Ecco come YouTube propone video estremi e fake news e ti tiene incollato allo smartphone

IL CODICE YOUTUBE – Dal Ponte Morandi ai vaccini, l’algoritmo di Google suggerisce contenuti sempre più radicali. Tra complotti e misteri, ecco i risultati dell’inchiesta esclusiva per Sky TG24 che per la prima volta ha analizzato i risultati in italiano

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Condannata a due anni la Pornoprof di Lecce. Il mio servizio per Sky Tg24

 

Due anni di reclusione, con la formula del patteggiamento e sospensione della pena, per l’insegnante di 41 anni di Monteroni, in provincia di Lecce, che nel 2006 venne ripresa con i videofonini dai suoi alunni mentre, in aula, si faceva palpeggiare da alcuni studenti minorenni. Il video compromettente fu poi pubblicato su Youtube. La pena è stata inflitta per il reato di atti sessuali con minori, mentre è caduta l’accusa di corruzione. La docente, che non è stata interdetta dai pubblici uffici, potrà tornare ad insegnare.

iPhone 3G: spacchettamento e prima attivazione


Finalmente è ufficiale: l’iPhone è arrivato nelle mie mani. E ovviamente non potevo deludere i miei lettori: per questo motivo ho deciso di girare un video (della lunghezza di 17 minuti) con le immagini dello spacchettamento del “Melafonino”, della sua attivazione e soprattutto con le mie prime emozioni per aver, finalmente, realizzato un piccolo sogno che tenevo nel cassetto da quasi due anni.

Vi invito quindi a guardare la versione integrale; se, invece, volete vedere solamente le parti “clou”, potete andare su YouTube dove ho inserito una versione più breve (10 minuti).

YouTube è pronta a generare un mucchio di dollari grazie alla pubblicità

→ D@di per Geekissimo.com

Il popolare sito di video-sharing YouTube potrebbe ben presto trasformarsi in una vera e propria miniera d’oro per Google. Secondo quando riporta un’indiscrezione pubblicata sul Wall Street Journal, quest’anno potrebbe fatturare addirittura 200 milioni di dollari (circa 127 milioni di euro) con la vendita di spazi pubblicitari. Si tratta di una delle stime più alte fatte nei confronti di YouTube, che come sito va benissimo, ma economicamente non è mai stato molto redditizio per Google.

Secondo quanto riferito meno di un mese da fa Eric Schmidt, ceo di Google, la questione del come fare soldi con il sito di video-sharing è stata per moltissimo tempo al primo posto nei consigli di amministrazione della società. “È ovvio – aveva spiegato Schmidt – che la gente pensi che YouTube generi un significativo ammontare di denaro ogni mese, ma in realtà non è così”.

Il modo migliore per guadagnare soldi, pensano in molti, è quello di inserire pubblicità prima e dopo la visualizzazione di un video, oppure quello di “buttarsi” sulle pubblicità che appaiono durante la riproduzione di una clip, magari nella parte bassa dello schermo. Sia la prima che la seconda opzione (la seconda di più, perché la gente è abituata, considerato che la cosa già accade nella Tv tradizionale) sono metodi attraverso i quali Google potrebbe guadagnare tanto e subito… ma gli utenti si sono detti assolutamente contrari a dover guardare una pubblicità prima o durante un video.

E tra l’altro, secondo voci di corridoio molte società non sarebbero state d’accordo a pubblicizzare i propri prodotti magari (solo per fare un esempio molto drastico) durante la riproduzione di un video di ragazzi che picchiano un professore. Per questo – molto probabilmente – al vaglio dei tecnici di YouTube ci sarebbero, in questi giorni, dei nuovi tipi più innovativi di pubblicità capaci di attrarre il pubblico ma anche di non “disturbarlo” eccessivamente durante la riproduzione di una clip.

