Può esistere davvero un’allergia al Wi-Fi?

→ D@di per Geekissimo.com

L’inchiesta di Paul Kenyon (Bbc) “Wi-Fi segnale d’allarme”, trasmessa in Italia da Report (Rai Tre) qualche settimana fa ha riacceso le polemiche sulla pericolosità delle onde elettromagnetiche prodotte dai router Wi-Fi, dividendo la comunità scientifica, come già accaduto con la telefonia cellulare, in apocalittici e integrati. Ebbene, c’è addirittura chi va oltre, spiegando di essere “allergico” all’inquinamento elettromagnetico.

È accaduto a Santa Fe, in New Mexico, dove un gruppo di utenti autodefinitosi “altamente sensitivi” ha chiesto che il Wi-Fi venga bandito in tutti i luoghi pubblici. C’è chi sente un forte mal di testa quando si trova in un punto pieno di radiazioni, chi sente male al petto, chi soffre di tremore alle gambe. Fatto sta che queste persone spesso non riescono ad entrare in luoghi chiusi perché si sentono subito male. E forse questo vorrà dire qualcosa sulla pericolosità o meno degli apparecchi che forniscono internet senza fili.

Di certo – pensiamo in molti – se gli apparecchi Wi-Fi sono stati messi in commercio significa che hanno superato diversi test che hanno dato loro una certa affidabilità dal punto di vista della salute. Però, un po’ come per i telefoni cellulari, il dubbio ci viene: i router Wi-Fi trasmettono onde radio ad alta intensità. Faranno male o non faranno male? Per adesso non ci resta che aspettare i risultati dei primi studi scientifici che arriveranno fra qualche anno. Mentre l’Istituto Superiore di Sanità dice “che non c’è alcuna pericolosità ma bisogna continuare a monitorare la situazione”; per il Cnr “bisogna adottare il principio di cautela perché se ne sa troppo poco”.

E c’è già chi, dopo aver visto il documentario su Rai Tre, si sta rivolgendo alle compagnie telefoniche o a commercianti di prodotti d’informatica per eliminare il Wi-Fi dalla propria casa e ristabilire il vecchio (e ormai quasi “antiquato”) cavo di rete. Che poi, tra l’altro, se lo eliminiamo da casa nostra il problema non cambia: se abitate in un “normale” palazzo in una città, provate a fare una ricerca delle reti wireless: ormai se ne trovano a decine. Che ne pensate? Avete mai affrontato l’argomento, in famiglia o con i vostri amici/colleghi?

Togliere i collegamenti a internet dalle aule universitarie? Di certo non aumenterà l’interesse degli studenti nei confronti delle lezioni

Nella maggior parte delle università italiane, ormai, sono presenti reti Wi-Fi gratuite per gli studenti, che permettono loro di collegarsi a internet, controllare la posta e fare ricerche da qualsiasi luogo (o quasi) dell’ateneo. Ma cosa succede se gli studenti iniziano ad usare internet per chattare, scaricare musica o guardare siti che poco c’entrano con le materie che stanno studiando? E – ancora – come si dovrebbero comportare le università se scoprissero che questo avviene anche durante le ore di lezione, mentre il professore spiega?

È il dilemma che ci viene dopo aver letto la notizia che il preside della facoltà di Giurisprudenza dell’università di Chicago, negli Stati Uniti, ha deciso di bloccare l’accesso a internet nelle aule durante le ore di lezione, perché gli studenti si distraggono troppo. La norma è al momento sperimentale, e sta suscitando, ovviamente, molto clamore in ateneo.. Il problema, spiegano i vertici dell’università, è che non solo si distrae chi usa internet per scopi personali, ma anche coloro che gli siedono dietro, che magari sono tentati dal guardare lo schermo.

Molti professori (e anche studenti) hanno applaudito alla nuova legge; altri, invece, si sono scagliati contro: “I ragazzi di oggi – spiega un docente – sono esperti in multitasking, e fanno mille cose insieme pur riuscendo a seguirle tutte. Tra l’altro – continua – se gli studenti dovessero distrarsi probabilmente non è colpa di internet, ma dei docenti e delle lezioni che sono poco accattivanti“. Secondo altri, invece, la distrazione dovuta a internet è molto peggiore di chi – succede da sempre – si addormenta o si fa gli affari suoi, perché distrae anche gli altri.

