Internet veloce, comuni in trincea: "È come l'acqua"

Dalle Marche l’idea di fondare una società pubblica. Oltre 40 i paesi coinvolti
L’iniziativa porterà a prezzi molto bassi internet veloce nei centri non raggiunti

Comuni contro il digital divide
“L’Adsl? Per noi è come l’acqua”

Dopo l’esperienza di Verrua Savoia si moltiplicano le iniziative in tutta Italia

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Superare il digital divide, cioè il divario nell’accesso alle nuove tecnologie, dei piccoli comuni nei confronti delle grandi aree urbane e industriali. Nelle Marche ci sta provando una società pubblica, Sic1, che propone alle amministrazioni locali di consorziarsi per fornire a prezzi molto bassi l’accesso a internet ad alta velocità (Adsl) a tutti i cittadini laddove non arrivano le compagnie telefoniche tradizionali. Il problema della scarsa copertura Adsl in alcune zone apre nel nostro Paese ciclicamente discussioni e malumori. Gli ultimi proprio a inizio ottobre, quando l’Unione Europea ha ammonito l’Italia per essere una delle nazioni più arretrate d’Europa: solo l’87 per cento della popolazione ha accesso alla tecnologia Adsl, e la maggior parte degli “sfortunati” abita nelle zone rurali. Un divario che diventa ormai sempre più inaccettabile non solo per chi lavora, ma anche per chi utilizza internet per motivi di studio o di svago.

“L’idea – spiega Luca Vincenti di Sic1 – è nata da un pioniere, Stefano Ricci, che insieme a Luca Casadio ha voluto compiere una scelta coraggiosa: far nascere una società all’interno di un comune. Il nostro concetto di connessione a internet ad alta velocità è un po’ come quello dell’acqua, che dev’essere garantita a prezzi bassi a tutti i cittadini”.

La società è partita da un singolo comune, Chiaravalle in provincia di Ancona, e via via si è allargata riscuotendo molto successo anche in altri 42 comuni. “Sic1 – continua Vincenti – è completamente di proprietà delle amministrazioni comunali, che forniscono poi a pioggia ai cittadini i servizi che noi proponiamo, con prezzi assolutamente competitivi. Il nostro traguardo più importante è quello di poter fornire la linea Adsl a nove euro al mese. Certamente non è cosa facile e non tutti ci hanno aiutato: molte società telefoniche, infatti, non vedono di buon occhio la nostra iniziativa. Noi però andiamo avanti e possiamo dire ad alta voce di aver dimostrato come una società pubblica possa essere efficace nel distribuire servizi, mettendo in un consorzio comuni che fino a ieri erano considerati minori”.

Il nostro progetto principale si chiama “A9 Adsl” e funziona pressappoco così: Sic1 s’impegna a far arrivare internet ad alta velocità nel comune socio, il quale a sua volta elargisce la rete ai cittadini con sistemi cablati. Laddove il comune lo richieda o quando le abitazioni sono difficilmente raggiungibili con i cavi, allora viene installato il servizio di Adsl wireless, senza fili. “La connessione che proponiamo ai cittadini – aggiunge Vincenti – viaggia a due megabit al secondo con una banda minima garantita di 64 kilobyte, quindi è un servizio di tutto rispetto. Internet wireless è già attivo in quattro comuni, che entro la fine dell’anno diventeranno 32. Si tratta sicuramente di un importante progetto: alcuni dei paesi dove stiamo portando internet non hanno nemmeno la copertura dei telefoni cellulari”.