Rubare la merendina? Non va più di moda. Ora i bulli sono diventati digitali

Bullismo

L’idea che avete del bullo è il ragazzino che ruba la merendina o la paghetta durante la ricreazione? I tempi sono cambiati. O almeno è quanto hanno annunciato gli esperti che si sono ritrovati a Roma per discutere del tema “Bullismo: sos strategie preventive ed intervento sul territorio”. Il nuovo bullo, il “cyber-bullo”, invece, possiede un computer, naviga su internet con dimestichezza, ha un cellulare con cui scambia foto, filmati ed sms ed ha un forte desiderio di autostima. Secondo gli esperti uno dei dati più preoccupanti è dato dal fatto che i primi fenomeni di bullismo si verifichino già all’età di sette anni.

“A partire da quell’età – spiega Vincenzo Mastronardi, criminologo clinico dell’università “La Sapienza” di Roma – il 90 per cento dei bambini ha un computer, per questo il cosiddetto ‘cyber-bullismo’ è da considerarsi un fenomeno molto preoccupante”. Tra le cause della percezione di questo nuovo tipo di bullismo, aggiungiamo noi, ci sono le notizie che siamo costretti ad ascoltare ogni giorno, di ragazzini malmenati e filmati, con il video che finisce puntualmente su YouTube. Un fenomeno iniziato non in Italia, semmai negli Stati Uniti e in Inghilterra, che però come spesso accade da noi ha fatto segnare una grossa emulazione.

Da un’indagine Eurispes-Telefono Azzurro emerge che il fenomeno del bullismo è percepito dal 35 per cento degli adolescenti che dichiara di esserne stato vittima e, per quanto riguarda i bambini, il 36,2 per cento di questi atti avvengono all’interno della scuola. Per quanto riguarda la diffusione sul territorio, il Lazio e Roma sono la regione e le città più colpite. Al nord, più che nelle scuole, invece, questi fatti criminosi avvengono soprattutto in locali, bar e sale giochi. Tra le motivazioni che spingono a compiere atti di prevaricazione, si legge ancora nel rapporto, il colore della pelle (43 per cento), il modo di vestire (35 per cento), la disabilità (!) (32 per cento) e la differenza di genere (5 per cento). Di certo la diffusione della tecnologia e di YouTube, purtroppo, ha fatto emergere con maggiore forza questo problema, almeno per due motivi.

I ragazzi portano con sé cellulari, lettori mp3 e fotocamere, e sono più soggetti, quindi, a venire rapinati dai propri coetanei. Inoltre, la tecnologia dà purtroppo l’opportunità di poter picchiare/derubare/maltrattare una persona e poi condividere quello che si è fatto con gli altri amici (tramite l’invio di video sul telefonino) o con il mondo intero (tramite la condivisione su siti di video-sharing). Come sempre non vogliamo criminalizzare l’uso della tecnologia e di internet, ormai sempre al centro dei fatti di cronaca e dell’opinione pubblica per questi reati, e anzi speriamo che questi ragazzi inizino a sfruttare la rete per cose un po’ più serie (e l’educazione deve partire sin da piccolissimi). Internet, e voi lettori di Geekissimo lo sapete bene, è una fonte inesauribile di buone opportunità, per questo speriamo che non venga citata sempre e solo per fatti del genere. Siete d’accordo? Volete portare una vostra testimonianza a riguardo?

Google conferma: “Ancora non sappiamo come fare soldi con YouTube”

→ D@di per Downloadblog.it

YouTube è uno dei siti/servizi più visualizzati/utilizzati di internet, con centinaia di milioni di videoclip visualizzati ogni giorno. Eppure, Google, proprietaria del popolare servizio di video-sharing, ammette di non sapere ancora come ricavarci qualche soldino in più, anche se spera di capirlo a breve termine.

È ovvio, ha spiegato l’amministratore delegato di Google Eric Schmidt, che la gente pensi che YouTube generi “un significativo ammontare di denaro ogni mese”, ma in realtà non è proprio così. “Il nostro obiettivo – ha poi aggiunto – non è quello di monetizzare tutto”.

La notizia arriva da un’intervista che il Ceo ha rilasciato al New Yorker, celebre rivista statunitense. “YouTube – si legge – potrebbe portare alla creazione di un nuovo business”, aggiungendo di essere ottimista per due fattori: “Conosco le persone che utilizzano il sito” e “Abbiamo il lusso di investire molto tempo nel progetto”.