Ovviamente la norma può benissimo essere infranta: basti pensare alle connessioni tramite palmare o cellulare che non possono essere controllate dall’università. E poi fatta la legge, trovato l’inganno: in molti aprono decine e decine di pagine Web interessanti prima dell’inizio della lezione; poi, quando internet viene “staccata”, hanno il tempo di leggerle con calma. O al massimo possono giocare a solitario, mettere in ordine la propria galleria fotografica e così via. Sono molto curioso di sapere qual è la situazione nelle università italiane, soprattutto nelle facoltà che richiedono l’uso del computer portatile: come si comportano gli studenti? Si distraggono? E i professori? Come reagiscono?

Il Wi-Fi è molto popolare tra i più giovani; il backup no

→ D@di per Downloadblog.it

Tutti ci colleghiamo alla stessa internet, ma spesso il nostro approccio è completamente differente per quanto riguarda i modi di connessione e le misure di sicurezza che tendiamo a intraprendere. È la conclusione di un rapporto commissionato da Accenture, che mette in evidenza come le differenze principali dipendano dal posto in cui si vive e dall’età della persona.

Secondo i risultati, anticipati da Ars Technica, circa il 90 per cento degli intervistati crede che prevenire i furti d’identità sia una responsabilità personale. Il problema, però, è che vengono usate le stesse password addirittura per quattro o cinque account alla volta (operazione, sappiamo, sconsigliata da tutti gli esperti in sicurezza). Se, invece, si utilizzano password diverse, è difficile poi associarle poi ai servizi Web: e così si tende – altra tendenza sbagliata – ad appuntarle su fogli di carta.

In generale, inoltre, solo il sette per cento degli intervistati cambia regolarmente le password dei servizi più importanti, così come consigliato.

La ricerca guarda anche all’uso delle connessioni Wi-Fi, considerato che queste sono più difficili da tenere in sicurezza. Poco più della metà della popolazione intervistata usa il Wi-Fi a casa, e i fan del mezzo sono sicuramente i più giovani. Il problema è che molti si fidano troppo della sicurezza delle reti senza fili, e utilizzano i servizi bancari e i pagamenti con carta di credito anche quando si trovano su reti non protette (una piccola curiosità: gli uomini “rubano” connessioni a internet Wi-Fi non protette il doppio di quanto facciano le donne).

La ricerca scandaglia anche i sistemi anti-virus: mentre praticamente nessuno si sogna di utilizzare il computer senza una protezione, in pochi però tengono questa protezione aggiornata; inoltre, solo un terzo degli intervistati effettua un backup su base settimanale.

A prestare grande attenzione alla sicurezza e ai backup, soprattutto le fasce più anziane e più ricche della popolazione.

L’età media dei partecipanti al sondaggio, svolto prevalentemente in Inghilterra e Stati Uniti, è di 46 anni; il margine di errore è del 3,5 per cento per il totale degli intervistati.

La Russia richiederà una registrazione per utilizzare le linee wi-fi

→ D@di per Geekissimo.com

Brutte notizie per chi, per lavoro o piacere, si reca in Russia e porta con sé il proprio computer portatile o telefonino in grado di collegarsi alle reti Wi-Fi. Secondo la nuova agenzia governativa Rossvyazokhrankultura (”servizio russo per la protezione culturale, i mass media e le comunicazioni”) chiunque vorrà creare una linea Wi-Fi (in casa come in un café) dovrà registrare il proprio hot-spot.

Non è tutto: gli utenti devono registrare ogni apparecchio elettronico che utilizza le frequenze delle comunicazioni Wi-Fi; quindi non solo dovranno essere registrati i modem e i router, ma anche tutti i computer, i Pda e gli smartphone che entrano nel paese. La registrazione permetterà l’utilizzo dell’apparecchio solo all’utente che ne farà richiesta.

La registrazione di ogni apparecchio personale dovrebbe essere evasa in circa dieci giorni lavorativi (incredibile!) ma la registrazione di un hotspot (incluse le reti domestiche come quelle che abbiamo a casa tutti noi) sarà più complicata e richiederà la presentazione di alcuni documenti e di non meglio dichiarate “certificazioni tecnologiche”. Se, poi, la rete si trova a Mosca o San Pietroburgo, ci vorrà anche un’ulteriore approvazione da parte di due agenzie federali.

Le regole sono state introdotte, spiegano da Rossvyazokhrankultura, non per limitare la connessione a internet degli utenti e degli stranieri (speriamo!) ma piuttosto per rinforzare la lotta alla criminalità informatica e migliorare l’immagine della Russia: secondo Sophos il paese è una superpotenza dello spam, seconda solo agli Stati Uniti, ma anche patria di virus e malware. Una sola domanda: chi controllerà se l’apparecchio col quale ci stiamo collegando a internet magari dall’albergo in cui ci troviamo è regolarmente registrato all’ente governativo?