“La linea si chiama A9 – aggiunge il direttore di Sic1, Stefano Ricci – perché oltre al fatto che la forniamo nove euro, ‘A9’ è anche la sigla di un modello economico di ottimizzazione e di allocazione delle risorse in modo da contenere i costi e ridurre gli sprechi mantenendo l’efficienza e l’efficacia dei servizi all’interno delle pubbliche amministrazioni. Il modello è stato applicato prima al management dell’area informatica del comune di Chiaravalle, poi nel 2005 quando è nata effettivamente la società, la metodologia del risparmio è stata profusa a tutti gli aderenti. L’intento principale è sicuramente quello di avvicinarli all’innovazione tecnologica e di restringere la forbice del digital divide. Noi per fornire questi servizi non ci rivolgiamo a un’unica azienda, ma tentiamo di realizzare, attraverso procedure pubbliche, un’aggregazione di aziende a carattere nazionale o internazionale. Tra tutti i prodotti o servizi di ciascun’azienda, si sceglie quello che meglio la rappresenta in termini di qualità, contrattando per quel singolo prodotto le migliori condizioni di offerta a fronte dell’avere una massa critica costituita dall’aggregazione dei comuni. L’insieme dei singoli prodotti porterà a un sistema di eccellenza in termini di costo e modalità di erogazione”. “Abbiamo la consapevolezza – aggiunge Ricci – che oltre al digital divide esiste anche un altro divario, quello della formazione. Per questo abbiamo lanciato progetti orientati alla formazione delle figure della pubblica amministrazione (dalla conoscenza dei software base fino a quelli più specialistici) e del cittadino. Non siamo dei fanatici del computer, ma cerchiamo di far capire al cittadino come la tecnologia possa aiutarlo nelle faccende di tutti i giorni”.

Tra gli altri progetti di Sic1, che comprende moltissimi comuni delle Marche, da Sassoferrato a Sant’Elpidio a Mare, da Camerata Picena a Pergola, solo per citarne alcuni, e che si avvale della partnership di importanti società del settore, tra cui Cisco Systems, Dell, Siemens e Telecom Italia, anche quello, da inizio gennaio, di allacciare i comuni con un servizio di totem. Questi, dislocati nei punti più importanti della città, permetteranno non solo l’accesso a internet gratuito senza fili nelle strade limitrofe, ma anche la possibilità per i turisti di guardare la mappa della città e ottenere informazioni, e per i cittadini di avere uno scambio concreto con la pubblica amministrazione. All’interno di A9, inoltre, è presente anche un servizio chiamato “Silver Age”, rivolto alla fascia più debole della popolazione, che prevede l’utilizzo di una tecnologia che consente agli anziani, in caso di pericolo o improvviso malore, di allertare i propri familiari o i servizi di emergenza.

“Sic1 – conclude Ricci – è attualmente l’unica società pubblica non a scopo di lucro che opera concretamente al fine di abbattere il digital divide, fornendo servizi e connettività ai cittadini dei comuni soci. I nostri bilanci sono pubblici, e nella prospettiva dei ricavi vengono reinvestiti nella medesima società. Entro la fine del 2007 prevediamo che la cordata pubblica arrivi ad oltre 100 comuni, consentendo a sempre più utenti che fino al giorno prima abitavano in zone non coperte dalla connessione Adsl di poter navigare in rete a un prezzo pubblico”.

Sic1 è solo l’ultima di una serie di numerose iniziative che puntano al superamento del digital divide. Precursore è stato il progetto del Politecnico di Torino, che ha portato nel piccolo paese di Verrua Savoia una copertura Adsl senza fili utilizzando ripetitori sparsi in tutto il territorio comunale. Un progetto molto simile a quello che partirà fra poco nel basso Friuli, dove è in fase di costituzione “Ajarnet”, una società per azioni controllata da otto comuni (tra cui Cervignano del Friuli e Ruda), che andrà a fornire la banda larga a un territorio di cento chilometri quadrati e 25mila abitanti. “Riteniamo internet ad alta velocità un servizio di pubblica utilità – spiega Ma
uro Rizzo, consigliere delegato all’innovazione del comune di Ruda – in un territorio non appetibile ai provider tradizionali. Insieme al Politecnico di Torino realizzeremo l’infrastruttura e gestiremo i servizi. Oltre alla connettività wi-fi lavoreremo in sinergia con il progetto ‘Hermes’ della regione Friuli Venezia Giulia, che prevede, tramite una Spa regionale, ‘Mercurio’, di portare la fibra ottica in tutti i comuni della regione”.