Secondo Google, insomma, YouTube ha un potenziale immenso per generare denaro, che porterebbe il colosso del Web a guadagnare molto di più di quello che attualmente guadagna con i ricavi di AdSense; i guadagni, in ogni caso, arriveranno senza dubbio da nuovi tipi di pubblicità che si riusciranno a inserire dentro o intorno ai video.

Tra l’altro, proprio poco tempo fa Google aveva annunciato di voler introdurre un nuovo tipo di video-pubblicità in via sperimentale, diversa da quella che si trova attualmente sulla maggior parte dei siti (i 30 secondi di pubblicità prima dell’inizio delle clip), ma siamo ancora in attesa.

Per quanto riguarda, invece, la pubblicità all’interno dei video (con banner che appaiono nella parte bassa del player), la tecnologia è costata a Google 1,65 miliardi di dollari, ma le reazioni della gente (e degli inserzionisti) sono state molto timide.

Infine, in un momento di grande onestà Schmidt ha anche ammesso che non è vero che Google domini interamente il Www e che Yahoo! in alcune aree del mondo è più potente e riesce a fare una lavoro migliore.

Chissà quanto costerà a Google in borsa questa onestà!

Viacom-YouTube, la causa giudiziaria miliardaria che spaventa il Web

→ D@di per Geekissimo.com

Sta suscitando enormi polemiche la causa miliardaria che Viacom ha intentato contro YouTube “per non essere stata capace di tenere fuori dal popolare sito di video-sharing i materiali protetti da copyright”. Viacom, in particolare, avrebbe identificato sul sito di proprietà di Google almeno 150mila clip non autorizzate. Google, dal canto suo, si difende spiegando che questa causa sta minando uno dei fondamenti di internet, e cioè “minaccia il modo in cui centinaia di milioni di persone ogni giorno si scambiano legittimamente informazioni”.

I legali di Big G, inoltre, hanno assicurato che YouTube si è da subito adeguata ai dettami del Digital Millennium Copyright Act del 1998, e che va molto oltre il suo ruolo, aiutando anche le società detentrici di copyright a identificare e rimuovere i contenuti considerati illegali. Viacom, da parte sua, attacca spiegando invece che è stato fatto “pochissimo” per combattere il fenomeno illegale. In particolare, la Viacom si riferisce ai molti spezzoni di film e programmi televisivi postati sul sito e visti ogni giorno da migliaia di persone. Tra questi, nella causa si parla di South Park, SpongeBob SquarePants, Mtv Unplugged o il documentario “An inconvenient truth” visto più di 1,5 miliardi di volte.

La causa va avanti già da un anno, ma ora gli avvocati di Viacom hanno presentato un’ulteriore istanza: “Non vogliamo fare solo i nostri interessi – ha spiegato l’amministratore delegato di Viacom Sumner Redstone – ma vogliamo aiutare tutti coloro che hanno dei copyright e vogliono che questi rimangano protetti. Non possiamo tollerare alcuna forma di pirateria da nessuno, e nemmeno da YouTube. Non possono passarla liscia se rubano i nostri prodotti”.

Sono già moltissimi i siti specializzati, gli analisti e i blogger – famosi e no – che si stanno schierando contro questa limitazione della libertà personale. Immagino che siate d’accordo con me: se una persona è regolarmente abbonata a un canale satellitare o via cavo, perché non può registrare un prodotto (regolarmente pagato) e condividerne una parte con gli amici, o con gli utenti del Web? Non è questa la filosofia della rete? Fatemi sapere cosa se siete d’accordo.

YouTube abbraccia il giornalismo con “Citizen News”

→ D@di per Downloadblog.it

YouTube deve aver capito i vantaggi del citizen journalism, perché, oltre ad aver nominato un responsabile interno per i video d’informazione, la “branca” di Google ha deciso che lancerà a breve un canale interamente dedicato alle news.

“Citizen News”, questo il canale, è stato ispirato dalle notizie, interviste, servizi e reportage che vengono postati ogni giorno sul sito. YouTube, insomma, vuole sfruttare l’interesse degli utenti nel “citizen journalism” un po’ come sta già facendo, da qualche tempo, Current Tv.