Spiagge online, a Venezia capanna e password

→ D@di per Downloadblog.it

Cosa non si fa per attirare qualche turista in più. Ma questa volta, soprattutto noi utenti del Web, non possiamo che apprezzare l’operazione. L’associazione turistica degli stabilimenti “Venezia Spiagge” del Lido di Venezia ha infatti annunciato che da questa estate sarà possibile collegarsi a internet (Wi-fi) anche da sotto l’ombrellone.

Il progetto, denominato “Spiagge on line”, fa parte del sistema di cablatura wireless che dal 2009 dovrebbe coprire tutto il territorio comunale. Già completamente attivo, il sistema sarà esteso anche agli stabilimenti balneari privati e agli alberghi che lo desiderino. In pratica, con l’abbonamento alla spiaggia insieme alle chiavi della capanna sarà consegnata anche una password che consentirà l’accesso gratuito illimitato a internet.

Chi invece, comprerà il biglietto giornaliero per andare al mare, potrà accedere alla rete pagando una tariffa di tre euro per giorno. A partire da agosto, in contemporanea con la Mostra del Cinema, il progetto prevede anche la possibilità di prenotare il garage municipale, l’ombrellone o acquistare un biglietto del trasporto pubblico.

Usa, wi-fi in autobus in oltre 20 città

Non sarebbe bello se, tornando dal lavoro in autobus, potessimo collegarci a internet gratuitamente dal nostro computer o telefonino, sfruttando un tempo che altrimenti va perso in attesa di arrivare a destinazione? Certo, con le tariffe dati degli operatori mobili che stanno piano piano scendendo, non stiamo parlando di certo di un sogno.

In oltre venti città degli Stati Uniti, però, da San Francisco a Seattle a Austin i pendolari americani possono accedere gratuitamente a internet tramite connessioni wi-fi disponibili su molti tipi di autobus.

Il servizio è stato inaugurato quattro anni fa a Colorado Springs, ma ora è disponibile praticamente nelle principali città su molti bus extraurbani e anche urbani.

Servizio attivato, da gennaio, anche sui 72 chilometri della ferrovia che collega Worchester a Boston, in Massachusetts. E presto, secondo l’Apta, l’Associazione americana per i trasporti pubblici, sarà consentito connettersi alla rete anche sottoterra, dalle metropolitane.

A New York, ad esempio, le 277 stazioni dovrebbero essere tutte cablate entro sei anni.

Potenza dell’iPhone?

Diario di viaggio in Ucraina: giorno 3

Lunedì 4 febbraio 2008
Ucraina3

(La squadra di Babel Reporter: da sinistra, il mio fotografo Jan, me stesso, la traduttrice del gruppo francese Natalia, la giornalista francese Prune e il fotografo francese Cyril)

È davvero impressionante vedere una città relativamente povera e con tanti problemi avere un sistema di metropolitane così avanzato. Le gallerie sono costruite a una profondità incredibile, le scale mobili (che corrono velocissime, probabilmente al doppio della velocità di quelle di Roma) sono talmente lunghe che non se ne vede la fine per minuti e minuti. E una volta arrivati in galleria si scopre che la frequenza è di un minuto tra un treno e l’altro.

E, aggiungo, è anche impressionante vedere quanta gente usa la metropolitana al solo costo – pensate – dell’equivalente di 7 centesimi di Euro a corsa. Ma andiamo al racconto vero e proprio della giornata. La mattina è iniziata abbastanza “male”, con un vero rincoglionimento dovuto probabilmente alla stanchezza. Così, dopo un doppio cappuccino (che equivale al nostro normale cappuccino) il fido accompagnatore Oleksiy ci ha presentati al direttore del Centro internazionale di Kiev per gli Studi sulla politica, Volodymyr Nikitin. Argomento dell’intervista, ovviamente, l’“Embassy of God” e i suoi riflessi sulla società ucraina. Un’intervista molto lunga e molto interessante, accompagnata da un ottimo thé.

Successivamente avremmo dovuto fare altre interviste, ma sfortunatamente sono saltate. Nell’Europa dell’Est non è difficile che gli appuntamenti saltino, anzi è quasi normale che vengano rimandati di ora in ora. E questa è stata un po’ una costante nel nostro viaggio.

Così abbiamo passato il resto del pomeriggio all’università di Kiev, dove ho potuto utilizzare internet e dove il nostro accompagnatore ha fissato degli appuntamenti per la giornata di domani. È incredibile quanto sia difficile trovare una connessione internet wi-fi gratuita in centro: molti bar espongono la targhetta “qui wi-fi”, ma spesso e volentieri la connessione non è gratuita, ma costa l’equivalente di 13 centesimi di Euro per ora. Non è molto, e se si acconsente ad acquistare un’ora di navigazione… ci viene risposto che non hanno la relativa tessera con username&password da vendere. E allora a che serve?