Altri interessanti servizi si trovano in provincia di Piacenza, nella Val Tidone, che è una vallata a forte rischio di spopolamento, in cui si sta cercando d’investire sulle possibilità del telelavoro per favorire il ripopolamento. Un altro progetto simile partirà tra poco anche nelle Isole Egadi, che d’estate sono molto frequentate ma che in inverno sono semideserte. Ancora, altre esperienze analoghe, senza la pretesa di citarle tutte, da San Benedetto Belbo, in provincia di Cuneo, a Vicopisano, in Toscana, da Gorla Maggiore, vicino Varese, alla comunità montana delle Valli Stura e Olba, in Liguria, da Castelbelforte (Mantova) a Rivarolo del Re (Cremona) alla Comunità montana della Valle Cannobina, in provincia di Verbania, dalla provincia di Napoli alle valli dell’alto biellese a quelle bergamasche.

(1 dicembre 2006)

(Nella foto: un ripetitore wi-fi)

Se internet veloce arriva in montagna. Adsl, l'esperimento del Politecnico di Torino


La sfida del Dipartimento di Elettronica del Politecnico di Torino: portare la Adsl senza fili nei luoghi meno serviti. Il Piemonte è la regione pilota

Internet veloce nei piccoli centri
la rivoluzione parte dal torinese

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Dieci milioni di italiani, secondo alcune statistiche diffuse su internet, sono affetti dal “digital divide”. Non è una brutta malattia, ma semplicemente l’assenza di un accesso veloce alla rete (cosiddetto “a banda larga”) nella propria città o nella propria abitazione. Di solito questo accade perché, soprattutto nelle piccole comunità montane o isolane o nei centri molto piccoli i provider che offrono l’accesso a internet ritengono la spesa per l’installazione della banda larga superiore alle richieste effettive della popolazione. Una disparità inopportuna per la crescita del nostro Paese, che nella maggior parti delle situazioni non viene risolta.

Verrua Savoia è un comune di 1.400 abitanti con oltre il 50% della popolazione sopra i 65 anni. Si trova in provincia di Torino e l’attività a cui si dedicano i cittadini è prevalentemente di tipo rurale. La città non è coperta dal servizio di banda larga e da diverso tempo l’amministrazione comunale stava cercando un modo per venire in contro alle esigenze di tutti. In questo quadro s’inserisce un progetto sperimentale del Politecnico di Torino, che ha portato la banda larga lì dove non esisteva sfruttando (e potenziando) la tecnologia di internet senza fili.

Così, il gruppo di ricercatori guidati da Daniele Trinchero, del Dipartimento di Elettronica, ha pensato di creare una rete utilizzando la tecnologia Wi-fi (la stessa presente negli aeroporti, nei centri commerciali, negli alberghi) applicandola, invece che a un luogo chiuso e delimitato, a un territorio più ampio. E la sperimentazione ha destato molta curiosità nel piccolo centro del torinese, tanto che in pochi giorni sono arrivate oltre 75 richieste di connessione.

“L’idea – spiega il professor Trinchero – è partita da un decreto emanato nell’ottobre scorso dal ministero delle Comunicazioni, che dava ai piccoli provider la possibilità di utilizzare creare una rete Wi-fi per realizzare coperture di territorio limitate. Così abbiamo pensato di sperimentare un Wi-fi potenziato e applicarlo a uno dei comuni più distanti da Torino, non servito dalla banda larga. Si trova in collina in una zona di basso profilo industriale. E così abbiamo iniziato a lavorare, cercando soluzioni che avessero un bassissimo impatto ambientale”.