“Vogliamo – hanno spiegato – che YouTube diventi un punto fermo di riferimento per le notizie in rete”. Al momento il canale non è ancora attivo, ma se avete delle idee potete iniziare a suggerirle sul blog ufficiale di YouTube.

YouTube dovrebbe censurare Al Quaeda?

→ D@di per Geekissimo.com

Il senatore americano Joseph Lieberman ha chiesto ufficialmente ai vertici di YouTube di rimuovere i video contenenti proclami e rivendicazioni di Al Quaeda che gli utenti hanno postato su internet. Ma i responsabili del popolare servizio di video-sharing gli hanno risposto di no, perché il materiale non vìola le linee guida del servizio. Lieberman, allora, non si è arreso e ha intrapreso una vera e propria crociata contro i video del terrore inseriti online, chiedendo che le linee guida di YouTube siano modificate e rinforzate per far sì che la violenza gratuita e gli estremismi siano eliminati una volta per tutte.

Per Lieberman, insomma, ospitare questi proclami video significa amplificare la potenza del terrore di queste organizzazioni (e sappiamo quanto, negli Stati Uniti, si insista molto su questi temi). YouTube, dal canto suo, ha risposto che il dialogo tra istituzioni e azienda è importante, ma ha anche sottolineato come la maggior parte dei video in questione non contengano scene o linguaggi violenti, e quindi non possono essere rimossi perché non vìolano le linee guida della comunità. Rimuoverli, insomma potrebbe creare un grande precedente a cui poi in tanti potrebbero appellarsi.

YouTube prende dunque posizione nei confronti della libertà di espressione, e anche dei punti di vista meno popolari. “Crediamo – si legge in un comunicato dell’azienda – che YouTube sia la piattaforma di questo tipo più ricca, completa e rilevante proprio perché ospita i più diversi punti di vista“. Ma il senatore torna ancora all’attacco: “Un portavoce di Al Quaeda non può visitare gli Stati Uniti, recrutare personale e costruirsi un consenso: perché può farlo su internet?”.

Tra l’altro, in molti hanno commentato la notizia spiegando che, come sempre, controllare ogni singolo video inviato su YouTube è praticamente impossibile, e che ci sono dei sistemi semi-automatici che identificano materiale coperto da copyright; ma che i sistemi semi-automatici capiscano anche se si stia parlando di terrore è ancora molto difficile. Secondo molti altri, inoltre, togliere materiali del genere solo da YouTube non avrebbe un grande effetto sulla politica del terrore: la maggior parte di questi gruppi, infatti, non utilizza YouTube come canale privilegiato, ma invia direttamente i video a canali televisivi. Che ne pensate? Vi schierate con il senatore americano, o con Google/YouTube?

Il question-time di Gordon Brown su YouTube: innovazione o fregatura?

→ D@di per Geekissimo.com

Non so se si tratti effettivamente di una vera e propria innovazione, giudicherete voi. Il premier britannico Gordon Brown ha annunciato che si sottoporrà regolarmente a un “question time” su YouTube, rispondendo alle domande (filtrate, immaginiamo) dei cittadini. La “nuova e appassionante iniziativa” (così l’ha lui stesso commentata) fa parte di una campagna chiamata “Ask the PM” (”chiedi al Primo Ministro”) per avvicinare la politica ai cittadini.

Gordon Brown risponderà, a intervalli regolari, sul canale YouTube di Downing Street: www.youtube.com/downingst. Il premier ha annunciato che risponderà in video a tutte le domande più popolari poste, sempre in video, dai cittadini prima del 21 giugno.

“Gli uomini politici hanno la possibilità di far domande al premier al Question Time. Penso che sia ora che il pubblico abbia la stessa possibilità“, ha dichiarato. Le domande potranno essere di tutti i tipi, dagli incentivi sull’acquisto di una casa a come combattere i cambiamenti climatici, dall’insicurezza nel futuro alla ricerca di lavoro.