La serata è invece trascorsa splendidamente con gli altri due compagni di viaggio (Cyril e Prune, la prima francese doc, il secondo di nazionalità franco-ucraina) insieme alla loro simpatica traduttrice Natalia in un ristorante molto elegante della città. Ci siamo divertiti moltissimo parlando di tutte le differenze che ci sono tra le nostre culture: francese, inglese, italiano, ucraino… davvero troppo interessante: dal matrimonio Sarkozy-Carla Bruni ai bamboccioni, dall’università alle situazione economica, dai modi di dire alle parolacce e alle volgarità.

In più, ho notato a livello internazionale una vera ammirazione per la nostra cultura, il nostro modo di fare, la nostra classe e ovviamente la nostra cucina… gli stranieri, insomma, sono molto interessati al nostro modo di vivere. Peccato poi che quando si passi all’argomento politica (nazionale e internazionale) l’Italia sia sempre il fanalino di coda dell’Europa, completamente fuori dai grandi giochi internazionali. E io lì a spiegare i nostri problemi, la legge elettorale, Prodi e Berlusconi, Mastella e così via.

Il gruppo francese, l’altro gruppo del progetto Cafebabel, si occuperà di immigrazione femminile e letteratura. Sono due ragazzi molto simpatici e entrambi con tanta voglia di fare. Peccato che ci vedremo solamente la sera a cena e qualche volta la mattina a colazione.

Rubare una connessione Wi-Fi. Legale o moralmente e legalmente sbagliato?

Qualche tempo fa abbiamo parlato dei pericoli (in termini di privacy e riservatezza) che si nascondono all’interno delle reti Wi-Fi pubbliche. Ora affrontiamo un altro argomento, sempre più spesso disucusso anche in Italia: come dovremmo comportarci se il nostro computer rileva una rete Wi-Fi non protetta, di cui ovviamente non siamo proprietari? È un nostro diritto collegarci? O è un nostro dovere non collegarci?

La pratica, chiamata in termine tecnico “piggybacking” è ormai di uso comune un po’ dappertutto, e anzi con il moltiplicarsi dei computer portatili e dei cellulari/palmari con capacità Wi-Fi diciamo che è anche spesso considerata una fortuna trovare delle reti aperte da sfruttare per leggere le notizie o controllare la posta. In Italia non si parla molto (per il momento) di questo fenomeno, che però in numerosi stati del mondo è già stato bollato come illegale. Un uomo nell’Illinois, ad esempio, è stato arrestato e poi rilasciato dopo il pagamento di 250 Dollari per aver utilizzato una rete lasciata aperta, mentre in Michigan un ragazzo che aveva parcheggiato davanti a un café per rubare la connessione Wi-Fi è stato accusato di “accesso fraudolente a computer, sistemi di computer e reti di computer”.

In realtà, sottolineano molti autorevoli commentatori, collegarsi a una rete senza fili aperta non è più grave di ascoltare l’autoradio di un vicino di macchina. Per la serie: se le onde radio arrivano al nostro computer, e la rete è raggiungibile liberamente e senza sforzi, allora l’accesso è legale e moralmente ineccepibile. Secondo altri, invece, se, ad esempio, il nostro vicino di casa incautamente lascia aperta la propria linea e noi ci colleghiamo, facciamo prima un danno a lui (perché gli rallentiamo la connessione), poi un danno al provider e, potenzialmente, a tutti i potenziali provider (perché magari non stipuliamo un abbonamento proprio perché abbiamo scoperto questo piccolo buco).

E poi, ovviamente (ma questa è l’unica argomentazione con la quale mi trovo d’accordo) se compiamo atti illegali (come hacking o download di musica o film con peer-to-peer) tramite una connessione wireless rubata, ovviamente ad andarci di mezzo sarà in primo luogo il proprietario della connessione, e non noi. La questione è aperta e certamente di grande interesse. A chi date ragione?

Internet mobile, social network, cellulari, palmari. Ecco cosa ci attende nel 2008

→ D@di per Geekissimo.com

Come sarà il neonato 2008, dal punto di vista di internet e della tecnologia? Beh, ovviamente non abbiamo una palla di cristallo, né vogliamo inventare nulla. Però qualche considerazione la possiamo certo fare. L’anno che si è appena concluso ha dato solo un assaggio della potenza di internet in mobilità e di tutti i servizi ad esso collegati. Per questo, sicuramente, il 2008 sarà l’anno dell’integrazione internet-cellulari-computer, con prodotti sempre più innovativi e “futuristici”.

