Tracciamento dei contatti Coronavirus, ecco come funziona la tecnologia Apple-Google

I due giganti del web hanno annunciato una partnership per creare una tecnologia che funzioni su tutti gli smartphone, sia iOS che Android, basata sui principi di privacy e trasparenza. Ne spieghiamo il funzionamento con un esempio pratico

In tutto il mondo i governi, le autorità sanitarie e le Ong stanno lavorando a pieno ritmo per cercare di contenere l’epidemia da coronavirus. Al momento quando una persona risulta positiva al COVID-19 aiutata da sanitari e famigliari cerca di ricostruire tutti i suoi spostamenti ma il sistema non è certo efficace al cento per cento e, soprattutto, non riesce a individuare gli incontri “casuali” al bar o in metropolitana. Apple e Google stanno lavorando (ne abbiamo parlato qui) a un sistema più efficace basato sull’oggetto che tutti ci portiamo ovunque: lo smartphone.

Come funziona

Proviamo a fare un esempio con due nomi di fantasia. Laura e Marco si incontrano al bar, fanno una breve chiacchierata e si salutano. Nel frattempo in completo anonimato i cellulari dei due ragazzi si scambiano tramite protocollo Bluetooth Low Energy (il nuovo protocollo Bluetooth presente ormai su tutti gli smartphone, che mantiene un intervallo di comunicazione tra due oggetti con un consumo energetico ridotto rispetto al Bluetooth tradizionale) un pacchetto di dati. Questi dati, che potremmo visualizzare mentalmente con due lucchetti, non identificano né il nome e il cognome della persona né il luogo dove l’incontro è avvenuto: sul cellulare di Laura però viene conservato il lucchetto di Marco e viceversa. Qualche giorno dopo Marco, il protagonista del nostro esempio, scopre di essere positivo al COVID-19 e attraverso l’app del sistema sanitario nazionale avverte le autorità. A quel punto il suo telefono caricherà su un server tutti i lucchetti (che identificano in maniera anonima tutte le persone con cui è entrato in contatto negli ultimi 14 giorni). 

Cosa succede se si entra in contatto con una persona positiva

Lo smartphone di Laura, l’altra protagonista del nostro esempio, a sua volta si interfaccerà ogni giorno con il server per controllare se uno dei lucchetti scambiati nelle ultime due settimane è “diventato positivo”. In tal caso, e sempre in completo anonimato, Laura verrà avvertita con una notifica che è entrata in contatto con una persona rivelatasi positiva e potrà ricevere sul telefono tutte le informazioni su come comportarsi. In nessun modo Laura potrà scoprire l’identità della persona positiva o il luogo dove è avvenuto l’incontro.

I principi del nuovo sistema

L’approccio di Apple e Google è scritto in maniera molto chiara nella presentazione (Apple – Google) dell’iniziativa: privacy e trasparenza. Anche per questo motivo non vengono utilizzati i servizi di localizzazione (come quelli usati per le mappe e i navigatori satellitari) ma solo la tecnologia Bluetooth. Inoltre, per una sicurezza ancora maggiore, quelli che noi abbiamo definito lucchetti (i “beacon”) cambiano ogni 15 minuti, per non identificare in maniera univoca un utente. In una prima fase, non molto lontana, verrà garantita l’interoperatività sui due sistemi operativi iOS e Android e il sistema potrà essere utilizzato attraverso specifiche app, indipendenti o collegate con le autorità sanitarie locali; in un secondo momento la funzionalità diventerà parte del sistema operativo iOS e Android attraverso un aggiornamento software. Tuttavia l’utilizzo rimarrà sempre facoltativo e potrà essere abilitato solamente dopo aver letto tutte le istruzioni; inoltre potrà sempre essere disattivato dall’utente. 

Attesa per l’app italiana

L’obiettivo di Apple e Google è quello di aiutare le autorità sanitarie a fermare il propagarsi della pandemia. In Gran Bretagna, come annunciato in un briefing alla stampa dal ministro della Salute Matt Hancock, sarebbe allo studio un’app basata proprio sul sistema di Apple e Google e che funzionerebbe con un’iscrizione volontaria e darebbe la possibilità a chi è risultato positivo di inserire un codice di verifica nell’app per allertare le persone con cui è entrato in contatto. In Europa è allo studio una “corona-App” sempre su base volontaria che potrebbe essere una parte importante della strategia per combattere il virus. In Italia il ministero dell’Innovazione ha lanciato un bando per progetti di tracciamento e telemedicina: delle oltre 800 proposte arrivate, 319 riguardano l’app per tracciare il contagio. Una task force di 74 persone è stata appositamente nominata per selezionarle e una “short list” di quelle più interessanti è stata consegnata al premier Giuseppe Conte. 

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