamento come il New York Times


Qualche giorno fa Repubblica.it ha cambiato (di poco) la grafica della testata, inserendo subito sotto anche l’utile dato dell’ultimo aggiornamento:

Repubblicaitnuovatestata

Ma non vi sembra un po’ “uguale” al sito del New York Times? Beh, comunque ottima scelta direi, dà a mio avviso il senso dell’aggiornamento continuo e della freschezza delle notizie.

Nytimestestata

Arricchirsi con un dominio internet. A Los Angeles la grande asta mondiale

In California la più grande fiera di compravendita di nomi di siti Web. L’indirizzo più pagato? www. porn. net, costato 400mila dollari

ROMA – Se la crisi dei mutui americani continua a farsi sentire minacciando l’economia di tutto il mondo, le centinaia di persone che hanno partecipato martedì e mercoledì scorsi al “DomainFest” di Los Angeles proprio non dovranno preoccuparsi di tassi d’interesse o imposte sugli immobili. Gli indirizzi che hanno acquistato all’asta, infatti, rischiano di trasformarsi in una vera miniera d’oro e in centinaia di dollari al giorno di guadagni pubblicitari: si tratta, infatti, di indirizzi internet.

Il “DomainFest” non è altro che un raduno mondiale di esperti del settore e, ovviamente, anche di privati cittadini con qualche soldo da investire, che discutono di economia e strategie di vendita, ma che soprattutto mettono mano al portafogli scambiando siti a centinaia di migliaia di dollari alla volta. Le aste si sono susseguite per tutta la giornata di martedì e mercoledì, con centinaia di uomini d’affari e esperti del settore che, dati e previsioni alla mano, hanno cercato di prevedere quali fossero i domini più convenienti da acquistare.

Il sito più ambito e più pagato? È “Porn.net”, venduto per 400mila dollari (l’equivalente di 276mila euro). A seguire, “Bookmarks.com” (“bookmark” in inglese significa “segnalibro” e con la stessa parola s’identifica la funzione presente nei browser per “appuntarsi” le pagine Web interessanti o di maggiore consultazione), venduto per 300mila dollari. A seguire anche “Alimony.com” (che significa “alimenti”, nel senso legale del termine, ed è un sito che dà consigli sulle pratiche di divorzio) per 75mila dollari, “Butcher.com” (che significa “macellaio”, ed è un sito attualmente non ancora costruito ma evidentemente con grandi potenzialità) per 50mila dollari e, infine, “Satinpanties.com” (che suona un po’ come “mutande di raso”) venduto per 10mila dollari. Tra gli altri domini strapagati, anche “Dude.com”, “Natural.com”, “Authorize.com”, “Face.com”, “Checkout.com”, “Porn.net”, “Neighborhood.com” e “NewYork.net”.

Gli intervenuti, che sono arrivati a pagare anche la bellezza di 995 dollari (l’equivalente di 690 euro) per partecipare a tutte le giornate della conferenza, hanno avuto anche l’occasione di poter assistere a una lezione di Frank Shilling, guru dell’acquisto di domini internet. Un uomo che ha iniziato a collezionare indirizzi Web quasi per gioco e ora ne ha accumulati oltre trecentomila, valutati in più di cento milioni di dollari. Una storia, la sua, che affascina molti tra ingegneri, manager, consulenti e altri “esperti del settore” che vorrebbero tentare la fortuna attraverso la compravendita di domini: si dice che Shilling lavori nella veranda della propria casa alle Cayman Islands con davanti il mar dei Caraibi e al lato uno dei più grandi televisori del mondo.

Ma come si fa a diventare un esperto in compravendita di domini? Le basi del mestiere non sono cambiate. Basta avere un po’ di fantasia nel comporre nomi o fiutare l’affare, pensando ad esempio a un prodotto nuovo di un’azienda. Poi, con pochi euro, basta registrare il dominio, creare un sito anche molto rudimentale e metterci sopra la pubblicità. Se siamo fortunati, qualche azienda interessata all’acquisto ci contatterà per trovare un eventuale accordo; se, invece, siamo meno fortunati, possiamo comunque sfruttare i proventi della pubblicità e dei navigatori che capiteranno “per caso”, grazie ai motori di ricerca, sul nostro dominio.

