La carica degli studenti universitari: quasi la metà si pente delle sue scelte


L’indagine di AlmaLaurea sulla carriera scolastica e le aspettative dei diplomati nell’ultimo anno. E il 47%, se potesse tornare indietro, cambierebbe scuola

La carica degli studenti disorientati
quasi la metà si pente delle sue scelte

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Disorientati, pronti a continuare a studiare ma con tanta ansia per il futuro. È la fotografia della generazione a cavallo tra scuola e università che – per la prima volta con una indagine approfondita – ha scattato AlmaDiploma con una indagine tra gli studenti un anno dopo essere usciti dalla scuola.
Sei ragazzi su dieci studiano all’università dopo la maturità. Ma quasi la metà di loro, se potessero tornare indietro, cambierebbero la scelta fatta per la scuola superiore. Con quali sogni per il futuro? Molto concreti: stabilità economica e affermazione professionale, a costo di fare lavori anche lontanissimi dalle proprie competenze e dagli studi fatti.

La valutazione dell’esperienza scolastica. Nel complesso i diplomati si dimostrano abbastanza soddisfatti della propria esperienza scolastica. Per quanto riguarda l’esperienza complessiva, il 55,3% degli studenti ammette di “essersi trovato bene”. Dato che sale se consideriamo la soddisfazione nei confronti della competenza (76%) e della disponibilità al dialogo (82%) dimostrate dai docenti. C’è da segnalare anche un boom nei rapporti interpersonali all’interno delle classi: 9 studenti su 10 si ritengono contenti del rapporto con i propri compagni. Spesso deludenti, invece, le strutture scolastiche (adeguate per il 55% degli ragazzi) e l’organizzazione scolastica, che per sei studenti su dieci è da ripensare. L’iscrizione al Liceo è favorita per chi ha concluso la scuola media inferiore con risultati migliori rispetto a quanti scelgono un indirizzo tecnico o, in modo ancor più evidente, un indirizzo professionale.

Un orientamento sbagliato? Ma, accanto a questo, il grande allarme sul disorientamento. Alla domanda “se potessi tornare indietro negli studi, ripeteresti le scelte fatte?” quasi il 43% degli studenti ammette di non essere rimasto soddisfatto della scelta scolastica effettuata e cambierebbe indirizzo o tipologia di scuola superiore. Almeno 6 ragazzi su 10, comunque, confermerebbero la scelta fatta, tendenza che si riscontra soprattutto nei Licei e tra i diplomati del tecnico, mentre è inferiore tra i diplomati del professionale. Un dato – sottolinea AlmaLaurea – che deve far riflettere soprattutto i servizi e gli operatori dell’orientamento scolastico, che per molti ragazzi si è dimostrato “inutile” o “non adatto”.
Ad aiutare i ragazzi nelle scelte spesso rimangono i genitori: la presenza di diplomati con genitori in possesso di titoli di studio elevati è massima fra i diplomati classici, scientifici e linguistici, si riduce fra i tenici ed è minima tra i professionali.

Continuare lo studio dopo il diploma? Quante volte abbiamo sentito i genitori dire ai figli: “Devi iscriverti all’università, altrimenti con il solo diploma non ci fai nulla”? Ebbene, sembra che il trend sia proprio quello di continuare a studiare, almeno per il 59% dei diplomati. In particolare, a voler continuare gli studi sono soprattutto i ragazzi usciti dai licei: 9 su 10 al Classico e allo Scientifico, 8 su 10 al Linguistico. Scelta che scende negli Istituti tecnici e professionali, dove si toccano punte di 4 studenti su 10 (un dato, comunque, questo, che non rappresenta una novità per il nostro Paese).
Per quanto riguarda la scelta della facoltà, i corsi scientifici, generalmente avvertiti come “più difficili”, si confermano tra i meno gettonati: i liceali, infatti, preferiscono le facoltà di Lettere e Scienze Politiche, seguite da Medicina e Giurisprudenza. Scelte diverse invece per i ragazzi che escono dagli Istituti tecnici (tra le facoltà più apprezzate Ingegneria dell’informazione e Scienze economiche) e professionali (Farmacia, Medicina, Scienze della Formazione).
Sale sempre più, inoltre, anche il numero di chi prosegue gli studi non all’università ma sfruttando altre opportunità formative: sono circa il 25% dei diplomati.
A fronte di questa gran voglia di proseguire gli studi, però, c’è da segnalare come per 14 diplomati su 100 la scelta dell’indirizzo universitario non si sia dimostrata quella giusta: il 7% dei ragazzi infatti decide di abbandonare il mondo accademico già dal primo anno, e un altro 7% cambia facoltà nei primissimi mesi dopo l’iscrizione.
C’è da considerare infine che sono comunque ancora numerosi (35,5%) coloro che non vogliono proseguire gli studi.