Insieme al personale di laboratorio (formato da giovani ricercatori e neolaureati) Trincheri ha lavorato per diversi mesi all’iniziativa: “Abbiamo steso il progetto su carta e poi ci siamo raccordati con l’amministrazione per un incontro con i cittadini per vedere se c’era interesse. La cosa più soprendente è che senza fare una campagna pubblicitaria, ma con il semplice passaparola, hanno partecipato all’incontro una cinquantina di persone, che hanno manifestato una grande conoscenza dell’argomento e dei servizi implementabili. Soprattutto la cosa più gratificante è che sono stati tutti entusiasti, così da raccogliere decine e decine di adesioni già nelle prime ore”. Il team, oltre al design della rete, si è anche occupato di installare sul territorio gli apparecchi, tra cui le antenne e le stazioni riceventi e trasmittenti.

Ma come funziona il sistema? Una stazione trasmittente (potenziata rispetto ai normali “hot-spot” che si trovano nei piccoli ambienti in modo da poter sopportare un traffico corposo di dati) è in grado di fornire la rete internet lungo un raggio di circa 3 chilometri quadrati. L’utente dovrà solo integrare il pc con una scheda di rete che si collega ad una piccola antennina ricevente che si può montare sul tetto della propria abitazione: “Abbiamo pensato – continua Trinchero – anche di creare una specie di pannello, grande come un libro, che si può installare dentro casa e fornire la rete internet anche a 5-6 computer contemporaneamente, ovviamente dipende dal tipo di utilizzo che se ne vuole fare”.

Dal punto di vista operativo e dei rapporti con l’utente finale il Politecnico si è affidato a un provider locale. Il prezzo di collegamento (che solitamente si aggira, per questo tipo di connessioni, tra i 30 e i 100 euro al mese) per via della sperimentazione è (e rimarrà) molto basso. L’unico investimento economico – ma anche questo non è gravoso – è l’antennina da aggiungere e installare a casa: “Il prezzo varia a seconda del tipo delle prestazioni che una persona si aspetta. Si va dai modelli base, 75 euro, fino ai 250 euro se si desidera un’antenna più potente e si vuole condividere la connessione in casa tra diversi computer. E poi – scherza Trinchero – ci sono anche i più fortunati, quelli che vivono nei pressi dei ripetitori: se dotati di computer portatile di ultima generazione riescono a captare bene il segnale direttamente con l’antenna integrata” (senza, cioè, installarne una sul tetto).

Il sistema è stato dimensionato in modo tale da poter reggere l’onda d’urto di un numero elevato di utenti. Ci sono, in tutti i casi, dei limiti, perché gli utenti condividono una stessa connessione internet. Quindi se ipoteticamente si collegassero tutti in contemporanea e iniziassero a scaricare una gran quantità di dati (come musica o film) si potrebbe arrivare a un livello di saturazione: “Questo comunque non è mai successo, e noi riusciamo attraverso le nostre rilevazioni a fornire un collegamento costante alla rete a 2 megabit”. Una velocità di tutto rispetto, dunque.

Per i bassissimi costi della tecnologia, il Wi-fi è una delle soluzioni più semplici per combattere il digital divide. L’unico limite è che questo standard utilizza delle frequenze libere e disponibili per tutti. Il “successore” del Wi-fi, in via di sperimentazione, è il WiMAX, che sarà molto più veloce, avrà bande dedicate e avrà una maggiore portata, capace di allargare a milioni di utenti gli accessi internet senza fili. La tecnologia è ancora in fase di sperimentazione (se ne parlerà proprio oggi in un convegno organizzato dalla Regione Piemonte e dal Politecnico di Torino), ma secondo gli ultimi studi la copertura di territorio si misurerà in chilometri. Il WiMAX, infatti, riuscirebbe a coprire teoricamente un’area di 50 chilometri quadrati.

(10 maggio 2006)

(Nella foto: Una delle antenne riceventi installate a Verrua Savoia)