Ci sono, inoltre, due teorie contrapposte su come guadagnare da un dominio internet e renderlo più “appetitoso”: la prima è quella di utilizzare al meglio il sito, curandolo, inserendoci oltre alla pubblicità tanto materiale, video e informazioni: gli utenti saranno attratti dalle informazioni e accorreranno in massa. L’altro, invece, è quello di lasciare il sito completamente vuoto mettendo una grande pubblicità al centro della pagina. Gli utenti capitati sul sito, così, non potranno fare altro che fare click proprio sulla pubblicità, facendoci guadagnare qualche soldino. Ovviamente, più il dominio è costituito da una parola comune, più saranno le possibilità di guadagno o di vendita.

Un’altra pratica largamente utilizzata, e altrettanto condannata, è quella dell'”assaggio del dominio”. Secondo la legge, le aziende che offrono servizi di registrazione di nuovi domini devono dare all’utente cinque giorni di tempo per ripensarci (in fase di registrazione, ad esempio, potrebbero verificarsi degli errori di ortografia). Così, trafficanti di domini senza scrupoli approfittano di questa clausola per registrare ogni giorno decine e decine di siti inserendo al loro interno semplicemente un banner pubblicitario; dopodiché analizzano il tipo di guadagno che riescono ad ottenere in quei cinque giorni e alla fine rimandano indietro i domini che non soddisfano il loro interesse, mantenendo ovviamente i più remunerativi. Addirittura, secondo una statistica dell’Icann, l’ente internazionale che ha l’incarico della gestione della Rete, nel 2006 circa il 90 per cento dei domini registrati ogni giorno era di questa natura.

Ma quali sono i siti che storicamente hanno fruttato di più? Ovviamente “Sex.com”, venduto per più di dodici milioni di dollari (l’equivalente di 8,2 milioni di euro) nel 2006. A seguire “Porn.com”, venduto lo scorso anno per 9 milioni di dollari, e ancora Beer.com, Diamond.com e Business.com, scambiati per 7 milioni di dollari.

I 12 momenti più imbarazzanti del Web

→ D@di per Geekissimo.com

Quali sono stati, ad oggi, i momenti più imbarazzanti della storia del Web? A questa curiosa domanda risponde un’altrettanto curiosa classifica stilata dai colleghi di Pc World, che hanno selezionato alcuni tra i momenti più imbarazzanti, spiegando che internet è il sistema di distribuzione d’informazioni più efficiente al mondo, ma se non si sta attenti, è anche la via più facile per fare – come dire – figuracce davanti al mondo intero. Scorriamo insieme la classifica.

Partiamo dal dodicesimo posto con Aol, che (per sbaglio, speriamo tutti) a metà 2006 pubblicò i termini cercati da 658mila abbonati insieme ai loro nomi. Una bella invasione della privacy: tra i termini, ovviamente, uscì di tutto, da Britney Spears a molto, molto porno. Undicesimo posto per lo scherzetto fatto da Photoshop (si fa per dire) a Cat Schwartz, giornalista di tecnologia. La donna si era fatta fare da un fotografo delle foto professionali, che voleva mettere sul suo sito. Così le ha tagliate, ma Photoshop non ha salvato anche l’anteprima, che è rimasta quella delle foto originali… in cui lei era nuda.