Lo studio all’estero. I giovani, si sa, hanno sempre avuto voglia di mobilità, per cercare indipendenza, per farsi un’esperienza, per staccarsi, anche per poco tempo, da mamma e papà. E così sono sempre più coloro che chiedono di poter trascorrere un periodo di studio all’estero. Di questi la maggior parte, 7 ragazzi su 10, provengono dal Liceo linguistico. Seguono gli studenti dell’Istituto tecnico per periti aziendali e corrispondente in lingue estere (4 ragazzi su 10) e gli studenti dello scientifico. Poco interesse per i programmi di studio all’estero, invece, per i ragazzi del Liceo classico e degli Istituti professionali.

Il voto dell’Esame di Stato. Il voto medio di “maturità” ottenuto dai liceali al termine della loro carriera scolastica è superiore a 80/100, e più del 27% dei diplomati ottiene almeno 90/100. Come il voto dell’esame di terza media incide sulla scelta della scuola superiore, anche il risultato dell’Esame di Stato è importante, perché si attesta come uno dei fattori principali di indirizzo nella scelta della carriera accademica.

Esperienze e aspettative di lavoro. Ma un aspetto sembra essere comune a tutti: l’ansia di stabilità. Che abbiano deciso di continuare, o no, gli studi, alle domande sul futuro arrivano risposte univoche. E preoccupanti. Si cerca il “posto”. Per la quasi totalità l’aspirazione fondamentale è la stabilità dfel posto di lavoro, seguita a ruota dalla crescita professionale. A quale prezzo? Anche alto: solo il 25% pensa che sia importante avere una attività coerente con gli studi fatti o con i propri interessi. Per avere un metro di valutazione, è al di sotto (e di molto) dell’aspettativa di “garanzie di tempo libero”.
È la conferma che spesso le aspettative nei confronti del rapporto scuola superiore-lavoro sono state disattese, o che, ancora, durante il corso degli studi i ragazzi hanno cambiato idea sul tipo di attività lavorativa da svolgere in futuro. E, dietro, c’è lo “spettro dei call center”, della crescente difficoltà di trovare una buona occupazione. Tra gli ambiti di lavoro i più gettonati sono sicuramente il mondo del marketing, della comunicazione, delle pubbliche relazioni, ma anche della ricerca e dello sviluppo e delle vendite.

Infine il lavoro durante gli studi. Una buona percentuale degli intervistati, oltre il 60%, ammette di aver avuto almeno un’esperienza lavorativa durante il corso degli studi medi. Si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di lavori saltuari, part-time, estivi, comunque leggeri e spesso in nero. Ad avere la voglia maggiore di iniziare a mettere un piede nel mondo del lavoro sono i ragazzi degli Istituti tecnici, seguiti però a brevissima distanza da tutti i “colleghi” delle altre tipologie scolastiche. A sorpresa invece gli studenti dello Scientifico si attestano sotto la media: solo il 50% di loro ha avuto durante il liceo almeno un’esperienza lavorativa. A volersi cimentare nel lavoro soprattutto i ragazzi appartenenti alla piccola borghesia (71%) seguiti dalla borghesia (65%), dalla classe operaia (62%) e da
quella media impiegatizia (58%).

La ricerca. L’indagine è stata svolta durante lo scorso mese di ottobre su 3779 studenti di 31 istituti italiani. Gli studenti intervistati provengono da Istituti tecnici (due diplomati su tre), dai Licei (un quinto di loro) e dagli Istituti professionali (l’11%).

(15 dicembre 2005)

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