Internet, insomma, diverrà “mobile” per tutti. Le tariffe degli operatori telefonici (speriamo) dovrebbero iniziare a calare, la penetrazione di cellulari e palmari dovrebbe essere sempre maggiore (finalmente arriverà anche in Italia l’iPhone) e l’utilizzo delle connessioni Wi-Fi diventerà una normalità, oltre che nelle case, anche nelle strade, nelle piazze e nei luoghi pubblici. L’iPhone che arriverà nel nostro Paese ci riserverà sicuramente tante nuove sorprese (versione 3G, nuovo firmware, forse localizzatore Gps, migliore fotocamera e spazio di archiviazione maggiore), ma anche il mondo dei cellulari e dei palmari si muoverà nella direzione di apparecchi sempre più integrati e dallo schermo tattile che sfrutteranno le tecnologie connesse alla rete, come il VoIP.

E poi – ancora – ci sarà Android, il sistema operativo per cellulari by Google, che arriverà nell’ultima parte del nuovo anno, e che rappresenterà una vera novità nei confronti degli avversari Windows Mobile e Symbian. Insieme a cellulari e sistemi operativi, ovviamente, vedranno la luce anche i browser “mobili”, con Opera e Firefox in prima fila. Nel 2007 c’è stato anche un vero e proprio boom per social network, web-apps e startup che sono spuntati, come i funghi, a migliaia: il 2008 molto probabilmente vedrà lo spostamento (o l’adeguamento) di molti di questi servizi anche al mondo mobile.

Per quanto riguarda il software, poi, c’è grande attesa per il Service Pack 1 di Windows Vista (che dovrebbe – sperano in molti – migliorarne le sorti), per il Service Pack 3 di Xp, e ovviamente ci saranno anche diverse novità dalle nuove versioni delle distribuzioni Linux. Questo, insomma, era solo un piccolo assaggio di tutto ciò che ci aspetta nel nuovo anno. Un anno, ci scommettiamo, che sarà pieno di novità tecnologiche come piacciono a noi, e soprattutto a voi, cari lettori di Geekissimo. E noi, insieme a voi, come sempre, continueremo a raccontarvele, giorno dopo giorno, con la stessa passione che ci accomuna.

Reti pubbliche Wi-Fi: dobbiamo davvero fidarci? Il pericolo è dietro l’angolo

Rispetto anche all’anno scorso ormai trovare una rete Wi-Fi libera, gratuita e senza password in giro per le città non è poi un’impresa così ardua. Utilissime quando siamo nei bar, nei ristoranti, negli aeroporti e abbiamo appresso il portatile (o anche i cellulari di ultima generazione) sia per controllare la posta che per continuare a lavorare senza “sprecare” minuti preziosi. Ma siamo sicuri che è tutto oro quello che luccica?

La maggior parte degli utenti che utilizzano queste reti, infatti, non sanno che le reti pubbliche portano con sé dei grandi inconvenienti in termini di sicurezza. Per dei criminali informatici (che possono magari essere i vostri vicini di tavolo) inserirsi in una rete libera e rubarvi la password dell’account e-mail o del conto in banca può essere davvero facile. Come? Creando, ad esempio, delle reti wireless dal proprio computer con dei nomi che ispirano fiducia (come “Bar Sport Wireless” o “Free wireless” – per dire…) e che però poi vanno a registrare password e dati sensibili direttamente sul computer del maleintenzionato.

Qualche consiglio per evitare spiacevoli situazioni? Forse è scontato dirlo, ma bisognerebbe connettersi solo alle reti wireless di cui ci si fida. Se, ad esempio, ci troviamo in un bar dove sappiamo che c’è internet Wi-Fi gratis e abbiamo a disposizione numerose reti da cui scegliere, è bene chiedere sempre al gestore dell’esercizio qual è la rete giusta alla quale connettersi. Altri esperti, poi, consigliano – quando ci si trova in posti pubblici – di crittografare tutte le e-mail confidenziali in uscita e di stare sempre attenti che gli indirizzi dei siti delle banche online inizino sempre con https:// (invece che con http), dove la “s” finale sta per “secure”.

Io devo ammettere che quando trovo reti gratuite “mi ci butto” senza troppe precauzioni, anche se – ad esempio – non farei mai operazioni bancarie; la posta e altri account, però, li ho sempre aperti senza problemi. Ora inizierò sicuramente a stare più attento. E voi, solitamente, come vi comportate? Prendete “precauzioni” quando vi connettete a un wireless che non conoscete, o fate “di tutto”?