Decimo posto, lo ricorderete sicuramente, per l’azienda inglese “British Amulet Group”, che nel 2003 licenziò oltre 2.500 dipendenti con un sms. Sta ancora pagando i danni. Nono posto per la giornalista della Cnn Kyra Phillips, che durante un discorso in diretta del presidente Bush si era recata in bagno… lasciando il microfono acceso e raccontando a una collega delle “virtù” di suo marito. Ottavo posto sempre per la Cnn, sul cui sito alcuni assidui navigatori hanno scoperto che era possibile trovare facilmente i “coccodrilli” (così si chiamano, in gergo giornalistico, le schede dei personaggi famosi già pronte da mandare in onda appena questi dovessero morire) di persone ancora in vita, tra cui Fidel Castro, Dick Cheney e Nelson Mandela.

Settimo posto per l’avvocato londinese Richard Phillips, che ha chiesto tramite e-mail alla sua segretaria il pagamento di quattro sterline perché lei gli aveva buttato addosso per sbaglio una goccia di ketchup. La segretaria, alle richieste insistenti, ha pubblicato la lettera, ovviamente umiliandolo. L’avvocato si è licenziato. Sesto posto per l’incredibile errore fatto dalla Bbc, che ha intervistato in diretta quello che pensava fosse essere un esperto della Apple, e che in realtà era però un aspirante lavoratore dell’azienda, che si trovava negli studi Tv per un colloquio.

Entriamo ora nella parte alta della classifica. Quinta posizione per i Pr di una società americana, che hanno girato un video motivazionale comprendente slogan nazisti e scene di sesso. Il video, ovviamente, è finito nella mani della stampa. Quarto posto per la figuraccia di un ragazzino canadese che si è girato un video da solo mentre provava, con un arnese da golf, a mimare una scena di “Star Wars: episode 1″. Il video è stato trovato e ha spopolato in decine di versioni diverse per mesi e mesi. Terzo posto per un discorso elettorale di Howard Dean nel 2004 tutto urlato dall’inziio alla fine, anche questo diventato un vero e proprio tormentone.

Medaglia d’argento per l’ufficiale del governo statunitense Lee Paige, invitato da una scuola per fare lezione ai bambini sulla pericolosità delle armi. All’affermazione “io sono l’unico qui dentro in grado di maneggiare un’arma” si è però sparato a un piede. Medaglia d’oro, infine, per il balletto di Steve Ballmer, amministratore delegato di Microsoft, a una convention aziendale, fatto apposta per tenere alto il morale dei diepndenti. Il balletto è stato rinominato “the monkey boy dance” e ha fatto il giro del mondo.

“Assaggiare” un dominio? Ora, anche per l’Icann, è diventato un problema

→ D@di per Geekissimo.com

“Assaggiare” un dominio? È, purtroppo, una bruttissima pratica, molto diffusa e difficile da estirpare. E ora anche l’Icann, l’ente internazionale che come sapete ha molti incarichi di gestione della rete internet come l’assegnazione degli indirizzi Ip, ha deciso che si tratta di un problema non più accettabile. Di cosa si tratta? È presto detto: è come se comprassimo dei vestiti molto costosi, li usassimo la sera stessa per una festa e il giorno dopo li riportassimo in negozio, con la scusa magari che abbiamo scoperto che non ci stavano bene.

Siccome i servizi di registrazione di domini offrono solitamente cinque giorni di tempo per “ripensarci” e annullare l’acquisto di un dominio, imprenditori senza scrupoli o ragazzini molto scaltri pensano bene – la cosa succede tuttora, e sicuramente sarete capitati centinaia di volte su siti del genere – di acquistare ogni dominio immaginabile, metterci sopra esclusivamente delle pubblicità (appunto, per cinque giorni) e vedere che tipo di guadagno si riesce ad ottenere. Poi, alla fine, rimandano indietro i domini che non soddisfano il loro interesse, mentre registrano definitivamente quelli più appetitosi. Per poi, magari, rivenderli a chi è veramente interessato a prezzi astronomici.

