Immigrati imprenditori, è boom

da REPUBBLICA BARI – pag. VIII

In un anno 400 aziende in più: la Puglia seconda in Italia. La provincia col maggior numero di presenze è Lecce, seguita da Bari
I settori più gettonati: tessile, edilizia, commercio e agricoltura. I dati del 2005 segnano un +53,98 per cento rispetto a 12 mesi prima

di DANIELE SEMERARO

La Puglia, dopo la Liguria, è la seconda regione italiana per crescita di imprese gestite da stranieri. Dal 2004 al 2005 si registra un aumento del numero delle imprese gestite da immigrati, da 767 a 1181, con un incremento del 53,98 per cento. Secondo i dati forniti dalla Camera di commercio di Bari e riferiti a tutta la regione, gli immigrati impiegati regolarmente in imprese nella prima metà del 2006 erano 12mila 944: 801 in più rispetto all´anno precedente. Di questi, 9mila 214 sono cittadini comunitari e 3mila 730 extracomunitari. A sorpresa, la nazionalità più rappresentata è quella svizzera con 2mila 874 occupati. Seguono la Germania, il Marocco, il Senegal, la Cina e la Francia. In controtendenza la presenza di francesi, che sono diminuiti rispetto agli anni scorsi. Da segnalare anche un aumento del numero di cittadini provenienti dall´Est europeo, in particolare dalla Romania.

Il maggior numero di stranieri si trova a Lecce: 4mila 790 impiegati, di cui quasi duemila provenienti dalla Svizzera. Seguono le province di Bari (con una folta rappresentanza di venezuelani), Foggia, Taranto (dove è molto forte la componente cinese) e Brindisi (con molti arrivi dal Belgio). Per quanto riguarda invece le attività nelle quali gli stranieri sono occupati, al primo posto in tutta la regione figura il commercio. Seguono il settore manifatturiero e delle riparazioni e quello tessile (abbigliamento, calzature, pelletteria). Più del 70 per cento del totale dei lavoratori stranieri è impiegato nella piccola impresa. Questi dati non tengono conto del lavoro nero e del sommerso: su 150mila accertamenti in tutta Italia, secondo una ricerca Inps, un terzo dei lavoratori in nero è straniero.

«Sta emergendo – spiega Giuseppe Bea della Cna, la Confederazione nazionale dell´artigianato e della piccola e media impresa – un legame molto stretto tra evoluzione del mercato del lavoro italiano e crescita dell´occupazione straniera. Ormai è noto che molti lavori faticosi agli italiani non piacciono, e in qui subentrano gli extracomunitari. E poi riscontriamo anche una novità: la mortalità delle imprese aperte da stranieri è minore di quella degli italiani. Spiegare questa tendenza è semplice: uno straniero arriva a fare impresa dopo aver superato tutta una serie di prove che lo rendono determinato, così anche la gestione delle imprese diventa più oculata».

I numeri non sorprendono l´assessore regionale alla Solidarietà e ai flussi migratori, Elena Gentile: «È la conferma che il nostro tipo d´immigrazione ha grandi qualità dal punto di vista della capacità imprenditoriale. Il dato delle tante imprese con addetti cittadini svizzeri e tedeschi è un caso emblematico: accade spesso che dopo aver trascorso alcune generazioni in paesi stranieri, gli emigranti ritornino nella propria terra per portare il know-how acquisito all´estero. La Regione sta incentivando questo ritorno e a breve inizieremo un tour nei Paesi storici dell´emigrazione pugliese, dalla Svizzera alla Germania, dalla Francia al Regno Unito, dove abbiamo una comunità molto vivace dal punto di vista imprenditoriale, dall´Australia all´America latina».

«Stiamo lavorando – conclude l´assessore Gentile – anche sul problema molto sentito dei prestiti bancari: abbiamo recentemente avviato un tavolo con i maggiori istituti italiani per un´apertura nei confronti delle aziende che hanno come titolari i cittadini stranieri, in un´intesa che ponga la Regione come garante e promotrice di un più semplice accesso al credito».

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