Peres: "Per gli studenti la matematica può essere un divertimento"

Intervista al matematico e “giocologo” che vorrebbe rivoluzionare l’insegnamento
“Introducendo il gioco a scuola, aumenterebbero partecipazione e profitto”

“Così v’insegno la matematica”
Ecco la ricetta di Ennio Peres


di DANIELE SEMERARO

GUARDA I GIOCHI MATEMATICI DI ENNIO PERES

ROMA – “Se la scuola riuscisse a spogliarsi della sua tradizionale veste seriosa e fiscale e se, di conseguenza, le materie venissero insegnate con uno spirito più giocoso, la partecipazione degli studenti e il loro conseguente livello di profitto potrebbero risultare sensibilmente più alti, con una ricaduta, nel tempo, di straordinari benefici sull’intera società”. Parola di Ennio Peres, uno dei più noti matematici e enigmisti italiani, che ha ideato per sé la figura di “giocologo” e che, con i suoi quiz matematici, parteciperà al Festival della matematica.

In cosa consistono questi giochi matematici di cui tanto si parla?
“Si tratta innanzitutto di giochi facili da eseguire, che possono essere proposti agli amici, che stupiscono e che, soprattutto, funzionano sempre. Pur essendo semplici, hanno però dietro di sé meccanismi non sempre immediati, e attraverso la loro soluzione si riescono ad affrontare problemi anche complessi. In realtà, nel processo di risoluzione di un problema matematico, lo svolgimento dei calcoli costituisce solo il momento terminale: la fase più importante, e assai più stimolante, è proprio quella relativa alla ricerca del procedimento da seguire”.

Com’è nata la sua passione?

“È nata da bambino, all’età di sette anni. Allora i miei genitori mi regalarono una scatola di giochi di prestigio. Alcuni, quelli in cui bisognava far sparire degli oggetti, non mi venivano molto bene; altri, invece, quelli in cui bisognava utilizzare solo la mente, mi riuscivano sempre…”.

Qual è attualmente il rapporto tra mondo della scuola e giochi matematici?
“Un tempo, nel Medioevo, Alcuino da York fu chiamato da Carlo Magno per istituire una scuola per i giovani di corte. Lui scrisse per loro un libro di matematica all’interno del quale inserì una cinquantina tra giochi e problemi. L’idea di insegnare la matematica tramite il gioco, quindi, è molto antica, ma si è andata perdendo. La scuola, così, è diventata seriosa e ha tolto questi stimoli. La scuola dovrebbe essere accattivante, coinvolgente, suscitare curiosità: è come se non ci si rendesse conto che il linguaggio naturale dell’uomo, soprattutto dei bambini, è il gioco. Nel contempo, la mediocre preparazione culturale e la scarsa capacità di inserimento nel mondo del lavoro che mediamente i giovani denunciano al termine degli studi, dimostra come l’efficienza del nostro apparato scolastico sia alquanto modesta”.

(13 marzo 2007)

(Nella foto: Ennio Peres, foto Susanna Serafini)

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