Di certo si tratta di una bella iniziativa per far incontrare politica e cittadini. Il problema però rimane sempre lo stesso: se un cittadino facesse una domanda scomoda al premier (non stiamo parlando di insulti, ma di una domanda correttamente posta che magari potrebbe mettere in luce una “magagna” del governo) quanto scommettiamo che Brown mai e poi mai risponderà, né la includerà tra le domande arrivate?

TimeTube, la linea del tempo di YouTube

Ho letto di un interessante servizio chiamato Timetube. Si tratta di un servizio gratuito, basato su YouTube, che permette, data una parola chiave, di vedere tutti i video che si riferiscono a quella parola chiave in una linea temporale, cioè nella sequenza in cui sono stati caricati nel tempo.

Niente che non possa già fare YouTube, sia chiaro, ma è molto interessante il modo in cui il servizio mostra i risultati: si ordinano su una linea temporale e vengono classificati per popolarità (maggiore la miniatura, migliore la popolarità).

In alto sulla pagina, il sito offre anche la possibilità di guardare le linee temporali dei termini più ricercati (tra questi, Barack Obama, Hillary Clinton, American Idol o global warming, solo per fare qualche esempio). Tra le opzioni, è possibile specificare in quale arco di tempo cercare, anche se dubito che 100 anni fa siano stati caricati dei video su YouTube!

Guardare video mentre si “chatta”. Microsoft lancia Messenger Tv

Il servizio, gratuito, potrebbe rivoluzionare il modo di guardare i filmati in rete
In Italia accordi con Mtv, Sony e Ansa. 95 milioni di utenti potenziali nel mondo

ROMA – Guardare la televisione insieme, scegliere i programmi e commentarli, il tutto stando in due parti diverse del mondo. È possibile, da oggi, con “Messenger Tv”, un nuovo servizio internet lanciato da Microsoft che integra, all’interno del popolare client di messaggistica istantanea “Windows Live Messenger”, un vero e proprio canale televisivo. Il servizio, che da oggi è disponibile in oltre venti nazioni (ma non negli Stati Uniti), è frutto dell’accordo di Microsoft con reti televisive e multinazionali dell’intrattenimento, tra cui spiccano Mtv, Sony, Emi e Bbc.

Windows Live Messenger è un software gratuito, molto utilizzato soprattutto dai più giovani (in tutto il mondo ci sono oltre 95 milioni di utenti), che permette di “chattare”, cioè conversare a distanza utilizzando la tastiera del computer, con i propri amici collegati a internet dalle loro case o dai loro uffici. Fino ad oggi era possibile “chattare”, parlare e guardarsi attraverso una webcam, scambiare fotografie. Messenger Tv, invece, introduce una nuova funzione: quella, appunto, di guardare insieme e contemporaneamente uno stesso filmato, con la possibilità di metterlo in pausa o di commentarlo attraverso la chat, che rimane aperta sulla parte sinistra dello schermo del computer.

I video online sono esplosi in popolarità negli ultimi anni (basti guardare al fenomeno YouTube), ma fino ad ora non era possibile guardarli contemporaneamente da computer differenti; secondo Microsoft, la possibilità di guardare film insieme, anche da un capo del mondo all’altro, permetterà di creare una nuova “esperienza sociale” (fatta di reazioni e commenti) e attrarrà gli utenti che già spendono diverse ore al giorno guardando video online e conversando.

In Italia Messenger Tv, oltre a comprendere l’intero catalogo già presente all’interno del portale Msn di Microsoft, ha stretto un’alleanza con il canale musicale Mtv, e permetterà agli utenti di guardare spezzoni di diversi programmi, da “Very Victoria” a “Loveline”, a “Stasera niente Mtv” di Ambra Angiolini. Inoltre, grazie a una partnership con Mediaset, sarà possibile guardare i migliori programmi di Rete 4, Canale 5 e Italia 1. Su Messenger Tv si potranno anche vedere concerti in esclusiva, video musicali (grazie all’accordo, tra gli altri, con la Sony-Bmg), interviste e notizie dal mondo dello spettacolo, video divertenti e trailer cinematografici in collaborazione con Coming Soon Television. Spazio anche all’approfondimento, con i telegiornali Ansa e Agr e le notizie sportive di Sportal.