Polonia, ecco la prima città "piena di Wi-fi"

Dimenticate San Francisco: in Polonia c’è una città, Szklarska Poręba, che è diventata la prima “FREE HotSpot Zone” d’Europa. In tutta la città, in pratica, si può navigare via wi-fi gratuitamente grazie a una serie di HotSpot installata in hotel (più di cinquanta), ristoranti, bar e altri luoghi d’incontro.

Lo sviluppo è stato reso possibile grazie a un accordo tra il comune, un centro per gli sport invernali e una società specializzata nella creazione di HotSpot.

“Che si tratti di vacanze estive o di un week end invernale – ha dichiarato il sindaco della città, Arkadiusz Wichniak – gli ospiti in visita alla nostra città possono ora inviare e mail agli amici, rimanere in contatto con l’ufficio o semplicemente navigare su internet, il tutto senza spese. Siamo convinti che la nostra FREE HotSpot Zone non si limiterà ad incrementare il nostro normale traffico turistico, ma ci aiuterà anche ad attirare turisti verso i tanti festival ed eventi che ospitiamo nella nostra città durante l’anno”.

Il paese dei balocchi per noi che non possiamo vivere senza connessione :)!

Fatti un hot-spot con il laptop

Se avete cinque minuti a disposizione, segnalo un bel video prodotto dai colleghi di C|Net Tv, che spiega come costruirsi un hot-spot wi-fi avendo a disposizione “solamente” un laptop (Mac o Pc) collegato via cavo a internet.

Anche se ormai fare una cosa del genere non è poi così difficile, il pregio del video è sicuramente quello di spiegare passo passo tutta la procedura.

Piemonte, wi-fi gratis in alcune stazioni ferroviarie

Fra qualche giorno visiterò la Scandinavia e, nel cercare informazioni su aerei e alberghi, non ho potuto fare a meno di notare come numerosissime strutture offrano il collegamento wi-fi completamente gratis. La prova di come la rete ormai sia divenuta indispensabile in ogni luogo, ma soprattutto un segno di grande civilità e accoglienza nei confronti dei propri cittadini e dei turisti. Non come in altri paesi (tra cui anche il nostro) dove nella maggior parte degli alberghi o aeroporti si è costretti a pagare tariffe anche molto alte per pochi minuti di navigazione.

Se il nord Europa è sicuramente più all’avanguardia di noi in questo senso, ho letto però di un bel progetto che coinvolgerà alcune stazioni ferroviarie piemontesi, dove da ottobre si navigherà gratuitamente con tecnologia wi-fi.

La sperimentazione coinvolgerà, per un anno, le stazioni di Torino Porta Nuova, Chivasso, Alessandria e Novara. Mi sembra davvero un’ottima iniziativa, calcolato che si moltiplica anche il numero di persone che hanno telefoni cellulari in grado di collegarsi a internet, e che potranno sfruttare i tempi di attesa del treno per controllare la posta o fare una chiamata via VoIP.

Ovviamente, per le leggi vigenti nel nostro Paese è necessario che tutti gli utenti che si connettano a internet siano “schedati”: e così prima di accedere al servizio bisognerà registrarsi inserendo il proprio numero di cellulare o i propri dati anagrafici.

(Si ringrazia l’utente “Blese” di Flickr per la foto)

Reti wi-fi sempre più a rischio

Brutte notizie per gli amanti del wi-fi: la vostra rete domestica o aziendale potrebbe essere più a rischio di quanto pensiate. Parola di un gruppo di ricercatori della Technische Universität Darmstadt, che hanno mostrato come “rompere” una chiave Wep a 104 bit (il meccanismo di sicurezza standard per le reti 802.11b/g/n) in meno di due minuti. Il tutto con una possibilità di errore (entro i due minuti) del cinque per cento e con l’utilizzo di un “normalissimo” Pentium-M a 1,7 GHz.

Per iniziare un attacco, spiegano, c’è bisogno innanzitutto di parecchio traffico da monitorare; poi si può iniziare a forzare la protezione. Il meccanismo è più o meno questo: si forza la rete a generare pacchetti. Una volta analizzati 40mila pacchetti si ha il 50 per cento di possibilità di forzare la chiave; altri 20mila pacchetti e si arriva all’80 per cento. Per una sicurezza quasi totale c’è bisogno di 85mila pacchetti di dati. Il tutto attraverso l’uso di un software chiamato Aircrack-ptw.

