Occupazioni, cortei, proteste. Ancora fermento nelle università


Continuano le mobilitazioni negli atenei italiani. Da lunedì prossimo comincia
la discussione definitiva del Ddl alla Camera. Manifestazione a Roma.

Occupazioni, cortei, proteste
ancora fermento nelle università

di DANIELE SEMERARO

ROMA – Si apre oggi una settimana cruciale nel mondo universitario per la protesta contro il Ddl Moratti che andrà a modificare lo stato giuridico della docenza. Sul decreto da domani inizierà la discussione in commissione alla Camera e da lunedì prossimo arriverà in aula. Ci sarà anche lì un inedito ricorso alla fiducia?
Dopo le accese manifestazioni della settimana scorsa, che hanno visto blocchi della didattica espandersi a macchia di leopardo in tutto il Paese, gli atenei italiani vivono una nuova situazione di attesa con un clima teso. Nelle diverse facoltà, infatti, in questi giorni sono previste assemblee e riunioni per decidere altre manifestazioni di protesta.

La giornata più importante è sicuramente quella di mercoledì, nella quale tutti gli organi universitari italiani sono chiamati a discutere e far propria la mozione deliberata all’unanimità dalla Crui. “Adesso la parola – dice la Conferenza dei Rettori – passa agli organi universitari sul territorio”. Da domani, intanto, inizia la discussione in commissione alla Camera, mentre da lunedì prossimo è prevista la discussione in aula. Per mercoledì è stata indetto da Cgil, Cisl e Uil, insieme ai sindacati della scuola, un sit-in davanti alla Camera dei Deputati, con rappresentanze e delegazioni che arriveranno da tutt’Italia.

Anche questa settimana, comunque, docenti, ricercatori, studenti e rettori sono mobilitati contro il Ddl Moratti. All’Università “La Sapienza” di Roma la maggior parte delle facoltà è ancora occupata e ancora molti docenti continuano a fare lezione all’aperto. All’interno della facoltà di Psicologia stanno partendo corsi alternativi, concordati da studenti e docenti, e saranno organizzate manifestazioni e cortei a livello nazionale e territoriale. Per mercoledì è stata indetta una riunione di tutti gli organi dell’ateneo romano, si prevede che parteciperanno oltre 1000 persone. A “Roma Tre” per il 20 ottobre gli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia hanno organizzato un corteo che si snoderà per le strade di Roma, da Piramide fino a Montecitorio. Alla manifestazione è stato chiesto a tutti i partecipanti di indossare l’abito da cerimonia funebre, perché si celebreranno i “funerali dell’università”.

Grande mobilitazione anche negli altri atenei italiani. A Firenze e Padova, dopo diverse assemblee gremite di studenti, si stanno organizzando nuove forme di protesta, tra cui sono previste ancora lezioni all’aperto e manifestazioni che coinvolgano anche i cittadini. Stessa situazione a Bologna, dove molto probabilmente arriveranno in questi giorni le dimissioni di presidi e presidenti dei corsi di laurea; ancora in discussione un ulteriore blocco della didattica. Un’intensificazione della mobilitazione è presvista anche negli atenei milanesi e a Sassari. Per il senato accademico dell’Università della Basilicata con questa legge “sarà sempre più difficile esercitare la professione di docente universitario nell’inscindibile nesso di ricerca e didattica, e sarà comunque impossibile svolgere reale opera di indirizzo e governo: le dimissioni dagli organi accademici appaiono inevitabili per chi abbia senso di responsabilità e cura della propria dignità”. A Torino, che la settimana scorsa aveva visto una mobilitazione sia dell’Università che del Politecnico, studenti e docenti si stanno riorganizzando.

Intanto secondo un documento approvato dal Coordinamento Nazionale dei Presidi di Facoltà nel Ddl Moratti permangono ancora troppi aspetti critici tra cui l’istituzione di una nuova figura di docenza “in una forma che non è esagerato definire ambigua, in luogo della richiesta terza fascia; l’ammissione alla docenza universitaria di figure senza alcun processo di selezione e valutazione; lo stravolgimento – ancora- del concetto di requisiti minimi per l’attivazione di corsi; l’assenza di ogni riferimento all’Europa e di ogni riscontro degli impegni assunti in sede europea; la mancata previsione – infine – di adeguate risorse che si traduce in riforme a costo zero”.

(17 ottobre 2005)

(Nella foto: una lezione di protesta dei ricercatori a Bologna)

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