Una strategia, quella di Microsoft, che punta ovviamente a combattere lo strapotere di Google e di YouTube migliorando la propria raccolta pubblicitaria: già la Twentieth Century Fox e la Pepsi sarebbero interessate a pubblicizzare i loro prodotti su Messenger Tv. In particolare, il servizio ospiterà dei banner pubblicitari all’interno della finestra del software, e dei mini-spot (come già accade su Msn Video) prima dell’inizio di ogni filmato.

Per iniziare a guardare insieme la Tv bisogna avere l’ultima versione di Windows Live Messenger (il servizio almeno per il momento non è disponibile per gli utenti Mac); poi, in una qualsiasi finestra di conversazione, basterà fare click sul pulsante in alto “attività” e selezionare “Messenger Tv”.

I “patiti” dell’informatica, i cosiddetti “early-adopters”, spendono molto più tempo con Microsoft che non con Google, Facebook, Skype…

→ D@di per Geekissimo.com

Quando i patiti dell’informatica si siedono al computer quali software utilizzano? E di quali appicazioni Web o siti si servono? Stando a una nuova ricerca, tutte applicazioni Microsoft: Outlook, Office e Msn. Lo studio è stato effettuato utilizzando il servizio RescueTime, l’applicazione di produttività che monitora l’ammontare di tempo che un utente spende per ogni applicazione disponibile sul proprio computer.

Il sondaggio è stato effettuato su 30mila utenti (molti dei quali cosiddetti “early-adopters”, cioè i patiti di internet, computer&tecnologia che prima degli altri amano provare nuovi prodotti e servizi) e tiene in considerazione poco più di 475mila ore di lavoro. E così si scopre che Gmail, Facebook e Skype, applicazioni considerate “utilizzatissime” nel mondo di internet, vengono sì utilizzate, ma comunque meno le applicazioni Microsoft. Ma che cosa vuol dire questo?

Secondo gli analisti, tra i patiti di computer, le applicazioni desktop ancora sono fondamentali, anche se le applicazioni Web iniziano a prendere piede in termini di utilizzo giornaliero. Se andiamo ad analizzare la classifica, le tre applicazioni più usate su larga scala sono Outlook, Word e Gmail. A seguire: Excel, Msn Messenger, Facebook, Mail (Apple), Visual Studio, Thunderbird, Google.com, iTunes, YouTube, Google Reader, Photoshop, PowerPoint, Skype, Adium (incredibile!), Blocco note di Windows, Wikipedia e, primo dei giochi, World of Warcraft.

Aggregando i dati delle singole società, a sopresa scopriamo che Microsoft è ancora prima con il 41 per cento del tempo, mentre Google (tra siti e applicazioni Web) prende circa il 17 per cento del tempo. Per quanto riguarda i siti, Facebook come vediamo Facebook guida la classifica superando di circa tre volte la versione inglese di Wikipedia. Sorpresa delle sorprese? Beh forse ce l’aspettavamo: YouPorn ottiene un buon piazzamento, con lo 0,15 per cento del tempo dei navigatori!

Milano, proteste animaliste contro la sede di YouTube

→ D@di per Downloadblog.it

Non se n’è parlato quasi per niente, ma alcuni attivisti dell’associazione “Cento per Cento animalisti” hanno realizzato, nella notte tra martedì e mercoledì scorsi, un blitz di protesta alla sede milanese di YouTube Italia, tappezzandola con striscioni di protesta per i filmati messi in rete e che mostrano sevizio sugli animali.

L’associazione ha anche preannunciato delle denunce per gli utenti responsabili di aver caricato i filmati. “Questi video – spiegano gli attivisti – vengono messi in condivisione sui canali YouTube da utenti senza scrupoli e spesso minorenni che purtroppo vogliono far vanto di queste raccapriccianti, infauste gesta”.

Google, proprietaria di YouTube, non ha al momento rilasciato dichiarazioni in merito. Quello che sperano gli animalisti – e in realtà speriamo un po’ tutti – è che coloro che controllano il retto utilizzo del più famoso servizio di video-sharing inizino una campagna contro i video che mostrano maltrattamenti agli animali.