La notizia, spiegano i ricercatori, non è quella che le reti wireless siano vulnerabili (si sapeva già), quanto quella che con un normalissimo portatile si può compromettere una rete. E se vogliamo un’infrastruttura più sicura? Gli esperti ci spiegano che sarebbe meglio utilizzare una protezione di tipo WPA2 con standard 802.11i, anche se comunque anche la WPA non è soggetta ad attacchi del genere.

Internet veloce, comuni in trincea: "È come l'acqua"

Dalle Marche l’idea di fondare una società pubblica. Oltre 40 i paesi coinvolti
L’iniziativa porterà a prezzi molto bassi internet veloce nei centri non raggiunti

Comuni contro il digital divide
“L’Adsl? Per noi è come l’acqua”

Dopo l’esperienza di Verrua Savoia si moltiplicano le iniziative in tutta Italia

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Superare il digital divide, cioè il divario nell’accesso alle nuove tecnologie, dei piccoli comuni nei confronti delle grandi aree urbane e industriali. Nelle Marche ci sta provando una società pubblica, Sic1, che propone alle amministrazioni locali di consorziarsi per fornire a prezzi molto bassi l’accesso a internet ad alta velocità (Adsl) a tutti i cittadini laddove non arrivano le compagnie telefoniche tradizionali. Il problema della scarsa copertura Adsl in alcune zone apre nel nostro Paese ciclicamente discussioni e malumori. Gli ultimi proprio a inizio ottobre, quando l’Unione Europea ha ammonito l’Italia per essere una delle nazioni più arretrate d’Europa: solo l’87 per cento della popolazione ha accesso alla tecnologia Adsl, e la maggior parte degli “sfortunati” abita nelle zone rurali. Un divario che diventa ormai sempre più inaccettabile non solo per chi lavora, ma anche per chi utilizza internet per motivi di studio o di svago.

“L’idea – spiega Luca Vincenti di Sic1 – è nata da un pioniere, Stefano Ricci, che insieme a Luca Casadio ha voluto compiere una scelta coraggiosa: far nascere una società all’interno di un comune. Il nostro concetto di connessione a internet ad alta velocità è un po’ come quello dell’acqua, che dev’essere garantita a prezzi bassi a tutti i cittadini”.

La società è partita da un singolo comune, Chiaravalle in provincia di Ancona, e via via si è allargata riscuotendo molto successo anche in altri 42 comuni. “Sic1 – continua Vincenti – è completamente di proprietà delle amministrazioni comunali, che forniscono poi a pioggia ai cittadini i servizi che noi proponiamo, con prezzi assolutamente competitivi. Il nostro traguardo più importante è quello di poter fornire la linea Adsl a nove euro al mese. Certamente non è cosa facile e non tutti ci hanno aiutato: molte società telefoniche, infatti, non vedono di buon occhio la nostra iniziativa. Noi però andiamo avanti e possiamo dire ad alta voce di aver dimostrato come una società pubblica possa essere efficace nel distribuire servizi, mettendo in un consorzio comuni che fino a ieri erano considerati minori”.

Il nostro progetto principale si chiama “A9 Adsl” e funziona pressappoco così: Sic1 s’impegna a far arrivare internet ad alta velocità nel comune socio, il quale a sua volta elargisce la rete ai cittadini con sistemi cablati. Laddove il comune lo richieda o quando le abitazioni sono difficilmente raggiungibili con i cavi, allora viene installato il servizio di Adsl wireless, senza fili. “La connessione che proponiamo ai cittadini – aggiunge Vincenti – viaggia a due megabit al secondo con una banda minima garantita di 64 kilobyte, quindi è un servizio di tutto rispetto. Internet wireless è già attivo in quattro comuni, che entro la fine dell’anno diventeranno 32. Si tratta sicuramente di un importante progetto: alcuni dei paesi dove stiamo portando internet non hanno nemmeno la copertura dei telefoni cellulari”.

“La linea si chiama A9 – aggiunge il direttore di Sic1, Stefano Ricci – perché oltre al fatto che la forniamo nove euro, ‘A9’ è anche la sigla di un modello economico di ottimizzazione e di allocazione delle risorse in modo da contenere i costi e ridurre gli sprechi mantenendo l’efficienza e l’efficacia dei servizi all’interno delle pubbliche amministrazioni. Il modello è stato applicato prima al management dell’area informatica del comune di Chiaravalle, poi nel 2005 quando è nata effettivamente la società, la metodologia del risparmio è stata profusa a tutti gli aderenti. L’intento principale è sicuramente quello di avvicinarli all’innovazione tecnologica e di restringere la forbice del digital divide. Noi per fornire questi servizi non ci rivolgiamo a un’unica azienda, ma tentiamo di realizzare, attraverso procedure pubbliche, un’aggregazione di aziende a carattere nazionale o internazionale. Tra tutti i prodotti o servizi di ciascun’azienda, si sceglie quello che meglio la rappresenta in termini di qualità, contrattando per quel singolo prodotto le migliori condizioni di offerta a fronte dell’avere una massa critica costituita dall’aggregazione dei comuni. L’insieme dei singoli prodotti porterà a un sistema di eccellenza in termini di costo e modalità di erogazione”. “Abbiamo la consapevolezza – aggiunge Ricci – che oltre al digital divide esiste anche un altro divario, quello della formazione. Per questo abbiamo lanciato progetti orientati alla formazione delle figure della pubblica amministrazione (dalla conoscenza dei software base fino a quelli più specialistici) e del cittadino. Non siamo dei fanatici del computer, ma cerchiamo di far capire al cittadino come la tecnologia possa aiutarlo nelle faccende di tutti i giorni”.