Addirittura, molti costruiscono una specie di flusso di lavoro continuo, per cui i domini vengono registrati, poi rimandati indietro, poi il giorno dopo registrati con società diverse, e così via, in modo da utilizzare sempre i giorni del diritto di recesso. Secondo una statistica abbastanza recente, nel maggio del 2006 circa il 90 per cento dei domini registrati era di questa natura. Ora, dicevamo, l’Icann ha ammesso che questo è un problema, e quindi sta iniziando a pensare a una soluzione, anche se queste persone sono poco punibili perché in teoria si avvalgono delle leggi esistenti.

I cinque giorni, infatti, servirebbero in realtà per correggere eventuali errori di ortografia (come ad esempio se avessimo registrato www.geekissimol.com invece di geekissimo.com, e così via). Fino ad ora l’associazione che difende i diritti dei proprietari dei siti .org è riuscita a ottenere una linea più dura, e di conseguenza la registrazione “solamente” di 152.700 domini al posto dei 2,4 milioni del mese precedente. Ma per i .com, immaginiamo, ci sarà ancora parecchio da aspettare. Sicuramente vi sarà capitato centinaia di volte di finire su siti del genere. Vi è mai capitato, però, di voler registrare un sito e che questo fosse già stato registrato da società senza scrupoli?

Le “rivelazioni del Web” su Yahoo!

→ D@di per Downloadblog.it

Sbarcano in Italia per la prima volta “Le rivelazioni del Web”, iniziativa di Yahoo! per eleggere il sito internet nazionale più insolito e creativo dell’anno appena concluso.

Il team di Yahoo! Italia ha selezionato 45 siti “dal contenuto originale, divertente e curioso – spiegano – ma anche utili e interessanti per gli utenti”. Tra i criteri di scelta, la caratteristica principale è che i siti sono tutti poco noti, di nicchia potremmo dire.

Le categorie in lizza sono 9: cucina, entertainment, design (ne ha parlato anche Designerblog.it), educational, fashion, shopping, viaggi, strani e curiosi, no profit.

Gli utenti possono iniziare a votare (fino al 20 gennaio) per il proprio sito preferito.

Il premio? “Una speciale targa di riconoscimento di Yahoo! – spiegano i creatori dell’iniziativa – e molta visibilità, propria dello spirito dell’iniziativa che vuole dare un incoraggiamento ai nuovi siti Web nati del 2007 che si sono distinti per innovazione, creatività e utilità”.

Si tratta, oltre che di un interessante premio, anche di un’ottima iniziativa per promuovere/conoscere siti interessanti e poco noti al grande pubblico.

OpenID, lo standard del futuro per il Web, arriva alla versione 2.0

D@di per Geekissimo.com

Finalmente, dopo mesi di gestazione, all’Internet Identity Workshop di Mountain View, negli Stati Uniti, è stato lanciato OpenID versione 2.0, che secondo molti potrebbe diventare il vero standard del futuro per l’identificazione degli utenti della rete.

Attualmente sono oltre ottomila i siti che accettano l’identità digitale al posto di un’username personalizzata per ognuno, e il numero è in forte crescita. Basti pensare che solo pochi giorni fa anche Blogger, la piattaforma blog di Google, ha annunciato la possibilità di scrivere e commentare con il solo OpenID, e si pensa che anche Digg provvederà presto.

Con OpenID, insomma, si hanno un username e una password unici, da poter usare (sempre gli stessi) sui diversi servizi Web che frequentiamo. È come avere una carta d’identità su internet che ci permetta di entrare dove vogliamo, al posto di avere una carta di riconoscimento per ogni sito.

Oltre alla facilità di entrata nei siti (non dimenticheremo più la password, in teoria, visto che è una sola), diventano facili anche la registrazione a nuovi servizi e la scelta di quanta porzione del nostro profilo completo condividere su un determinato sito. Inoltre, a detta di molti, se lo standard si espanderà su scala mondiale, i siti che accetteranno OpenID potrebbero venire riconosciuti come affidabili. A mio parere si tratta di un bel sistema che potrebbe davvero diventare lo standard per l’identificazione digitale. Siete d’accordo?