Tra gli altri progetti di Sic1, che comprende moltissimi comuni delle Marche, da Sassoferrato a Sant’Elpidio a Mare, da Camerata Picena a Pergola, solo per citarne alcuni, e che si avvale della partnership di importanti società del settore, tra cui Cisco Systems, Dell, Siemens e Telecom Italia, anche quello, da inizio gennaio, di allacciare i comuni con un servizio di totem. Questi, dislocati nei punti più importanti della città, permetteranno non solo l’accesso a internet gratuito senza fili nelle strade limitrofe, ma anche la possibilità per i turisti di guardare la mappa della città e ottenere informazioni, e per i cittadini di avere uno scambio concreto con la pubblica amministrazione. All’interno di A9, inoltre, è presente anche un servizio chiamato “Silver Age”, rivolto alla fascia più debole della popolazione, che prevede l’utilizzo di una tecnologia che consente agli anziani, in caso di pericolo o improvviso malore, di allertare i propri familiari o i servizi di emergenza.

“Sic1 – conclude Ricci – è attualmente l’unica società pubblica non a scopo di lucro che opera concretamente al fine di abbattere il digital divide, fornendo servizi e connettività ai cittadini dei comuni soci. I nostri bilanci sono pubblici, e nella prospettiva dei ricavi vengono reinvestiti nella medesima società. Entro la fine del 2007 prevediamo che la cordata pubblica arrivi ad oltre 100 comuni, consentendo a sempre più utenti che fino al giorno prima abitavano in zone non coperte dalla connessione Adsl di poter navigare in rete a un prezzo pubblico”.

Sic1 è solo l’ultima di una serie di numerose iniziative che puntano al superamento del digital divide. Precursore è stato il progetto del Politecnico di Torino, che ha portato nel piccolo paese di Verrua Savoia una copertura Adsl senza fili utilizzando ripetitori sparsi in tutto il territorio comunale. Un progetto molto simile a quello che partirà fra poco nel basso Friuli, dove è in fase di costituzione “Ajarnet”, una società per azioni controllata da otto comuni (tra cui Cervignano del Friuli e Ruda), che andrà a fornire la banda larga a un territorio di cento chilometri quadrati e 25mila abitanti. “Riteniamo internet ad alta velocità un servizio di pubblica utilità – spiega Ma
uro Rizzo, consigliere delegato all’innovazione del comune di Ruda – in un territorio non appetibile ai provider tradizionali. Insieme al Politecnico di Torino realizzeremo l’infrastruttura e gestiremo i servizi. Oltre alla connettività wi-fi lavoreremo in sinergia con il progetto ‘Hermes’ della regione Friuli Venezia Giulia, che prevede, tramite una Spa regionale, ‘Mercurio’, di portare la fibra ottica in tutti i comuni della regione”.

Altri interessanti servizi si trovano in provincia di Piacenza, nella Val Tidone, che è una vallata a forte rischio di spopolamento, in cui si sta cercando d’investire sulle possibilità del telelavoro per favorire il ripopolamento. Un altro progetto simile partirà tra poco anche nelle Isole Egadi, che d’estate sono molto frequentate ma che in inverno sono semideserte. Ancora, altre esperienze analoghe, senza la pretesa di citarle tutte, da San Benedetto Belbo, in provincia di Cuneo, a Vicopisano, in Toscana, da Gorla Maggiore, vicino Varese, alla comunità montana delle Valli Stura e Olba, in Liguria, da Castelbelforte (Mantova) a Rivarolo del Re (Cremona) alla Comunità montana della Valle Cannobina, in provincia di Verbania, dalla provincia di Napoli alle valli dell’alto biellese a quelle bergamasche.

(1 dicembre 2006)

(Nella foto: un ripetitore wi-fi)